La crisi, il mercato e le pecore a Montecitorio 29


Di questi tempi ci si lagna spesso contro i padroni e anche volentieri. Contro i capitalisti in genere, che mettono il proprio interesse davanti a quello del popolo. Che detengono la proprietà dei mezzi di produzione e ne fanno quel che gli pare, addirittura li portano in Serbia.
Ci si lagna, li si addita al pubblico disprezzo e ci si ferma lì. Incapaci di indicare un’alternativa praticabile. Che pure ci servirebbe come il pane per cavarci dal terribile impiccio nel quale siamo finiti.
Eppure, se il guaio fossero solo i capitalisti, la soluzione ci sarebbe. La conosciamo tutti, ce la indicò Marx centocinquant’anni fa: abolizione della proprietà privata dei mezzi di produzione.

Peccato che non abbia dato i frutti sperati quando la si sperimentò, più di una volta, non in un paese solo. Naturalmente si può sempre sperare che la prossima volta vada meglio, ma non si può certo gridarlo forte visto com’è andata.
Certo che se si scegliesse questa medicina per curare la nostra malattia, ci troveremmo davanti al più esilarante scambio delle parti che si possa immaginare. L’Occidente capitalista che sceglie il comunismo per salvarsi dalla Cina comunista, che a sua volta ha scelto il capitalismo, sia pure di stato, per ridurre la distanza che la separava dall’Occidente. Riuscendoci, la Cina.
Mi guardo bene dall’affermare che la proprietà pubblica dei mezzi di produzione sia una stronzata, mi chiedo tuttavia come mai la Cina, che pure la praticava, l’abbia abbandonata. E siccome non riesco a darmi una risposta soddisfacente mi guardo attorno per vedere se non ci sia per caso qualche altra causa della nostra attuale situazione, oltre alla solita mancanza di solidarietà del capitalismo rampante.

L’altro ieri a Galbusera gli si è guastato il motore del tapis roulant. Dice che faceva il rumore di una bicicletta alla quale sia entrato qualcosa tra i raggi delle ruote. Il rotore sfregava sullo statore. È andato dove l’ha comprato. Gli hanno detto: garanzia scaduta, signore. Però ne avevano un altro bellissimo, super scontato, molto più performante: 700 euro. Lui ha detto che voleva aggiustare il suo: no, signore, ci dispiace, la manutenzione non la fa più nessuno. Gli hanno risposto. Ma Galbusera è uno che non si arrende facilmente. A furia di cercare ha trovato un motore di ricambio. Volevano 200 euro. Non l’ha comprato. Ha smontato il suo motore, gli ha tolto i cuscinetti vecchi e gliene ha messi due nuovi. Venti euro. Funziona perfettamente. Ci ha impiegato mezza giornata, ma tanto il suo tempo vale niente come quello di tutti i pensionati, dice.

Magari ora solleverò le ire della Camusso e dei molti benpensanti di sinistra, ma vi assicuro che mi limito a riportare ciò che mi diceva stamane Galbusera: e se qualcuno di quei 2,2 milioni di Neet, tra i 15 e i 29 anni che non studiano e non lavorano andasse a bottega per due lire o anche meno e imparasse a cambiare i cuscinetti di un cazzo di motore cinese montato su un falso prodotto made in Italy? ne uscirebbero lesi i suoi diritti civili o politici? ne andrebbe di mezzo la sua dignità d’essere umano? Come si fa ad avere tra 15 e 29 anni e non fare un cazzo? Come si pensa di campare i quaranta cinquant’anni che mancano per tirare le cuoia? Come si fa a pensare che sia tutta colpa della società capitalista se 2,2 milioni di giovani, uno su quattro, non studia e non lavora? Non viene a nessuno il dubbio che ci possa essere un minimo di responsabilità individuale?

Sono d’accordo con voi, tutti i vecchi dicono così, riporto il discorso di Galbusera per puro dovere d’amicizia: dice che nel periodo delle vacanze estive, suo padre, convinto sostenitore che l’ozio fosse il padre dei vizi, lo mandava a fare il garzone, a gratis, presso un loro conoscente che aveva officina: è lì che ha imparato cos’è un motore e cos’è un cuscinetto.
Naturalmente non è che adesso tutti gli italiani debbano imparare a cambiare i cuscinetti, ci mancherebbe, qualcuno potrebbe anche imparare a riparare i rubinetti e qualche altra ad accorciare i pantaloni, che ora da noi in Lombardia lo fanno per la gran parte le lavoranti cinesi. Dice Galbusera che sarebbe un aiuto quanto mai gradito per uscire dalla crisi se quei 2,2 milioni che vivono senza battere un chiodo, producessero qualcosa da portare sulla pubblica piazza, dove convengono abitualmente a prendere ciò che gli abbisogna.

– Oh, Luigi, – gli faccio io – ma non sarebbe meglio se invece mandassimo affanculo questi cazzo di cinesi, cominciando a tassare tutte le loro merci, cosicché anche i nostri beneamati capitalisti non avessero più alcun vantaggio ad andare a produrre da loro? Né in qualsiasi altro paese dove la classe operaia si prostituisca?
– Ma certo, Francesco Maria – mi fa lui – purché si sappia in giro che in questo modo gli iPhone ci costerebbero assai di più e non solo gli iPhone, ma anche i tapis roulant e i pannoloni…
– E allora?
– E allora sarebbe come se il nostro stipendio valesse un po’ di meno, in proporzione a quanto gli iPhone, i pannoloni e le calze Omsa costerebbero di più per i dazi. Se volessimo salvare le calze e i pannoloni, perché gli iPhone non siamo capaci di farli, dunque non c’è un cazzo da salvare.
– E allora? – insisto, perché a me Galbusera a volte mi fa incazzare col suo sfoggio di cinismo, come se quello che capisce tutto fosse solo lui.
– E allora caro, – mi fa lui con un sospiro che la dice lunga su quanto sia faticoso spiegare le cose facili a uno stupido, – si otterrebbe complessivamente lo stesso risultato che si avrebbe diminuendo gli stipendi e le pensioni proporzionalmente all’entità dei dazi che si vorrebbero introdurre per mantenere qui da noi la produzione. Tieni poi conto che se noi mettessimo i dazi sulle calze la Serbia per giusta rivalsa li metterebbe altrettanto corposi sul pecorino romano, di cui sono ghiotti nella regione di Kragujevaç, e noi che pensavamo d’aver risolto il problema delle lavoratrici della Golden Lady ci troveremmo a dover affrontare il problema dei pastori della Tuscia e dell’Alto Lazio, che scenderebbero giustamente in piazza per reclamare l’indennità di cagliata. Per non parlare delle pecore, che nessuno mungerebbe più: te le immagini tutte insieme a belare davanti a Montecitorio?


Informazioni su Contributo redazionale

A seguito di un attacco hacker il database degli autori degli articoli di MC è stato compromesso. Questo articolo è stato scritto da un contributore di MC, ma non è stato possibile risalire a chi. L'autore, se lo ritiene opportuno e necessario, può richiedere la ri attribuzione del contenuto via contatti del sito.

29 commenti su “La crisi, il mercato e le pecore a Montecitorio

  • Comandante Nebbia

    my two cents:

    io credo che decenni di benessere ci abbiano abituato a considerare la sopravvivenza un diritto naturale, con tutto quello che ne consegue.
    è evidente che chi, a livello di sistema nevoso simpatico, ha assimilato l’idea che ogni giorno il piatto di pasta è assicurato, che il maglioncino, magari non di marca, è un suo diritto e che la partitella a calcetto il sabato è garantita dalla costituzione non si pone proprio la questione Galbusera.

    Questo non per giustificare le giovani generazioni che, per motivi anagrafici devo per forza di cose definire debosciate, ma per inquadrare il problema in un ambito più comprensibile.

    In genere funziona così: la mollezza non aiuta a superare le situazioni di crisi. La crisi distrugge i molli. Quelli che restano sviluppano la consapevolezza che la sopravvivenza è una conquista quotidiana. Le cose ripartono dopo aver selezionato i più pertinaci.

  • Doxaliber

    Ricordo, se la memoria non m’inganna, di aver scritto già qualche tempo fa che la scolarizzazione di massa è un male. Ora come fai a convincere uno che si è preso il diploma (magari dopo 2-3 bocciature) o la laurea (magari breve in una di quelle nuove discipline inutili) che a lui non spetta un lavoro in un ufficio al caldo e su una sedia comoda comoda?

    Ricordo pure che tu, caro FMA, non eri d’accordo con me, ritenevi infatti che l’istruzione di massa fosse una conquista. Però potrei ricordare male. 🙂

    Io tra falsi sapienti, che si credono tali solo per aver scaldato il banco di una scuola per 5-10 anni e poi faticano a comprendere un semplice testo scritto, e veri ignoranti che sono però produttivi per loro stessi e per la nazione preferisco i secondi. La scolarizzazione di massa è il male.

    • Comandante Nebbia

      Solo per porgere i miei saluti a lei e signora Doxaliber e per segnalale cge Fma le ha risposto sotto senza utilizzare il magico “rispondi” per problemi di evidente distrazione.

      p.s. Non ci crederai, ho visto DM in un film porno. Sono rimasto stupito perché, sarà l’altezza, ma mi è sembrato scarso. Questione di proporzioni.
      Poi è uno di quelli che tengono i calzini. Odio quelli che nei film porno tengono i calzini.

      • Doxaliber

        Grazie per la segnalazione. :mrgreen: Quanto al film porno non dev’essere stato un gran bello spettacolo.

      • fma

        Non per accampare scuse, la distrazione è ormai parte del mio modo d’essere, ma per chiederti della strana anomalia che colpisce i post di tanto in tanto: com’è che talvolta, taluni, assumono quella strana configurazione in cui i commenti vengono ordinati in rigoroso ordine cronologico, scompare il magico rispondi e pure l’impaginazione canonica per cui si sa che Tizio ha risposto a Caio?

        • Comandante Nebbia

          … mmmhh questo a me non è mai successo. se usi internet explorer ti consiglio di passare a chrome o firefox. In ogni caso, la prossima volta che capita prova a ricaricare la pagina.

  • fma

    Caro Doxa, è un piacere risentirti. Peccato che tu ti faccia vivo solo di rado.
    A dire il vero Galbusera non ce l’ha con la scolarizzazione, ma col far niente nudo e crudo; un po’ troppo poco, secondo lui: o lavori, o studi. E naturalmente non studi tanto per non lavorare.
    Ma ti posso garantire che lui si cava il cappello davanti a un buon ingegnere, un buon medico, perfino davanti a un ragioniere; davanti a un poetapoi arriva a commuoversi.
    Purchè sia gente che fa bene il proprio lavoro, non tanto per tirare a campare.

    • Doxaliber

      Caro Doxa, è un piacere risentirti. Peccato che tu ti faccia vivo solo di rado.

      Anche per me è sempre un piacere scambiare qualche opinione con te. Quanto alla frequenza dei miei interventi tutto dipende dal lavoro, che mi lascia davvero pochissimo tempo libero.

      Io penso che Galbusera faccia bene a prendersela con i nullafacenti, ma dovrebbe considerare l’ipotesi che il nulla facere sia in parte il frutto marcio della scolarizzazione a tutti i costi. Quale migliore scusa per non far niente se non quella dello “studiare”? Una volta chi non studiava andava a imparare un mestiere, oggi chi non studia continua a frequentare la scuola finché il diploma non gli viene regalato per disperazione. Se poi il padre è un benestante il diploma al figlio arriva con la scuola privata e la formula “5 anni in 1”. Stesso discorso per i cosiddetti “laureati”, che all’agognato titolo ci arrivano alla veneranda età di 34-35 anni grazie a genitori pazienti ed accondiscendenti. Così va a finire che il signor Galbusera, e con lui anche i datori di lavoro, non sono più capaci di distinguere il buon ragioniere dal diplomato CEPU. Non sono sicuro del fatto che ci sia mercato per i riparatori di cuscinetti per motori di tapis roulant, ma sono certo che se fai credere a un mulo di essere un cavallo puoi star certo che questo si rifiuterà di tirare il carretto, anche se continuerà a ragliare.

      • lucaspazio

        Non credo che sia la scolarizzazione di massa il problema. Quanto il modo in cui la scolarizzazione di massa si ottiene.
        Senno perché altri stati sarebbero in condizioni migliori pur avendo una scolarizzazione equivalente?

        • Doxaliber

          Non saprei dirti qual è la situazione degli altri paesi perché non la conosco. Sicuramente negli Stati Uniti non tutti possono permettersi un livello di istruzione elevato e credo che negli altri paesi nelle scuole ci sia molta più selezione e specializzazione di quanta ce ne sia in Italia. Al resto poi ci pensa il mercato, che è veramente libero e quindi fa una seria selezione tra professionisti mediocri e professionisti capaci.
          Non dico che dobbiamo creare una nuova generazione di analfabeti (paradossalmente li abbiamo già creati grazie all’istruzione di massa e ai diplomi “politici”), dico che l’istruzione è un diritto, ma chi non è in grado di studiare quel minimo necessario per prendere un diploma o addirittura una laurea è meglio che sia fatto fuori e vada ad imparare un mestiere. La selezione naturale è sempre il metodo più efficace, in ogni circostanza.

  • Gilda Fusco

    Siamo una generazione fallita, non c’è niente da fare. Puoi anche parlare di responsabilità individuale, ma qui si tratta di una quasi intera generazione senza valori, interessi, autonomia, intraprendenza… e forse si dovrebbe definirla “responsabilità sociale”.
    Io non penso a una rivoluzione Marxista, ma è evidente che stiamo vivendo le conseguenze del capitalismo unito alla società di massa e al consumismo (matieriale e culturale) che ne deriva.

    • fma

      Sono abbastanza d’accordo con te.
      Non credo che Galbusera volesse indicare 2,2 milioni di individui che non hanno voglia di fare un tubo, ma un paese incapace di organizzare la propria vita associata in modo tale da impedire che 2,2 milioni di giovani possano campare senza contribuire in nessun modo al benessere collettivo. Sicuramente la responsabilità è dell’intero paese, uomini e donne, vecchi e giovani, poveri e ricchi, ognuno per la propria parte, nessuno escluso
      Tu dici che sono le conseguenze del capitalismo di massa.
      Mah, può darsi, tuttavia dev’esserci anche qualcos’altro.
      Non si spiegherebbe altrimenti come mai in paesi ugualmente capitalisti, non ce n’è neppure uno che non lo sia, l’emarginazione giovanile abbia dimensioni tanto diverse.
      Senza andare tanto lontano basta confrontare i dati del fenomeno in Italia e in Germania. Anche in questo settore lo spread è bello alto.

      • Gilda Fusco

        Non lo so, forse lì c’è meno “consumismo” culturale (ma sinceramente, non conoscendo la Germania, non lo so).

        So solo che l’Italia avrebbe tutte le carte per essere uno dei paesi più floridi e produttivi, ma non le gioca rintanandosi nella “sicura precarietà” che vive da anni. So che le scuole fanno schifo così come la televisione (per esempio mi hanno detto che nel resto d’Europa il sistema televisivo è completamente diverso) e che nel mondo lavorativo tendono tutti a incularti con contratti da stagista o sottopagati, altrimenti l’alternativa è il lavoro in nero che perlomeno ti fa campare. Infatti la maggior parte dei giovani italiani che ha voglia di lavorare, se ne va da qualche altra parte, lasciando gli “operai cinesi” (italiani, però) come futuro popolo dello stivale.

        Quello che intendo è che forse la causa non è tanto il capitalismo in sè, quanto come è stato (non) gestito nel corso del tempo. E soprattutto quello che ritengo da sempre è che in generale una società così presente è deleteria, finisce per appiattire le menti e per lasciar credere che l’unica realtà possibile sia quella esistente. Perchè questo pensa la stragrande maggioranza della gente. E se uno si accontenta di una società che non funziona perchè la crede l’unica possibile, è facile che lo stesso succederà nella sua vita lavorativa costellata di fallimenti e mediocrità (anzi, tanto più facile: meglio riposare, qualcun altro lavorerà per lui. Forse il sessantenne a cui è stata strappata di mano la pensione).

  • ilBuonPeppe

    “Ci si lagna, li si addita al pubblico disprezzo e ci si ferma lì. Incapaci di indicare un’alternativa praticabile.”
    Chiariamo un fatto. Lamentarsi SENZA proporre un’alternativa è probabilmente inutile, ma assolutamente legittimo e non criticabile. Chiunque ha il pieno diritto di lagnarsi della situazione e di pretendere che i politici trovino una soluzione. Sono lì per quello.
    Dopo di che, se qualcuno ha proposte, ben vengano. Ovviamente.

    “Eppure, se il guaio fossero solo i capitalisti, la soluzione ci sarebbe. La conosciamo tutti, ce la indicò Marx centocinquant’anni fa: abolizione della proprietà privata dei mezzi di produzione. Peccato che non abbia dato i frutti sperati”
    Quindi NON è una soluzione.
    Non sarà che sei ancora fermo (ma mi sembra di averlo già detto) alla diatriba capitalismo – comunismo? Non sarà che magari ci può essere una terza via? O una quarta?

    “Mi guardo bene dall’affermare che la proprietà pubblica dei mezzi di produzione sia una stronzata, mi chiedo tuttavia come mai la Cina, che pure la praticava, l’abbia abbandonata.”
    Su questo ho dei dubbi. Nel momento in cui tutto viene controllato dallo stato, e il privato può essere proprietario di qualcosa solo finché lo stato glielo permette, ho l’impressione che la proprietà in Cina sia solo un fatto nominale. La sostanza (mi sembra) è che siamo di fronte ad una realtà in cui il vero e unico capitalista è lo stato.

    “e qualcuno di quei 2,2 milioni di Neet, tra i 15 e i 29 anni che non studiano e non lavorano andasse a bottega per due lire o anche meno e imparasse a cambiare i cuscinetti…”
    Sono d’accordissimo con Galbusera (sarà la vecchiaia?) ma poi gli toccherebbe sporcarsi e allora mamma non vuole. Sennò che cazzo ha studiato a fare?

    “non è che adesso tutti gli italiani debbano imparare a cambiare i cuscinetti…”
    Se continua così altro che riparare i cuscinetti. Dovremo REimparare un sacco di mestieri, e la Cina ritornerà ad essere lontana come un tempo. Forse.

    • fma

      a) Sono d’accordo, è inutile, ancorché legittimo.
      b) Non mi pare che la contrapposizione socialismo-capitalismo sia una diatriba. Nel senso che non mi pare una discussione inutile. Le terze e le quarte vie sono il frutto della contaminazione reciproca tra le due visioni del mondo, che dunque bisogna avere bene chiare in mente. Per prendere da ciascuna quel che ha di meglio da offrire.
      c) Che la Cina abbia abbandonato la formula della proprietà pubblica dei mezzi di produzione è un dato di fatto, che poi lo stato cinese abbia avocato a sè l’assoluto controllo dell’economia è un altro dato di fatto. Infatti nel post dico:
      ” … per salvarsi dalla Cina comunista, che a sua volta ha scelto il capitalismo, sia pure di stato, per ridurre la distanza che la separava dall’Occidente”
      d) 2,2 milioni di giovani che non studiano e non lavorano sono una realtà terrificante.
      e) Dovremo reinventarci un mestiere, sono d’accordo. Io sono vecchio e da questo punto di vista sono solo uno spettatore, ma se fossi giovane sarei molto preoccupato.

    • fma

      a) Sono d’accordo con te, lagnarsi è inutile, ancorché legittimo
      b) Non considero una diatriba la discussione tra socialismo e capitalismo, nel senso che non la considero una discussione inutile. Anche perché le terze o le quarte vie altro non sono se non delle contaminazioni tra queste due idee del vivere insieme. Che è meglio conoscere da vicino perché entrambe hanno mostrato dei grossi difetti che sarebbe meglio evitare in futuro.
      c) Che la Cina abbia abbandonato la proprietà pubblica dei mezzi di produzione aprendo al capitale privato, nazionale e internazionale, è un fatto; così com’è un fatto che lo Stato si sia riservato il monopolio della politica economica. In questo senso dicevo: “…per salvarsi dalla Cina comunista, che a sua volta ha scelto il capitalismo, sia pure di stato, per ridurre la distanza che la separava dall’Occidente.”
      d) Avere 2,2 milioni di giovani che non studiano e non lavorano è una cosa tragica per una nazione, soprattutto in prospettiva.
      e) Sono d’accordo, dovremo reinventarci tutti un mestiere e un modo di vivere. Se fossi giovane e avessi davanti quarant’anni da vivere sarei molto preoccupato.

      • Gilda Fusco

        “dovremo reinventarci tutti un mestiere e un modo di vivere. Se fossi giovane e avessi davanti quarant’anni da vivere sarei molto preoccupato.”

        Penso che questo sarà impossibile finchè ai piani alti non decideranno di lasciare campo libero al vero progresso, che non solo migliorerebbe il pianeta e le condizioni di vita (nonchè la cultura), ma produrrebbe anche una miriade di nuovi lavori e quindi occupazione e benessere. Ma è tanto più facile distruggere il pianeta e fare in modo che sia l’unico modo per campare, in fondo è quello che hanno sempre fatto.

        In realta i mestieri non serve inventarli, basta renderli possibili.

        • fma

          La qualità complessiva degli inquilini dei piani alti può essere più o meno buona (oggi secondo me è di gran lunga migliore di ieri), ma chi ci ripone troppe attese finisce in ogni caso per esserne deluso.
          Io penso che ciò che determina il cambiamento, in positivo o in negativo, sia insito nella società civile, piuttosto che in una ristretta cerchia di potere.
          Ove una società sia in grado di sprigionare idee, forze, progetti, cambiamento, non c’è elite che la possa frenare.
          Non esiste l’ufficio dei cattivi a Wall Street, che trama per distruggere il pianeta e trarne schiavi gli abitanti. Sono gli abitanti di questa parte del pianeta che si sono seduti, che sono diventati troppo deboli per stare al passo coi tempi, difficili.
          I mestieri e le professioni non serve inventarli, giusto, ma serve gente che se ne riappropri. Che sia disposta a considerarli per quel che sono sempre stati, strumenti indispensabili per essere parte del consesso civile.

          • Gilda Fusco

            Hai detto bene: ove una SOCIETA’ sia in grado…
            Probabilmente non ci sono i cattivi di Wall Street (anche se non ci metterei la mano sul fuoco), ma ci sono società amministrate male il cui unico effetto è quello di reprimere forze, idee, progetti, cambiamenti… che se pure possono nascere nell’individuo non trovano seguito nel resto della popolazione, che nella migliore delle ipotesi si asserverà solo a un altro padrone. Io ci credo poco che siamo passati a una vera democrazia, mi torna più semplice pensare che le democrazie hanno solo smorzato altre possibili rivoluzioni come quella francese, creando stati che solo per il fatto di essere chiamati “democratici” e “repubblicani” hanno perso quasi ogni attaccabilità agli occhi della gente, che spesso non riesce più a capire dov’è che finisce la democrazia e inizia la paraculaggine di chi ci si nasconde dietro.
            Ora, se anche non ci fosse qualcuno che muove i pezzi della scacchiera, l’effetto è lo stesso: ho l’impressione di trovarmi davanti a una società che in teoria dovrebbe facilitare la vita e i rapporti tra individui, ma nella pratica non fa altro che ostacolarne la crescita e il benessere. Sono sempre più convinta che senza questo tipo di società si vivrebbe meglio, alla fine è diventata una sorta di mafia che manipola e tiene a bada i problemi finchè al momento giusto non riesce a sfornare la soluzione che più gli torna comoda.
            Ci sono tante teorie sui complotti, io non lo so e non me ne frega più di tanto se siano vere o meno, so solo che se non lo sono ci sono un po’ troppi pezzi grossi al mondo che si comportano come se effettivamente queste teorie fossero vere.

          • fma

            Ho già avuto modo di dire che non considero la democrazia un valore in sé, tale da mettere in sicurezza il paese che lo pratica, ma solo un metodo per determinare e applicare la volontà della maggioranza. Il meno peggio tra i sistemi di governo che abbiamo sperimentato fin qui.
            Qualcuno pensava che la democrazia si sarebbe pienamente realizzata quando a quella politica si fosse aggiunta la democrazia economica; modello che tuttavia nessuno è ancora riuscito a tratteggiare concretamente, tantomeno a realizzare nella pratica quotidiana.
            Sicuramente oggi l’economia ha un peso preponderante nella governance mondiale, che dev’essere rivisto e corretto dalla politica per quella parte che è diventata fine a se stessa. Ma è sicuramente illusorio pensare che la politica possa inoltrarsi e vivere in atmosfere svincolate dalla forza di gravità economica.
            La limitatezza dei beni rispetto ai bisogni è uno dei vincoli entro i quali siamo chiamati a operare, non porta da nessuna parte pensare e di conseguenza comportarsi come se tale vincolo non ci fosse.
            Chi pensa a un mondo dove la distribuzione della ricchezza sia più equa non ha che da provare a costruirlo; senza dimenticarsi di produrre nel frattempo l’equivalente di ciò che consuma, per non gravare sulle spalle degli altri.
            Detto in soldoni.

          • Gilda Fusco

            Perdonami, la mia osservazione non voleva essere un’accusa verso di te, ma che la democrazia viene considerata inattaccabile dalla quasi totalità delle persone è vero (come si è pure constatato su questo sito in un vecchio articolo), e spesso le persone si nascondono verso le scuse “prima si stava peggio” o “tanto è sempre stato così” senza prendere coscienza del fatto che non solo la società nel corso del tempo si è evoluta, ma può (e deve!) anche continuare a farlo, con l’impegno e le sfide di chi la vive.

            Detto questo, io non penso che i beni siano limitati rispetto ai bisogni dell’uomo. E questa è una cosa che ho pensato per molto tempo, prima di constatare invece che questo è un mondo in cui quando pianti un albero tendono a nascerne da soli altri cento. Piuttosto ora come ora c’è molto spreco ingiustificato, per il guadagno di pochi che non si rendono conto che “guadagnerebbero” uguale (o forse di più) in un mondo senza sprechi e senza abusi.

          • fma

            Mmmm, la seconda parte non mi convince per nulla.
            Se mi guardo attorno non vedo altro che vorrei ma non posso.
            Se poi spingo lo sguardo un po’ più in là, per esempio sull’altra sponda del Mediterraneo, malgrado il vorrei diventi molto piccolo, il non posso è quasi assoluto, fino a negare anche i vorrei più elementari.
            Quando parlo di disponibilità di beni io parlo della loro disponibilità concreta, qui e ora; non di quale potrebbe essere, se …

          • Gilda Fusco

            Beh ma tu hai detto che la limitatezza dei beni è un vincolo. In realtà però non è un vincolo, ma una semplice conseguenza della gestione errata di questo pianeta. Anzi, a essere precisi io non parlerei nemmeno di limitatezza dei beni, visto che il problema principale non è la mancanza ma lo spreco. Questo significa semplicemente che i beni ci sono, a imporre i limiti siamo solo noi.

          • fma

            Confermo.
            La limitatezza delle risorse è un vincolo.
            Faccio un esempio.
            Se ci fosse disponibilità illimitata di petrolio, il petrolio non varrebbe un tubo. Il fatto che valga 100 dollari al barile è la dimostrazione che ce n’è una quantità limitata (che presto o tardi finirà, che se non lo sprechi durerà di più ma finirà comunque, perchè non è illimitata.)
            Il che vuol dire che non siamo noi a imporre i limiti, ma le cose.
            Oggi siamo sette miliardi, la terra è quello che è, limitata. Quando saremo 14 miliardi, o 28, non lo so, la terra ci dirà: non c’è da mangiare per tutti, né petrolio, né acqua, forse neppure aria.
            Noi possiamo usare meglio le cose, ma proprio nella necessità di usarle meglio è implicita l’idea che non sono illimitate: che senso avrebbe parlare di sprechi se la cosa di cui si parla fosse disponibile in quantità illimitata?

  • Gilda Fusco

    Mah, io quando parlavo di sprechi pensavo a cose più basilari come il cibo.
    Per quanto riguarda la questione petrolio, manchi il punto fondamentale, ovvero che il petrolio non è decisamente nè l’unica nè la migliore fonte per produrre tutto ciò che ci abbisogna. Continuiamo a usare quasi solo quella nonostante (o proprio per questo) sia una risorsa limitata perchè l’economia che ci si è creata dietro impedisce a risorse ben più vaste e produttive (oltre che alla portata di tutti) di essere sfruttate a dovere. E torno al discorso iniziale: il mondo non inizierà a migliorare finchè non si “liberalizzerà” il progresso. Quello vero.

    • fma

      Credo che alla fine uno veda solo ciò che vuole vedere.
      E’ per questo che talvolta andiamo a sbattere.
      Vale tanto per te quanto per me, naturalmente.

I commenti sono chiusi.