La Chiesa Pagherà l’IMU? Sì, Forse, Aspetta sto controllando… .No, Forse no, Mah. Tu, intanto, paga e zitto! 42


Il Consiglio di Stato ha dato il via libera al regolamento del Governo che fissa le modalità per tassare gli immobili commerciali degli enti non commerciali, quindi anche per i beni della Chiesa che hanno destinazioni commerciali. Dal prossimo gennaio potrebbero avere l’obbligo di pagare l’Imu, magari in quota parte rispetto all’attività concretamente no-profit.

Ma le valutazioni dei giudici amministrativi (parere autorevole seppure non vincolante) che nel precedente esame avevano bocciato il provvedimento perché «esulava» dalla legge dalla quale era delegato, contengono anche dei rilievi concreti sulle modalità per identificare le attività non lucrative. Tra questi, il «carattere simbolico» delle rette. […]».
Il regolamento, che ancora non è noto, può essere desunto dall’atto del Consiglio di Stato. È composto da 7 articoli che identificano i soggetti no profit e regolano anche gli immobili che hanno utilizzazione mista, quelli che avevano creato problemi di applicazione della nuova Imu. Se sarà possibile individuare l’immobile o la porzione di immobile adibita ad attività non commerciale si esenterà solo questa «frazione di unità». Se questo non è possibile si applica l’esenzione in modo proporzionale all’utilizzazione non commerciale dell’immobile.

I nodi vengono però sull’eterogeneità dei requisiti individuati per stabilire le attività non commerciali. In alcuni casi è utilizzato il criterio delle gratuità o del carattere simbolico delle retta (è il caso di attività culturali, ricreative e sportive); in altri il criterio dell’importo non superiore alla metà di quello medio previsto per le stesse attività svolte nello stesso ambito territoriali (per le attività ricettive e in parte per quelle sanitarie); in altri ancora il criterio della non copertura integrale del costo effettivo del servizio (attività didattiche).

[…]Per cliniche e ospizi (attività assistenziali e sanitarie) il regolamento prevede due requisiti alternativi. Sul primo, che riguarda i servizi in convenzione con enti pubblici gratuiti per l’utente, i magistrati evidenziano che non è valido ai fini Ue. L’individuazione dei prezzi medi del territorio (che è il secondo criterio unito a quello delle rette simboliche), invece, è «di difficile applicazione e sotto altro profilo non è in assoluto idoneo a qualificare l’attività come non commerciale».

Sulla scuola invece l’Ue consente che si possano pagare tasse di iscrizione e contribuire ai costi di gestione ma il criterio usato dal Governo, quello della «retta simbolica» che «non copra integralmente il costo effettivo del servizio» – spiega il Consiglio di Stato – «non sembra compatibile col carattere non economico dell’attività: tale criterio consente di porre a carico degli utenti (studenti o genitori) anche una percentuale dei costi solo lievemente inferiore a quelli effettivi». Come dire, il regolamento ha l’ok del Consiglio di Stato ma saranno necessari dei ritocchi prima del varo finale per adeguarlo alle norme europee, evitando escamotage che estendano l’applicazione concreta.

fonte

grassetto dell’autore

Riporto un estratto di un articolo comparso su Il Sole 24 Ore on Line il 14 novembre 2012. La lettura (se si sopravvive alle capriole semantiche) è estremamente istruttiva. Si nota l’estremo profluvio di scienza giurisprudenziale con larghe deviazioni verso la dottrina filosofica, una sorta di discussione bizantina sull’intima essenza dell’intero, le parti che lo compongono, la significanza del simbolo e la sua transustanziazione in mattoni adibiti in parte a culto ed in parte a palestre, resort, alberghi a cinque stelle.

Al tutto, si unisce l’ampio utilizzo della matematica e della statistica. Rilevazioni di valori medi, devianza, scarto quadratico. Roba da tenere impegnate legioni di studiosi per anni e tutto per colpa della comunità europea, quei senza Dio, che continuano a pretendere che Sua Santità sganci i quattrini che, faticosamente, ci estirpa attraverso le connessioni dei rinnovati patti lateranensi (una preghierina per Craxi), gli stipendi per gli insegnanti di religione e l’8 per mille; quello devoluto direttamente alla chiesa, quello indiviso e anche quello esplicitamente versato allo stato.

Alla fine, però, un bel nulla di fatto. Quando si è trattato di decidere definitivamente a chi infilare il solito bastone nel culo non essendoci tempo per cotanta indagine e dotta ispezione, il bastone nel culo è toccato a me che ho una casa che non riesco a vendere che ho dovuto abbandonare per emigrare e che, ora, magicamente non essendo più abitazione principale mi costa come una seconda casa. Quasi 2000 euro di imu che si sommano ai 12.000 che sono costretto a pagare per il fitto e che non posso dedurre/detrarre.

E come a me, il gioioso bastone tra le chiappe toccherà ai nonnini che stanno in sanatorio, quasi che l’ospizio siano le Seychelles, a tutti i disgraziati che sono dovuti emigrare per cercare lavoro e a a tutte le teste di cazzo che invece di buttare i quattrini con le zoccole i videopoker si sono messi un mutuo sulle spalle per fare la cameretta ai bambini.

Ora c’è Papa Francesco che è tanto buono: saluta col “Buonasera”,paga l’albergo, ha la croce di ferro,viaggia in pulmino,regala lo zucchetto,infila il ciuccio in bocca ad un bambino,raccoglie la borsa di una signora, prepara il panino alla guardia svizzera del turno di notte, invita a non fare la faccia malinconica e le suore a non fare le zitelle.

Insomma, si preoccupa di un sacco di cose, ma di dire che sarebbe giusto che i suoi alberghi, come gli immobili di sindacati e fondazioni bancarie, pagassero l’IMU, no. Quello non lo dice.
E’ un Papa buono, ma distratto.


42 commenti su “La Chiesa Pagherà l’IMU? Sì, Forse, Aspetta sto controllando… .No, Forse no, Mah. Tu, intanto, paga e zitto!

  • AdrianoVin

    allora, dellefragilicose,

    giustamente non parliamo di ipotesi estreme e/o remote, tu hai fatto l’esempio che vivi sulla tua pelle, io te ne cito tre altri

    – fratello sposato monoreddito con moglie che possiede un’immobile sgarrupato e sfitto molto a sud; vivono in affitto (i soliti mille al mese) ma pagano ici prima ed imu ora;
    – sorella divorziata, reddito usuale da schiavo, soliti mille d’affitto più ici/imu per abitazione a sud sfitta;
    – me stesso che vivo in casa di mia madre, che risiede presso mia sorella; ci pago ici e imu; ridicolo che a suo tempo, se avessi stipulato un contratto d’affitto o di comodato d’uso con mia madre, si sarebbe avuta una riduzione ici del 2 x1000 – chiaramente non mi andava di soggiacere per uno sconto ridicolo a varie pratiche burocratiche, tra le quali la registrazione del contratto.

    Questa manifestazione di “summa iniuria” nasce per evitare i soliti trucchetti di alcuni furbi proprietari immobiliari che conoscono, classicamente, mille e 1 trucco per frodare il fisco; la conseguenza è classica: lo schiavo, il monoreddito, il lavoratore dipendente (bene che vada, ma anche il precario, l’esodato e il pensionato) paga per sè e per gli altri.

    Ma parlare di coscienza di classe e di lotta di classe è ormai considerato desueto e anche tedioso.

    • AdrianoVin

      quanto sopra per comune patire, ovvio, e per ribadire la summa iniuria

      ero incerto se commentare su quanto scritto da “dellefragilicose” sul capo della chiesa cattolica

      sinceramente penso che al capo di una così grossa organizzazione internazionale, poco ne cale delle tasse immobiliari italiane

      ma molto invece temo che interessi a quanti continuano a contare sulla politica Giolittiana e sul suo superamento del “non expedit” che ha duramente segnato la storia d’Italia dal post Cavour fino ai nostri giorni

      traduco, più che altro per me stesso: meglio tenersi buoni preti, chiesa e credenti cattolici

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