La Bacchetta Magica
26 marzo, 2008 di Fully
Archiviato in Cronache Italiane, Il Bello della Politica
Che il presidente della Repubblica italiana abbia sentito il dovere, pur trovandosi in visita ufficiale all’estero, di richiamare gli italiani alla responsabilità del voto è un fatto che considero drammaticamente significativo.
Ma poco può Napolitano, poverino, contro la crisi di credibilità del sistema. Basta scorrere i fatti politici degli ultimi mesi per rendersi conto che in un Paese ormai alla deriva i nostri rappresentanti presso le istituzioni si dibattono nel loro dorato nulla e dibattono sul nulla.

Non è un caso che il volume “La casta” di Stella e Rizzo sia tuttora un best-seller. Non che gli italiani non avessero già la percezione della scadente qualità media dei nostri politici e della loro principale occupazione, quella del Potere. Ma leggerlo nero su bianco, con tanto di cifre e di circostanze, lo ha di fatto “certificato”.
Ora si teme la disaffezione dal voto. Ora si teme addirittura qualcosa di più: la percezione della inutilità del Parlamento, quindi del fondamento della nostra democrazia. Del resto, come si fa a dar torto a coloro – e sono tanti – che hanno imparato che il loro voto non è comunque “utile” perché non serve, di fatto, a cambiare alcunché?
Certo, questo può essere chiamato “qualunquismo”.
Ma proviamo ad andare più nel profondo delle cose. Proviamo ad immaginare che, per una qualche coincidenza, potessimo essere noi stessi ad essere chiamati a governare il Paese e ci fosse concessa una “bacchetta magica” per risolverne gli enormi problemi.
Beh, io, per parte mia, devo ammettere che non saprei da che parte incominciare. Sì, una rivoluzione culturale, una presa di maggiore coscienza civile sarebbe urgente, ma i suoi tempi sono lunghi, non danno risposte nell’immediato. E l’immediato, purtroppo, incombe.

Ad esempio, come mi comporterei con la malavita organizzata? Manderei a Napoli l’esercito e spazzerei via – manu militari – la camorra? O sarebbe un’ingenuità, visto che tutti ci dicono che ormai la malavita organizzata ha i suoi maggiori referenti non nel quartiere Sanità, bensì nelle istituzioni locali e nazionali?
E per il carovita, quali ricette inventerei? Come fare in modo che la benzina non arrivi in poche settimane a 2 euro al litro? Come evitare che il pane venga venduto a 5 euro al chilo?
Come farei in modo che i salariati arrivino a fine mese senza problemi contemperando questa necessità con l’esigenza di non distruggere la competitività delle nostre imprese o continuare ad aumentare il debito pubblico?
E per le stragi sulle strade? Basterebbe chiudere le discoteche? O dovremmo cominciare a pensare ai limitatori di velocità sulle automobili, con tutto quel che ne consegue?
E per gli incidenti sul lavoro? Sì, più controlli, ma quanti ne servirebbero per farne scendere in modo significativo i drammatici numeri?
E per il dramma dell’insostenibile costo delle case, degli affitti, dei mutui, cosa si dovrebbe fare?
E per il problema energetico, che sarà il problema dei problemi da qui a poco, come comportarsi?
E come rendere compatibile con tutti i nostri problemi l’inarrestabile flusso migratorio che proviene dal terzo e quarto mondo?
Io su questi temi non ho idee che mi convincano del tutto. E non mi consola sapere che in questo sono simile a tanti italiani, compresi – purtroppo – quelli che dovrebbero governarci.
Sarkozy tempo fa costituì per la Francia un team di cervelloni, la commissione Attali, e provò a dare, loro tramite, risposte intelligenti e compatibili a domande del tipo di quelle che ho citato qui sopra. Io credo che sia il momento di fare altrettanto: chiamare a raccolta le menti migliori del Paese e farsi guidare da loro – senza preconcetti di natura ideologica – ad uscire dal pantano in cui ci troviamo…

Non sono ottimista, perché da noi il concetto di “super partes” non ha mai avuto cittadinanza e tutti gli esperti sono più o meno legati a qualche cordata politica e sarebbe difficile mettere insieme gente che la pensa in modo diametralmente opposto senza doversi arrendere al solito polverone, con l’inevitabile nulla di fatto.
Ma si dovrebbe provare. Sperando che non sia troppo tardi e che la cancrena non abbia già mangiato troppa parte dell’Impero.
MC Inserzione Locale
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Ho sempre pensato che non sarei un buon politico, sia per scarsa inclinazione al compromesso, sia per scarsa capacità di proposizione di soluzioni per i problemi che ci circondano.
Ma chi si presenta ad una competizione elettorale ha il dovere di sentirsi in grado di risolverli e noi abbiamo il dovere di selezionare chi riteniamo capace di farlo.
O di non votare, se riteniamo di essere circondati da incapaci, passami l’eufemismo.
L’idea di una supercommissione di esperti, un “think tank” è affascinante ma credo che ogni intellettuale dovrebbe sentire il dovere di rendere un servizio alla nazione prestando gratuitamente il proprio contributo di pensiero, e l’idea di lavoce.info mi pare sia nella linea di quanto scrivo (non stiamo a vedere altre recondite motivazioni).
Ho paura, invece, che molti intellettuali ci facciano il servizio – come si dice a Napoli -, nel senso che si facciano ben pagare solo per “intostare l’acqua”, sempre per restare nei miei paraggi usando un’espressione recentemente ricordata da mc.
Sì, il paese è alla deriva ed effettivamente questi signori (???) dibattono sul nulla. Ma l’ambiente nel quale dibattono non è “nulla”: sono palazzi, ville, auto di lusso, ricchezze e comodità di tutti i tipi, che noi (NOI!!!) gli abbiamo pagato. E continuiamo a pagargli.
Sarà… ma allora com’è che gli italiani votano sempre allo stesso modo? Com’è che anche questa volta ci ritroveremo sempre i soliti nei soliti posti? Non sarà che in fondo ci sta bene così?
Io invece sì; e non perchè io sia bravo e tu no.
Saprei da dove cominciare, semplicemente perchè lo sanno tutti, tu compreso; basta riflettere cinque minuti, e di cose da fare subito ne vengono in mente a dozzine. O veramente vogliamo credere che si debba essere esperti di chissacchè per fare politica attiva?
E se si sbaglia? Ma questa è una certezza e non un rischio. Chi fa sbaglia, chi non fa non sbaglia (vorrei dire che è pleonastico se non avessi paura di farmi pubblicità). Non sarebbero comunque errori più gravi e più costosi di quelli che stiamo subendo da troppi anni, da parte di questi politicanti da strapazzo, buoni a chiacchierare e a farsi gli affaracci loro.
Quindi faccio un crimine o no a non votare?
Sono un incivile, un ingrato un uomo ad ore (ahi velasquez, non ti avessi mai seguito…)
Non votare non è un crimine, non è incivile, non è da ingrati, nè niente altro del genere. E’ legittimo, e perfino comprensibile.
Ma è un illuso chi pensa che possa produrre un qualche risultato, sia pure solo di visibilità: chi non vota non decide.
Sì, ma altrettanto potrei dire per chi vota