IVA, Convieni Davvero?
28 novembre, 2007 di serpiko
Archiviato in Chiamiamola Economia
IVA, acronimo di Imposta sul Valore Aggiunto. Ricade per natura e struttura solo sui consumatori finali, gli altri soggetti coinvolti sono passivi. Per la verità è passivo anche il consumatore finale, ma in un altro senso: in questo sistema d’esazione è infatti l’unico a non poterla mai detrarre. Il fesso della situazione. La paga lui, e solo lui, secondo il sistema che vado a descrivere.
Io possiedo un negozio di scarpe, ricevo fatture e fatturo a mia volta, e su ogni fattura c’è una voce di IVA; ricevo quindi l’IVA dei miei clienti e pago l’IVA richiestami dai fornitori. Si presume che, avendo la mia attività scopo di lucro, l’IVA incassata sia sempre maggiore di quella da me pagata e dia luogo alla formazione di un credito (non è sempre così). Alla fine di ogni mese lo Stato mi chiede di calcolare l’IVA che nel frattempo ho riscosso per lui, che si ottiene sottraendo quella che ho pagato ai miei fornitori da quella che ho ricevuto dai miei clienti.
Se l’IVA è a debito, ovvero devo versarla allo Stato, tutto ok: compilo il mio bel F24 e vado a regolare. Se l’IVA è a credito, ovvero ne ho pagata ai fornitori più di quella che ho incassato dai clienti, la detraggo da altri eventuali debiti che ho nei confronti dello Stato. Ammesso che io ne abbia, di debiti. Se per disgrazia non ve ne sono, lo Stato mi dice di creare una voce di credito da compensare nei prossimi mesi. Il fatto che io abbia pagato quei soldi e quindi mi sia privato di liquidi che potrebbero servirmi allo Stato non interessa. Già mi girano le balle: perché, se quando contraggo un debito mi si chiede di onorarlo subito, quando maturo un credito ricevo solo poi? Mi sovviene quindi l’idea di “fregarmene” una parte, moralmente auto giustificato da quanto detto in precedenza.
Niente di più facile. Mettiamo che il commerciante preso ad esempio venda un paio di scarpe che, IVA 20% compresa, viene 120 €. Questa cifra si compone di 20 € di IVA e di 100 € di prezzo delle scarpe, in cui egli tenta di recuperare i 65 € da lui pagati per esse al produttore e di avere un guadagno netto pari a 35 €.
Arriva un cliente: è il lavoratore dipendente dell’altra volta, che non può scaricare nulla e che sarebbe ben contento di risparmiare qualcosa. Il nostro consumatore finale perfetto. Il commerciante gli propone il paio di scarpe ed egli lo compra.
Commerciante: “Fanno 120.”.
Consumatore: “E un po’ di sconto?”
Commerciante: “Posso farle 110, ma solo se m’aiuta…” (leggasi: ok, ma niente scontrino)
Consumatore: “Va bene, grazie!”.

Grazie? Ma grazie al cacchio! Facciamo due conti.
Quanto ha guadagnato in più il commerciante? 10 € di IVA che incassa e non versa, penseranno in molti. E invece no! O meglio, sicuramente ha in mano quei 10 €, ma s’è intascato pure la quota di tasse che avrebbe dovuto pagare sul suo utile: arrotondiamo per comodità e consideriamo un 30% circa di Irpef, possiamo quantificare un guadagno supplementare di altri 10 €. Quindi il commerciante ha incassato 20 € puliti puliti. Alla facciaccia nostra.
Ma quanto ci ha perso davvero lo Stato? I 20 € che il commerciante ha incassato puliti puliti alla facciaccia nostra, penseranno in molti.
E invece no! Lo Stato finora ne ha persi 30, ovvero i 20 € che il commerciante ha incassato puliti puliti alla facciacciaa nostra più i 10 € che ha scontato al consumatore dall’ IVA. Il tutto solo al momento della transazione, eh? Perché c’è dell’altro, andiamo pure avanti.
A fine anno il commerciante dovrà far sparire il paio di scarpe dalle sue giacenze: è una cosa molto facile, basta una rettifica inventariale in cui egli dichiarerà che il bene da lui venduto in nero è stato smarrito, danneggiato o rubato. Ecco che il paio di scarpe, che ufficialmente non ha prodotto un guadagno, verrà registrato a bilancio solo come costo (i 65 € pagati dal commerciante) e in quanto tale verrà scaricato dai guadagni netti del commerciante: in poche parole niente IRPEF nemmeno sui 65 €, altri 20 € volatilizzati. Il saldo parla di almeno (*) 50 € persi dall’erario, di cui 40 in tasca al commerciante e 10 al consumatore finale. Poco o tanto, ci hanno guadagnato tutti. Tranne lo Stato.
Signore e signori, questo è l’attuale sistema fiscale italiano. Spero vi rendiate conto di come non ci sia bisogno di approfondire ammortamenti, plusvalenze, minusvalenze, cespiti, risconti attivi e passivi, integrazioni, accantonamenti, sopravvenienze etc etc per comprendere come sia facile sottrarre soldi alla comunità.
(*): specifico che in questo conto non ho considerato altri parametri di natura indiretta, che porterebbero a un ulteriore aumento dell’ammanco erariale ma complicherebbero la lettura dell’esempio.
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Una combo di articoli davvero ben fatta! bravo Serpe! M’hai aiutato a capire bene il fenomeno
Oddio.
Di questa faccenda non ho mai capito molto. Anche adesso sono un po’ confuso (non certo per colpa tua, so’ io che so’ de coccio).
E’ questo un articolo da stampare e leggere, magari sottolineando i punti salienti. Come si faceva a scuola.
E, se vogliamo chiudere il cerchio dobbiamo pensare che non è facile giustificare come rubati o deteriorati tutti i beni per cui non si emette lo scontrino. Per cui, nella pratica, il grossista, per gli stessi motivi, si fa “aiutare” dal commerciante, subito dopo aver “aiutato” il produttore che magari avrà “aiutato” chi gli ha fornito le materie prime e che avrà utilizzato (almeno in parte) mano d’opera che non esiste.
Esigere lo scontrino e/o la ricevuta non evita solo l’evasione del negoziante o professionista, ma mette a repentaglio tutta la catena dell’evasione perchè permette anche di evitare (ridurre drasticamente) tutti i passaggi in nero intermedi.
(dimenticavo)
…anche se questo comporta pagare le scarpe ad un prezzo maggiorato va visto come un “investimento” i cui frutti ci arriveranno (l’ottimismo è d’obbligo) nel tempo.
ahahaha
Grande la chiosa sull’ottimismo.
Ma come dice un affascinate signore che ama indulgere in questi luoghi, se non fossimo ottimisti, Mentecritica e la sua gente non esisterebbero.
(ANSA) – ROMA, 21 NOV – E’ il Parmigiano il prodotto alimentare più rubato nei supermercati italiani.
Sarà anche il prodotto più amato dagli evasori??
Qui è un magna magna generale..
Credo che i primi ai quali il sistema va bene com’è siano i nostri governanti e opponenti tutti.
Ma questo è un luogo comune e su MC non ci sta bene.
Sono un indegno.
@mauro, @Oris
simpaticissimi
l’evasione dell’iva è uno dei reati più consumati d’italia.
peccato che studioapertotg12345 ne parli con frequenza orbitale (mc docet) e sia un comportamento dal disvalore percepito pari allo 0 assoluto
Peccato che i conti non sono sempre cosi !!
Ti parlo per i piccoli commercianti, categoria di cui ho fatto parte per anni.
Non so cosa faccia la GDO o i grandi negozi, ma tra i piccoli nessuno o quasi si azzarda a dichiarare smarrite o rubate le merci vendute a nero.
Le giagence rimangono in maniera contabile nel negozio e fanno parte delle attività. E sulle attività si pagano le tasse !!
Per quanto riguarda l’irpef il metodo è induttivo. E’ vero che esistono i registratori di cassa, ma praticamente il conteggio di quanto si deve prescinde da questo strumento.
Indifferentemente dal totale degli incassi registrati, lo stato ti dice che secondo lui guadagni il 30% in più di quanto hai dichiarato e, se non vuoi passare i guai, devi adeguarti. Naturalmente, se decidi di adeguarti oltre l’irpef dovrai pagare anche l’iva che, secondo loro, ti sei dimenticato di incassare.
Voglio sottolineare che, in questo peverso meccanismo, chi ci rimette di più è l’impresa onesta e che, casomai, ha avuto anche un anno difficile.
Per quanto riguarda il povero lavoratore dipendente, invece, ci sarebbe molto altro da dire. Soprattutto dei poverissimi statali. Quelli che, poverini, fanno 8-14.
Devo proprio dirvi che mestiere fa l’idralico che mi ha fatto l’impianto a casa? O l’elettricista ??
Non mi permetto poi di nominare cose del genere: http://www.repubblica.it/2007/06/sezioni/politica/polemica-gdf-uno/evasione-fiscale-telecom/evasione-fiscale-telecom.html
i disonesti fanno classe a parte, è ovvio che anche tra i dipendenti c’è evasione, ma non vedo perché si debba osteggiare un sistema che esalti la competizione virtuosa tra i contribuenti.
Ho aperto la partita iva due anni fa e nel primo anno di attività ho tatalizzato 100.000 euro di reddito tassabile ai fini fiscali.
Dopo aver pagato 5.000 euro di assicurazione complementare, questi compresi, ho avuto lo scorso maggio una tassazione (INPS,IRPEF,IRAP,ADDIZIONALI) di euro 50.786 per l’anno di riferimento e 20.315 euro, quale anticipo del 40% sul 98% delle tasse pagate a maggio.
Entro Novembre dovrò versare l’altro 60% del 98% di anticipo, cioè altri euro 30.472 per un totale di euro 100.557.
Avete capito bene! Su 100.000 euro di imponibile, devo pagare 100.557 euro di imposte, poi mi devo pagare tutto il resto: l’ICI, le spese condominiali, etc, etc. per sentirmi dare dell’evasore da tutti i lavoratori dipendenti di tutta Italia, politici e governanti compresi.
Questo è il sistema italiano che aiuta i giovani a intraprendere.
NB. I miei redditi sono certificati al 100%, perchè lavoro nell’intermediazione finanziaria e le banche mi fatturano tutto al centesimo con una ritenuta di acconto dell’11,50%
CHE NE PENSATE, CARI LAVORATORI DIPENDENTI? E CHI FA LE LEGGI NON SI VERGOGNA DI CREARE SITUAZIONI DI QUESTO TIPO PROPRIO PER IL PRIMO ANNO DI ATTIVITA’?
SARA’ ANCHE UNA SITUAZIONE NON PIU’ RIPETIBILE PER GLI ANNI A VENIRE, MA QUEST’ANNO CON CHE COSA MANTENGO LA MIA FAMIGLIA? DEVO ANDARE A RUBARE?
COME PREMIO POI SONO TRATTATO DA EVASORE FISCALE PROPRIO DA CHI QUESTE IMPOSTE LE INCASSA E CI GOVERNA. MA CHE PROVASSERO LORO A FARE IL LAVORATORE AUTONOMO!
Se pensano che sia così facile fare i soldi con la partita iva, perchè i lavoratori dipendenti non si licenziano ed aprono la partita iva? Non lo vieta nessuno. Le condizioni molto incoraggianti sono quelle sopra esposte. FORZA!!!!
CI POSSONO PROVARE ANCHE I POLITICI!!!!!!!!!!!
Usi due account diversi. Proibito su MC. bannato.
il conto è sbagliato. secondo i dati esposti l’imponibile irpeg (non irpef!) è 35€ e l’aliquota è del 30%, che già non è esatto. perchè dovremmo togliere tutti gli altri costi (affitto, stipendi, bollette, oneri finanziari, ecc..)
per cui i circa 10 € sono sbagliati, sicuramente è una cifra + bassa.
i 65€ di costo d’acquisto non sono imponibili irpef, per l’amor di dio.
ora ti dimostro che i calcoli fatti sono sbagliati:
i guadagni sarebbero: 120 – 50 – 65 = 5€ ogni paio (!)
se supponiamo di doverci pagare 10.000 € di affitto + 50.000€ per 2 commesse a conti fatti dovrebbe fatturare 1.200.000 € per uscire in pareggio (utili zero). significa vendere 32 scarpe al giorno, il che necessiterebbe di uno stabile con affitto ben più alto di 10.000 € e ben più di 2 commesse. il tutto per guadagnare nulla?
l’iva rubata è: 35 x 20% = 7 euro (i 13 euro sui 65 euro di acquisto vengono anticipati)
irpeG (30%) è: 20 x 30% = 6 euro (considerando 15 euro di spese generali attribuiti ad ogni scarpa venduta, tra cui affitto, stipendi, oneri finanziari, assicurazione, bollette e altri costi..)
totale = 13 euro
impara l’educazione e usa semopre lo stesso account. bannato
i commenti sono moderati, scommetto che non lo inserirete. peccato, ho perso tempo.
e perché non avremmo dovuto inserirlo?
allora perchè non ti fai un corso di contabilità e vedi di cancellare le cazzate che hai scritto?
non l’ho scritto io il pezzo e accetto il dialogo.tu invece sei un troll e sei bannato per sempre.