Attenzione, su Mentecritica scrivono diversi autori. "Jaki, i’ vorrei che tu e Lapo ed io" è stato scritto da Lameduck .
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E’ stato calcolato che la FIAT, dagli anni settanta ad oggi, abbia ricevuto l’equivalente di più di 7 miliardi di euro di soldi pubblici, aiuti di Stato, reinvestendone 6,2. Solo l’anno scorso abbiamo versato nelle sue casse 591,832 milioni. L’Italia è il terzo sostenitore pubblico nel mondo della FIAT, dopo Serbia e Brasile.
La FIAT, ovvero gli Agnelli, i Cordero (sempre agnello è) e ultimamente i Gran Elkann, sarebbero praticamente quelli che Cetto La QuaRomney, il miliardario cafone prima scelta dei Repubblicani americani per la corsa alle presidenziali contro Obama, definisce parassiti che vivono a spese dello Stato.
Eppure, nonostante tutto quel ben di dio elargito con munificenza in cambio di un ombrello nel culo – e che non include la CGI versata nei secoli dai cittadini nelle casse FIAT – pare che le cose non vadano bene e che Fabbrica Italia, una specie di Isola Che Non C’è industriale, non si farà più. E i soldi che vi abbiamo dato? Boh, non so, chiedete a Lapo.
La FIAT potrebbe andarsene dall’Italia perché c’è un problemino. L’Europa, questa padrona in frustino e tacchi a stiletto, come sapete, ci chiede sacrifici e Mario Monti, in teoria, sarebbe il maggiordomo incaricato di mettere a posto la servitù, bacchettando e lasciando gli indisciplinati senza cena e le industrie senza aiuti di stato mentre i lavoratori leccano la suola delle scarpe.
L’Europa naziliberista proibisce gli aiuti di stato perché segue alla lettera il manuale del neoliberismo: “Le centoventi giornate di Chicago” che come motto ha: “Chi ha ha e chi non ha che si fotta.”
L’Europa non vuole ma bisogna che voglia per forza, perché senza aiuti pare che la FIAT, secondo una vecchia leggenda metropolitana, non sia capace di andare avanti.
Così ieri Marchionne, l’amministratore genio che tutti i condomini della galassia ci invidiano, colui che gestisce la baracca mentre Lapo si fa il restyling completo e Jaki studia da potere forte, è stato cinque ore in una stanza con Mario9000 nel tentativo di crackarlo in modalità “full ammo” e “god mode”.
Immaginiamo la scena.
L’ha buttata là piagnucolando: “La guerrigliera a Pernambuco mi dà un mucchio di soldi…è pazza di me.” ”Su, dammi una decina di miliardi che la prossima settimana mi arriva l’eredità dello zio canadese buonanima e te li restituisco subito”. “Insomma, dammi le agevolazioni, se no spaco botilia.”
Peccato che le agevolazioni fiscali valgano per tutte le multinazionali che investono in paesi stranieri. La Djalma si adegua soltanto, finché non le faranno girare le balle. Io glielo avrei fatto notare. Come, ad essere proprio cattivi, mi sarebbe venuto da chiedergli: “Abbéllo, non sarà che Obama e il sindacato americano ti hanno prestato i soldi per risanare Chrysler, te li stanno chiedendo indietro mandandoti i men in black e tu cerchi di farteli dare dall’Italia?”
Si ignora cosa abbia risposto Mario Monti al padrepio che, i buchi nelle mani, vuole farli venire allo Stato. Essendo in Italia temo che tutti i buoni propositi di Chicago e del neoliberismo andranno a farsi fottere. Friedmanisti in teoria, Keynesiani col culo degli altri.
P.S. Del resto, la Fabbrica Italia, l’Europa, l’ombrello in culo, Pernambuco e Milton Friedman sono tutte cazzate. Ecco cosa conta veramente al giorno d’oggi:
GQ Cina ha eletto Lapo Elkann ‘uomo dell’anno’, in quanto stiloso e forte esempio di italianità e di innovazione con la seguente motivazione:
“Esportatore dello stile italiano all’estero, ha attualizzato la sua mission anche attraverso il marchio Italia Independent, il brand che coniuga la tradizione dell’italianità con l’innovazione di materiali e processi produttivi per esportare un made in Italy “rinnovato” nel mondo globale”.
Siate felici. Questo successo l’avete pagato anche voi.
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nuovo post su MC: Jaki, i’ vorrei che tu e Lapo ed io: E’ stato calcolato che la FIAT, dagli anni settanta ad og… http://t.co/0WkVtC2E
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Onestamente, Marchionne mi fa cagare. Leggi http://t.co/DjCC21Mr
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@mentecritica onestamente pure a me…
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Purtroppo il settore “automobile” si collega al discorso petrolio, energia, produzione, trasporto merci, agricoltura, e’ un gangbang di interessi di poteri forti, e gli stati, ridotti come sono a meri centri burocratici di gestione economica della popolazione (madonna, quanto e’ brutto vivere un’epoca senza un barlume di ideali, tutto solo e sempre quattrini), devono fare la parte della tipa/o che lo prende da tutte le parti. Cosi’ devono andare le cose, sembra, almeno finche’ non avviene questa rivoluzione dei consumi, chiamata da alcuni decrescita. Personalmente Marchionne mi rimane insopportabile, un tizio con la spocchia di essere il “chissachi” super-manager quando il massimo della tua innovazione e’ la pandina a metano fatta in Polonia. Vedremo i tuoi tanto strombazzati super-successi USA, per ora tutti sulla carta, e con modelli auto obsoleti, ma con i soliti restyling “economici ma che funzionano”.
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Marchionne: «La Fiat è in ottima forma»
Sfido, sono anni che è a dieta di operai e usa solfi pubblici come integratori.
http://t.co/vfhBDzfc
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Una curiosità … e prima la CGIL che faceva ? Benediceva rottamazioni, cassa integrazione e via dicendo.. Diciamo che la situazione e mentalità è eredità di tutti.
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RT @mentecritica: Marchionne: «La Fiat è in ottima forma»
Sfido, sono anni che è a dieta di operai e usa solfi pubblici come integratori …
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Jaki, i’ vorrei che tu e Lapo ed io http://t.co/bX1KdZeV via @mentecritica
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Non so se i numeri riportati (7 miliardi di euro di aiuti di stato contro un ritorno di 6,2 miliardi di investimenti, dagli anni settanta ad oggi) sono veri. Anzi sono certo che siano assolutamente sbagliati, per difetto. Ma se fossero veri non ci sarebbe ombra di dubbio che al paese Italia, cittadini compresi, dal punto di vista economico, converrebbe assolutissimamente mantenere vivo il rapporto con FIAT, considerando che a fronte di un risibile sbilancio di 800 milioni, in quarant’anni, a favore degli Agnelli, questi hanno garantito stipendi, valore volutamente sottostimato, tra diretti e indotto, per almeno 60 miliardi (30000 € lordi anno per 50000 addetti per quarant’anni), metà dei quali rientrati prontamente nelle casse dello stato sottoforma di tasse.
Se fosse vero, ed è difficile dimostrare che non lo sia, la comunità dalla presenza FIAT ci avrebbe guadagnato 29 miliardi e duecento milioni netti. In quarant’anni.
Trascuro l’ulteriore risparmio derivante dal fatto di non dover in qualche modo assistere altrettanti disoccupati.
Potrebbe essere il motivo per cui qualsiasi nazione cerca di attirare sul proprio territorio gli insediamenti industriali. O per farceli restare.
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I numeri sono veri perché sono quelli di uno studio della Cgia di Mestre ripreso dal Fatto Quotidiano (come si evince seguendo il link).
Il resto del tuo ragionamento, perdonami, mi sembra un po’ troppo ottimistico per non dire romantico, visto che questo benessere portato dalla FIAT in Italia mi pare una roba che appartiene al passato. Insomma mi sembra la retorica del capitalismo che fa del bene e quindi bisogna essergli grati in eterno.
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I numeri saranno pure della Cgia di Mestre, che è un’organizzazione seria, ma non per questo sono veri per forza. Secondo me, in quarant’anni, sono stati di gran lunga maggiori sia gli aiuti di stato, sia gli investimenti FIAT.
Ma potrei benissimo sbagliarmi e il discorso non cambierebbe.
Nel mio ragionamento io ho preso i tuoi numeri e li ho confrontati con ciò che hanno generato: gli stipendi e le tasse che su questi sono state pagate.
Dove ci vedi l’ottimismo? Sono cose già accadute.
E neppure ho parlato di gratitudine. Ho solo constatato che chi le fabbriche non ce le ha cerca di procurarsele e chi ce le ha cerca di non perderle.
Dov’è la retorica?
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Perdonami ma il concetto che la fabbrica porta il benessere in un paese rispecchia una visione della produzione industriale che temo non corrisponda più alla realtà. La produzione non interessa più a nessuno se non ai cinesi che godono nel riempirsi i magazzini di surplus. I giochi si fanno nel mercato finanziario che ormai non è altro che un’agenzia di scommesse più o meno clandestine. Si guadagna molto di più scommettendo che il marchio X crollerà e che il paese Pincopallino andrà in default o meno, che aprendo fabbriche in giro per il mondo.
Tu parli di tasse pagate, come se FIAT fosse la fabbrichetta del piccolo imprenditore che non riesce a sfuggire alle Fiamme Gialle e non una multinazionale che gode già di sgravi e sconti di ogni tipo, proprio perché è multinazionale. Ti ricordi ad esempio di quando, in ossequio alla FIAT, vigeva l’embargo sulle auto asiatiche?
Marchionne e gli Elkann sono finanza pura. Se hanno già deciso che guadagneranno di più a far fallire la FIAT (non prima di aver saldato il debito con Obama) che a tenerla in vita, non c’è partita.
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Non mi sono spiegato bene, evidentemente.
Io parlavo delle tasse che gli operai e gli impiegati della FIAT hanno pagato sui loro stipendi.
Industria e Finanza: la mia visione dei loro ruoli sarà pure vetero, ma se la produzione non interessa più a nessuno mi dovresti spiegare perchè qualsiasi stato, nessuno escluso, cerca di portarsi a casa un qualche insediamento industriale.
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Al di là delle cifre, esatte o meno che siano, vale il principio che un governo responsabile deve fare tutto il possibile, e anche di più, affinchè la Fiat non chiuda alcun sito produttivo, magari anche vendendolo, e sembra esserci qualche interesse per un eventuale acquisto da parte di Mazda. Il protezionismo credo venga praticato da TUTTI i governi responsabili al di là delle varie leggi che regolano / vietano gli aiuti statali, perchè in Italia dovremmo fare diversamente?
Ritengo che il settore auto sia strategico come lo è (era?) quello delle telecomunicazioni, e il percorso intrapreso da Marchionne, fabbrica Italia, è solo servito a omologare in tutto il paese peggiori condizioni lavorative per i metalmeccanici, che già si sollazzavano alquanto con le precedenti regole. Anche un bambino avrebbe capito che non era neanche probabile un riscontro positivo in termini di occupazione al referendum – ricatto, a crisi già in corso. La nuova panda, la (vecchia) chrysler 300c con lo stemma lancia, i suv per il mercato americano, magari prodotti a pomigliano, quella sw – carro funebre, la freemont…
Tutti specchietti per le allodole che hanno dato il 64% di voti positivi al referendum, sicuramente costretti dalla loro (nostra) condizione di subalterni con famiglia da portare avanti. Ma ‘sto pianto antico del “tengo famiglia” m’ ha rotto il c@zzo perchè ha portato milioni di lavoratori indietro nel tempo di qualche decennio, ammesso che di lavoro ce ne sia, ed è dimostrato che la “cura” non ha sortito gli effetti che il malato sperava, vedi nuova cassa integrazione per le prossime settimane. Le multinazionali, e Fiat lo è, non hanno alcun interesse per il paese in cui operano, se non la sua stabilità politica, le agevolazioni fiscali per poter trarre il maggior profitto. Se il Marchionne di turno non trova in Italia un governo fermo e determinato a promuovere gli interessi del paese e della collettività prevedo ancora tante storie tristi come fiat, alcoa e altre.
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Così ieri Marchionne, l’amministratore genio che tutti i condomini della galassia ci invidiano, colui che gestisce la baracca mentre Lapo si fa il restyling completo e Jaki studia da potere forte, è stato cinque ore in una stanza con Mario9000 nel tentativo di crackarlo in modalità “full ammo” e “god mode”.
Immaginiamo la scena.
L’ha buttata là piagnucolando: “La guerrigliera a Pernambuco mi dà un mucchio di soldi…è pazza di me.” ”Su, dammi una decina di miliardi che la prossima settimana mi arriva l’eredità dello zio canadese buonanima e te li restituisco subito”. “Insomma, dammi le agevolazioni, se no spaco botilia.”
Genio!
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