La crisi della forma partito nell’epoca della complessità 79


Le dichiarazioni di Renzi. I distinguo di Civati. I voti in dissenso di Puppato. Posizioni legittime all’interno di un contenitore molteplice, dissenso accettabile nell’ambito di “un partito che discute” o il segno della crisi della forma-partito conosciuta nel ‘900? Credo che sia più vera l’ultima ipotesi, e non mi sembra neppure difficilissimo capirne le ragioni. Molto più difficile immaginare l’evoluzione e le alternative possibili.

Una premessa generale a questo breve testo riguarda il fatto che discutendo della crisi della forma-partito farò un discorso generale pensando comunque principalmente al PD. La ragione riguarda il fatto che le due altre principali formazioni (PDL e M5S) sono lontane dall’idea di “partito” che avevamo fino a pochi anni fa: la presenza di un leader carismatico che impone o disfa “la linea” politica a piacimento e all’impronta (ciò che segnala la mancanza di un orizzonte ideologico forte, elemento tipico dei partiti tradizionali, come stiamo per vedere), la conseguente mancanza di necessità di congressi veri (che fanno saltare il concetto di rappresentanza di istanze, di cui il partito dovrebbe poi fornire sintesi…), l’accento sulla comunicazione emotiva, rendono queste due formazioni non idonee a una qualunque riflessione sui partiti. Almeno per come concepiti finora. Se ritenessi che rappresentassero la loro logica evoluzione, necessaria e funzionale, il discorso sarebbe pressoché chiuso. Ritenendoli invece una specificità della storia italiana contemporanea, destinati a finire col loro leader (il PDL) o sperabilmente ad evolversi (il M5S), non posso trarne particolari spunti. É invece il PD, erede di cotanta storia, una storia incarnata in non pochi importanti leader ancora sulla breccia, che rende paradigmatica l’analisi.

La forma-partito classica, quella comunque evocata quando si usa il termine |partito|, ha a che fare con:

  1. un orizzonte valoriale (o, se si preferisce, ideologico) che indica uno sfondo, un Grande Ideale, l’obbiettivo ultimo (per esempio il comunismo e il liberalismo);
  2. una pragmatica politica, ovvero i modi (più o meno) concreti per camminare verso quell’orizzonte (ciò che a sinistra ha consentito il frammentarsi fra socialisti e comunisti, socialisti e socialdemocratici…);
  3. la rappresentanza di interessi popolari specifici che si coniugano con i due precedenti punti: per esempio – nel ‘900 – gli interessi materiali delle classi subalterne nelle ideologie socialista e comunista e quelli dei ceti produttivi nelle politiche liberali (che erano appannaggio di diversi partiti). La presenza di un forte partito “interclassista”, la Democrazia Cristiana, appare eccentrica rispetto a questo ragionamento solo ad un’analisi superficiale, ha a che fare con un’altra particolarità italiana ben nota, e non si presenta comunque più come attuale da almeno due decenni.

La rappresentanza degli interessi popolari entra chiaramente in crisi assieme e in conseguenza al complessificarsi della società occidentale, inclusa ovviamente quella italiana sia pure, come accennato, con suoi percorsi particolari. Alle classi sono subentrati i ceti, ai ceti i gruppi e le comunità. Oggi ciascuno fa parte di molteplici “comunità” (territoriali, professionali, culturali, ludiche, religiose…) e presenta istanze compatibili con ciascuna di esse ma non necessariamente coerenti fra di loro. Questo elemento è importante e voglio insistere brevemente: ciascuno di noi è immerso in una rete molteplice di relazioni di scambio: io per esempio sono genitore, coniuge, professionista, blogger, giocatore di weichi… In ciascuno di questi ruoli ho esigenze specifiche, idee specifiche del mondo (di quel settore), aspettative; faccio il professionista in un certo modo, il genitore in un certo modo e così via (ne ho parlato di recente QUI). Questi “mondi” convivono in me anche se incoerenti fra loro. Come professionista mi sono per esempio occupato anche di Scuola, e so come funziona e che problemi abbia; ma poi come genitore potrei presentare istanze, agli insegnanti di mio figlio, piuttosto incompatibili con la mia professionalità e molto più legati al mio ruolo protettivo di padre. In generale come cittadini-utenti vogliamo una serie articolata (e confusa) di servizi che i vari cittadini-fornitori (i sanitari, i commercianti, i tassisti…) non possono o non vogliono fornire in modo diverso. E il fatto che i due sotto-insiemi (cittadini-utenti e cittadini-fornitori) in realtà siano sovrapposti non è contraddizione che venga colta. Ecco perché è difficile, oggi, immaginare rappresentanze popolari, di massa, inclusive delle tante magmatiche diversità.

Le ideologie e le loro pragmatiche sono evaporate velocemente alla fine dello scorso secolo lasciando orfani tutti coloro che accettavano il prezzo dell’appartenenza indipendentemente da quello dell’interesse. Guardiamo per esempio l’eterogeneo movimento No-Tav per cogliere come si sommino ideologie e anti-ideologie, egoismi NIMBY assieme a slanci di auto-determinazione… Oggi i “Grandi Ideali” sopravvivono a livello meso e micro; non più il cuore oltre le barricate di intere generazioni ma piccoli insiemi di idee pragmatiche tenute assieme da collanti deboli: l’accento sull’uguaglianza contro quello della libertà, che sopravvivono in forme ambigue, contraddittorie e mai completamente chiarite nei partiti che si etichettano “di sinistra” rispetto a quelli “di destra”, salvo rilevare che nella pratica non c’è una chiara corrispondenza fra “etichetta”, conseguenze pratiche, linguaggi.

É appunto l’emergere di dimensioni meso (di gruppo) e micro (individuali), rispetto a quelle macro (sorrette dalle ideologie) che porta inevitabilmente alla crisi del partito unitario, monolitico, dove pure, forse, si discuteva (limitatamente a questioni tattiche riferibili alle pragmatiche), per poi essere unanimemente schierati sulla linea concordemente stabilita. Complessità delle istanze, molteplicità delle “comunità” (e dei rispettivi linguaggi), variabilità degli interessi, senza alcun collante ideologico, si traducono in una frantumazione degli orizzonti e in una differente costruzione dell’agenda politica. Nessun politico può includere nella propria agenda tutte le istanze che legittimamente affiorano a livello di dibattito pubblico, e tanto meno può farlo un partito “di massa”. Tornando al PD, i vari Renzi, Civati e Puppato citati in apertura (ma l’elenco potrebbe essere abbastanza più lungo…) testimoniano semplicemente questo: entro un quadro (piuttosto sfumato e cangiante) di generica appartenenza (alla sinistra; alla socialdemocrazia europea; ai progressisti…?) mostrano adesioni differenti alle diverse istanze che la realtà fattuale propone loro. Perché l’emergere dei livelli meso e micro porta a deboli e provvisorie aree di coincidenza e sovrapposizione (= interessi tattici condivisi) e a frequenti aree di differenziazione (pur nel quadro della “sinistra”, “socialdemocrazia” etc. condivise).

In questo contesto il futuro del PD come partito monolitico (nel solco del PCI, per intenderci) sembra segnato. Ha molta più possibilità di successo nel breve periodo il PDL (finché ci sarà Berlusconi e quindi, vuoi per anagrafe o per via giudiziaria, non per moltissimo) e il M5S (che è un blob di istanze meso e micro, anche molto in contrasto fra loro, unite da un’anti-ideologia di sistema; questo non potrà durare a lungo, ma non è detto che non ci sia un’evoluzione interessante). Più in generale la forma-partito del secolo 00 sembra necessitare di una qualche “geometria variabile”, capace di cogliere istanze differenti e tradurle in un processo tendenzialmente organico entro grandi cornici di riferimento che, naturalmente, non potranno più essere “comunismo vs. liberalismo” ma, forse, inclusione, universalità, diritti individuali da una parte ed esclusione, profitto, controllo sugli individui dall’altra parte. Orizzonti che superino le logiche (meramente retoriche e ormai svuotate di senso) delle grandi ideologie dell’Otto e Novecento per cogliere con flessibilità il manifestarsi di nuovi bisogni e, soprattutto, nuovi linguaggi.

Preferisco sbagliare con la mia testa che far bene con quella altrui.


bezzicante ha risposto all’appello di MC che cerca nuovi autori

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