La Cina, il Boicottaggio, e i Testicoli degli Usa

Dico sì al boicottaggio dell’Olimpiade cinese, ma vorrei coinvolgervi in qualche triste riflessione aggiuntiva; affinché si faccia quel che va fatto, seppure con la consapevolezza che questa nostra iniziativa trova in se stessa la sua forza (dovuta alla doverosità del boicottaggio e alle ragioni umanitarie sottostanti) così come la sua incorregibile impotenza.
Beninteso, non sto riaprendo l’annosa questione dell’utilità del boicottaggio- discussione, questa, quasi sempre viziata da numerosi fattori, un po’ come accade per i dibattiti sull’utilità del voto!; boicottaggio che, tra l’altro, ho sempre ritenuto uno strumento nobile ed efficace.
Mi sto invece riferendo alla foto che vedete qui sotto: al panda King-Kong. A come il drago tiene stretto per i testicoli lo Zio Sam.

China vs USA


E’ un grosso problema ragazzi; un problema con cui è meglio fare i conti, pena una coscienza di opposizione irrimediabilmente monca, illuminata - certamente - dalla compassione “spirituale”, da una nobile e necessaria solidarietà umana, ma che rischia di degenerare in buonismo a intermittenza se non la si alimenta con la consapevolezza di cosa sta accadendo a ciò che sulla Terra (compreso il Tibet) “muove il sole e l’altre stelle”: i dindi, la pecunia, i pisielli, lo sterco del diavolo, il denaro. Non so come la pensate voi, ma a me non basta cambiare sciarpa per sentirmi a posto.

La riflessione mi è partita con la lettura di un bell’articolo di Federico Rampini, su Repubblica (ve ne consiglio vivamente la lettura!). Si deve prendere atto, dice Rampini, del comportamento “ambiguo” delle potenze occidentali nei confronti del dramma tibetano: la realpolitik del mutismo e dell’incertezza internazionale ha attecchito in ogni luogo di potere, e “perfino una potenza ultraterrena come la chiesa cattolica brilla per i suoi silenzi”.
Tutto questo ha un perchè, non essendo affatto sintomo di particolare e insensata crudeltà: la ragione del silenzio - che, per certi versi, ambisce ad essere “cautela” - è che “gli Stati Uniti (ma anche l’Europa, vedi dopo) considerano la Cina come il rivale strategico in grado di sfidare la loro egemonia planetaria, [ma] negli ultimi anni hanno accresciuto la loro dipendenza dal gigante asiatico”.
In parole povere, gli Stati Uniti sono - anzitutto - da più punti di vista, debitori della Cina.

“Hanno goduto dello ’sconto cinese’, l’invasione di prodotti a basso costo che hanno limitato l’inflazione e hanno sostenuto il potere d’acquisto dei consumatori. L’esplosione del debito americano è stata finanziata da Pechino: la banca centrale cinese “ricicla” l’immenso attivo commerciale acquistando buoni del Tesoro Usa; ha le casseforti più ricche del pianeta con 1.550 miliardi di dollari di riserve valutarie.”

Il sistema è semplice: come ogni regime antidemocratico, la Cina ha un surplus economico bestiale; i diritti umani e dei lavoratori sono calpestati, il Pil schizza alle stelle e l’erario trabocca. Con alcuni dei soldi in eccesso, la Cina si compra titoli di Stato Usa, finanziando di fatto il debito pubblico dei cittadini americani; l’inflazione che perennemente affligge le potenze occidentali - sovente a causa di disastri finanziari e speculazione - è inoltre mitigata dal costo irrisorio dei prodotti cinesi (che sappiamo tutti come viene ottenuto), di cui gli Usa sono tra i consumatori più incalliti. Se non è dipendenza questa, ditemi voi qual’è.
Come se non bastasse, il drago in questi anni ha voluto fa’ l’americano anche con investimenti nel privato (in quello che conta, of course). Rampini ci ricorda che

nella crisi che scuote il sistema bancario mondiale, gli americani sono stati i primi ad accogliere a braccia aperte gli investitori cinesi come ‘cavalieri bianchi’ nel capitale dei loro istituti di credito, da Bear Stearns a Morgan Stanley

e che non è affatto facile “fare la voce grossa contro chi siede nei tuoi consigli d’amministrazione”. Lo sanno bene quelli della Blackstone, influente società americana, che è stata protagonista di uno dei più grossi e discussi affari ad opera del drago negli ultimi anni. E lo sanno bene anche i leader Europei, che nella previsione di un invasione finanziaria (e dunque politica) cinese si stanno dannando per trovare soluzioni preventive adeguate che non contraddicano lo spirito liberista del Trattato CE.
E così, a colpi di riserve valutarie in dollari e sovereign funds, un testicolo dello zio Sam è fuori uso.

China vs USA

L’altro testicolo, amici miei, lo tengono ben stretto la Cina e la Corea del Nord insieme. Quella coreana è un’arma potentissima in mano al drago, poichè (dice Rampini):

anche la politica estera di Washington ha qualche debito. Se la Filarmonica di New York ha potuto giocare alla “diplomazia del violino” a Pyongyang, è perché la Cina ha convinto il vassallo nordcoreano a congelare (per ora) i suoi piani nucleari. Avendo due conflitti aperti, con sollievo Bush ha depennato il dittatore Kim Jong Il dall’”asse del male”.

China vs USA

Ciò renderebbe più agile comprendere il perchè dai giganti occidentali non sentiremo mai far la voce grossa sulla questione tibetana (come su tutte le altre questioni che la Cina ha deciso di ritenere - praticamente a giudizio insindacabile - questioni “interne”). Ricorderei inoltre, a chi la questione se la sia già posta, che anche l’ONU non dovrà essere ripostiglio di particolari speranze, dato che la Cina è membro permanente del Consiglio di Sicurezza, qualifica che le assicura il tanto temibile diritto di veto.

Da tutti questi elementi deriva la consapevolezza di ciò di cui parlavo in cima al post: il boicottaggio delle Olimpiadi, a ben vedere, è l’unica “arma” (se così possiamo dire) di cui siamo in possesso, a prescindere dal fatto che, com’è facile intuire, al drago fa il solletico.
E quanto al boicottaggio totale (che spesso ho sentito paventare da alcuni blog), esso è: praticamente inapplicabile su larga scala - dunque inutile - poiché (cito sempre Rampini):

“al di là delle periodiche minacce protezioniste, agitate da politici demagoghi in cerca di voti, nessuno può fare seriamente a meno del made in China. Nei prodotti hi-tech come i computer e i telefonini la Cina è diventata un quasi-monopolista, indispensabile e insostituibile. Le fabbriche elettroniche e informatiche sono state in larga parte smantellate dai paesi europei e non torneranno indietro. Se smettessimo di comprare cinese tutto si fermerebbe, perché non siamo più in grado di produrre molti beni essenziali”

nonchè, forse, per certi versi controproducente (mi riferisco al pericolo che i prezzi cinesi calino ulteriormente, con tutte le conseguenze che ben si immaginano per l’economia e i diritti umani dei lavoratori dell’est).
Le televisioni spente sulle Olimpiadi cinesi, invece, potranno al massimo - ma se si può fare, per carità, facciamolo - sottolineare un certo malcontento globale simbolico nei confronti delle politiche disumane di Pechino, e svilire quindi il ruolo (anche solo mediatico) di “rivergination” di cui l’immagine del regime cinese avrebbe sicuramente giovato. Di qui a mettere i bastoni tra le ruote ad una bestia che tiene Zio Sam per i testicoli e l’Europa per il collo ce ne corre, sia ben chiaro: il marcio è sul terreno dell’egemonia economica mondiale, del capitalismo, del dominio dell’economia sulla politica e sull’essere umano, della geopolitica.

Già, della geopolitica: non dimentichiamoci che le ragioni per cui il drago sta annientando il Tibet non sono solo culturali e religiose (nessuno rischia la faccia per cose del genere). Copio-incollo Rampini, perché qui è assai eloquente:

In primo luogo, storicamente, per il ruolo di protezione strategica in vista di un possibile conflitto con l’India o altre potenze presenti nell’Asia centrale (dalla Russia agli stessi Stati Uniti). Più di recente per la scoperta di giacimenti di energia, materie prime e metalli rari che sono risorse preziose per l’industria delle zone costiere. Una volta riscritti i manuali di storia, dopo aver indottrinato generazioni di cinesi sul fatto che il Tibet è “sempre” stato loro, come Hong Kong e Taiwan, ecco subentrare il nazionalismo, la memoria dell’onore ferito dalle aggressioni imperialiste dell’Ottocento e del primo Novecento.

Per questo, ribadisco: cambiare sciarpa e fregarsene del resto non paga. Serve una nuova politica mondiale, con un’Europa più forte e meno piegata al capitale, nonchè l’approntamento di sistemi a lungo termine per assicurare la sostenibilità internazionale del libero mercato.
Nel frattempo, dimessi e speranzosi, mani legate e piedi scalpitanti, boicottiamo.

China vs USA

Aggiornamento: A seguito degli scontri causati dal passaggio della fiaccola olimpica, il Comitato Olimpico Internazionale ha espressamente invitato la Cina a individuare una soluzione pacifica per il Tibet. (N.d.R.)


N.d.R. Se pensi che sia giusto boicottare la Cina allora potrebbe interessarti questo articolo Obiezione di Coscienza e Boicottaggio per Le Olimpiadi del Profitto

nopechino.jpg

Ecco la lista

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<p align="center"><a href="http://en.beijing2008.cn/bocog/sponsors/sponsors/" target="_blank"><strong>Ecco la lista</strong></a></p>

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Francesco Orsenigo

Francesco Orsenigo’s avatar

D’accordo al 100%.

Una sola nota.
Il governo cinese si sta sbattendo tantissimo per rifarsi un’immagine.
Quindi, il boicottaggio e le critiche qualcosa fanno.

Proposta: ognuno di noi si sbatte per far propaganda ad almeno altre 10 persone che conosce.
Anche solo far leggere questo articolo e’ un inizio…
Quasi quasi lo traduco in inglese.

Rischiamo davvero di finire come i Cinesi, e rischiamo davvero che le loro condizioni non migliorino.
Il governo cinese e’ comunque sotto pressione, se davvero crediamo che sia necessario fare qualcosa, sbattiamoci.

…la testa contro il muro, ma forte.

Concordo pienamente con Rampini e con MC…tant’è che ne ho scritto e, umilmente, aggiungo a questa lucida analisi la mia, seppur modesta, opinione

http://cambiamopianeta.wordpress.com/2008/03/18/cina-una-ipocrisia-tutta-occidentale/

Boicottare Beijing 2008 in ogni modo.
Diamoci da fare.
Giriamo le informazioni, Informiamo capillarmente.
Solo un movimento eccezionalmente popolare riuscira’ a colpire il cuore del mostro cinese.

Bello ciò che leggo, ma ricordo poco tempo fa ci fu qualcosa di analogo in Italia…
-In Italia? Ma che stai a dire?-

No, no davvero, avete presente le olimpiadi invernali di Torino?
Beh anche lì una minoranza parlava di boicottaggio, e le manette al posto degli anelli c’erano già.
Già… Perchè i diritti umani non è che li viola solo la Cina. Una politica di restyling basata su sfruttamento, spreco di soldi pubblici, mazzette e appalti senza concorso l’abbiamo avuta anche qui.
Un pò di sangue lo si è versato anche da noi, certo in maniera meno eclatante. Però, però basti pensare che uno degli sponsor principali dei giochi era Finmeccanica…
Ora sapete in che settore opera vero Finmeccanica: industria bellica. Dalle mine alle navi da guerra ai sitemi di puntamento per missili vari.
Poi si potrebbe parlare dei cantieri, in cui un pò di incidenti sono accaduti. Secondo voi chi era che ci lavorava? E a che condizioni? Immigrati, spesso in nero e senza documenti= senza diritti, no sciopero, no busta paga, etc. Quando sono finiti i cantieri??? Un bel cpt o la galera o qualsiasi altra soluzione!
Cosa sappiamo del Tibet? Credo poco o niente.
Cosa sappiamo del mondo? credo poco o niente.
Se ci pensate le nostre possibilità di conoscenza sono veramente limitate. E x conoscenza intendo verificabile direttamente.
Perciò, ripeto, carina l’idea di boicottare le olimpiadi cinesi. Ma quanto è seria e quanto è moda?
Perchè siamo sempre così pronti a indignarci per l’ingiustiza commessa dall’altra parte del mondo e non vediamo ciò che accade sotto i nostri occhi?
Qualcuno sa/può/vuole rispondermi?
Grazie

Francesco Orsenigo

Francesco Orsenigo’s avatar

@L’Orenzo: credo che la maggior parte della gente qua, me compreso, sia d’accordo con te.
Personalmente, ho trovato che il valore dell’articolo fosse, piu che nella condanna della Cina, nel tirare fuori la nostra colpevolezza, la nostra responsabilita’ sulla situazione, la perdita che anche noi stiamo subendo a livello di controllo del nostro governo e di accesso alle informazioni.

Tra tutti i guai del mondo, perche’ impuntarsi proprio su questo?
Perche’ e’ eclatante, e per la prima volta riunisce assieme cosi’ tante persone, perche’ interessa molti e proprio per questo potrebbe avere un po’ di successo.

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