La Crisi del Cattolicesimo: Küng, le Sfide d’un “Contadino Cosmopolita” 6


Ha compiuto ottant’anni lo scorso 19 marzo, Hans Küng. Ma il piglio vivo e alacre con cui affronta la platea dell’Università della Bicocca sgombera subito il campo da equivoci: il primo volume della sua monumentale autobiografia, La mia battaglia per la libertà (Diabasis), non è un punto d’arrivo, e lui non intende “ricapitolare” nulla. “Mettere al centro l’idea di libertà – spiega l’illustre teologo – significa guardare avanti”. La vita, continua Küng, scrive sempre le storie più interessanti. E per questo le vicende che racconta sono vere. Uno scorcio manzoniano in queste parole e, forse, non potrebbe essere altrimenti. Squarci d’una religiosità severa, vissuta con austera passione, ma esigente e mistica.

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Libertà, verità: per Küng l’una non sussiste senza l’altra. E gli è stato chiaro fin dalla giovinezza, pur se la libertà è crescita e sviluppo: “All’inizio, per me svizzero di famiglia conservatrice, la libertà si declinava necessariamente con la lotta contro il fascismo e il nazismo”. In seguito si è configurata come libertà interiore, ossia della coscienza. Più oltre ancora, è divenuta la libertà del Concilio Vaticano II“l’evento più significativo nella storia della Chiesa non solo contemporanea, la cui portata dirompente oggi si cerca di ridimensionare” – e infine la libertà della teologia e della Chiesa.

Per comprendere il dono e la successiva banalizzazione del concetto di libertà, Küng ha osservato che le giovani generazioni, alcune delle quali affascinate da nostalgie temporaliste, non si rendono conto di come realmente fosse la cristianità occidentale prima del Concilio. “Era ancora il Medioevo”, commenta lapidario.

Medioevo che si concretizzava nel gelo d’una liturgia ingessata e immutabile, nei “fedeli” del tutto passivi, ridotti a gregge nel senso deteriore del termine, con un sacerdote-sciamano portatore di un insegnamento incontestabile, cui bisognava solo obbedire tacitamente. L’esaltazione del laicato contro una Chiesa clericale, il dialogo tra le diverse culture e religioni, l’apertura al “mondo” sono passi irrinunciabili che, malgrado i tentativi in tal senso, nessuno potrà mai cancellare. Non dimentichiamo, in questo senso, che anche il papa Pio XII aveva in mente un Concilio: ma, secondo lui, la costituzione La Chiesa nel mondo contemporaneo avrebbe dovuto recare un titolo leggermente ma significativamente diverso: al posto della preposizione, una congiunzione, però con significato disgiuntivo. La Chiesa “e” il mondo contemporaneo, a siglare una differenza e una distinzione incolmabili, un confine tra le due sfere, tra la città di Dio e la città dell’uomo, l’una perfetta e irriformabile, l’altra incompleta e fragile, soggetta al peccato. La Chiesa del Sillabo.

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C. Urbino, La Pentecoste (sec. XVII), Milano, chiesa di San Marco.

Giovanni XXIII fu l’apparizione inaspettata che sovvertì una Chiesa museale e asfittica. Ma le resistenze al rinnovamento, pur minoritarie, si sono rivelate forte e potenti. “Hanno abolito l’Indice dei libri proibiti, ma quest’ultimo funziona in modo indiretto nella condanna dei teologi e dei pensatori che osano affrontare temi considerati tabù: celibato dei preti, elezione dei vescovi, ruolo del papato. Le questioni irrisolte restano così le stesse di quarant’anni fa: il controllo delle nascite, la validità del matrimonio, la riforma della curia romana, i rapporti con le altre religioni, l’infallibilità papale. E tutto ciò ha un effetto pratico devastante, perché questa concezione autoritaria si riflette sull’azione della gerarchia ecclesiastica nella politica interna e mondiale. Küng, autore qualche anno fa d’un severo documento sul pontificato di Wojtyla, non esita ad additare come responsabile indiretta della fame e della diffusione del virus dell’Aids la lotta contro i metodi anti-concezionali portata avanti con pertinacia dal Vaticano.

In ogni caso, Küng tiene a specificare di non sentirsi un “teologo dissidente”, come spesso l’hanno definito; in lui vibra la stessa preoccupazione che già aveva agitato un temperamento pur molto diverso dal suo, don Milani. Entrambi tengono a sottolineare di non essere “cristiani sui generis”, ma cristiani e basta. “Sono rimasto nella Chiesa cattolica, e non intendo uscirne, ripete Küng. E alla provocazione di Giancarlo Bosetti di “Repubblica”, secondo cui il timore della dissoluzione ha tuttavia permesso alla Chiesa la sua sopravvivenza (e quindi la sua testimonianza) nel mondo, il teologo replica che non si tratta di scardinare la struttura: “La quale presenta anche caratteristiche importanti. La figura del Papa è un utilissimo fattore di coesione. Un Bin Laden cristiano oggigiorno non potrebbe nascere: una scomunica lo priverebbe subito di qualsiasi autorità”. Nemmeno il Protestantesimo, a cui Küng ha pure dedicato molta attenzione, è il suo modello: “Anche presso quella confessione sussistono problemi: talora troppe divisioni interne, poca sostanza”. Non si tratta, insomma, di denunciare solo i propri mali, o di considerare perfette altre confessioni o credi. Rimarcare le differenze può essere salutare: Küng dice no a inutili e sincretisti sensi d’inferiorità, ma si oppone pure a un’autosufficienza perniciosa. “Credo che, col famoso discorso di Ratisbona, Ratzinger intendesse più che altro dimostrare la validità delle differenze. Ma, per operare in tal modo, occorre un’informazione politica seria: non si può portare come teste un imperatore bizantino, e ridimensionare le violenze operate dai cristiani. La reazione dei musulmani, comunque, è stata equilibrata: hanno creato una commissione di 138 saggi in dialogo col Vaticano e il mondo moderno, di recente anche gli sciiti hanno inviato a Roma una delegazione esplorativa. Ratzinger ha almeno dimostrato una capacità di correggersi cui gli va dato atto”.

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il futuro Papa Giovanni XXIII Cappellano Militare

Ma la “dissoluzione” proviene solo dai cosiddetti “dissidenti”, o non alligna piuttosto in seno al Magistero stesso? I ripetuti viaggi e allocuzioni di Wojtyla non hanno sortito alcun effetto: le vocazioni hanno continuato a diminuire, la liturgia resta poco frequentata, il prestigio dell’episcopato, soprattutto negli Stati Uniti dopo i ripetuti scandali per pedofilia, è crollato. E non si può ignorare – ha accusato Küng – che spessissimo la curia romana ha insabbiato i casi dei preti pedofili.

Non sono pertanto, secondo Küng, la discussione e la critica le cause prime della crisi della Chiesa, ma nella paura e nella mancanza di fede. Quasi una visione profetica. Un Vaticano III? Da tempo Küng lo chiede. Come “contadino cosmopolita”, secondo un suo icastico autoritratto, che ben riassume il senso d’una vita ancora in movimento perché legata alle vere radici.


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6 commenti su “La Crisi del Cattolicesimo: Küng, le Sfide d’un “Contadino Cosmopolita”

  • alberto

    oooh, riecco daniela… Ottimo commento come al solito. non conosco tanto kung ma m’informerò. Grazie!

  • Comandante Nebbia

    Tratti argomenti complessi Daniela. Ci vuole più tempo perché siano recepiti.
    Tu scrivi di ciò che ti piace, è questo quello che conta.
    Ottimo pezzo, come ti avevo già detto in privato.

  • Adetrax

    Gia’, conta il numero delle letture (che qualcuno fa anche dalle copie cache di Google).

  • gda

    La Chiesa non è in crisi è criticata!
    Ma quale chiesa?
    La molteplicità delle immagini della chiesa, all’interno e all’esterno del mondo cattolico, a volte confonde.
    La chiesa, all’inizio uno sparuto gruppo di testimoni, dal medioevo in poi una grande istituzione.
    Si è dovuto attendere un concilio per tentare di dare un’idea semplice e lineare della chiesa, Paolo VI affermò con sincerità che “Il concilio si è trovato dinanzi ad una realtà talmente ricca di significato…da doverla chiamare Mistero”.
    Il suo Mistero è Dio. E’ grande la chiesa, tocca il cuore e le menti, quando racconta il mistero di un Dio che si dona, accoglie, ama e perdona…quando accompagna l’uomo lungo un percorso che conduce all’incontro con l’idea del bene assoluto, con la propria coscienza…
    Cosa accade dopo?
    O ci si conforma ad un “principio autoritario” che forma coscienze “deboli” da inglobare in un catechismo dogmatico (lobotomizzante), o si diventa “dissidenti”, cristiani “fuori le mura”.
    Come il teologo di cui parli, e tanti altri tra i quali mi piace annoverare:Theilard De Chardin, Bonhoeffer, Turoldo.
    Dissidenti, animati da una fede sincera che “Vuole lottare sino alla morte per la verità…”(Siracide) rispondendo ad una coscienza(laica) che ricerca la verità per se stessa, rifiutando di allinearsi ad un catechismo, per non dover rinunciare alla ragione (dono di Dio) e perchè il discorso su Dio possa sussistere all’insegna della libertà.
    La Chiesa è criticata!
    Saperla in crisi mi renderebbe felice, non per puro sadismo, ma perchè, previo esame di coscienza, potrebbe finalmente cogliere l’opportunità( di cambiamento/trasformazione)che ogni crisi cela…

    Luna

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