La chiamata


Non ho motivo di dubitare che la dichiarazione resa da Emma Bonino sia veritiera: “Siamo stati noi tra 2014 e 2016 a chiedere che gli sbarchi avvenissero tutti in Italia”.
Si tratta di persona attivamente ed ideologicamente impegnata nel sostenere la campagna di accoglienza e non è tanto stupida da non non capire che un’affermazione come questa mette seriamente in crisi la narrazione librocuorista che ci viene quotidianamente proposta sugli italiani “brava gente” che salvano i naufraghi e l’Europa che pensa solo ai cazzi suoi schierando i carri armati al confine.

Inoltre, la dichiarazione ci spiega anche perché navi di ogni nazionalità si sentano in diritto di scaricare persone non identificate sul territorio italiano. Il ponte di una nave spagnola o britannica è territorio spagnolo o britannico. E se in alcuni casi il ricovero nel più vicino porto può essere giustificato per motivi di emergenza, nella generalità dei casi non si comprende perché una nave maltese che ha accolto profughi sul suo ponte che è territorio maltese debba allungare la rotta di centinaia di miglia per sbarcare persone in un porto italiano violando qualsiasi legge.

Quindi altro che complottone internazionale dei savi di Sion che vogliono islamizzare e negrizzare l’Europa, sotto c’era l’iperego del bamboccione renzi, la sua convinzione che avrebbe cambiato i destini del continente salvo poi essere messo da parte come una testa di cazzo qualsiasi. A questo si aggiunge la brillante intuizione che con i poveri disgraziati raccattati in mare si poteva mettere su un bel business per gli amici e gli amici degli amici che non hanno studiato e per guadagnarsi la pagnotta non possono mettersi a lavorare sulle energie alternative, i big data, le self driving car technologies, ma possono solo preparare la zuppetta al rifugiato, fargli il lettino e la doccetta. La gestione dell’albergo dei poveri, altro che microelettronica applicata.

Peccato che poi la bomba gli è scoppiata in mano e il bamboccione si è messo da parte anche perché ha altri cazzi da gestire. Ora il problema è mio, è vostro, perché questo paese che non aveva strutture efficienti nemmeno per gestire l’ordinaria amministrazione ora si trova a dover intercettare un fenomeno epocale con l’Europa che pretende perché ha messo in mano, non a me e non a voi ma ai soliti amici e amici degli amici, i quattro spicci. Molto meno di quello che da ai turchi che, da buoni levantini, l’affare lo hanno trattato meglio.

E ora siccome la mensa passa solo merda, la regola è che la merda deve pure piacere. Quindi ci vengono a dire che una persona sbarcata solo con un jeans e una maglietta, senza documenti, che non sa leggere e scrivere, che non ha una professionalità, sarà quello che vi pagherà la pensione. Ora la domanda giunge lecita: se da una parte ci viene detto che il lavoro manuale scompare e che, comunque, non fa prodotto interno lordo, con quale magica alchimia il signore in jeans e maglietta, senza documenti, che non sa leggere e scrivere e non ha professionalità avanzata, si trasforma d’emblée in un immigrato regolarmente identificato, in possesso dei requisiti per essere assunto con tutte le tutele legali, padrone della lingua e con competenze tecniche tali da trovare un lavoro qualificato, versare i contributi e pagare la pensione a me e a voi?

La verità è che si confondono a regola d’arte due cose totalmente diverse. L’immigrazione ordinata di personale potenzialmente inseribile in un’economia avanzata, fattore positivo e regolato autonomamente dalle regole del mercato e l’invasione incontrollata di gente che viene dai territori più arretrati del pianeta e che non può inserirsi nemmeno se volesse in una civiltà che non può comprendere senza un attento percorso di inserimento che questo paese non sa offrirgli. Per cui, in un modo o nell’altro, o finiscono in un campo a raccogliere pomodori o in una piazza, cuffiette nelle orecchie e smartphone in mano, a spacciare stupefacenti.

Sono solo palle. Questa non è una nazione, ma un territorio dominato da pallidi signorotti locali che gestiscono i loro feudi fino a quando non arriva qualcuno più furbo e più crudele a strapparglieli. E’ il momento di lanciare una chiamata ad una lotta pacifica e non violenta di disubbidienza civile: cercare in ogni modo legale di non pagare tasse, far valere i propri diritti sempre e comunque, non agevolare in nessun modo l’incompetenza istituzionale di questo paese, interpretare la legge alla lettera perché se si interpreta la legge italiana alla lettera si ferma tutto, erogare la propria prestazione da lavoratori dipendenti al livello minimo di accettabilità, non intervenire in nessun modo per correggere o supportare le decisioni manageriali sbagliate che caratterizzano la classe dirigente mediocre di questo paese. Combattere ciascuno di noi una battaglia silenziosa, efficiente e crudele per portare questo paese alla resa dei conti, cosa che non passa per le elezioni, ma attraverso un resistenza individuale civile, pacifica e non violenta verso questo stato di cose.

A questa gente, i grandi politici e i loro amici, io non perdono di aver portato la guerra nel mio cortile di casa, di avermi fatto sentire un razzista solo perché ho cercato di capire, di avermi reso un uomo ancora più rancoroso e triste di quanto ero prima.

Non basta più condividere. Bisogna “fare”. E fare non vuol dire votare salvini, grillo o chi cazzo volete voi. Vuol dire alzare il culo.

#lachiamata