La Declinazione di Settembre 1


один

Sono settimane che il ronzio che proviene dai vasti prati che circondano la mia casa mi ricorda la colpa del disordine in cui versa la parte di giardino che, prima il Tavolare Asburgico e, solo dopo, Dio hanno deciso di affidare alla mia custodia. Ho sempre invidiato la naturalezza con la quale i miei vicini trentini rasano l’erba che circonda le loro case. Più che spingerle o tirarle, sembra che danzino con le loro falciatrici che, leggere come damine, li accompagnano nei loro movimenti. L’economia dei percorsi e le strisce regolari che tracciano nell’erba sono accordate ad una sottile armonia. Se potessi osare un’ipotesi, direi, Dio mi perdoni per il pensiero blasfemo, che curare il prato gli piaccia.
Così che oggi, pur avendo già ampiamente abusato delle mie braccia e della mia schiena, ho deciso di indossare guanti e occhiali per contrastare l’entropia dell’Universo. Inizio sempre con un’attitudine da vecchio soldato. Mi studio il terreno, decido una strategia, la rivedo, poi parto. Ma è quando la macchina inizia a girare che mi perdo nella vastità dei cento metri quadri sottoposti alla mia vigilanza. Nonostante la metodica che cerco di applicare, rimane sempre una striscia sulla quale serve ripassare, mentre il filo che alimenta la falce rischia di impigliarsi nelle lame e i merli saltellano intorno ansiosi di beccare gli insetti ai quali ho inflitto un’inattesa Apocalisse. Così che, inconsapevolmente, cedo rapidamente al disordine e, più che falciare l’erba, ingaggio una lotta disperata contro il caos. A salvarmi, oggi, sono state delle pesanti nuvole grigie che hanno annunciato una notte di pioggia, lampi e vento alle quali mi sono arreso senza condizioni.
Mai affidare a un Marinaio il lavoro di un Alpino.

два

Scrivo tante cose e le spargo ovunque, tra le decine di identità che ho schizofrenicamente disseminato nella rete. Così che finisco per dimenticarle. Mio padre aveva ragione. Io non sarei mai potuto diventare un vero scrittore. Sono solo capace di rappresentare le immagini che si formano nella mia mente. Senza un filo narrativo, senza una trama, senza una morale o un significato. A volte sono ricordi, a volte sogni, più spesso la deriva delirante di una mente che appena si forma una convinzione, si fa dovere di abbatterla. Così che sul foglio, invece che forme, finiscono macchie di colore confuse. Una sorta di rappresentazione della incertezza nella quale mi sono condannato a vivere. Una forma di profonda malattia che non è mai stato possibile completamente diagnosticare e che cerco, inutilmente, di curare.

La declinazione di settembre

E verrà settembre con le sue prime piogge, i tramonti precoci e l’ansia del tempo che sfugge. E verrà settembre, che Dio lo voglia, a farci invecchiare nella consolazione della speranza. E verrà settembre, e che il tempo ci conservi nella gioia della vittoria o di un’onorevole sconfitta. Perché è legge del Caos che, se pur si è degnamente combattuto, si può essere incolpevolmente accolti dal tramonto.

E se così è, così sia.


Un commento su “La Declinazione di Settembre

  • Antonello Puggioni

    Sotto l’esile crosta della nostra esistenza si agita, famelico, il freddo caos.
    E in alcuni punti e in alcuni momenti il ghiaccio è davvero sottile.
    Sono i punti e i momenti che alcuni di noi preferiscono.

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