Attenzione, su Mentecritica scrivono diversi autori. "La Cia è una Piscina Calda e Accogliente" è stato scritto da GG
“Tuffati in Facebook!”
Seppure non proprio in termini così raccapriccianti, è sostanzialmente questo il messaggio con cui da mesi vengo bombardato da amici e conoscenti. Ognuno cerca di circuirmi a modo suo: c’è quello intimista (“dai, ti aggiungo a Facebook”), quello settario (“iscriviti pure tu a Facebook”), quello trasgressivo (“fatti Facebook pure tu”), l’utente esperto (“Facebook è pieno di sticchio”). Tutti stretti in un affiatato e segreto sodalizio atto alla sistematica distruzione della mia pace interiore.
Parte 1. Dentro Facebook: la “buona ragione”, e la morte del nickname
Ma perché non mi iscrivo anche io? Che cazzo mi costerà mai? Ogni tanto mi piazzo davanti allo specchio e me lo chiedo ripetutamente. “Non è possibile”, concludo urlandomi in faccia, “sto diventando nevrotico a causa di una scelta fatta proprio per non diventarlo!”
Seguono ruggiti provenienti da oscuri abissi gutturali, e ruvidi miagolii di violini feriti.
Facebook esiste ormai da un bel po’; raggiunge la notorietà nel 2008, gradualmente, posizionandosi spavaldamente sul ring in cui, con MySpace, si contenderà la leadership del social-networking; da tre mesi conosce una rapida e ripida ascesa, in gran parte grazie all’affettuoso apporto del popolo italiano (sempre in prima linea in ogni pandemia culturale che si rispetti). E in tutto ciò, io mi ostino a non provare alcun serio impulso ad iscrivermi. Intorno a me, il mondo degli affetti e degli interessi si muove su un binario parallelo, ruotando vorticosamente su un perno fatto di ammiccamenti da cui sono irrimediabilmente tagliato fuori. “Hai visto l’applicazione di Tizio?”, “Hai aderito al gruppo di Caio?”, “Ma poi gliel’hai fatto il poke a quella?”.
Un linguaggio magnificamente allusivo. A mia insaputa, si vivono vite altre. Mi eccito, ma non mi piego.

Eppure devo ammettere che l’idea è geniale: una gigantesca rete di conoscenze, o pseudo tali. E non c’è bisogno di alcuna buona ragione: esiste e basta. Ti aspetta. “E’ gratis e tutti possono iscriversi”, ecco qual’è la ragione. Fantastico.
Facebook è il principio legittimante se stesso: esiste perché è, e non potrebbe essere altrimenti. Se ti vuoi iscrivere, la domanda giusta non è: perché?, bensì, perché no? E’ gratis e tutti prima o poi si iscriveranno: cos’altro pretendi? Sedate le due principali perplessità del contemporaneo vivere (i soldi, la solitudine), tutte le altre questioni sono logicamente eclissate in un remoto secondo piano. Non ti iscrivi a Facebook perchè hai qualcosa da fare: il da fare te lo trovi dentro Facebook. E’ Facebook, ciò che hai da fare. Il mezzo, qui più che mai, è l’ultimo splendido fine di se stesso. Forse è anche per questo che trovo qualche difficoltà a vedermici dentro.
Che il voyeurismo sia ormai il sesto senso dell’essere umano, una nuova ghiandola di avanguardistica evoluzione, è impossibile negarlo: furbo chi l’ha capito per primo (una mattina, tastandosi lo scroto). La funzione è così radicata, ad oggi, che si fa quasi fatica a stigmatizzarla. (Evidentemente ce l’ho anche io, e me la tengo). Strumenti come Facebook fondano la propria fortuna sugli istinti più naturali degli utenti: l’ “autoevidenza” di cui si parlava sopra nasce da questo, non da altro. Una delle pretese di Facebook, dopotutto, è proprio quella di essere una naturale prosecuzione virtuale della vita reale: si rompe, con Facebook, la decennale e sacra consuetudine del nickname, della doppia vita, della rete come “appendice” occasionale della realtà. Grazie a Zuckerberg, il voyeurismo assume un connotato assolutamente nuovo, perché la rete diventa, da “guanto” che era, una vera e propria “nuova mano”: un nuovo codice di lettura di una medesima cosa.
E questo è un altro aspetto che tende a non piacermi. Mi fa effetto il fatto che, anche da non iscritto a Facebook, io possa trovare una persona (iscritta) semplicemente effettuando una canonica ricerca su Google. Facebook mi apre le porte della comunicazione anche nei confronti di coloro con cui non ho (magari non a caso) altri canali di contatto. Invece io amo il nickname perché mi permette di utilizzare la rete dal buio, rispettando me e voi: la mia faccia non vi serve, la mia voce non cambierebbe ciò che vi dico, il mio blog è tutto quello che voglio che voi sappiate di me. Io sono un orango, come tutti voi.
“Che senso ha la rete, senza un nick?”. Facebook ha invertito la domanda.
Facebook pretende di simulare il sociale. Gli utenti sono chiamati, affinché questo funzioni al meglio, a riappropriarsi del nome reale accantonando il nickname; a cercarsi; a intessere rapporti strutturalmente nuovi; a annullare le distanze spaziali, ma soprattutto, temporali. E qui si cela un’altra debolezza strutturale del mezzo, che in realtà, più che al social network in sé, afferisce forse alla filosofia che pretende esservi dietro. “Facebook ti aiuta a mantenere e condividere i contatti della tua vita”. Sciagura. La vita, purtroppo o per fortuna, è fatta di un passato, di un presente e di un futuro. Intorno a questi concetti (e intorno a quello stesso di “vita”) ruotano dinamiche delicate e inafferrabili, che il cervello sintetico del sistema del social-networking è incolpevolmente inadatto a gestire. Facebook ti aiuta a riprendere i contatti con il tuo compagno di banco delle medie, sì, ma non è detto che tu lo voglia: perchè dovresti essere messo davanti alla scelta tra rifiutare scortesemente un’ “amicizia” richiesta, o accettarla, subendo in compenso un’inondazione di stronzate più o meno informative su una persona di cui non ti frega un cazzo? “Facebook ti aiuta a mantenere e condividere i contatti della tua vita”, sì, ma può darsi che tu rompa malamente con la tua ragazza o con qualche altra persona importante, e che non ti vada di essere costantemente informato sulle cazzate che struscia quotidianamente sulle “bacheche” degli “amici” che avete in comune.
L’unica tua tutela, a quel punto, si fonda sul “blocco” dell’altrui identità virtuale. L’altro per te cessa di esistere: non vi vedrete più, né condividerete più “amici”. Ossia: restare nel social network a condizione che muoia il social-networking. Una inevitabile e paradossale sconfitta del mezzo.
Parte 2: La Cia è una piscina calda e accogliente
Vedete, in questi mesi ho seguito con grande curiosità il fenomeno Facebook. In silenzio. Chi mi legge sa che non ne ho mai parlato, eccezion fatta per un post informativo sul mio tumblr. Da cinque mesi a questa parte non ho fatto altro che raccogliere informazioni, opinioni, risposte, spesso e volentieri proprio durante il dribbling quotidiano ai diabolici amici che ormai da secoli mi implorano di iscrivermi. Alcuni di questi denigrano il mio ritardo facendomi notare come l’unica condizione necessaria per poter criticare legittimamente una cosa come Facebook sia l’averla vissuta. Essi sono perfidi, perchè conoscono la mia curiosità: e devo dire che sotto sotto hanno ragione, e che semmai deciderò di iscrivermi sarà soprattutto sulla base delle loro notazioni.
Ciò che più mi ha divertito, comunque, del fenomeno Facebook è stato l’incredibile flusso di materiale giornalistico prodotto in materia. Si è spaziato da semplici ricognizioni di grottesche proiezioni di sottorealtà (i fan di Riina e Provenzano) ad analisi più o meno acute sul mezzo in sé e per sé.
Volete la mia sulla questione dei fan di Riina e Provenzano? Io credo che non ci sia niente di alieno. Se è vero che Facebook pretende di essere non una realtà alternativa, ma un’alternativa lettura della realtà medesima (una lettura più “bassa”, più semplicistica), allora ne è logica conseguenza anche l’alternativa versione degli stronzi medesimi. E’ necessario, “è un bug inevitabile del sistema”.
Quella sulla responsabilità di Facebook in fenomeni di apologia e istigazione di reati da parte degli utenti è una questione aperta che non tarderà a farsi sentire in giurisprudenza, e con cui, nonostante i tentativi di auto-esenzione emergenti dalle condizioni d’uso, lo stesso social network dovrà fare i conti.
Quanto alle seconde, ci sono elementi che a mio avviso non si possono non considerare nella scelta di un’eventuale iscrizione. Alcuni li ho trovati molto divertenti. Pochi giorni fa un mio amico tesseva con pacatezza le lodi di Facebook: “C’è un sacco di fica! E dietro non c’è nemmeno Microsoft!”. Forse anche tra di voi c’è chi saluta con favore l’indipendenza di questo nuovo mastodontico social network. Ma quo usque tandem, cari amici? Per quanto ancora questa indipendenza? Un recente articolo di Alessandro Longo ha posto il quesito. La crisi mondiale pone i social network (che si reggono fondamentalmente sulla pubblicità) di fronte ad un’alternativa secca: far pagare qualcosina agli utenti (ops, addio “gratuità”) o vendersi alle grandi corporations. Se un domani postare un video sul vostro profilo varrà quanto un caffè, saprete perché.
Pure molto divertenti ho trovato gli articoli sulle ciclopiche class action che Facebook sta subendo a causa della sua “creativa” visione della tutela dei dati personali e della protezione degli stessi da abusi pubblicitari, o quelli sulle granitiche condizioni d’uso del servizio, o quelli sull’incredibile “impossibilità” di cancellare definitivamente il proprio account con tutti i dati ad esso correlati (( trovate tutto linkato nel mio tumblr )). Cose divertentissime, temperate nella loro assurdità soltanto dalla constatazione che in fin dei conti in rete, anche solo con una ricerca su Google, la quantità di informazioni personali che lasciamo come segno indelebile del nostro passaggio è effettivamente già incalcolabile.
Ma la vicenda più divertente in assoluto è indubbiamente quella riguardante la partecipazione indiretta della Cia al capitale ed alla gestione di Facebook.
Sorpresa! Siete tutti potenzialmente spiati. Certo, la Cia non ha bisogno di un social network per sapere chi vi scopate al momento, né probabilmente vi ritiene dei soggetti particolarmente interessanti: ma non è “ironico” che tra le sue grinfie vi ci siate buttate voi, coscientemente, accettando peraltro delle condizioni d’uso degne di Guantanamo?
“Caro, la Cia spia le tue abitudini e i tuoi dati personalissimi!”
“Oh no! Vaffanculo! Eppure era gratis, e potevano iscriversi tutti! Sembrava così onesto!”
Il legame con la Cia è indiretto, ed è così strutturato: nella somma del capitale sociale di Facebook, 27 milioni di dollari risultano essere stati investiti dalla Greylock Venture Capital; uno degli amministratori della Greylock, Howard Cox (già funzionario presso il Ministero della Difesa Usa), è anche partner della In-Q-Tel, cioè una società
“launched by the CIA in 1999 as a private, independent, not-for-profit organization, [...] created to bridge the gap between the technology needs of the Intelligence Community and new advances in commercial technology”.
Una delle solite matrioske societarie in cui è tipicamente strutturato il potere economico e politico mondiale (fonte: quest’articolo).
Fateci un post nel vostro profilo: ops, le condizioni d’uso che avete accettato permettono a Facebook di giudicare insindacabilmente i contenuti della vostra pagina e di sospendervi il servizio, e il vostro profilo viene cancellato. E, ops, i dati se li tengono loro.

E allora, eccomi di nuovo davanti allo specchio. Ma perchè cazzo non mi iscrivo a Facebook? Che mi costa? E’ gratis, e possono farlo tutti. E chissà, forse un giorno lo farò davvero, Cia permettendo. Il web è un mondo strano, per certi versi ancora molto vergine, e per altri versi semplicemente destinato a rimanerlo, per sua natura intrinseca. Come tutte le tecnologie, non è suscettibile di essere oggetto di patenti assolute di moralità o genuinità. Non esiste una tecnologia buona ed una cattiva: chi lo pensa è iscritto al Pdl, anche se ancora non lo sa. La tecnologia si governa con la tecnologia, e con una buona dose di sempreverde intelligenza. E’ vero però che la natura di Facebook tende a forzare e ad annichilire una funzione che fine ad oggi era rimasta abbastanza indenne ai mutamenti: la separazione tra realtà virtuale e realtà reale.
Facebook è un gioco. Facebook è e deve rimanere un gioco. Uno strumento comunicativo statico da affiancare a mail e chat. Un divertissement che va usato, non che usa. Queste sono le vere condizioni d’uso, e per una volta le poniamo noi.

Dipende dall’uso che fai della rete.
Se fai attivismo “sociale” di qualsiasi tipo, a parere mio usare il nome e cognome può essere una scelta azzeccata, per quanto coraggiosa.
Inoltre, se tale scelta ti espone alla critiche ti tutela anche: prova a insultarmi quando ho scritto chi sono e vedi come ti sistemo
Certo è che usare invece il nome e cognome nei blog o in tutti i posti della rete dove si va a scribacchiare è un altra cosa…
Per quanto riguarda ala riflessione sulla divisione tra chi è strumento e chi utilizzatore, si rimanda all’intelligenza e senso critico di ognuno, anche una pistola può essere uno strumento di pace, solo che chi la usa dovrebbe essere quasi divino.
(va beh, mi piaceva finire con una delle mie frasi contro le armi).
Secondo me usare il proprio nome e cognome non ti rende più forte ed in alcuni casi ti rende più debole. Inoltre nessuno può veramente sapere se il nome utilizzato su facebook sia davvero quello reale. Raramente possono verificare questo dato. Reali plausibilmente sono le foto, le tue attività e tutto il resto.
Nel commento qui (19 gennaio, 2009 17:40) vi era anche una severa critica a questa specie di “sotto attivismo” sociale della rete (e di facebook). Migliaia e migliaia di petizioni, che vanno dall’eliminazione del gatto virgola al “sostegno del popolo di Gaza” diventano un minestrone inutile e dispersivo, inconcludente. Ottimo soltanto per consentire ad alcune società un accurato “data mining”.
Le petizioni di facebook sono una specie di etichetta che uno si applica per farsi conoscere: $utilità_sociale === 0
Io parlavo ad esempio del mio caso, nel quale mi ero messo in testa di avvicinare gli appartenenti della mia categoria e creare un dialogo che non c’è mai stato, prima.
IN quel caso ho scelto il nome e cognome perchè prendere posizione significa mettersi in gioco (nel mio mestiere ci metti sempre la tua faccia, per abitudine ho fatto la stessa cosa).
Chiaro che se io in rete dico “Elle Driver è un imbecille” è difficile citarmi o querelarmi.
Prova a farlo quando mi presento con foto, indirizzo e nome e cognome
Non è vero. Non a caso molti blogger in passato sono stati querelati pur utilizzando nickname o false identità. Ricorda che su internet sei sempre rintracciabile, chi di dovere è sempre in grado di risalire all’autore di uno scritto (e non solo chi di dovere). Anzi, il presunto anonimato della rete è utilizzato spesso da chi vorrebbe “mettere internet sotto controllo” proprio con la scusa che chi scrive è sempre anonimo, cosa che ovviamente è una grandissima fesseria.
Anzi, ora che ci penso, a giorni aspettati l’ufficiale giudiziario a casa per avermi detto che sono una imbecille..
Mmm ho molti dubbi che tu possa dimostrare che io non mi riferissi con “imbecille” allo scritto e non alla persona. Non c’è abbastanza giurisprudenza, ma io sicuramente mi opporrei tranquillamente a una querela per diffamazione a elle driver, che dovrebbe provarmi il danno personale e esistenziale derivato dal mio offendere Elle driver…
Mentre se tu scrivi che io sono un imbecille dove mi firmo con nome e cognome e sono INEQUIVOCABILMENTE identificabile….
Vorrei vedere quei casi da te citati se si riferiscono a blogger che da un nick hanno offeso persone riconoscibili o altri nick…
Esistono entrambi i casi. Anche se ovviamente è molto più raro che due blogger si querelino a vicenda e che la cosa finisca sulle prime pagine dei giornali, non foss’altro per una questione economica..
Se tu mini la mia credibilità in rete mi stai comunque procurando un danno, se lo fai diffamando o ingiuriando allora stai commettendo un reato.
Cmq buono a sapersi. Credo di poter dire però che mentre con il nick il problema può comparire con il nome e cognome la tutela è certa.
> “Facebook ti aiuta a mantenere e condividere i contatti della tua vita”, sì, ma può darsi che tu rompa malamente con la tua ragazza o con qualche altra persona importante, e che non ti vada di essere costantemente informato sulle cazzate che struscia quotidianamente sulle “bacheche” degli “amici” che avete in comune.
L’unica tua tutela, a quel punto, si fonda sul “blocco” dell’altrui identità virtuale. L’altro per te cessa di esistere: non vi vedrete più, né condividerete più “amici”.
Quanta amara verità…
Articolo eccellente.
Sarò strano io, anzi lo sono senz’altro, ma non sento alcun bisogno di uno strumento simile; così come non ho mai sentito il bisogno di utilizzare chat e altre cose simili. In fondo mi sembra che facebook sia poco più che l’evoluzione delle vecchie chatroom: cambia la tecnologia, si aggiungono servizi e risorse, diventa tutto più sofisticato ma il concetto di base rimane quello.
Poi che si utilizzi il nome vero o un nickname mi sembra un particolare secondario dal punto di vista dei contatti.
Ma poi, chi cavolo li vuole ritrovare i vecchi compagni di scuola?
Molto interessante. Mi piacerebbe sapere cosa ne penserebbe Gianluca Nicoletti, una delle menti piu’ lucide che abbiamo nel mondo della comunicazione e che di facebbok è un grande estimatore.
A riprova di quel che ha scritto GG, io mi ero iscritto per ritrovare un amico a cui tenevo molto, fuggito dall’altra parte del mondo; l’ho trovato (indirettamente tramite suoi parenti) e quello non mi ha dato retta nemmeno di striscio..
Evidentemente avrà voluto tagliare i ponti definitivamente con la sua vita precedente e dunque (giustamente) non c’è stato facebook che tenesse. Anzi probabilmente gli avrà pure dato fastidio.
Dunque come strumento è stato perfettamente inutile. Anzi, ho dovuto successivamente inserire persone da cui NON volevo essere contattato, perche ero ben felice di averle perse. Sto meditando di cancellarmi a breve.
Per il resto il mio utilizzo è stato piuttosto limitato, ma devo osservare che effettivamente la superficialità media dei suoi contenuti è lampante.
E’ interessante notare che in rete spesso la profondità o l’originalità del vissuto virtuale sia inversamente proporzionale alla visibilità reale dell’autore…come se lo svelamento del reale sul virtuale debba essere contestuale all’oscuramento del reale stesso…
non so se sono riuscito a spiegarmi
Io non ho capito, ma forse sono io eh!
Scusami
Intendevo dire che il 99% delle cose piu’ interessanti che mi sia capitato di leggere in rete appartenevano a nick, non a nomi reali. Questo sia su facebook sia nei blog o forum.
Ora è decisamente più chiaro, anch’io non avevo capito bene.
Non sono sicura del fatto che ci sia un rapporto causa/effetto tra la profondità degli articoli e l’uso di nomi reali. Piuttosto, visto che i nomi reali credo si usino quasi esclusivamente su Facebook, direi che è facebook stesso a creare superficialità. Forse.
Si certo, ma anche nei blog spesso è raro trovare identità reali. Come a voler sempre usare uno “schermo” per parlare di certi argomenti.
Alla fine l’umanità non è molto diversa dai tempi delle maschere del teatro greco.
[...] che in questo articolo di Mente Critica c’è proprio tutto quello che ho sentito, di fondato su dati o di senso comune [...]
Non sono iscritta a Facebook e per il momento non sento necessità di farlo anche se pure io sono inondata di domande da amici/conoscenti/parenti.
Se hai voglia di rintracciare qualcuno ce la fai anche con altri mezzi, no?
A me pare un’invasione (come se non ce ne fossero già abbastanza!)
Grazie per l’articolo molto dettagliato.
ahai, non riesco piu’ a inserire post…ma è già partita la lama?
Certo, ti sei permesso di scrivere una cosa che non ho capito, umiliandomi davanti a tutti
in realtà credo che il filtro antispam ti abbia intercettato per qualche parola che hai usato (forse novantanovepercento)
ps. mi sono sfogata con il commento doppio
Non comincierai a fare vittimismo preventivo anche tu eh?
Il fitrlo antispam è anche più cattivo di noi, anche se poi noi, che in realtà siamo molto più buone, il più delle volte lo convinciamo a rilasciare gli ostaggi.. 
Uno dei due commenti è duplicato, quindi l’ho lasciato dov’era.
no per carità… lascero’ la mia testa rotolare se sarà il caso…
non prima aver tentato di cavarti l’altro occhio pero’
èé Non riuscirai ad avvicinarti a me fino a questo punto..
quando moderavo il blog AI, con traffico simile a mc, mi prendevo di censore solo perchè, lavorando, non riuscivo a sbloccare i commenti entro 30 sec.
molto piu’ semplicemente non vedo l’utilità di un social network di questo genere.
se voglio vedere gente esco e vado in bar.
Myspace ha già piu’ senso, ma per i gruppi musicali…
Myspace, i siti di myspace sono di una bruttezza allucinante però…
Sembrano un agglomerato confuso ed illegibile..
vero, ma sono un ottimo strumento per la promozione della musica di artisti che, altrimenti, starebbero chiusi in cantina. come si è sempre fatto.
a questo proposito segnalo Jamendo.
molto più strutturato, con una sistematica non aliena e con dell’ottima musica
Sto seguendo in disparte questo nuovo corso di MC, anche perche’ spesso non riesco a commentare perche’ non mi appare l’apposito spazio. Problema del mio computer, sicuramente. Riguardo a FB, ho tentennato parecchio prima di accedere. Avevo, ed ho, gia’ due blog e un sito internet piu’ varie partecipazioni in giro (anche a MC, durante l’era del compianto Comandante Nebbia). Che bisogno c’era? Poi ho ceduto per lo stesso identico motivo per cui ho gia’ aperto un sito e due blog: la mia attivita’ di scrittrice. Che poi e’ lo stesso motivo per cui, anche prima di FB, ho sempre usato il mio nome e cognome. I nickname e la necessita’ di avere un’identita’ “altra” non l’ho mai veramente capita. Sara’ che in quello che dico e che faccio ci metto sempre e comunque la faccia. La mia. Quindi FB in realta’ non mi ha cambiato molto nel modo di approcciarmi alla rete. Riguardo poi alla paranoia della CIA e del Grande Fratello (quello di Orwell, non quello della Marcuzzi) che ci spia… non credo che esserci o non esserci, su Fb, cambi molto. Se vogliono spiano e, per quanto mi riguarda, si accomodino pure.
Per quanto riguarda la mancanza del form dei contatti ritengo che il problema sia nei rallentamenti del nostro server. Evidentemente non lo caricava.
Ci fa piacere che tu stia qui. Aspettiamo qualche altro contributo. Grazie
In merito alla tua posizione, molto ragionevole
Sono d’accordo, ma capisco anche la scelta di chi non lo fa.
Oris e il mio nome e cognome sono ovunque in internet, soo uno schedato con i fiocchi, ma lo sono per mia scelta; qui ho messo solo la faccia, ed è abbastanza per riconoscermi ma le mie posizioni non sono mai politiche, in quanto non sono schierato, per questo direi che rischio poco, se non una accusa di qualunquismo o scarso senso civico per il mio rifiuto delle urne.
Capisco che chi invece esprima posizioni forti senta anche il bisogno di una tranquillità in più, almeno nei confronti delle persone vicine.
boh? Continuo a non capire tutta questa discussione su Facebook et similia.
Esistono da una vita, hanno ormai anche una loro propria definizione: social network.
Chi li usa non e’ stato obbligato a farlo, al massimo non era cosciente di tutte le possibili implicazioni di questi strumenti ma, ancora, la colpa non e’ nello strumento ma nell’utilizzatore e nelle baggianate che si beve
Traduco in lingua volgare: “cazzi tuoi!”
Discorso differente invece bisognerebbe farlo quando il governo o un qualche ente OBBLIGA a comunicare i propri dati personali e ne fa l’uso che piu’ ritiene opportuno senza giustificarsi.
Ad esempio il nuovo passaporto biometrico attualmente proposto.
perché il passaporto biometrico?
è un documento, non è giusto che contenga i dati più utili per identificare con certezza una persona?
perche’ per fare tale passaporto e’ necessaria la creazione (anche se minima) di un archivio nel quale conservare le informazioni biometriche ufficiali, ossia quelle prese da te e vidimate da personale autorizzato.
Tali informazioni risiedono anche nel passaporto e quindi, per riconoscere la persona vi sara’ un lettore “locale” che confronta i dati biometrici della persona con i dati presenti nel passaporto.
Successivamente gli stessi dati verranno confrontati con l’archivio di cui sopra, per verificare che tu non abbia falsificato il passaporto.
Come vedi in tutto questo si sottointende un’infrastruttura non esente da abusi e che comporta de facto una schedatura di tutti in nome di una sicurezza che in realta’ non esiste, visto che comunque e’ possibile falsificare i sistemi biometrici oggi giorno in uso (per quanto riguarda le impronte digitali ho scritto gia’ qualcosa in merito) .
E inoltre non avrei possibilita’ di scelta, dovrei essere schedato mio malgrado.
Non capisco, l’unico dato in più rispetto ad ora sarà la nostra impronta digitale. Non è che serva a molto, io non la classificherei come un dato sensibile. Comunque mi riservo di informarmi maggiormente sulla faccenda.
un’infrastruttura simile può non essere esente da abusi, è vero.
ma credo – storcendo il naso per la verità – che un eventuale abuso in questo senso sia penalizzato in maniera così “proporzionata” da risultare un deterrente.
se poi questo sia valido o meno, non possiamo saperlo.
sul fato che si tratti di “sicurezza” inesistente, sono pienamente d’accordo: i pericoli sono ben altri
ma credo – storcendo il naso per la verità – che un eventuale abuso in questo senso sia penalizzato in maniera così “proporzionata” da risultare un deterrente
si.. infatti le interecettazioni fatte dagli interni di telecom e rivendute non sono mai successe…
che c’entra telecom?
un’infrastruttura simile può non essere esente da abusi, è vero.
ma credo – storcendo il naso per la verità – che un eventuale abuso in questo senso sia penalizzato in maniera così “proporzionata” da risultare un deterrente.
se poi questo sia valido o meno, non possiamo saperlo.
sul fatto che si tratti di “sicurezza” inesistente, sono pienamente d’accordo: i pericoli sono ben altri
E poi Zuckerberg è un nome clamorosamente ebreo!
Forse la CIA aspetta che Bin Laden si iscriva a FaceBook per guidare la Jihad.
Allora Obama potrà risalire all’indirizzo IP della grotta dell’Afghanistan.
E il mondo sarà salvo dal terrorismo. Guardiamo il lato positivo!
Io credo che Facebook sia uno strumento molto potente. E come tutti gli strumenti potenti, se maneggiati con cura rendono al massimo, altrimenti diventano pericolosi.
E’ chiaro che se voglio vedere qualcuno vado al bar o in pizzeria. Ma se non è possibile, la rete diventa un ottimo surrogato.
Un’occasione per parlare male di Facebook e, soprattutto, dei suoi infiniti frequentatori? Un invito a nozze per me! E dire che sono un chatter della prima, primissima ora, dai tempi delle stanze aperte di Microsoft.
Ovviamente non sono iscritto, così come non ho profili MSN e l’unico che ho, con quattro parole in croce è quello su Splinder che comunque non è un social network. Proverò ad azzardare qualche motivo al volo qui di seguito sul perché non sia iscritto, ma sappiate fin d’ora che, al fondo delle cose, c’è una repulsione a pelle verso lo strumento.
Ho sempre vissuto la rete di conoscenze (si badi bene conoscenze, non amicizie) come un fastidioso orpello della condizione umana. Milioni di persone a cui fare gli auguri, di cui ricordarsi il compleanno, la condizione sentimentale-affettiva-familiare, matrimoni a cui essere partecipato (o peggio ancora invitato), battesimi, funerali e condoglianze, ecc. E se penso che è scientificamente dimostrato che il numero di “salti” tra me ed uno sconosciuto in Nuova Zelanda è mediamente 6 persone, ciò mi fa ulteriormente ritrarre.
Mi sembra una tale rottura di palle, che non capisco come il mondo possa orientarsi volontariamente in quella direzione. L’essere animale sociale non basta. Bisogna pure essere un po’ coglioni. Ma questa è l’epoca che ci è toccata in sorte ed è probabilmente molto migliore di altre sotto altri punti di vista. E infine, ma dove si trova il tempo per seguire tutto questo e quell’altro?
Ciò premesso, Facebook enfatizza, sistematizza, codifica e, infine, annacqua tutto questo circo di rapporti superficiali, arrivando anche al punto di chiamare “amicizia” questo deserto affettivo. Questa, come sa chi è davvero amico di qualcuno, è tutta un’altra cosa. Di qui il primo motivo del mio rifiuto. Ce ne sono comunque anche altri.
Sin da quando mi sono accostato ad Internet (e dagli albori, agli inizi degli anni 90, quando esistevano soltanto Mosaic e Netscape versione 0,0001 e l’HTML era 1.0 con sfondi grigi e caratteri Times Roman blu al massimo lampeggianti), ho improntato la mia esistenza virtuale all’anonimato, magari non rigoroso, ma sicuramente attento e coscientemente coltivato.
Ovviamente, con l’andare del tempo, Internet per me è diventato sempre più uno strumento di lavoro sul quale non posso più essere anonimo, ma per la parte ludico-ricreativa-personale cerco di usare il mio vero nome il meno possibile.
Facebook ti obbliga a mettere il tuo vero nome (se così non fosse sarebbe davvero privo di senso e sarebbe inutile parlarne, non sarebbe più Facebook ma un forum qualsiasi!) per darlo in pasto ad una community autoconvocata di presunti amici dallo scopo sicuramente inutile e, come appena spiegato, anche (per me) dannoso.
Ricongiungersi con i compagni di classe? Terribile! Non li ho mai sopportati all’epoca, loro non sopportavano me e non si sopportavano nemmeno fra di loro. E si badi bene che non sono affatto un misantropo. Soltanto non vedo perché dovrei iniziare a sopportarli adesso!
Compagni di classe a parte, comunque, mi risulta, guardando i profili di alcune persone di mia conoscenza, che questa bulimia di “amicizie” porti all’apparentamento telematico con persone che nella vita reale non toccherebbero nemmeno con un bastone… Ancora, no grazie.
Vogliamo poi parlare delle foto artefatte, degli sguardi da vamp assassine, delle pose da sirenetto, di persone che se incontri per strada non degni nemmeno di una seconda occhiata (ammesso e non concesso che ci sia una prima?)… Tristezza.
E poi, quello che vi potrà sembrare il motivo più strano. C’è troppa gente. Ma non su Facebook… Nel mondo.
Qualche volta sarà capitato a tutti di cercare su google conoscenze varie per saper che fine avevano fatto… Ebbene da sei mesi a questa parte queste persone, anzi questi nomi, sono regolarmente su Facebook e fin qui niente di strano: avranno anche tutti il cellulare, l’Ipod, gli occhiali da sole ed altri oggetti-abitudini-caratteristiche che li contraddistinguono massificandoli. Il peggio viene dopo.
Tu segui il link ed entri nell’anticamera della vita di qualcuno che quasi sempre non è la persona che stavi cercando. Quindi fai click su “Non è il Nome Cognome che stavi cercando?” e ti si presentano pagine e pagine di omonimi, come a dire che, anche se hai un nome strano, lo condividi comunque con qualcuno. Io non ho un nome strano e del mio nome ce ne sono 2 o 3 pagine.
Beh, come diceva il divin-marchese, io so’ io e nella pagina dei miei omonimi non ho nessuna intenzione di starci.
Infine, last but not least, su Facebook sarei ospite e avrei una strada obbligata (pubblica le foto, di’ quello che stai facendo, tagga tizio e caio, unisciti a gruppi improbabili, ecc.), preferisco perciò affidare ala mia cyber-presenza al blog, in cui come già detto a qualcuno, sono ospite rispettoso o padrone di casa a seconda dei casi, dico e faccio quello che mi pare e soprattutto parlo a quel po’ di mondo che ha la voglia e la pazienza di leggermi.
Amici (veri) e perfetti sconosciuti.
simpatico quadretto. complimenti.