Italiani Vigliacchi, Non Fate Combattere i Bambini al Vostro Posto 15


La questione è una di quelle sulle quali è difficile rimanere lucidi, come sempre quando si è costretti a parlare di bambini coinvolti in storie di disagio, ma chi legge questo sito sa che l’obiettivo principale è fornire riflessioni non banali, anche quando questo vuol dire esprimere opinioni sgradevoli.

Cavenago, Scuola Ada negri, nel pieno della Brianza che qualcuno vorrebbe leghista e razzista, ma che nessuno può etichettare con certezza. Si immagina di relegare in  una sala separata i bambini le cui famiglie non hanno regolato la retta per il vitto e risultano, quindi, morose. Lì sarebbero autorizzati a consumare un pasto portato da casa o un panino (vuoto) e un succo di frutta offerto dalla scuola.
Gli elementi per l’indignazione ci sono tutti. Nelle stesse giornate nelle quali ci sono state presentate le foto dei riti sibaritici ai quali è dedita la classe dominante di questo paese, siamo costretti ad apprendere che bambini innocenti sono costretti a pane ed acqua in una sala separata perché le loro famiglie non possono permettersi la retta per i pasti.

Eppure, in questa perfetta macchina di propaganda populista che soddisfa da una parte i duri e puri difensori della legge (con in omaggio la soddisfazione di creare un ghetto per i poco amati immigrati) e dall’altra l’immarcescibile popolo degli indignati a telecomando pronti a scattare e a firmare appelli senza entrare nel merito della questione – magari solo per poi poter tacitare con un click le loro esigenze di democrazia partecipativa – c’è qualcosa che non va.

In Italia  è disponibile da tempo un’apposita certificazione detta ISEE, in alcune regioni ICEF che raccogliendo una serie di informazioni relative ai redditi, depositi bancari e proprietà, definisce un indicatore economico familiare tramite il quale si accede ad una serie di servizi pubblici a tariffa ridotta o addirittura gratuitamente. La redazione della modulistica è rapida, si basa in gran parte sull’autocertificazione ed è possibile farla senza spese presso tutti i CAAF.

Le famiglie indigenti hanno tutte le carte in regola per evidenziare il loro basso indicatore economico e, tramite questo, accedere ad una retta simbolica o addirittura nulla.
Il meccanismo è corretto. Le risorse sociali di una nazione sono finite, vanno distribuite e nessuno può accedervi decidendo autonomamente di averne diritto. In questo modo si rischia che famiglie in grado di sopportare la retta (anche parziale) privino del diritto all’esenzione chi effettivamente non ha nemmeno quei pochi centesimi tramite i quali assicurare il pasto ai propri bambini alla mensa scolastica.

E’ evidente che l’idea di utilizzare l’arma del ricatto confinando i bambini “morosi” in una sala a parte e nutrendoli solo con un panino e un succo di frutta è odiosa. A me, oggettivamente, è ancora più odiosa l’idea di chi utilizza i propri figli come degli ostaggi per pretendere qualcosa che, se ritiene gli spetti, dovrebbe pretendere per forza da chi questo diritto non vuole concederglielo. La mia idea è che se non puoi pagare anche i dieci centesimi di retta che risulterebbero dal tuo indicatore economico, allora devi essere tu a combattere la tua battaglia con il sindaco, la scuola e, se serve, con i carabinieri, ma non lasciare che sia la pietà degli altri a decidere se risparmiare o meno tuo figlio.

Se poi l’indicatore economico è tale da non consentirti un abbattimento della retta, allora il problema diventa diverso: stai usando tuo figlio per appropriarti di un diritto che non ti spetta a spese del bambino di qualcun altro che, invece, ne avrebbe diritto.

Un meccanismo simile si verifica quando un’intera comunità accetta di far correre ai propri figli il rischio di beccarsi una leucemia pur di continuare a guadagnare 1200 euro al mese. Mi piacerebbe che padri di famiglia che oggettivamente non possono pagare rette e famiglie che vivono a Taranto smettessero di fare affidamento sulla pietà della corrotta classe dominante italiana e si prendessero quello che gli serve per vivere sfidando la legge e il manganello, se necessario, ma lasciando i bambini a casa.

Notizia segnalata da @SVaglica


15 commenti su “Italiani Vigliacchi, Non Fate Combattere i Bambini al Vostro Posto

  • Vittorio Mori

    Che penso…il caso in se’ e’ piuttosto complicato, ma se deleghi il tutto a grandi aziende multinazionali e sposi il “libero mercato” in toto, non sei nel settore solidarieta’. Indi devi sottostare a certe regole. Non e’ che posso andare al supermercato a fare la famosa “spesa sociale”. Per un pasto caldo qui da me si va alla caritas. Inoltre si legge nello specifico che i genitori dei bambini in questione: “Non hanno presentato Isee, niente di niente, solo chiusura e insulti”. I genitori, siriani, dei bimbi in questione hanno la totale responsabilita’ di quanto accaduto, vuoi per ignoranza (magari non conoscevano la certificazione Isee) o per altro. E’ sempre un’omissione da parte loro. Avrebbero dovuto rinunciare il servizio e trovare un altro sistema per dar da mangiare ai figli. Penso che, in questo caso, semplicemente, li lasciassero “a dieta”.In molte culture, assai diverse dalla nostra, i bambini non sono certo accuditi e coccolati come da noi, anzi, sono spessissimo vittime di soprusi di vario genere (mia teoria del tutto speculativa, non conoscendo i fatti). Non vedo appelli agli italiani da fare in questa situazione, visto che i bambini in questione erano stranieri.

  • paolo

    facciamo cagare. il frigo è ancora troppo pieno. ma quando sarà vuoto sarà troppo tardi perchè il nemico da cui difendersi diverrà il vicino di casa che vuole nutrire i suoi figli e non i satrapi che ci stanno uccidendo.

  • ilBuonPeppe

    Mia moglie ha coordinato per diversi anni il comitato mensa di una scuola elementare e materna. Di gente che non paga ce n’è sempre, ma quasi mai si tratta di famiglie in difficoltà economiche.
    Chi è veramente in difficoltà economiche (italiani e stranieri) si dà da fare, chiede al comune, produce ISEE e tutto il resto, e non pesa sugli altri; in questi casi a pesare è invece il comune che paga per queste persone, ma con tempi biblici. Questo però è un atro problema.
    Per il resto si tratta di famiglie i cui genitori si disinteressano, si dimenticano, pagano domani, non ho preso il portafogli, eccetera.
    Un caso a parte sono le coppie separate: in questi casi è l’altro genitore che deve pagare, e il figlio diventa, una volta di più, ostaggio di una lotta che non lo riguarda.

    • rita

      sono d’accordo.
      i titoli sui giornali si sprecano in queste occasioni, in un senso e nell’altro, e provocano indignazione. L’indignazione poi si sa, è diventato un facile mestiere per tanti.
      Edi è anche vero che certi presidi o direttori ci mettono del loro …
      Certo è che i conti devono quadrare, non devono pagare sempre gli stessi e i furbacchioni – tipico e cronico vizio italico – dovrebbero essere smascherati.
      Molto difficile muoversi in queste cose, anche alle mense della Caritas ci sono regole da rispettare da parte di chi chiede un pasto dunque penso che sia sempre il solito problema delle regole a cui, a quanto pare, siamo tutti – chi più chi meno – allergici..

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