La Cina è la Germania Nazista del Terzo Millennio 54


In Cina il servizio sanitario è considerato “tra i più inefficienti e iniqui del mondo […] offre la copertura assicurativa a solo il 40% della popolazione (e che trascina nella povertà migliaia di famiglie ogni anno a causa delle spese sanitarie out-of-pocket), che spende l’80% delle risorse nella sanità delle città, quando il 60% della popolazione vive nelle campagne.” (fonte). In pratica, per chi non se lo può permettere,sono negate anche le cure salvavita.

In Cina, una legge dello stato, impone un’unica gravidanza per coppia. Questo comporta che “l’aborto è imposto alla donna o fortemente raccomandato quando il nascituro non abbia le caratteristiche volute dalla famiglia, prima fra tutte il sesso. Questa condizione sociale privilegia i maschi rispetto alle femmine che vengono, in alcuni stati, sistematicamente abortite. Questa situazione è oggi nota per essere endemica in ampie zone dell’India e della Cina in quest’ultima il numero degli uomini ha superato quello delle donne per oltre 40 milioni di individui” (fonte).  Mi chiedo dove siano le nostre femministe più agguerrite, pronte a scattare per uno stupido manifesto, ma del tutto indifferenti a questo abominio.

 

In Cina si abortisce all’ottavo mese di gravidanza con una siringa nel cranio del nascituro. L’aborto può essere imposto e forzato per disposizione delle autorità indipendentemente dalla volontà dei genitori.

In Cina vengono eseguite circa duemila condanne di morte all’anno. Ai condannati viene comminata l’esecuzione su appositi bus attrezzati per l’espianto degli organi che vengono rivenduti (fonte).

Per mantenere bassi i prezzi di produzione, le condizioni di lavoro in Cina sono bestiali. Noi facciamo finta di non vedere perché ci piace comprare 10 magliette scadenti a 5 euro invece che una buona a 50.

Nel video la bambina è un fagotto scuro. Il minivan la investe, l’autista si blocca, poi riparte schiacciandola anche con una ruota posteriore. Poi comincia una successione di persone che le passano accanto senza far nulla. Quindi le passa sopra un secondo camioncino. Solo un’anziana si ferma e sposta la piccola. Infine accorre una donna, prende in braccio la bimba: è la madre. Le immagini che giovedì 13 hanno catturato il dramma in un mercato di Foshan, nel Guangdong, dicono che dal momento in cui il primo mezzo ha centrato Yue, 2 anni, a quando è stata soccorsa sono trascorsi 7 minuti. E il filmato, straziante, mandato in onda dalla tv Sts, ha preso possesso ieri del web cinese, rimbalzando di portale in portale.

Attenzione, il filmato ha un impatto emotivo terrificante

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=wo0_Yup17yc[/youtube]

LA BIMBA STA MALE – Yue è in coma. I due autisti sono stati arrestati. E la Cina affronta, per via mediatica, la violenza di non soccorrere deliberatamente una bimba moribonda. Il padre si è chiesto su un giornale se il primo autista non abbia tentato di finire la piccola per evitare di pagare una compensazione troppo alta. Anche al netto delle atroci parole attribuite da un’altra testata all’autista («colpa della bambina»), è l’ennesimo episodio, in Cina, in cui i cittadini si astengono dall’aiutare un ferito. Un fenomeno dilagante dopo che diverse persone hanno fatto causa a chi è intervenuto aiutandole: per non voler pagare le cure o perché non in grado di farlo. Voci governative si sono levate contro il malcostume, ma senza efficacia. Come chiosa l’utente «tokuth» sul forum tieba.baidu.com «la decadenza morale di una società non arriva tutta d’un colpo» (fonte).

Io credo di poter affermare con piena consapevolezza che la Cina è un regime nazista dove la discriminazione razziale si è evoluta in discriminazione di classe. In Cina la persona, l’uomo, non esiste. Esistono gli obiettivi collettivi: il potere economico, quello politico, l’espansione militare. Superata la questione razziale, ora la differenza tra ariani e untermensch si misura sulla dimensione del portafoglio. La cosa, se vogliamo, è anche peggio, perché se uno era ebreo nella Germania del 1938, volente o nolente lo restava tutta la vita e l’unica speranza di sopravvivere era lottare contro il sistema, mentre se uno è povero nella Cina di oggi, fa di tutto per diventare un “ariano”, compreso passare con la ruota sul corpo di una bimba di due anni.

Io ho capito bene che la civiltà non è quotata in borsa. Comprendo che è necessario trovare un compromesso che ci consenta di vivere tutti con le risorse disponibili e questo, ovviamente, chi, fino ad oggi, abbia fatto colazione con cappuccino e cornetto si debba mettere un po’ a dieta, che fa pure bene.  Però, da questo a soggiacere ad una visione nazista della vita ce ne passa.

Nel 1938 la Germania era una nazione efficiente, ricca, politicamente e socialmente proiettata verso un obiettivo.  In Europa e in tutto il mondo si sono scontrate non solo potenze economiche in cerca del loro posto al sole, ma anche un’idea di vita, di libertà, di opportunità.

Se nel 1945 la Germania avesse vinto, ora per noi sarebbe normale pensare che una persona che nasce con una malattia congenita va eliminata, che è lecito sperimentare farmaci ed operazioni sulle “razze inferiori”, che è prassi ammissibile raccogliere un popolo e bruciarlo in un forno. Io non voglio che nel mondo che verrà, sia considerato normale abortrte a nove mesi o condannare a morte una persona e espiantare gli organi per venderli. Chiamatela come volete, lotta contro il nazismo, armaggeddon, ma per me la Cina, senza mezzi termini, rappresenta il nemico da abbattere con ogni mezzo, anche militare se necessario.

Dalla Cina viene una concezione di vita che aborrisco e non voglio correre il rischio di aspettare sperando che cambino. Fino a prova contraria sono loro che stanno cambiando noi. E questo, se permettete, è peggio che morire.

Se condividete questa mia opinione, vi prego di darne diffusione. E’ un’idea che deve entrare nella testa di tutti.  Se credete che siano sciocchezze, aiutatemi a cambiare idea. Grazie.


54 commenti su “La Cina è la Germania Nazista del Terzo Millennio

  • Doxaliber

    Il video è agghiacciante. Sul resto dell’articolo non posso che convenire con te. Il problema è: come possiamo fermare tutto questo?

    • Comandante Nebbia L'autore dell'articolo

      Il primo passo è rendersene conto. Poi, la guerra è pressoché inevitabile. Ovviamente non necessariamente l’opzione militare, ma quella economica, sociale e politica sì.

      Il problema che non ho affrontato nell’articolo e che mi riprometto di riprendere nella campagna che ho deciso di lanciare è: quanti dei nostri compatrioti o, più in generale, quanti nel mondo occidentale si arricchiscono facendo fare il lavoro sporco alla cina nazista?

  • eduardo

    Ottimo, Comandante (quasi tutto). Lasciamo stare la guerra: la gross koalition sta per lasciare al suo destino l’Afghanistan dopo alcuni anni di guerra col risultato di aver ammazzato qualche centinaio di migliaia di civili e rimpatriato qualche migliaia di salme di soldati. E tu vuoi fare guerra alla Cina?
    Poco male, puoi sempre dire che la tua era una “provocazione” e si aggiusta tutto. C’è una soluzione sicuramente più efficace: de-globalizzazione. Ma questa procedura passa attraverso la riconquista delle “sovranità nazionali”, propedeutiche, a loro volta, alla riconquista da parte dei governi della possibilità di governare, il cui corollario più importante è la riconquista da parte dei cittadini di poter esercitare qualche pressione sui propri governi. Se non capiamo che la globalizzazione non è semplicemente un fenomeno commerciale, ma anche il mezzo grazie al quale il potere reale (tutto il potere)si è trasferito nelle mani della finanza e del “mercato”, cioè nelle mani di un’entità invisibile ed impalpabile, di un mostro capace di elargire contemporaneamente il latte necessario per la nostra sopravvivenza ed il veleno con il quale dobbiamo morire, perdiamo tempo in seghe mentali, attività che, com’è noto, rende ciechi e non ci consente quindi di guardare la realtà.

    • Comandante Nebbia L'autore dell'articolo

      No, se io parlo di guerra non provoco, lo penso sul serio. La parola va intesa in un senso più ampio. La de-globalizzazione è un atto di guerra vero e proprio e può fare più danni alla Cina nazista di una testata nucleare.

      L’obiettivo della campagna che ho inaugurato oggi è incominciare a ribellarsi all’idea che il modello nazista sia l’unico possibile. A questo punto tanto valeva dar ragione ai tedeschi 60 anni fa, ora almeno staremmo tranquilli.

      Alterare la percezione di tolleranza nei confronti della Cina è già un atto di guerra. I primi nemici li abbiamo in casa, quelli che con la pelle dei cinesi ci si fanno lo yacht.

    • doxaliber

      La de-globalizzazione è più utopica della guerra. Partiamo da considerazioni oggettiive: le persone che acquistano vestiario prodotto in Cina sono persone con redditi bassi e con nuclei familiari numerosi. Come glielo spieghi a questi che no, non possono comprare dai negozi cinesi perché bisogna fermare la Cina? Inoltre fossero soltanto i negozi cinesi a vendere roba cinese, prodotti fabbricati in quelle zone li trovi anche in tanti negozi di marca e in franchising e se non sono prodotti in Cina sono comunque prodotti in paesi dove la vita umana e il lavoro non valgono certo di più.
      Poniamo anche il caso di riuscirci, ovvero di convincere le stesse persone impoverite dalla globalizzazione a comprare una maglietta prodotta in Italia (sempre che sia veramente prodotta in Italia, molti fanno iniziare il prodotto in Cina, poi in Italia mettono un paio di bottoni e zac, il prodotto diventa made in Italy) come convincere il giovinastro o alla casalinga di Voghera a non comprare più cellulari, mp3, televisori e tanti altri bei gadget che sono prodotti tutti, ma proprio tutti, in Cina? Io ho un Sony Ericsson, i giapponesi e i cinesi si odiano, e i giapponesi in teoria hanno le capacità tecniche per produrre elettronica, eppure sul cavetto del cellulare domina un bellissimo: made in China.

      Se riusciamo a bloccare comunque l’importazione di questi prodotti nell’era di internet, cosa che risulterebbe difficile e favorirebbe il mercato di contrabbando, bene, posto che riusciamo a convincere il mondo occidentale a rinunciare a tutti questi prodotti o ad acquistarli a prezzi 3-4 volte superiori, come li convinciamo i produttori? Il signor Mereghetti che ha spostato la fabbrichetta in Cina magari chiude e kaputt, ma le grandi corporation che rischiano di perdere miliardi? Io dico che piuttosto preferiscono fare la guerra alla Cina.

      La de-globalizzazione è utopia, abbiamo scelto noi di infilarci l’uccello di fiamma nell’apposito orifizio, ora non è più possibile estrarlo come se niente fosse.

      • eduardo

        Utopia mi sembra una parola grossa. Ma la mia vis polemica si ferma qui, perché credo che tu potresti elencare, almeno quanto me, tutte le realtà che sono apparse utopica anche poco prima che si realizzassero. Piuttosto, giusto che siamo in argomento, vorrei precisarti che la de-globalizzazione riguarda anche la non trasferibilità delle aziende, se non con il consenso delle autorità governative. Utopia per utopia: capisco il tuo scherno, ma io ho fatto riferimento ad un dibattito molto serio fra gli economisti più accreditati, tu ti sei divertito a rilanciare l’opzione guerra. Vedi tu.

        • doxaliber

          Utopia per utopia: capisco il tuo scherno,

          Il mio commento non era affatto di scherno, era semmai un invito a confrontarsi con la realtà. Insomma, possiamo benissimo pensare a una de-globalizzazione ma come la mettiamo in atto? Soprattutto come la mettiamo in atto senza che questo non abbia ripercussioni serie sulla nostra economia? Quanto ciò che proponi è fattibile? A mio parere non lo è e ti ho cercato di spiegartene i motivi.

          Ad esempio:
          Piuttosto, giusto che siamo in argomento, vorrei precisarti che la de-globalizzazione riguarda anche la non trasferibilità delle aziende, se non con il consenso delle autorità governative.

          è come chiudere la stalla una volta che i buoi sono scappati. Le aziende hanno già delocalizzato, in realtà non c’è quasi più niente da delocalizzare. Oggi cercare un prodotto che non sia made in China è come cercare un ago in un pagliaio. Anche trasformare un prodotto fatto al 50% in China in un Made in Italy è un gioco da ragazzi.

          • eduardo

            Andiamo meglio. Ho ben presente le difficoltà, del resto io stesso avevo posto una serie di condizioni concatenate. Certamente non ti è sfuggito che riguardavo il problema dal punto di visto dell’Occidente, accogliendo solo strumentalmente la rabbia del Comandante. Ma veniamo al punto. Non credo che l’economia possa essere sottomessa alla logica della “faktizitat” cioè della realtà indisponibile (anche quando i buoi fossero scappati dalla stalla). Arrendersi a cosa? Ad un sistema che produce squilibri insopportabili in tutto l’Occidente a vantaggio di un numero ristretto di capitalisti? . Di fronte alla più drammatica ed inquietante crisi dell’Occidente che lascia sul campo milioni e milioni di disoccupati, spolpa fino all’osso il welfare, distrugge inesorabilmente i diritti dei lavoratori deschiavizzati dalle “lotte” del secolo scorso, abbatte la sovranità nazionale degli stati europei, asservendola ai diktat di poteri a-democratici ed autoreferenziali, concentra in numero sempre più piccolo di mani la ricchezza, lasciando debordare la povertà in mare aperto, ebbene di fronte a questa realtà che facciamo, diciamo “pazienza”? E allora, restare nell’Unione è una scelta, non una maledizione. Va benissimo, ma non possiamo consentire che non si passi ad un’unità politica che si faccia carico di evitare le attuali storture imposte dalla BCE, eterodiretta dalla Germania che continua a perseguire interessi nazionalistici soggiogando di fatto gli altri Paesi. Un’Europa politica potrebbe e dovrebbe imporre misure “protezionistiche” capaci di difendere i lavoratori e le aziende europee da una concorrenza “sleale” sotto il profilo delle retribuzioni, dei diritti e dell’ambiente. Se questo non è possibile è necessario uscire dall’Unione. So bene che cadremmo in una situazione drammatica ed angosciante, ma mi sono anche convinto che l’alternativa è la via sulla quale è stata sapientemente guidata la Grecia: sempre e comunque default, ma solo dopo aver spremuto e succhiato ogni risorsa ancora presente, che ne renderà più problematica e comunque molto, molto più lontana nel tempo ogni possibile ripresa. Mi fermo perché sarebbe troppo lungo svolgere l’intera argomentazione, anche se penso proprio che dovremmo parlare di questo e non delle puttane di Berlusconi, perché la posta in gioco non è solo alta, ma più precisamente vitale. Un cordiale saluto.

          • doxaliber

            L’esperienza mi porta a credere che la nostra possibilità di controllare gli eventi sia piuttosto limitata. Certe scelte dovevano essere fatte quando ancora era possibile farle, ora è troppo tardi. La situazione che oggi viviamo è il frutto di un ventennio di scelte politico-economiche scellerate e che noi cittadini, in un modo o nell’altro, abbiamo avallato. Abbiamo ceduto alla tentazione della mela, anche se già mozzicata, e ora dobbiamo pagarne le conseguenze.
            Roma non è caduta in un giorno, il nazismo non è andato al potere perché i tedeschi sono impazziti, è stato semplicemente il frutto di scelte politiche ed economiche scellerate alle quali non è stato posto rimedio per tempo.
            A mio parere è troppo tardi, la ricchezza ormai si è spostata dall’altra parte del mondo, i cinesi e gli indiani sono più di noi, sono più preparati di noi e sono più affamati di noi. La nostra non è una crisi ma una lenta agonia. Sarei ipocrita con me stesso se dicessi di credere nella possibilità di porre rimedio, sarei felice di essere smentito. Voterei colui che propone soluzioni che almeno tentano di proporre vie alternative (voterei ad esempio le soluzioni proposte da Galbusera in qualche altro articolo, anche se le riterrei soltanto soluzioni tampone che ormai non possono risolvere il problema) ma non credo che questo succederà. Stiamo per essere investiti da un meteorite. Io mi seggo a guardare.

          • eduardo

            Restiamo in piedi. Magari lo vediamo da lontano, scappiamo e ci salviamo. E. comunque, voglio tentare di salvarmi insieme a te.

  • serpiko

    @Doxa: credo si possa cominciare al supermercato.

    Perchè la prima palla va piantata nella testa di chi ha finanziato tutto questo. E non mi si venga a raccontare la principessa di tutte le cazzate, ovvero che le responsabilità siano da condividere tra chi ha importato merce fino a oggi e chi questa merce l’ha acquistata.
    Non può passare questo messaggio. Non è la stessa cosa.

    Il cliente finale non può recarsi in Cina a vedere le condizioni di chi gli ha prodotto la maglietta; può solo maturare nel tempo una consapevolezza che lo porti a controllare l’etichetta e a evitare determinate provenienze.
    Chi ha fatto produrre la maglietta però in Cina c’è stato, ha visto, ha toccato con mano. E se ha continuato a importare, se n’è sbattuto le balle.

    C’è un progettino che ho in mente da tempo. Vorrei raccontare la storia di alcune importanti aziende che sono cresciute delocalizzando. Una lista della spesa al contrario insomma, l’elenco di cosa NON comprare.

    • Comandante Nebbia L'autore dell'articolo

      Mi sembra un’ottima idea Serpe.
      Quello che mi chiedo sinceramente però è: quanti di noi sarebbero disposti a modificare il loro approccio al consumo per combattere il nazismo cinese?

      Meno oggetti, probabilmente costruiti con più attenzione e con costi più alti, minore scelta e minor ricambio.

      Siamo maturi per poter finalmente mettere in crisi il consumismo?
      Secondo me no. Va prima di tutto fatto capire che si sta svendendo per una maglietta quello che si è difeso 60 anni fa con decine e decine di milioni di morti.

      • serpiko

        E’ una domanda che mi sono posto io stesso.
        Credo di sì.

        Paradossalmente, non occorre nemmeno una base consapevole su cui costruire l’acquisto. La cosa funziona anche senza che lo stesso sia una scelta etica.

        Mi spiego meglio.
        Conosciamo casi in cui merci cinesi di qualità uniforme vengono vendute a Occidente con prezzi diversi. Ciò per posizionamento di mercato dei marchi che su di esse vengono apposti.
        Il punto è: chi compra il marchio top, quindi spende più danaro, è consapevole del fatto che paga un prezzo più alto per merce della medesima qualità?
        Spesso no. Spesso chi acquista un marchio top è convinto di comprare un prodotto migliore.

        D’altra parte l’unica strada è quella. Minori consumi, maggior qualità delle merci.
        Risolvi molti problemi in un colpo solo, primi tra tutti quelli ambientali.
        Solo bisogna abituarcisi, bisoigna cominciare a creare una cultura in tal senso fin da subito.

  • davide

    Caro amico Comandante,

    ricordo che qualche anno fa i nostri pacifisti continuavano a protestare, facendo grande cagnara, contro la Francia perchè faceva dei test atomici.

    La Cina nello stesso tempo faceva molti più esperimenti atomici della Francia, ma non ho mai visto i pacifisti nostrani protestare contro la Cina.

    Ciao Davide

  • Comandante Nebbia L'autore dell'articolo

    Hai ragione, sulla questione ricordo di aver letto un altro articolo in rete dove si parlava di aborti al nono mese con questa tecnica.
    Purtroppo, nonostante le ricerche, non sono stato capace di ritrovarlo.
    La fonte era sicuramente più terza rispetto a Asianews.

    Comunque, saranno anche casi limite, ma il concetto è comunque aberrante.

  • Patrizio Calzolai

    la cultura cinese della vita e' aberrante , in maniera piu' assoluta…pero' c'e' the farsi una domanda : riusciremo ad avere un buono standard di vita se fossimo 50 miliardi di persone?(obiettivo facile the pronosticare? secondo me no! il problema, e' che deglobalizzare e' difficile, se non si fa' un piano di riduzione della popolazione su scala mondiale… e si puo' ottenere in maniera pacifica e concreta: incentivi a chi si fa sterelizzare , incentivi all'acquisto di anticoncezzionali, o come la fa' la cina in maniera alquanto violenta e spregevole. Non giustifico la cina, ma dico semplicemente che non si puo' deglobalizzare, senza fare politiche che portino a una riduzione del 90% della specie umana, e questo puo' avvenire o in maniera pacifica, o violenta…

    • serpiko

      Anche questa è una riflessione che stavo facendo. Il controllo demografico è indispensabile, almeno in alcune aree.
      La differenza credo stia nel modo in cui si deve gestire il singolo caso, valutando di volta in volta e comunque senza mai mancare di umanità.
      Cosa che l’alienazione del singolo in funzione dell’obiettivo non permette in nessun caso.

      • Doxaliber

        Serpiko, l’Europa è a natalità 0 da un bel po’, se fosse questo il problema dovremmo essere la regione più ricca del mondo. Io penso invece che abbiamo il problema inverso. I cinesi hanno problemi di crescita demografica, non noi.

  • Laura Costantini

    Non sono i cinesi a non piacermi. A me non piace l’ideologia (o la totale mancanza di ideologia) che li guida. Non punto il dito contro le persone e sono certa che quasi nessuno di loro sostenga con convinzione il contesto in cui vivono. Ho la preparazione necessaria a capire che se oggi e’ il regime comunista, nei secoli scorsi era l’impero a convincere i cinesi di non avere alcun valore, presi singolarmente. Ma oggi c’e’ un’ampia circolazione delle idee, c’e’ internet, c’e’ la possibilita’ di essere raggiunti da stimoli esterni. E in questa luce, per loro, accettare lo status quo e’ colpevole. Per quanto riguarda noi, nel mio piccolo mi rifiuto di acquistare nei famigerati empori dei cinesi. Certo, evitare il made in China sottaciuto e’ molto piu’ difficile. Ma quando trovo un capo con la scritta: fabbricato totalmente in Italia, non mi importa se costa dieci euro di piu’.

    • Comandante Nebbia L'autore dell'articolo

      Continuo col parallelismo: i cinesi stanno alla Cina di oggi come i tedeschi stavano alla Germania nazista di allora.
      Questo per dire che non è mai possibile valutare i singoli, ma l’atteggiamento collettivo è quello che è.

      Così come noi non possiamo disconoscere la nostra classe politica, così i cinesi non possono dissociarsi da una sistema che mette in pratica il male assoluto e che, volente o nolente, si regge anche sulla loro cultura e sul loro modo di concepire una vita nella quale non esistono altri valori che il possesso materiale.

      Se fossi ancora suscettibile a certe fole religiose che hanno caratterizzato parte della mia educazione, si potrebbe dire che la Cina è la parte della terra dove il maligno sta cercando di realizzare il suo regno.

      Scherzo, ma forse non del tutto.

  • Neottolemo

    A mio parere in tutta la discussione si sta ignorando il dettaglio principale della potenza cinese.
    Altrettanto mi sembra che l’opinione pubblica sia ferma all’immagine di Cina che era valida fino a… ieri, praticamente. Diciamo che ad oggi si possono considerare della fasi nell’industria cinese:
    – posto dove delocalizzare la produzione “occidentale” -manifattura e progetto- (schifo di termine giornalistico, ma uso questo per comodità) per il mercato di basso costo occidentale
    – posto dove delocalizzare la manifattura ma con progettazione “occidentale” per il mercato occidentale
    -posto dove produrre a basso costo per la fascia medio-alta del mercato cinese

    Quello che assume maggior rilievo, giorno dopo giorno, non è più la manifattura cinese a bassissimo costo (che resta comunque un pilastro fondamentale del “gioco” economico-politico) ma è il mercato interno. Più di un miliardo di persone (1/7 circa della popolazione mondiale) pronta a buttarsi in un modello di consumo occidentalizzato: i-phone in odore di santità, macchine veloci e donne nude. E non è la Cina a doversi rivolgersi all’esterno del proprio territorio. E’ il mondo che ha bisogno di quel mercato, ne ha bisogno da morire (di fame).
    Se poi volete possiamo entrare anche in una quarta fase, che fa parte del “come la cina può tenere per le palle parte del mondo”. E’ un aspetto che mi sembra poco conosciuto ma la produzione mondiale di terre rare (minerali indispensabili per la gran parte delle nuove tecnologie e, soprattutto, nelle future tecnologie) è in sostanziale monopolio cinese per circa il 90%. Vine da se che il prossimo passo cinese sarà verso l’esportazione di prodotti di alta tecnologia, che siano completi o solo parti di questi ha poca importanza, quel che conta è che il mondo intero potrebbe dipendere quasi esclusivamente dalla Cina. Questo aggiungerebbe un’altra lastra di metallo alla botte di ferro che piano piano si sono costruiti.
    La guerra è fattibile? Per la guerra servono le risorse ed al momento queste si dirigono sempre più verso la Cina e c’è un caos tale nello status-quo che mi sembra più o meno improbabile che c’è chi possa riuscire in un’inversione di tendenza.

    Neo.

    • doxaliber

      Analisi perfetta direi. In ogni caso penso che Stati Uniti e Cina troveranno un equilibrio, oppure una guerra ci sarà. Ma a mio parere quelli che rimarranno davvero con il culo scoperto saremo noi Europei.

      • Neottolemo

        L’Europa, come del resto il mondo, sta subendo uno spostamento dell’attenzione economica verso il sud est del mediterraneo. Si può pensare alla primavera araba, la prima vera manifestazione d’attacco dichiaratamente incentrata sul rifornimento delle risorse energetiche e mossa non dagli stati ma da interessi corporativi (e l’euro l’ha subita tutta, dimostrando che l’europa è nuda e senza una vera leadership). O si può pensare al ruolo turco. La turchia sta avendo un’escalation di leadership mai vista prima in quei territori e si è imposta come entità internazionale con un peso decisionale notevole. Questo anche perchè è l’unico paese nella zona a garantire una certa stabilità come ponte verso l’Europa. Ormai gli interlocutori sono Germania, Francia (fichè regge il traino tedesco imho) e Turchia. Gli altri paesi Euro sono dei pesi morti che stanno mettendo in serio pericolo l’economia del vecchio continente. La domanda che si pone il mondo (e che la stampa europea cerca di nascondere e sottovalutare) è se si riuscirà a salvare o meno l’Euro. Se è necessario sgrossarsi di carcasse come la Grecia, il Portogallo e l’Italia e salvare il salvabile o fare il botto e pensare alle conomie nazionali con nuove alleanze. E’ quello che gli USA aspettano e monitarano, non per altro il new york times ha dedicato una sezione online alla cronistoria della crisi europea (qui: http://www.nytimes.com/interactive/business/global/european-debt-crisis-tracker.html?ref=global ). La situazione degli USA è legata a quella europea. Ora in pratica, o crolla l’euro o l’intera Europa. Vedremo.
        L’Italia è già col culo scoperto. Penso che possiamo procurarci un barile di vaselina per quando arriverà la disfatta se solo si intervenise sul mercato del lavoro come l’UE continua a chiederci. Almeno per salvare parte della nostra manifattura. Per ora abbiamo Draghi che va a sbattere i piedi da Merkel e Sarkozi perchè non lo lasciano giocare e amen.

        Mi rendo conto che sono abbastanza OT, pardon.

        E grazie S. :mrgreen:

        • dM

          Sì bella analisi sia la prima che la seconda. La seconda, un po’ ot invero. Ma a href=”http://www.mentecritica.net/mandaci-un-articolo/”>scrivere qualcosa proprio no??

  • fma

    Certamente la Cina non è diventata l’impero del male a seguito dell’episodio della bambina travolta tra l’indifferenza dei passanti. Episodi del genere, in cui gli uomini si dimostrano troppo da meno di come dovrebbero essere, accadono ogni giorno, in ogni parte del mondo.
    Il loro sistema sanitario non è peggiorato fino diventare quel che è, ma è migliorato: ai tempi della rivoluzione culturale i matti li curavano leggendogli i passi del libretto rosso del presidente Mao, ora il programma sanitario prevede la copertura dell’intera popolazione per il 2020. La loro politica demografica data a partire dagli anni settanta, quando il tasso di incremento annuo era del 3%, ora è dello 0,9%; gliene dovremmo essere grati, magari avessero fatto lo stesso i popoli del sud del mediterraneo. Le loro condizioni di lavoro sono migliorate moltissimo negli ultimi trent’anni, così come i loro stipendi in termini reali e le loro condizioni di vita. Se è per questo possiamo stare tranquilli, miglioreranno ancora negli anni a venire, fino a diventare uguali alle nostre; se mai dovrebbero essere le nostre a preoccuparci.
    Mentre se i cinesi ci fanno paura per quel che sono, antropologicamente, avremmo dovuto accorgercene cinquant’anni fa, quand’erano assai peggio di oggi e sarebbe stato assai più facile averne ragione.
    Al punto in cui siamo non possiamo fargli la guerra guerreggiata, perché rischieremmo di perderla.
    E neppure quella commerciale: sarebbe come smettere di andare dall’unico supermercato che ci fa credito.
    Per come la vedo io c’è un’unica strada, rimboccarci i pantaloni e correre.

    • Comandante Nebbia L'autore dell'articolo

      Ad onor del vero, ritengo onestamente di non meritare l’incipit di questa nota.
      La mia ossessione per la Cina ha radici lontane. Ho scritto talmente tanto sul web che, ormai, nemmeno io stesso ricordo cosa, come e quando.Ho rapidamente recuperato questo che è del 2008 quando la bimba del filmato non era nemmeno ancora nata.

      Ciò detto, è vero che la situazione sta migliorando. La domanda da porsi è, semplicemente, se esiste un modello di vita che oltre al possesso possa prevedere dei valori laici di civiltà e di rispetto per sé stessi e per gli altri.

      Se, secondo te, non esiste, stiamo parlando del nulla, come spesso ultimamente mi accade.

      • fma

        Io penso che l’evoluzione civile vada di pari passo con quella economica. L’uomo che non è assillato dal bisogno ha più tempo per pensare.
        La storia dimostra che il pensiero fiorisce dove c’è benessere, sia pure relativo. Non c’è motivo per pensare che non debba valere per i cinesi. La loro storia parla per loro.
        Io penso che noi non abbiamo nessuna possibilità di negarglielo, oltre che nessun diritto.
        L’unica cosa che possiamo fare, che abbiamo il diritto/dovere di fare, è di lavorare affinchè il nostro benessere non sfiorisca al punto di renderci impossibile il mantenimento dello stile di vita, civile ed economico, cui siamo arrivati. Se ci riusciamo bene, se no ciccia.

        • Comandante Nebbia L'autore dell'articolo

          Eppure, nel tuo ragionamento manca un elemento.
          Il pensiero occidentale si è evoluto lungo la linea tracciata dalla morale cristiano-giudaica.
          Forse se Roma non fosse diventata cristiana, oggi vivremmo in un’Europa più simile alla Cina di quanto lo sia ora. nel bene e nel male.

          Il Calvinismo, come sai benissimo, ha fornito un’ossatura morale al capitalismo occidentale che, per quanto evanescente, ha avuto una sua sostanza. La ricchezza come premio di una vita onesta, operosa, parca e caritatevole è cosa ben diversa dal materialismo puro cinese. Anche i nostri antichi nemici, gli eredi di Maometto, hanno sentito la necessità di creare una finanza islamica che pur perseguendo il profitto cerca di non travolgere le persone.

          A mio parere, e lo dico da laico, l’elemento religioso che è completamente eradicato in Cina, non può essere trascurato.

          • Doxaliber

            Non saprei. La Cina è sicuramente uno Stato ateo, ma lo sono anche i suoi cittadini? Non conosco così a fondo la società cinese ma tendo a credere che non sia così. La spinta verso la spiritualità e di conseguenza verso le religioni esiste in ogni angolo del globo.
            Per il resto sì, è possibile che la società cinese non si evolva esattamente come la nostra e sicuramente anche il Cristianesimo ha avuto il suo ruolo nell’evoluzione della società occidentale, tuttavia, in un modo o nell’altro, non possiamo dimostrare empiricamente l’assunto secondo cui le religioni hanno avuto un ruolo essenziale nella formazione della civiltà europea, né tanto meno il contrario. Possiamo però affermare con certezza che un miglioramento del benessere generale e una crescita culturale sono sicuramente componenti essenziali di ogni società civile e democratica.

          • fma

            Hai ragione, potrebbe essere la mancanza dell’elemento religioso, inteso come architrave della società civile, l’elemento di novità.
            Non necessariamente negativo, tuttavia.
            Confucio vale Socrate dal quale la morale cristiana ha preso, a buona ragione, tutto ciò che poteva esserle utile.
            In assenza di ciò, senza la mediazione della Chiesa, Socrate avrebbe potuto nuocere alla società civile?
            Personalmente m’intenerisce assai di più l’Apologia, che il discorso della Montagna.
            Forse che in tutti i paesi in cui il giudaismo non aveva cittadinanza, la grandissima parte, la vita era peggiore che in Israele, dove Dio aveva stretto il patto col suo popolo?
            C’è veramente bisogno di far risalire tutto a una causa prima per essere migliori?
            Com’è che dopo duemila anni di cristianesimo siamo quel che siamo?
            La signora che scrive qui sotto è il frutto della morale giudaico-cristiana? E’ lei l’alternativa?

    • dM

      Concordo con fma in tutto e per tutto.
      Secondo me ce l’hai con i cinesi solo perché ci stanno facendo un culo così e non c’è niente che possiamo fare!

  • barbara

    sono annichilita. Conoscevo le aberrazioni di quella società ma non che arrivassero a tanto. Il mio istinto raramente mi inganna e, molto prima che si diffondessero notizie sullo status quo di quel paese, provavo qualcosa che era più della diffidenza verso questa…non trovo la parola, perché “cultura” non è. Dopo aver letto “la porta proibita” di Terzani, ha iniziato a prendere corpo ciò che sentivo istintivamente. E pensare che Tiziano adorava la cultura cinese, ma “sulla carta”, senza conoscerla. Aveva sognato di poter vivere in Cina con tutto se stesso, ma una volta riuscitoci, la delusione fu fortissima; provò a combattere il sistema ma alla fine dovette arrendersi e fu persino espulso. Del resto, conosco qualche tibetano e tanto basta. Ha ragione Laura C., non è questione di tipo di regime, anche se il suo commento esprime una certa incoerenza quando dice “non sono i cinesi a non piacermi”: se sotto l’impero o il regime attuale le cose non sono cambiate, a livello profondo intendo, significa che c’è proprio qualcosa nel DNA che ci distanzia. Ora che ci penso, ho iniziato a capire qualcosa del loro modo di essere da adolescente, quando lessi i libri della Pearl S. Buck. Nel mio piccolo, da anni evito tutto cio’ che è cinese, dal ristorante ai manufatti. Non so se nelle altre città accada la stessa cosa, ma qui il loro new business è rivolto alla prostituzione a basso costo, travestita da centri massaggi. Ciò che è davvero tragico è che purtroppo nessuno ha il coraggio di mettersi contro questo colosso: sono tanti! E adesso stanno pure diventando ricchi e potenti, e sappiamo come… Ne parlavo con un amico giapponese qualche tempo fa e mentre dicevo quello che ho appena scritto, mi sono illuminata, esclamando: “i Giapponesi! Voi ce l’avete, il coraggio”. In effetti, questo piccolo, tostissimo popolo in passato li ha invasi. Da non credere 🙂 Del resto, è indicativo che il Buddhismo sia passato dalla Cina ma non abbia attecchito: è in netto contrasto con il loro modo di essere. Non ci resta che sperare nel Giappone? Negli alieni? In una presa di coscienza collettiva che sovverta l’attuale status quo, con un subitaneo innalzamento del livello di Umanità a livello globale? Devo dire la verità: nella terza soluzione ci spero, perché senza questa speranza non potrei mai più sorridere.

  • Marco D'Ancona

    Grande dibattito ! Al primo sorvolo sono pienamente d'accordo, ma bisogna restare critici e cercare una lettura obbiettiva delle informazioni anche se poi si vuol agire risolutamente.
    In due parole sono d'accordo sul fatto che la cultura cinese sia agli antipodi della nostra. Oggi più che mai è un'orco famelico pronto e capace ad ingoiare tutto ciò che possa essere utile al suo smisurato organismo. Questa antica cultura che dalle orini si è sviluppata su dei principi ed un'etica molto lontani dai nostri, temprata dall'ideale maoista e geneticamente modifica al contatto del capitalismo selvaggio reganiano, sta muovendosi in modo da far pensare a mostri non ancora lontani. Potrebbe posizionarsi come il nuovo mostro da abbattere, agli occhi di noi occidentali, lei o noi, mors tua vita mea ! Non dimentichiamo però, comunque evolvano le cose, che il nazismo e l'inevitabile seconda guerra mondiale sono le conseguenze della volontà delle vecchie potenze (Francia & Inghilterra) di confrontarsi sul piano marziale con la nuova potenza emergente (il blocco germanico) senza cercar di contrapporre altri generi di limiti, altrettanto forti ma non nefasti come lo scontro fisico. Mi sembra che siamo ad incrocio paragonabile.
    Siamo e tutti complici dell'attuale sistema di commercio mondiale e lo resteremo fin quando non saremo pronti a rinunciare a una parte di questo piccolo benessere che posa su tanto dolore e sullo schiavismo.
    Lo schiavismo è stato abbandonato come sistema economico quando non è più stato utile.
    Oggi è tornato alla luce di nuovi teoremi ma è sempre la stessa cosa, anche sono altri a gestirlo direttamente.

  • gianluca

    La vera aberrazione è che tu come molti commentatori pensi che gli occidentali siano meglio.

    Mai visto al telegiornale gente che si accascia per strada e nessuno la soccorre? Mai sentito parlare di pirata della strada che scappa in Italia?

    Pensi che uccidere un feto a 3 mesi sia più civile che ucciderlo ad 8 mesi?
    Io no.
    La germania non ha vinto ma peccato che le femministe da noi abbiano lottato per avere una legge sull’aborto che consenta di uccidere un bambino perchè ha una malattia congenita o semplicemente gli occhi neri piuttosto che blu, anzi, senza nemmeno dover menzionare un motivo.

    Certo da noi possono uccidere tutte le donne e non solo i gerarchi fascisti e questo magari per molti è un gran bel passo in avanti rispetto al nazismo.

    E’ vero, non si può più bruciare nessuno in forno, meglio far morire i bambini neri di fame sfruttuando tutte le risorse mondiali per noi, controllando i mercati delle materie prime, bruciando cereali come comustibile.

    Infine chi pensi che finanzi la Cina? I marziani oppure il nostro stupido shopping consumistico?

    Francamente il mondo che plaudi non mi sembra poi così diverso dalla Cina o dal Nazismo.

  • Massimo Esposito

    Il governo cinese, e non la Cina, sono un modello molto pericoloso, perchè tutti i governi e poteri occidentali lo stanno ponderando come modello possibiei, adattandolo ovviamente alla cultura occidentale. Il controllo del web è la dimostrazione di questo. Per questo penso che la libertà e i diritti civili dell' individuo saranno sempre in pericolo fino a quando esiste questa gigantesca dittatura in oriente. La Cina, così come è oggi è un paese artificiale, che per esistere ha necessariamente bisogno di leggi atroci, e l'occidente pare stia perdendo il suo senso della libertà individuale, e del rispetto della persona. Per quanto riguarda la guerra, forse essa non è necessaria, visto che regimi feroci del genere si distruggono da soli, perchè negli esseri umani non è possibile cancellare il senso della libertà

  • barbara

    http://youtu.be/LvtYEcjq6_I
    con questi piedi non si corre, non si può neppure camminare veloci. Sono peggio di una catena. Un’usanza durata secoli ed è ancora viva qualche donna che l’ha subita. In occidente pochi sanno in cosa consiste esattamente. Qui è spiegato.
    http://www.immenso.org/11529/la-tortura-dei-piedi-microscopici-cinesi-legati-e-costretti-in-scarpe-piccolissime/
    Si, ci sono altre culture che hanno inflitto alle donne usanze assurde e non solo in terre lontane, anche da noi si usava il busto. Ma i busti e le cinture di castità occidentali o le collane altissime e i piattini nelle labbra delle africane non rendono invalide e dipendenti. Il dato caratteriale che fa la differenza è l’assenza di emozioni profonde, la crudeltà che nasce dalla totale mancanza di attribuzione di valore della vita umana e del rispetto dell’altro. Ho sentito il bisogno di tornare e commentare ancora dopo aver letto un articolo sul Tibet:
    http://www.lettera43.it/attualita/28910/a-ottobre-in-cinque-si-sono-dati-fuoco-per-protesta-contro-pechino_breve.htm

  • Marco

    Ammetto di non aver letto tutti-tutti gli interventi, ma sono d’accordo pienamente con Eduardo. Se ho letto bene tra le righe, il problema non è certo la Cina, ma l’Europa, almeno per quanto ci riguarda. D’altronde, se le cose continuano così, cioè l’annullamento degli Stati europei asserviti al capitale privato, poco mancherà che quello ventilato per l’oriente capiterà anche qui, e non per colpa della Cina, ma appunto del capitale privato, delle speculazioni, della finanza. Credo che Paolo Barnard, che non ci pensa neanche lontanamente all’Oriente, abbia ragione da vendere. E poi chi dovrebbe fare la guerra, di qualsiasi tipo essa sia, alla Cina? Quale governo? Quale classe dirigente? Ormai è tutto in mano appunto al capitale, e l’unica guerra che ha intenzione di fare è al massimo quella dei mercati, creando enormi sacche di povertà in Europa e quindi di manovalanza a costi infimi, cosa che sta pienamente accadendo, diventando così concorrenziale con l’Oriente. Ci sono diverse tornate di guadagni con questa speculazione – e controllo – studiata a tavolino da decenni, e l’ultima sarà il cosiddetto “captive demand”, se conoscete il termine. Ci stiamo preoccupando della Cina, ma i nazisti li abbiamo da un bel pezzo in casa.

  • Gilda Fusco

    E’ proprio quello che stavo pensando in questi giorni. Mi viane un brivido a pensare che “sono loro che stanno cambiando noi”, dopo che noi abbiamo cambiato loro… una reazione a catena che può dare il peggio del peggio.
    Sono d’accordo con te, ma vedo la questione anche a un livello più generale, nel senso che credo che il mondo abbia completamente perso di vista (sempre se lo abbia mai avuto a tiro) il fatto che più di ogni altra cosa al mondo è importante la pace sociale e la serenità di ogni individuo.
    Io non penso che ci sia qualcuno che creda seriamente che l’unico modello possibile sia quello nazista, anzi la situazione complessiva globale dimostra che in larga parte nessuno dei sistemi politici odierni (usati in questi modi) riesce a funzionare a dovere, e che mediamente la stragrande maggioranza delle popolazioni non è soddisfatta dal governo di turno. Funzionano (sempre se è vero) solo piccoli casi particolari e nel caso dei singoli padroni che detengono i poteri (che, abbiamo capito, se ne sbattono del resto del mondo e pensano al “qui e ora”, “io sto bene”).
    Il punto è che secondo me pur essendo teoricamente usciti dal ‘900 (e quindi, sempre teoricamente, dalle utopie politiche) mi sembra che la cosa non sia stata affatto superata nella pratica. Ovvero: non ci sono più i grandi ideali portati allo stremo dal ‘900, ma rimane la brodaglia fangosa che ci ostiniamo a trascinarci dietro invece di pulire e rimetterci al lavoro. Per fare un esempio banale ma pratico (alla luce di quello che la storia prova a insegnarci) mi sembra ridicolo continuare a parlare di “destra” o “sinistra” o “socialismo” o “liberalismo” (o quello che ti pare). Mi sembrerebbe molto più logico parlare di proposte, che non penso possano (e debbano) più essere inquadrate in schemi già provati o che in qualche modo ostacolino le possibili varianti di un sistema e le possibili opinioni di un cittadino. E questo praticamente lo disse anche Machiavelli mezzo millennio fa… forse ce ne siamo dimenticati perchè è troppo vecchio!
    Io sono per la de-globalizzazione, a patto però di avere pur sempre una “globalizzazione culturale” (cosa che penso che adesso non ci sia). Nel senso che deve ancora nascere la società del “superuomo” di Nietzsche, che sarebbe anche obiettivamente la migliore sul campo ideologico. Abitiamo tutti sullo stesso mondo ma ancora dobbiamo capirlo… siamo ridicoli: pensiamo agli alieni quando non siamo capaci nemmeno di comunicare tra di noi sullo stesso pianeta. Abbiamo chissà quanti chilometri di mari e terreni, chissà quante infinità di stati e staterelli che pensano ottusamente alla loro provvisoria sopravvivenza senza confrontarsi REALMENTE con gli altri per un effettivo miglioramento globale. Non l’abbiamo mai fatto e non sembriamo intenzionati a farlo, eppure a me sembra l’unico modo per risolvere davvero i problemi.
    E forse il problema è proprio qui: abbiamo fatto una globalizzazione che è solo economica, mentre quella umana, sociale, culturale, è rimasta indietro o non è affatto partita. Questo non può che fare del male a ogni nazione.

    Ok, mi sono dicostata un po’ dall’argomento del tuo articolo, ma penso le due cose siano abbastanza collegate.
    Spero di non essermi spiegata troppo male, è difficile scrivere quello che ho in testa quando quello che ho in testa continua a evolversi implacabilmente! 😉

  • Diome

    L’episodio del video e’ scandaloso, ma usarlo come pretesto per parlare male di tutto e di tutti mi sembra da.. sfigati.

    I Cinesi hanno imparato a non soccorrere altre persone per un semplice motivo: chi viene soccorso accusa il soccorritore e cerca di ottenere i danni da quest’ultimo. Sono sicuro che chiunque, anche tu, se fossi in Cina ti asterresti dall’aiutare qualcuno per strada. Ovviamente e’ solo una parte di popolazione che si comporta male, ma per evitare il rischio di risarcimenti salatissimi, la gente si e’ adeguata.

    Il sistema sanitario e’ estremamente economico e accessibile, avrei piu’ paura di essere un povero ammalato negli USA.

    Le donne godono di una parita’ sociale simile solo ai paesi del Nord Europa. Donne in carriera sono tante quante se non piu’ degli uomini. In questo dovremmo pensare piu’ all’Italia, con un management prevalemntemente maschile.
    La legge sul controllo delle nascite serve se non vogliamo che le risorse mondiali vengano consumate nel giro di pochi anni, in questo dobbiamo ringraziare la Cina.
    Non e’ dato sapere il sesso del nascituro prima della nascita per scoraggiare aborti legati alle preferenze dei genitori.
    Dopo i 6 mesi di gravidanza se il neonato ha problemi i genitori possono scegliere di abortire, la chiesa non sara’ d’accordo, ma puo’ essere un atto di carita’ piuttosto che dare alla luce un essere sofferente.

    Dal 2008 e’ avviato un processo di protezione della classe lavorativa, con salari in crescendo e ferie obbligatorie. Si, esistono una parte di immigranti dalle province piu remote che vengono sfruttati, ma questi stanno anche tornando alle loro campagne dove il processo di sviluppo sta prendendo piede.
    La stessa cosa e’ accaduta durante le nostre rivoluzioni industriali, e’ passaggio obbligatorio e inevitabile.

    Mi fa un po pena perche’ st’articolo mi sembra scritto da uno che non e’ mai stato qua.

    Leggete qualcosa sulle esperienze degli Italiani in Cina. Io ho appena comperato “Shanghai solo andata. Storie di giovani italiani in Cina” di Duccio Alabiso

  • Giuliana

    Preferisco non commentare il filmato: non ci sono parole abbastanza eficaci. In quanto all’abbattere il mostro-Cina, sarei anche daccordo. Però.. noi poveri tapini, che peso abbiamo? Tu dici che le cose a poco prezzo fanno comodo. Però.. quelle a prezzo più alto, chi le fabbrica? Sempre loro! Ormai non esiste più il Made in Italy, se non a livello etichetta appiccicata su articoli Made in PRC.
    Cioè la maglietta la due euro e quella da cinquanta, sono fabbricate comunque da loro. La differenza è che l’imprenditore che ci fa appiccicare l’etichetta ci marcia alla stragrandissima. Finchè avremo industriali che ragionano così, noi saremo sempre meno di zero, con potere ancora minore.

  • lelemado

    Ci si accorgerà che il loro abbraccio economico è mortale. Inizialmente si intenterà una guerra economica e poi, inevitabilmente, si arriverà al conflitto. Lo penso da anni.
    P.S. Ovviamente i diritti umani saranno la falsa bandiera sotto cui combatteremo.

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