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La Colpa di Essere Donna

6 febbraio, 2010 di Darsch  
Archiviato in Cazzotti, Cuore di Tenebra, latest



Il respiro stava diventando affannoso, era esausta. Correva a perdifiato da qualche minuto ormai, sotto una fitta pioggia che sembrava avviluppare ogni cosa. Le scarpe le aveva perse quasi subito, troppo scomode per correre. Erano quelle che aveva comprato il giorno prima con Claudia: “Devi assolutamente metterle alla festa, ti stanno d’incanto”. Il viso sorridente della sua migliore amica svaniva lentamente mentre si accasciava al suolo, sopraffatta dalla fatica. Nonostante la corsa aveva freddo, il tempo quella sera era cambiato bruscamente e Lei, nel frastuono generale, non se n’era accorta. Per i suoi 18 anni Cla aveva fatto le cose in grande: il padre era riuscito ad affittare all’ultimo minuto un casale poco fuori città, circondato da prati e alberi quasi a perdita d’occhio. E ai piedi di uno di quegli alberi c’era Lei, infreddolita e completamente fradicia.

“Perché?”

art by metaller

Si guardava intorno terrorizzata, non aveva il coraggio di abbassare lo sguardo, perché se l’avesse fatto avrebbe visto che la sua camicetta era aperta, la sua gonna lacerata e un sottilissimo rivolo di sangue le scorreva sulla coscia sinistra. Non voleva abbassarlo, lo sguardo, perché avrebbe voluto dire fare i conti con una realtà agghiacciante che non poteva essere vera. Cosa spinge una persona a commettere un atto del genere verso un suo simile? Come può un uomo lasciarsi sopraffare a tal punto da un mero istinto animale? Non capiva, non accettava, e mentre si poneva questi interrogativi, le lacrime sgorgavano senza sosta, e si univano alla pioggia, confondendosi, mescolandosi. E le invidiava, perché per quanto si sforzasse Lei non riusciva a togliersi dalla testa quelle immagini, che scorrevano come se stesse vedendo un film dalla poltrona di un cinema.

“Motore… azione!”

Eccola, c’era Lei. Stava mangiando una fetta di dolce, era da poco scattata la mezzanotte e tutti gli invitati si erano accalcati intorno al tavolo con la gigantesca torta e le bottiglie di spumante. Aveva approfittato del momento per andare alla toilette, le scappava da mezzora. I bagni si trovavano accanto all’entrata, e passandoci davanti li aveva scorti, senza prestargli troppa attenzione: erano in tre e uno di loro le aveva gridato “Certo che se ti vesti così, te le cerchi eh…”.
Seduta sulla pulitissima tazza, rifletteva su quella frase, su quanto sia assurdo che qualcuno si senta istigato a compiere determinati atti dall’abbigliamento di un’altra persona. Pensava alle notizie e ai commenti che le era capitato di leggere in passato e che sembravano quasi giustificare la violenza per via degli abiti succinti della vittima. Mentre si rivestiva, un brivido di rabbia le percorreva la schiena. Uscita dal bagno il suo incubo aveva inizio.

“Perché?”

Aveva appena fatto in tempo ad aprire il rubinetto quando una morsa possente le ha avvinghiato lo stomaco e il collo. Le mancava il fiato, era impietrita dal terrore. Si sentiva come una bambola inerme in mano a un gruppo di Uomini Neri. Una serie di viscide mani si insinuavano dappertutto, strappando, ferendo, violando. Poi quella sensazione. Qualcosa che aveva sempre sognato di provare nell’intimità di una coperta, tra braccia fidate. La vista le si stava annebbiando, mentre la metà inferiore del corpo perdeva sensibilità, riempita fino a traboccare di inspiegabile, incontinente violenza. I colori avevano perso brillantezza, quella giornata solare si era trasformata in un vecchio film in bianco e nero.

Eccola, c’era Lei. Svenuta, sul pavimento sporco di sangue, piena di graffi e lividi, mentre l’acqua nel lavandino ancora scorreva. Ripresi i sensi l’istinto l’aveva fatta scappare via, il più lontano possibile da quell’incubo chiamato realtà. Aveva voglia di correre talmente forte da staccarsi dal ricordo di quella sera. Voleva lasciarselo indietro, ma quella sensazione non l’avrebbe più mollata.

“Te le cerchi…”

Tornata in sé, si era accorta di essere sdraiata per terra, il viso semi-sommerso nel fango. Si sentiva sporca dentro, qualcosa che non poteva essere lavato via nemmeno da quella pioggia insistente. Era come se qualcuno, improvvisamente, l’avesse svuotata di qualsiasi sentimento e sensazione, e l’avesse riempita solo di disperazione. Continuava a sprofondare in un buio baratro senza fine. Non aveva più la forza di provare emozioni. Non voleva mai più vedere o parlare con nessuno.

Tutto ciò che desiderava in quel momento era rimanere lì, rannicchiata sotto la pioggia sopra alle radici di quell’albero, in attesa di sciogliersi completamente come neve al sole.

C’era una volta una donna…
Ogni riferimento a persone, fatti o luoghi realmente esistenti è puramente casuale.
L’intento di questo breve racconto, qualora non si fosse capito, è quello di dipingere il mio punto di vista (da uomo) di un atto che reputo disumano e inaudito. Un tentativo di avvicinarmi a qualcosa che, quando accade, mi tocca nel profondo. (N.d.A.)

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Darsch
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Comments

14 Risposte a “La Colpa di Essere Donna”
  1. maria scrive:

    Te le cerchi, te la sei cercata, te la sei voluta, hai sbagliato. è colpa tua, e tante altre parole, verranno inflitte…. Alcune volte, purtroppo, anche da altre donne.
    Molte donne sono convinte che certi “atteggiamenti” (quelli spontanei dell’essere donna, specie in adolescenza) certi abbigliamenti, bisogna poterseli “permettere”, altrimenti è quasi giusto che accada questo. Il poterselo permettere credo derivi solo dal fatto che non è capitato a loro quando erano in determinate situazioni o abiti.
    Nei meandri della mente dell’uomo, non ci voglio nemmeno entrare per capire cosa scatta nella scelta di una preda anzichè un’altra, pur sapendo che c’è una spiegazione.

    • Darsch scrive:

      Diciamo che il “te le cerchi” detto da un’altra donna potrebbe nella maggior parte dei casi assumere la connotazione di rivalità, competizione o di qualsiasi altro tipo di rapporto conflittuale che si può venire a creare in certi ambiti (e specialmente tra ragazze più giovani). Detto da un uomo, secondo me, è una cosa gravissima, perché denota una sorta di giustificazione, di condivisione nella visione di un atto assolutamente spregevole.

      • maria scrive:

        Darsch, questa cosa del è colpa tua, me la sono sentita dire anche da una psicologa, forse giovane, forse mia coetanea non saprei.
        Mi ero decisa finalmente a chiedere aiuto psicologico, meno di 10 anni fa, dopo che subii una molestia pesante da un ubriaco, che mi aveva violentemente fatto tornare in mente un mio fatto che qui tralascio, accadutomi quando avevo circa 15 anni, e tutti gli errori commessi per via di questo fatto e per via che non riuscii e non seppi, per paura e per timore, chiedere aiuto all’epoca, quindi cercai di risolvere nell’errore, ma fu l’unico, o meglio credevo fosse l’unico rimedio per andare avanti…. nei pochi anni successivi…
        Mi disse che era colpa mia, che di fronte a uomini di certo tipo, mi mostravo debole, e quindi davo loro l’imput per….
        Questa cosa, mi fece sentire molestata ed ancor peggio, due volte!
        Non sono mai riuscita a tornare da questa psicologa, ed ho timore di andare da altri.
        Non so se ho fatto bene o male, ma adesso, nonostante i miei quantanni quasi, quando mi trovo di fronte, o per puro caso, incrocio lo sgiuardo con un uomo, di quelli che visibilmente, ti accorgi essere con una mentalità all’antica molto antica, tanto per non essere volgare….
        Sento un fastidio ed una paura maggiore di quella che potevo sentire prima che, al di la di altri maschi, compreso un mio ex al quale feci l’errore di confidarlo e che per tutto il tempo dopo, non faceva che rinfacciarmelo in un modo o nell’altro, compreso un giorno in cui mi sentii commossa a vedere una coppia di anziani mano nella mano, e nel dirglielo, mi rispose che di certo lei, la lei anziana, da giovane, non aveva fatto quel che ho fatto io, quindi era lecito che il marito anziano, la portasse ancora per mano… Ovviamente finì tutto con questo, ma anche altri nei discorsi, escono con certe teorie, ed altre che sarà pure rivalità, ma spesso è cattiveria gratuita, specie se chi lo dice non ha 15 o 18 anni…
        Quella frase, detta con una tale sicurezza da parte di una che dovrebbe, non nemmeno quale sia il ruolo di uno psicologo in queste situazioni, ma senza condanna alcuna per chi mi fece o per chi ha taluni comportamenti, mi hanno fatto perdere ulteriormente fiducia in me stessa.
        scusa lo sfogo.

  2. cristiana scrive:

    Se tutto il genere umano avesse la tua sensibilità e conoscesse il senso della morale come te, il mondo sarebbe meraviglioso,privo di abusi soprusi e guerre.
    Cristiana

    • Darsch scrive:

      Ti ringrazio. Questa dovrebbe essere la normalità, ma se siamo qui a chiederci com’è possibile che una persona compia determinati atti, o com’è possibile anche solo porsi in un determinato modo nei confronti delle donne (e qui potremmo partire in divagazioni tangenziali che toccherebbero altri argomenti), vuol dire che purtroppo la situazione reale è deviata da quella che dovrebbe essere la comune morale.

  3. Il racconto è verosimile. E questo è già un successo, considerato che è scritto da un uomo. Un uomo che non tenta di spiegare come sia possibile, dando almeno a me la misura del fatto che non basta essere maschio per capire l’aberrazione peggiore della mascolinità. E questo, se fa onore all’autore, non mi tranquillizza. Perché i mostri esistono e possono nascondersi ovunque rendendoci tutte potenziali vittime, con la minigonna ma anche con i jeans, perché si è alticce o perché, semplicemente, si rientra tardi la sera e il garage è buio. Che tristezza…

    • Darsch scrive:

      Hai ragione, non basta essere uomo per capire questa aberrazione, però forse un uomo può capirne le origini. E a tal proposito concordo con Marista: le origini sono delle mere pulsioni (probabilmente primitive, ma non mi sbilancio non avendo competenze in merito), che ciascuno di noi ha, e che è la nostra mente a dover gestire in relazione a determinati filtri. Questi filtri fanno parte del bagaglio culturale/morale di ognuno di noi, e vengono influenzati da una quantità enorme di fattori, e formati nel corso della nostra esistenza. Educazione, esperienze, attitudine personale, aggressitività, ecc… non sono assolutamente uno psicologo, ma credo che alcune persone non riescono a razionalizzare determinati istinti, lasciandosi guidare da essi. Nonostante questo però continuo a non comprendere come possano scattare certe molle, o se vogliamo come possano non scattare certi freni, e questo non tranquillizza affatto neanche me.

  4. Marista scrive:

    Penso che nei meandri della mente ci siano pulsioni primitive. Quelle pulsioni in una moderna società vanno conosciute, riconosciute e messe al loro posto. Un tempo l’uomo e la donna primitivi avevano atteggiamenti ed usi che nella nostra comunità non sono accettate, secoli di cammino verso il progresso ci distaccano da quegli atteggiamenti tanto che sono ormai inimmaginabili
    Violenza e sopraffazione andrebbero eliminate, la educazione , sin dai primi giorni di vita, l’amore non indulgente dela madre – donna da rispettare; che in famiglia ci sia aspetti, come cosa naturale , il rispetto di madre, nonna e sorella.Smetterla con il tacciare questa e quella di esser puttana, di denigrare chi davvero fa un certo mestiere, le donne che “usano “il corpo, sapendo poi che spesso mariti, fratelli ed amici, lo fanno.
    Le donne che si credona sante e rette, le femmine che criticano ed attaccano attricette e veline, cone fossero un qualcosda da demonizzare.. sono le peggiori nemiche delle donne, sono loro poi quelle che danno ai maschi meno dotati intellettualmente, l’alibi per assalire ed usare violenza alla ragazza con la camicetta sexy o la gonna corta e cretinate del genere. Alibi per liberare pulsioni primitive e criminali, e glielo abbiamo dato noi donne se bigotte o peggio “femmine” tanto liberate da odiare i maschi e le giovani che menano vanto della loro bellezza e magari ne fanno mestiere.
    Parlare con i figli maschi e femmine, crescere con loro nella società che man mano cambia ed evolve, cercando di guidare sentimenti, paure e preconcetti degli adolescenti.. un lavoro in più, una fatica improba, ma se lo facessimo tutti, avremmo meno scimmie violentatrici. Inutile fare le anime belle che si scandalizzano, a che serve? fare si deve e creare figli/persone e non scimmiotti da sbattere nel gruppo senza averli forniti di difesa, perchè sia il gruppo a fare quello che a noi non va di fare.

  5. cdm scrive:

    Credo che molte di noi abbiano la loro personale storia di violenza subita nascosta nell’angolo più lontano della mente. Mi ricordo di quella sera, tornavo in macchina e non mi ero accorta di quello che mi seguiva con la sua. Il tempo di parcheggiare e citofonare ai miei, non era tardi, e me lo trovo addosso. Riesco ad urlare qualcosa a mio padre al citofono prima che quello mi tappi la bocca. Quell’urlo è la mia fortuna, perché mio padre intuisce e scende di volata, 6 piani a piedi, un vecchiarello in pigiama e pantofole.

    Nella violenza, anche in questo mio caso di pericolo scampato, bisogna fare i conti con il “dopo”. Una donna ne è segnata per sempre, è una cosa che ti torna in mente per tutti gli anni che ti rimangono da vivere, quando meno te l’aspetti, anche quando pensi di essere abbastanza forte e fuori pericolo. Ma basta poco, un racconto inventato ad esempio, per risbatterti addosso l’antica sofferenza. In più, ti senti colpevole per il dolore inflitto di riflesso ai tuoi cari, ti senti in colpa, di cosa non sai bene, appunto solo forse di essere donna.
    Per lungo tempo mio padre non è riuscito a guardarmi serenamente negli occhi, leggevo nei suoi il terrore per quello che poteva essere, ma anche una vergogna profonda per il suo essere maschio e per quello che altri, uguali a lui, sono capaci di fare.

    • Michele scrive:


      ma anche una vergogna profonda per il suo essere maschio e per quello che altri, uguali a lui, sono capaci di fare.

      Uguali a lui ?
      Fare di tutto un fascio mi pare quantomeno riduttivo, e fuori luogo.

      Sono maschio e posso provare pena per un mio simile capace di attuare simile violenza, condannare la violenza in ogni sua forma, propio per questo NON sentirmi uguale a lui.

      Mi appoggio sempre a Fromm quando penso a queste cose:

      Il sadismo è una delle risposte al problema di nascere uomo, in assenza di alternative migliori.
      L’esperienza di controllo assoluto su un altro essere, di onnipotenza per quanto lo (o la) riguarda, crea l’illusione di trascendere i limiti dell’esistenza umana, particolarmente per quelli che conducono una vita particolarmente squallida e improduttiva.
      Sostanzialmente il sadismo non ha scopi pratici; non è banale, ma devozionale.
      E’ la trasformazione dell’impotenza nell’esperienza dell’onnipotenza: è la religione di chi è psichicamente un amputato.
      Erich From (1973)

    • Darsch scrive:

      Quello del “dopo” è un aspetto che ho cercato di sottolineare in modo particolare nel racconto, perché è forse la cosa che mi fa stare più male pensando ad una donna che subisce una tale violenza. L’idea di rovinare l’esistenza di una persona, il suo rapporto con il prossimo, con la propria intimità, con un sentimento che dovrebbe essere puro ma che invece viene macchiato per sempre, è davvero atroce.
      Mi dispiace di aver risvegliato in te questo genere di sofferenza.

  6. mah
    perché un uomo non può capire la violenza su una donna?
    perché qualcuno continua a pensare che gli uomini siano tutti potenziali violentatori?

    continuo a dire che non è una questione di sesso, ma di educazione o diseducazione.

    la maggior parte delle persone che fanno sesso a pagamento sono donne. questo non induce nessuna persona ragionevole a pensare che tutte le donne siano potenziali prostitute.

    le persone per bene e rispettose si devono unire in nome dell’amore e del rispetto, appunto, senza differenze tra sessi.

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