La brevissima storia del Tempo 67


Premessa: le mie conoscenze sul tema sono varie, magari anche approfondite in alcune parti, ma irregolari; ero ancora all’inizio della mia avventura con la Fisica, al liceo, quando ho letto gli articoli divulgativi dell’accademia DFC. Quello che potrebbe accadere, quindi, è che i lettori di lungo corso di Mentecritica ritrovino alcuni di quei concetti qui, ripetuti: fanno parte della mia formazione, del mio bagaglio sul tema e, sinceramente, non so dirvi se questa o quella informazione proviene da un pezzo di DFC (per esempio “Esse e Ti l’eterno abbraccio”) o da una delle altre centinaia di fonti scientifiche su cui ho messo mano in questi anni. In secondo luogo, laddove la memoria mi assista, cercherò di dare dei riferimenti bibliografici almeno ai concetti più grandi o “sorprendenti” che magari qualcuno vuole approfondire.

Si parte, che sono già in fervore mistico.
Ci hanno abituati da tempo a pendere un po’ per il culo il buon Zenone, lui e i suoi paradossi spazio-temporali, frutto di ingenuità matematiche; in realtà, ultimamente, sarebbe meglio andarci cauti. Peschiamo a piene mani e vediamo perché, con due dei suoi tanti paradossi: la dicotomia e la freccia.
La dicotomia è una riformulazione del paradosso di Achille e della tartaruga e, più o meno, recita così:
Per arrivare ad una qualunque destinazione devi camminare fino a metà strada, poi fare metà strada della metà strada rimasta (cioè un quarto), poi un’altra metà della rimanente (cioè un ottavo), e così via. Non arriverai mai perché devi raggiungere tutte queste infinite tappe intermedie. Quindi non arrivi, anzi nemmeno parti: il moto è illusione.
Ora, potete fare come il cinico Diogene (che viveva in una botte al mercato ma scemo non era): vi alzate, camminate, e avete dimostrato che quelli di Zenone sono sofismi perché il movimento esiste. In alternativa: prendete carta e penna, disegnate una linea, la dividete in due unità con un trattino, e poi la seconda delle due metà la dividete in due, e poi ancora la seconda metà in due, etc. fino a notare che con i trattini di divisione vi state avvicinando al margine estremo della vostra linea, ma non lo supererete mai. E questo cosa significa? Che se sommate infiniti pezzettini (l’unità con la metà, poi con un quarto, poi con un ottavo,…) non è che ottenete un valore infinito SOLO perché fate passaggi infiniti. Ottenete una somma finita. Si chiama serie convergente. E la serie “1 + 1/2 + 1/4 + 1/8 +…” converge a 2. Zenone era digiuno di analisi e noi possiamo prenderlo per il culo, a maggior ragione che lo prendeva per il culo Diogene. Giusto? Neanche un po’. E ve lo spiego proprio con il secondo paradosso di Zenone di cui voglio parlarvi (così mettiamo un po’ di suspense e riabilitiamo in piccola parte Zenone che, comunque, non capiva nulla di analisi).
La freccia: se guardi una freccia scoccata volare in cielo e la guardi in un singolo istante (come se scattassi una fotografia) la vedrai ferma. In ogni istante che la guardi, la vedrai ferma. Non puoi distinguere, in un istante, una freccia ferma e una freccia in movimento. Ma il tempo che ci mette la freccia a cadere è dato da un susseguirsi di istanti in cui la freccia è immobile. Allora dove sta il moto? E’ illusione.
Le lacune di Zenone in matematica sono peggiori delle mie. Per ottenere il tempo totale che la freccia ci mette a cadere, devi sommare infiniti intervalli di tempo molto piccoli. Molto piccoli ma non pari a zero. E’ sempre la questione di prima: se sommi intervalli di tempo pari a zero ottieni: 0+0+0+… = 0. Se sommi intervalli di tempi molto piccoli, che ottieni? Una serie convergente, stessa roba di prima. Ma in intervalli di tempo molto piccoli, proprio come per una fotografia con un tempo di esposizione piccolo ma non pari a zero, è chiaro che dall’inizio dell’esposizione alla fine dell’esposizione, la freccia avrà posizioni leggermente diverse (la foto viene, più o meno percettibilmente, mossa). Bè, e allora? Tutto bene? Ancora no!
Esiste, signore e signori, “l’ effetto quantistico di Zenone” (Misra e Sudarshan, “Il paradosso di Zenone in Meccanica Quantistica”, Journal of Mathematical Physics): finché siamo ad intervalli di tempo piccoli ma non troppo ed osservazioni macroscopiche, tutto va bene… Ma quando passiamo al molto, molto piccolo, e possiamo osservare più da vicino l’intrinseco legame tra materia e spazio-tempo, le cose cambiano: avviene il cosiddetto collasso della funzione d’onda nello stato iniziale. Che roba è? Provo a parafrasare: “l’acqua, se la guardi, non bolle”. No, non vi sto chiedendo di essere pazienti prima di cuocere la pasta, intendo proprio letteralmente che, guardando, impediamo un fenomeno.
Nel sopra citato articolo si osservava come, non appena si provava ad osservare un certo fenomeno di decadimento radioattivo, tale fenomeno smetteva di avvenire. Sarà timido. Insomma: quando osservi la freccia, la freccia rifiuta di muoversi. Questo dovrebbe suggerirci che forse il tessuto spaziotemporale non si comporta proprio come lo intendiamo in senso comune e che, dunque, il paradosso della freccia non andrebbe snobbato così velocemente (Al-Khalili, “La Fisica del diavolo”).
Ora sappiamo che i concetti comuni di tempo e spazio necessitano di urgente revisione. Vediamo quale.
Le parrocchie esistono anche nella scienza, per ora: in Fisica ce ne sono due, che vanno conciliate ma che per ora non si riesce a tenere insieme (attendiamo con ansia novità dalla teoria delle stringhe). Relatività, Quantistica. Affrontiamo il tempo da entrambi i punti di vista.

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Relatività:
Innanzi tutto piccole considerazioni di Fisica Classica NON Relativistica: se filmi un pendolo che oscilla e poi mandi il filmato al contrario, non capirai che il tempo scorre all’indietro. Se filmi un masso che si stacca da un costone e cade in mare, quando lo mandi al contrario vedi il masso risalire dalle acque, volare e riattaccarsi al costone (Feynman, “La legge fisica”). Evidentemente impossibile. In Fisica Classica, ovviamente, esiste una direzione del tempo, è data dai processi irreversibili ed è scandita dall’Entropia (Planck, “La conoscenza del mondo fisico”);
Ora però dobbiamo passare ad Einstein (è ancora Fisica Classica). La sua teoria della gravitazione (di ciò tratta la Relatività Generale, che si basa anche sui princìpi di quella Speciale) ci ha trascinato in un mondo di 4 dimensioni e in un concetto di “spazio-tempo” che lega inestricabilmente i due concetti, impedendo loro di esistere indipendentemente. Come? Da un punto di vista formale si osserva che il modello matematico alla base della teoria è un modello tensoriale (un tensore, per quello che vi serve sapere, è come una versione generalizzata di vettori e matrici). Le grandezze relativistiche sono espresse da tensori e hanno 4 componenti: tre spaziali, una temporale. La differenza? La differenza è semplicemente un segno negativo, un meno. La sola e UNICA tra dimensione spaziale e dimensione temporale.
Pensateci. Come contate il tempo? Con gli orologi. Come sono fatti gli orologi? Qualcosa si muove in maniera regolare e ciclica (ingranaggi, lancette). Il tempo non è altro che questo: espressione del movimento nello spazio, è la velocità che conta. Se seguite Feynman: “il tempo è ciò che accade quando non accade nient’altro”. Ma in che modo, se non accade nient’altro, possiamo accorgerci dello scorrere del tempo? In nessuno. Probabilmente il tempo accade SOLO quando accade qualcos’altro o, altrimenti, che senso ha il concetto di tempo?
Fidatevi (se non vi fidate: Einstein, “Relatività: esposizione divulgativa” o qualunque altro testo sul tema porta probabilmente gli stessi esempi): Einstein dimostra in poche semplici mosse l’insensatezza del concetto di simultaneità. Tutto deriva dalla velocità, finita e costante, della luce. La luce è il segnale più veloce, in Fisica Classica, che può essere trasmesso. Il solo modo per capire se un evento sta accadendo ORA è guardarlo (ricevere la luce che emana). Ma la luce impiega del tempo per arrivare a noi, e del tempo diverso per arrivare altrove. E se gli oggetti cominciano a muoversi l’uno relativamente all’altro, è ancora peggio. E se entrano in gioco accelerazioni e campi gravitazionali (leggi spaziotempo curvo e Relatività Generale) tra accorciamenti, dilatazioni, velocità prossime a quella della luce e tanto altro, potremmo trovare parecchi fenomeni interessanti. In soldoni, quando io vedrò accadere una cosa, qualcun altro sarà certo che essa non sia ancora accaduta o che sia già accaduta da qualche tempo. Questo ci porta, con qualche altro passaggio, a “Ti con x” per come in parte la intende il Comandante: ogni x, ogni osservatore, ogni persona, ha il proprio modo di misurare il tempo: ha il proprio tempo. Non esiste un tempo giusto o un tempo sbagliato. Esiste il tempo per come si misura in x e il tempo per come si misura in y. In Fisica si chiama “tempo proprio”. E questo è il primo indizio dell’evanescenza del concetto di tempo: se, scientificamente, nulla è effettivamente simultaneo, perché a osservatori diversi corrispondono misure di tempo diverse, allora, per gli osservatori giusti, tutto è simultaneo: se per un osservatore in questo momento io sto nascendo, magari per un altro osservatore, adeguatamente posizionato, io sto morendo. Dunque, in una “visione di insieme”, io sto nascendo ma sto anche morendo contemporaneamente. Grosso, grosso indizio.
Cosa cambia rispetto a prima? Il tempo ha una direzione, ma è un tempo PROPRIO: In ogni punto, lo scorrere degli eventi avrà un ordine. In un altro punto, avrà un altro ordine. Non c’è più uno scorrere assoluto e, a dirla tutta, non c’è più un tempo come qualcosa di diverso dallo spazio e dal movimento.
Comunque, non è finita qui. Oh no. C’è di peggio.

Fisica Quantistica:
Abbiamo parlato di Relatività… Rimane la Fisica Quantistica. Qui non c’è nemmeno ordine per ciascun osservatore. Gli eventi sono disordinati: non c’è passato, non c’è futuro e nel presente nessuno ci capisce un cazzo. Al corso di Meccanica Quantistica I, tra le prime cose che ti insegnano, c’è quella che le traiettorie non hanno senso dal punto di vista quantistico (ricordate che spazio e tempo sono legati, se parlo di traiettorie sto in qualche modo parlando di tempo). Il principio di indeterminazione di Heisenberg ci spiega che è impossibile conoscere insieme la posizione e la quantità di moto (leggi velocità) di una particella.
Perché? Perché per osservare una particella devi illuminarla in modo che il segnale luminoso rimbalzi su di essa e torni da te. Cioè la bombardi di fotoni, cioè la turbi. Più la illumini, più quella devia (e meno informazioni sulla sua velocità restano). Meno la illumini, meno devia, ma meno conoscerai la sua posizione: la lunghezza d’onda della luce che mandi è più larga, l’interazione è più debole, la particella è più “sfocata”. Non se ne esce. (“La grande storia del tempo”, Hawking, o qualunque libro di Fisica divulgativa dal dopoguerra in poi).
Insomma, le traiettorie non esistono perché una particella ha una certa distribuzione di probabilità di trovarsi “qui” o “là” e il fatto che la distanza tra due punti A e B sia coperta nel modo più breve (temporalmente) è solo frutto del fatto che la sovrapposizione di queste probabilità restituisce un valore molto alto per il minimo cammino e valori bassi per i restanti. Non fatevi ingannare: una particella, come possibilità di spostamento ha TUTTI i modi di passare da un punto A a un punto B, quindi bisogna considerare che la particella ricopre TUTTE le traiettorie possibili, e lo fa! Per questo non si può parlare di traiettoria.
Capiamoci: tutte le traiettorie possibili nello spazio E TUTTE le traiettorie possibili nel TEMPO. Avanti, indietro, di lato. Tutte.
E veniamo all’Elettro-Dinamica Quantistica (sempre più giù nell’oscuro tunnel). Feynman ha, in questo campo, ottenuto due risultati: la premiazione col Nobel e, più importante ancora per uno scienziato, l’invenzione di uno strumento teorico fondamentale che ha preso il suo nome. I Diagrammi di Feynman. Sono dei disegnini strani (non dei cazzetti, però) che ci mostrano spostamenti e interazioni di particelle. Prendi una particella, falla spostare in tutte le sue traiettorie possibili. Se la vuoi far spostare indietro nel tempo, puoi: ai tuoi occhi diventerà la rispettiva antiparticella, l’inversione di senso temporale che la obblighi a fare ti sembrerà come un’annichilazione in un apparente scontro tra particella e antiparticella (quest’ultima è appunto sempre la stessa particella che, spostandosi nel tempo, si scontra con se stessa). Un circolo: la particella va avanti nel tempo, sembra annichilarsi con un’antiparticella la quale stava viaggiando in verso temporalmente opposto. Allo scontro si invertono e fanno l’una la traiettoria dell’altra. Si scontrano ancora. Si invertono ancora. Probabilità. Una particella elementare PUO’ farlo: la probabilità è NON nulla, anzi. Ovviamente parlo di tempo nel senso macroscopico, cioè nel senso dell’osservatore. Un osservatore osserva particelle sparire, particelle apparire, particelle viaggiare nel tempo. Non c’è passato, non c’è futuro e del presente ci si capisce ancor meno di prima (Feynman, “QED, la strana teoria della luce e della materia”; Hawking, “La grande storia del tempo”).
Da ciò deriva il paradosso del gatto di Schrödinger (Al-Khalili, “La Fisica del diavolo”) e delle sue sovrapposizioni di stato tra “congegno non scattato e gatto vivo” e “congegno scattato e gatto morto”. Stati, probabilità, mera matematica. Nel tempo (che non è più una linea, che non è più un susseguirsi di punti e istanti, che non è più nemmeno una distribuzione di linee ognuna per ogni posizione) si distribuiscono stati, uno compenetrato all’altro, che continuano a collassare o rafforzarsi: funzioni d’onda che interferiscono, interferenze distruttive o interferenze costruttive, fino alle risonanze. Ogni stato nel suo proprio “universo”, con le sue proprie cause e conseguenze (non necessariamente in quest’ordine, poiché non ha senso parlare di ordine). Perciò ora tutti gli istanti possibili e tutti gli stati possibili dell’universo (ovvero, particella per particella, le possibili configurazioni) vanno immaginati insieme, sovrapposti multi dimensionalmente senza passato, senza futuro e senza qui o là, ognuno con la sua probabilità (Julian Barbour, “La fine del tempo”).

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E infine, in omaggio a Django, qualche considerazione sull’Entanglement: c’entra o non c’entra?
Così come siamo messi ora, non c’entra: è un fenomeno molto, molto, molto più strano di così. Se la sua esistenza prevede necessariamente che il concetto di tempo venga superato, io non lo so. Che invece sia sufficiente tale superamento, lo ritengo improbabile: l’Entanglement è una curiosa proprietà per cui, sotto certe condizioni, due particelle che interagiscono si influenzeranno reciprocamente in maniera istantanea anche quando saranno lontane. Quindi perlomeno serve l’interazione tra le due. Questo consente la trasmissione di informazione a velocità inimmaginabili e sull’informazione, sulla sua conservazione, sul trasporto, sulla possibile perdita, sulla locazione ci sarebbe da scrivere tanto, troppo, a cominciare dal principio olografico che potrebbe potenzialmente calzare in maniera perfetta con questi nuovi concetti (Susskind, “La guerra dei buchi neri”). Ma siamo nel campo delle supposizioni, ed è un terreno pericoloso: mi toccherebbe scrivere altre quattro pagine, e ho scritto anche troppo. Rimane solo una domanda:

E adesso?


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67 commenti su “La brevissima storia del Tempo

  • GirFalk

    A me è sempre piaciuto Zenone 🙂
    Questi argomenti mi affascinano tanto, ma io e l’analisi non ci siamo mai incontrate e quindi le sue informazioni non riescono a raggiungermi nemmeno a distanza ravvicinata 🙂

    • OfeyWatson

      Se non hai incontrato mai l’analisi quasi di sicuro è perchè non te l’hanno presentata bene. 😀

      • GirFalk

        Al liceo per niente, poi all’università ho avuto un prof simpatico e (almeno a me è sembrato) bravo… ma si vede che non è riuscito a riparare il danno 😉
        però il concetto di entaglement è carino, dopotutto sembra funzionare esattamente come per le persone.

  • Django

    Calorosamente grazie, caro Ofey. Innanzitutto la tua abilità divulgativa non può che discendere da uno studio accuratissimo, che evidentemente ti contraddistingue, e da un altrettanto superlativo amore per la materia che studi. La tua scrittura è avvincente e mi permetterà di rileggere più e più volte in modo da digerire, compatibilmente con i miei enzimi, quello che posso. Mi pare l’inizio di una bellissima stagione divulgativa che, insieme alla Accademia di DFC, può donare uno spicchio di visuale sul (meraviglioso) abisso dell’esistente. Grazie anche per la affettuosa citazione, che non merito.

    • OfeyWatson

      Ma smettila. Ad ogni modo temo che sia più amore che studio. Mi sento spaventosamente lacunoso e ignorante! Spero di contribuire alla divulgazione con successo, e sono contento che sia piaciuto. La citazione è doverosa e ne approfitto per cogliere l’occasione: visti i 12 minuti di post, probabilmente scriverò qualcosa sul “principio olografico” abbastanza presto. Devo rileggere un libro, prima. 😛 Grazie ancora e spero di aver reso giustizia al grande argomento del tempo!

  • Giusi

    Bellissimo articolo, l’ho letto tutto d’un fiato e non ho capito nulla, giuro, se non il fatto, ma nemmeno su questo potrei giurare, che spazio tempo e traiettoria sono stabilmente fuori dalla mia capacità di comprensione, ma ho apprezzato moltissimo lo stile. Per quanto mi riguarda, essendo il tono del discorso e il suono delle parole perfettamente accordati, l’articolo è una meravigliosa dimostrazione che si può essere intelligentissimi senza essere noiosi. OfeyWatson, grazie per il regalo, hai contribuito a risollevare la mia attuale stima dell’intelletto umano, in discesa libera dopo l’indigestione televisiva da “Carogne” da stadio…

    • OfeyWatson

      Mi dispiace non essere riuscito a renderlo chiaro, Giusi: è lo scopo della divulgazione ma non sempre riesce in maniera assoluta! Ti ringrazio per i complimenti e, se sei curiosa, chiedi: spesso la maniera migliore per spiegare un concetto a una persona si capisce analizzando il modo in cui quella persona pone la domanda 😀

  • ansgarius

    Caro Ofey, consentimi, a fronte di tante belle argomentazioni, un commento “barocco”, che mi faccia tornare un po’ goliarda.
    ” La filosofia si può ben definire: la freccia di Zenone dell’intelligenza umana”
    Il fine dell’intelligenza, in tale logica, non consiste nel raggiungere il bersaglio, ma nel gioire nell’etere lungo il percorso che lo separa da esso.
    (Con questo non rispondo al tuo post ma al tuo divertente quadro informativo.)

    • OfeyWatson

      Probabilmente gioiremo altrettanto all’infinito quanto la freccia di Zenone rimane sospesa in aria! Grazie per “dedica” della citazione (che non conoscevo).

  • Corrado

    Complimenti , c’è il mio cane che è iperattivo, per lui lo spazio/ tempo è relativo, mah!!

  • mariateresa

    Ho seguito con attenzione fino a che ho potuto.Della prima parte ho tratto una mia personale conclusione e cioè che se guardar l’acqua bollire impedisce l’ebollizione può esser che se ci si specchia in continuazione si impedisca l’invecchiamento….LOL
    Naturalmente complimenti ,ragazzo la curiosità in fisica è il moto perfetto per giungere a nuove proficue scoperte e una grande testa come la tua,sembra averne capacità ed intenzioni.Tanti auguri

  • @novembre69

    Non svelero’ certo un segreto affermando che credo di essere la persona più “ignorante” che abbia mai scritto qui, e il fatto che sia arrivata in fondo al pezzo è di per se un complimento per l’autore.Posso solo dire di provare sana invidia per chi ha avuto la possibilità di soddisfare la sua sete di sapere, forse non troverà ma potrà dire di aver cercato.

    • OfeyWatson

      E’ un “duro cammino” questa ricerca, c’è poco da invidiare: pochi attimi di soddifazione in una routine di frustrazione, forse.

  • Mumon89

    Un’esposizione talmente trascinante nel ritmo e nello stile che, giuro, ho preso ad immaginare il discorso fatto dal Bianconiglio che di tempo dovrebbe saperne parecchio, forse più di Zenone :D.
    Ammetto di essere ormai più avvezza a ciò che riguarda cellule ed esseri viventi, ma l’ho trovato interessante e lo rileggerò.
    Fino ad allora smetterò di guardare l’acqua della pasta, anche se credo di poter dimostrare che anche il grado di fame di chi sta cucinando è in grado di influenzare il fenomeno 😀

    • OfeyWatson

      Grazie Mumon, temo che il grado di fame rientri nella “noetica” e se cito la noetica a una biologa finisco male.

  • Django

    “Se la vuoi far spostare indietro nel tempo, puoi: ai tuoi occhi diventerà la rispettiva antiparticella, l’inversione di senso temporale che la obblighi a fare ti sembrerà come un’annichilazione… omissis… Ogni stato nel suo proprio “universo”, con le sue proprie cause e conseguenze (non necessariamente in quest’ordine)”. Ecco ,caro dr. Watson, questo proprio non riesco a immaginarlo (non capirlo, serebbe roppo). Il mio limite è che devo darmi dei riferimenti “reali”.
    Ero convinto che si fosse data per certa la freccia del tempo e quindi le relazioni causa-effetto. E poi, le “antiparticelle hanno di inverso solo la freccia temporale o anche proprietà specifiche ( es.: la carica del positrone)? Attendo lumi, bontà tua. 🙂

    • OfeyWatson

      Premessa: parliamo di QUELLA teoria. Quindi ai fini di QUELLA teoria noi prevediamo che succeda certa roba. Il modello lo dice, il modello lo interpreta così. E’ una interpretazione del mondo che, presa quella teoria, dobbiamo accettare.
      Ora le spiegazioni. Devo fare una cosa molto cattiva: ti illustrerò completamente che in effetti “funziona così”, ma non sarò altrettanto completo nel perchè. Perciò ti convincerò ma non ti darò un’interpretazione soddisfacente.

      Hai letto qualche rigo più sopra che spazio e tempo devono essere inestricabilmente legati. Quindi quando tu dici “ok, ci sta che tutte le traiettorie spaziali siano possibili” di fatto stai già accettando in modo inevitabile anche che “tutte le traiettorie TEMPORALI sono possibili”.

      Veniamo alle risposte: si, le antiparticelle e le particelle differiscono perchè hanno caratteristiche uguali e opposte (ad es. la carica). Perchè diamo questa particolare interpretazione quando osserviamo una antiparticella? Perchè le antiparticelle sono state previste dal modello teorico prima di esserle osservate. E’ successo che nel modello teorico ci fosse una grandezza piuttosto “ambigua”, e non del tutto spiegata, con una energia moltiplicata a un tempo (è una grandezza mooolto importante) che caratterizzava le particelle. Purtroppo si prevedevano anche “energie negative” (ma l’energia dovrebbe avere un minimo e non essere un pozzo senza fondo). Quindi c’erano nuove strane particelle a energia negativa che viaggiavano nello spaziotempo. Se però le consideri viaggianti indietro nel tempo ottieni “energia negativa” per “tempo negativo” quindi riottieni la quantità delle particelle già note (più per più fa più, meno per meno fa più). Perciò risulta dalla teoria “le particelle che conosciamo possono avere energia negativa e viaggiare indietro nel tempo e sono equivalenti a quelle che noi chiamiamo antiparticelle ovvero quelle che hanno energia negativa, ci sembra che viaggino in avanti ma hanno caratteristiche opposte”. Siccome questa interpretazione è possibile (così come è possibile l’effetto tunnel nello spazio) ed è al momento sia utile sia soddisfacente, si adotta.
      Lo so, non è una bella spiegazione 😛

      • OfeyWatson

        Mi rendo conto di aver spiegato male, aggiusto il tiro:

        in soldoni puoi vedere un positrone O come una particella a carica positiva uguale e contraria all’elettrone, che va AVANTI nel tempo e quando si scontra con un elettrone si anichila… O come una particella a carica negativa uguale uguale all’elettrone (e che quindi è un elettrone!) che viaggia INDIETRO nel tempo e l’annichilazione è solo una inversione di verso temporale.
        E la seconda interpretazione è preferita a causa di quella strana grandezza di cui parlavo prima (Energia per Tempo) in cui dobbiamo trattare particelle a energia negativa e le interpretiamo come particelle che viaggiano indietro nel tempo, pertanto ci risulta che le particelle sono le stesse ma, quando vanno indietro nel tempo, le vediamo con altre caratteristiche.

      • Django

        Uhm… non ci fosse di mezzo la matematica odorerebbe di fede… Però è già più chiaro 🙂

        • OfeyWatson

          Questa è una disciplina priva di un senso compiuto, basti osservare l’esperimento di Young. 😛 Mettiamola così: se riesci a accettare e immaginare che ci sia indeterminazione su moto e posizione di una particella secondo quanto dice Heisenberg allora devi accettare che ci sia indeterminazione su energia e tempo (che sono grandezze correlate). Sebbene in media o “sommando le traiettorie” tu ottenga un valore sensato, la media viene tratta da valori insensati. Energie positive e negative. Quindi, per certi lassi di tempo ci sono delle “fluttuazioni” per cui l’energia (che mediamente ha senso) diventa negativa e il tempo (che mediamente ha senso) diventa negativo. Capita. 😀

  • Django

    Caro Ofey, non potendo offrirti un a birra, meritatissima, ti offro questo bellissimo proverbio, da meridionale ogm quale sono… ” A l’è inutil insegnà al mus, si piart timp e si infastidissi la bestia”.
    Legenda: mus = asino 🙂

    • OfeyWatson

      Qui si dice “a lavè a cap o ciucc s perd timb e ssapon'”. Paro paro.
      Il problema principale è che non posso disegnare nè parlare. Ho spiegato gli effetti quantistici di base anche a persone digiune di fisica…

      • Django

        Notevole che in entrambi i detti il valore da non sprecare è… il tempo!
        Comunque arrenditi Watson, sei circondato! Ti hanno detto tutti che spieghi bene!
        Inoltre l’apertura di questo canale discorsivo promette bene, per noi digiuni. 🙂

        • OfeyWatson

          Ho bisogno di tempo per prendere un concetto difficile e esprimerlo in maniera lineare. Oggi spiegherei il quesito tuo sulle antiparticelle in maniera molto più adatta di ieri :s

          • Django

            Carissimo Ofey, ovvio che il tuo scritto ha scatenato un grande desiderio di conoscenza. Così sono andato a vedere l’esperimento di Young e sono stato colto da una grandissima emozione: nel 1801, diciannove anni prima dell’abolizione dell’Inquisizione, contemporaneamente ai fratelli Grimm ed alle loro suggestioni alchemiche e romanticamente connesse al Medioevo, uomini di pochissimi mezzi tecnologici, con la sola forza del pensiero scientifico, riuscivano ad immaginare esperimenti di atemporale grandezza, come quello della doppia fenditura… cosa vuoi pura emozione!!!

  • arian halili

    permetto che non ne capisco nulla ma queste cose mi affascinano in una maniera bestiale. continuo a vedere “le meraviglie del universo” su focus in continuazione e in continuazione e più vedo e più rimango meravigliato e perplesso allo stesso tempo. e tra me e me mi faccio un sacco di domande e ragionamenti stupidi ma visto che sei qua ..:) tipo :ma perché zenone per arrivare da A a B deve fare prima metà e poi fa 1/4 ? se è stato capace di fare la prima metà perché non può fare anche l’altra,? poi, con la freccia. facendo i 2 scatti alla freccia in cielo non se ne accorto che su uno scatto la freccia è più piccola del altra? poi come la mettiamo in relazione la teoria di einstein con i buchi neri e con la singolarità? poi non riesco a capire le orbite ellittiche. ho sentito parlare delle stringhe, dei universi paralleli e anche l’ultima che il nostro universo potrebbe essere essi stesso una singolarità per un altro universo e cosi via, e non se ne esce. se è vero che la luce del big bang che abbiamo osservato è quella di 13 mld di anni fa può essere che nel fra tempo ne siano nati altri di universi ed è tutto da ricalcolare ma cmq rimane sempre un piacere vedere certe trasmissioni e leggere un informatissimo ragazzo della tua età perciò grazie per il pezzo :))

    • OfeyWatson

      Il primo consiglio che dovrei darti è: se sei così curioso e ti prudono i neuroni non hai che da fare come ho fatto io, ovvero studia la matematica e iscriviti a una facoltà di fisica!
      Cerco di darti qualche “accenno” di risposta alle tante domande.
      1. La dicotomia. Zenone usa una “riduzione all’assurdo” e dice: “se arrivo a metà, poi a un quarto poi a un ottavo etc… Non arriverò mai. QUINDI: nonarrivo nemmeno a metà, non parto nemmeno, non mi muovo proprio”. Quindi Zenone concorda con te e dice “non posso NEMMENO arrivare a metà”. 😛
      2. La freccia. Non è detto che la freccia si allontani o avvicini al fotografo. Potrebbe benissimo essere legata a una corda e percorrere una traiettoria circolare attorno al fotografo 😉
      3. Buchi neri e singolarità. Ehh, come vuoi metterla. Tocca studiare a fondo e vedere dove, come e perchè la Relatività e la Quantistica sono inconciliabili. I buchi neri sono degli oggetti interessanti con tante proprietà interessanti;
      4. Orbite ellittiche. Vado a senso: le orbite ellittiche dei pianeti intorno al sole? Sono anche esse una approssimazione. L’orbita di un pianeta è data da molte forze gravitazionali che riescono a influenzarla;
      5. Stringhe etc. Ne ho “sentito parlare” anche io! Che vuoi che ti dica: le teorie vanno studiate e, se possibile, verificate. Per alcune non è possibile;
      6. Big bang. Per fare una teoria va bene una qualunque persona. Per fare una teoria formale con matematica dietro serve un esperto… Perciò non potrai mai sapere se una teoria è “formalmente corretta” se prima non si sviluppa la matematica del modello!

      Grazie a te, piacere mio!

  • arian halili

    permetto che non ne capisco nulla ma queste cose mi affascinano in una maniera bestiale. continuo a vedere “le meraviglie del universo” su focus in continuazione e in continuazione e più vedo e più rimango meravigliato e perplesso allo stesso tempo. e tra me e me mi faccio un sacco di domande e ragionamenti stupidi ma visto che sei qua ..:) tipo :ma perché zenone per arrivare da A a B deve fare prima metà e poi fa 1/4 ? se è stato capace di fare la prima metà perché non può fare anche l’altra,? poi, con la freccia. facendo i 2 scatti alla freccia in cielo non se ne accorto che su uno scatto la freccia è più piccola del altra? poi come la mettiamo in relazione la teoria di einstein con i buchi neri e con la singolarità? poi non riesco a capire le orbite ellittiche. ho sentito parlare delle stringhe, dei universi paralleli e anche l’ultima che il nostro universo potrebbe essere essi stesso una singolarità per un altro universo e cosi via, e non se ne esce. se è vero che la luce del big bang che abbiamo osservato è quella di 13 mld di anni fa può essere che nel fra tempo ne siano nati altri di universi ed è tutto da ricalcolare ma cmq rimane sempre un piacere vedere certe trasmissioni e leggere un informatissimo ragazzo della tua età perciò grazie per il pezzo :))

  • arian halili

    permetto che non ne capisco nulla ma queste cose mi affascinano in una maniera bestiale. continuo a vedere “le meraviglie del universo” su focus in continuazione e in continuazione e più vedo e più rimango meravigliato e perplesso allo stesso tempo. e tra me e me mi faccio un sacco di domande e ragionamenti stupidi ma visto che sei qua ..:) tipo :ma perché zenone per arrivare da A a B deve fare prima metà e poi fa 1/4 ? se è stato capace di fare la prima metà perché non può fare anche l’altra,? poi, con la freccia. facendo i 2 scatti alla freccia in cielo non se ne accorto che su uno scatto la freccia è più piccola del altra? poi come la mettiamo in relazione la teoria di einstein con i buchi neri e con la singolarità? poi non riesco a capire le orbite ellittiche. ho sentito parlare delle stringhe, dei universi paralleli e anche l’ultima che il nostro universo potrebbe essere essi stesso una singolarità per un altro universo e cosi via, e non se ne esce. se è vero che la luce del big bang che abbiamo osservato è quella di 13 mld di anni fa può essere che nel fra tempo ne siano nati altri di universi ed è tutto da ricalcolare ma cmq rimane sempre un piacere vedere certe trasmissioni e leggere un informatissimo ragazzo della tua età perciò grazie per il pezzo :))

  • arian halili

    permetto che non ne capisco nulla ma queste cose mi affascinano in una maniera bestiale. continuo a vedere “le meraviglie del universo” su focus in continuazione e in continuazione e più vedo e più rimango meravigliato e perplesso allo stesso tempo. e tra me e me mi faccio un sacco di domande e ragionamenti stupidi ma visto che sei qua ..:) tipo :ma perché zenone per arrivare da A a B deve fare prima metà e poi fa 1/4 ? se è stato capace di fare la prima metà perché non può fare anche l’altra,? poi, con la freccia. facendo i 2 scatti alla freccia in cielo non se ne accorto che su uno scatto la freccia è più piccola del altra? poi come la mettiamo in relazione la teoria di einstein con i buchi neri e con la singolarità? poi non riesco a capire le orbite ellittiche. ho sentito parlare delle stringhe, dei universi paralleli e anche l’ultima che il nostro universo potrebbe essere essi stesso una singolarità per un altro universo e cosi via, e non se ne esce. se è vero che la luce del big bang che abbiamo osservato è quella di 13 mld di anni fa può essere che nel fra tempo ne siano nati altri di universi ed è tutto da ricalcolare ma cmq rimane sempre un piacere vedere certe trasmissioni e leggere un informatissimo ragazzo della tua età perciò grazie per il pezzo :))

  • mr. red

    Ofey, i miei complimenti! un testo davvero da leggere tutto d’un fiato. Per quanto riguarda la parte di fisica quantistica, secondo un mio modestissimo parere personale il lettore dovrebbe sapere e aver interiorizzato almeno degli accenni per capire al meglio!! Ottimo articolo, spero tu possa scrivere ancora riguardo questo tipo di argomenti.

    • OfeyWatson

      Grazie, spero di essere più chiarificativo quando affronterò in particolare la teoria 😛

  • Antonello Puggioni

    Da quando ho memoria e, in tempi più recenti, l’abbeverarmi agli scritti di Hawking, Penrose, Feynman, Rees, Davies, Wheeler, Einstein e di tutti coloro che come te “continuano a porsi domande” hanno radicato in me la convinzione profonda che lo sforzo di comprendere l’Universo (e tutto ciò che contiene) sia tra le pochissime cose in grado di elevare la nostra esistenza al di sopra di una farsa, dandoci un po’ della dignità di una tragedia.
    Attendo il seguito in trepida attesa.

    • OfeyWatson

      Grazie Antonello per la trepidazione, spero di soddisfare presto gli interessati! 😀

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