La cellulite è sconfitta! 1


Passano veloci, a volte scritte in piccolo, le notizie che non urlano mentre invece dovrebbero. Poi son scritte con gentilezza, educate. Le notizie che non vogliono disturbare; sono così garbate che sembrerebbe tangibile la pacatezza di chi scrive.
Ne ho letto una anche oggi, così dicente: “ In Italia è in calo la spesa alimentare.” Poi è sparita, ingoiata dallo spread che tutto divora, dal PIL che è solo una sigla che nessuno riesce davvero ad immaginare cos’è, e dal nuovo record italiano – un altro boom – quello che vede aumentare di giorno in giorno la disoccupazione giovanile, perché quella delle altre età non si conta più.

Chissà cosa sarebbe stato se il giornalista fosse stato meno servo, un po’ più rude e maleducato! Forse avrebbe scritto in maniera differente il suo articolo pieno di numeri e di percentuali, lo avrebbe colorito un po’ di più con quella verità che non si capisce perché, deve essere sempre rimandata a noi, che battiamo tasti a caso, certi che se pure letti oggi, domani saremo dimenticati.

Per esempio chiamare la fame col proprio nome. Forse sì, avrebbe disturbato coloro i quali ancora non si rendono conto di essere ben oltre il punto di non ritorno, ma avrebbe di certo aiutato a comprendere perché non sembra proprio una buona idea riformare il lavoro in senso peggiorativo, licenziando per assumere e licenziare per assumere e licenziare per assumere, ogni tre mesi, frodando lo stato che continua a pensare all’assistenza del padrone e non alla dignità del lavoratore, che del lavoro in teoria dovrebbe vivere.

Denunciare la povertà del popolo può essere un fattore deleterio, lo comprendo, ma avere contezza della propria povertà potrebbe aiutare, invece, a trovare il motivo per la riscossa reale. Il fatto è che la povertà spaventa anche i poveri, e c’è sempre quel minimo di speranza che riescono a dare i sogni, e così, per esempio, basta perdere un quarto d’ora della propria esistenza per rendersi conto che la televisione – anche quella privata dello stato dal monopolista delle televisioni – ha iniziato in maniera martellante a pubblicizzare il gioco d’azzardo. Non più la classica lotteria che ha fatto sognare il popolo fin dall’esordio delle “Canzonissime” o della “Sisal” e poi “Totocalcio”, ma del gioco d’azzardo come il Poker o la Roulette. Inutile che io vi dica, poi, chi insieme alla mafia ha messo le mani sul gioco d’azzardo legalizzato, ve’?

C’è la fame e non c’è la volontà politica di combatterla prima di iniziare a contare i morti. Ma nemmeno questo si può dire, perché tanto se non si possono ingozzare i bambini con le merendine “quelle buone” (che contengono merda) del Mulino Bianco, ci saranno quelle surrogate che contengono merda ma costano poco dei discount alimentari, anche loro in difficoltà, sebbene sempre pieni all’inverosimile di persone che a mangiar merda ci si sono abituati, perché prima di tutto la sopravvivenza.

L’Italiano taglia sulle spese alimentari, significa che in Italia le famiglie iniziano ad avere problemi a pagare il cibo, e non è solo vergognoso, ma anche pericoloso. Ma siamo un popolo virtuoso che s’industria e reagisce cercando sempre un altro sogno da fare, e certi che in qualche modo qualcuno glielo regalerà. E così mi torna in mente quando l’Università di Perugia fece un bellissimo seminario sulle erbette di campo “che era tornato di moda andare a raccogliere”, e che offriva un sacco di buone occasioni, dalla vita a contatto con la natura al ritorno ai sapori di una volta, senza mai però citare l’antica ricetta del pane e cicoria.

Aspettiamo prima di fasciarci la testa, magari arriverà l’esperto a dirci che sebbene non si sia riusciti a sconfiggere il cancro con soli tre anni di governo, almeno avremmo vinto il nemico più grande di tutte le donne: “la cellulite”.

E’ noto infatti come prima regola per perdere il grasso che provoca l’orribile inestetismo sulle nostre chiappette sante, sia quella di mangiare assai meno. Diventeremo tutte delle strafighe da urlo, e ringrazieremo la povertà. Che bello poter concludere con una nota di ottimismo: “Non tutti i mali vengono per nuocere.”


Informazioni su Rita Pani

Rita Pani è nata a Carbonia (CI) il 4 Ottobre 1964. Ha collaborato nella redazione giornalistica di una piccola televisione sarda. Ha partecipato a diversi laboratori di scrittura creativa e collettiva prediligendo il racconto breve, ed ottenendo la pubblicazione di alcuni di essi e di alcune poesie, su qualche rivista tematica e in un’ antologia. Ha lavorato presso l’ufficio stampa di una Onlus, impegnata nella promozione e nella divulgazione informativa sulle energie pulite e rinnovabili, e tutt’ora collabora con la Casa Editrice di musica classica “ClassicaViva”, come addetta stampa. Nel 2007 ha pubblicato il primo romanzo “Luce” con la Gammarò Editori di Sestri Levante, nel 2008 il secondo “Vite di vetro” e nel 2009 “Quell’amore alla finestra – Storia di Tello e Dora”, con la stessa Casa. Con la Epika Edizioni "Lo sguardo di Hermes". Da dieci anni scrive il Blog R-ESISTENZA, molto seguito, prediligendo le tematiche politiche, da cui ha tratto una Raccolta scaricabile da Web. Da novembre disponibile l'ultima pubblicazione "Quattro alberi di magnolia" di Epika edizioni.

Un commento su “La cellulite è sconfitta!

  • Gianalessio Ridolfi Pacifici

    Grazie signora Pani. Avere il piacere di leggere e pubblicare i suoi articoli come quelli della mia amica Barbara è un vero piacere. Senza con questo far torto ai tanti maschietti che danno il loro contributo a MC.

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