Italiani e Senegalesi. Stesso Destino, l’Emigrazione in Italia
18 luglio, 2007 di doxaliber
Archiviato in Chiamiamola Economia, Cronache Italiane, Democrazia e Diritti, Il Bello della Politica, Il Futuro è nei Giovani, Il Lavoro degli Italiani
L’altro giorno un quotidiano locale segnalava in prima pagina due notizie, la prima: Il Sud ritorna ad emigrare verso il Nord Italia, sono infatti un milione e mezzo i trasferimenti di residenti nel Mezzogiorno che si sono spostati nelle città settentrionali, questo secondo i dati Istat.
In realtà il numero è molto più alto perché sono tantissimi i meridionali che si trasferiscono nel nord Italia per poter lavorare, senza però spostare la loro residenza, questo secondo i dati Doxaliber (che sarei io), ma potete fidarvi è così, ve lo dico per esperienza diretta.
L’altra notizia riguarda due avvisi di garanzia e perquisizione consegnati nelle mani del Rettore dell’Università del Salento Oronzo Limone e dell’ex assessore ai lavori pubblici del Comune di Lecce Angelo Tondo, ne parla anche l’Espresso, a quanto pare, nelle case degli esponenti dell’ateneo finiti sotto inchiesta, sono state sequestrate, tra le altre cose, costosissime casse di champagne e di vino acquistate con i soldi dell’Università di Lecce, mentre nella casa dell’ex assessore sono stati reperiti elenchi di disoccupati a cui erano affiancati i nomi delle aziende o degli enti pubblici che avrebbero dovuto assumerli.
Queste due notizie hanno molto in comune, il solito “esperto” intervistato dal Quotidiano di Lecce del 08/07/2007, Salvatore Distaso, docente di demografia all’università di Bari (ma anche ex Presidente della Regione Puglia, e questo il giornale dimentica di dirlo), ci rivela importanti verità, sicuramente sconosciute ai meridionali, ad esempio che l’emigrazione è per il sud una gran perdita di capitale umano ed intellettuale, che ad emigrare non sono più soltanto i lavoratori umili ma anche i laureati, che bisogna invogliare i giovani a restare e, soprattutto, l’immancabile “che bisogna fare più figli” (come questo risolva il problema dell’immigrazione non ci è dato saperlo, ma bisogna fidarsi di Distaso, è lui il Docente di Demografia eccheccazzo). La chicca tuttavia la ritroviamo nel paginone centrale, il giornalista chiede all’esperto “Perché avviene tutto questo?”, la risposta di Distaso: “Perché la pressione sul mercato del lavoro è forte [....] I giovani cominciano ad andar via perché non riescono a trovare sistemazione nelle nostre regioni”.
Caro Distaso, altro che “pressione del mercato del lavoro”, il “mercato del lavoro” semplicemente non esiste! I giovani meridionali continuano ad andare via perché il ruolo che dovrebbe essere svolto dai Centri per L’impiego è invece svolto da gente con questa faccia qui, e la maggioranza dei cittadini meridionali non è disposta a pronarsi e a vendere il suo voto per un individuo di tal fatta, d’altronde quale persona dotata di un minimo d’intelligenza affiderebbe il suo destino ad uno così?
La cosa triste è che molti meridionali sperano di andare nel nord Italia per realizzarsi lavorativamente, ma una volta arrivati in loco scoprono che le cose funzionano più o meno allo stesso modo in tutta Italia, per un buon posto di lavoro ci vuole anche un buon calcio in culo; chi invece non ha “santi” a cui votarsi, o più semplicemente non è disposto a svendere la propria dignità e, per grandi numeri, il futuro di questo paese, ha come unica prospettiva quella di trovare un lavoro subordinato mascherato da Contratto a Progetto, il cui stipendio basterà a malapena per croprire le spese d’affitto e per mangiare, oppure quella di dormire con altre 6-7 persone su uno stesso appartamento, quest’ultimo un “privilegio” che una volta era riservato ai soli emigranti venuti da regioni del mondo più a sud del nostro sud, oggi accordato anche ai meridionali d’Italia ed ai giovani in generale, con tanti bei saluti al sogno di avere una casa, delle prospettive e la possibilità di fare una “sana famiglia tradizionale unita dal sacro vincolo del matrimonio“, di quelle che tanto piacciono ai nostri politici.
Il giorno dopo, sul TG3 Regione, ma questa volta non posso fornirvi fonti quindi dovete fidarvi della mia parola, sento che il proprietario di un cantiere navale ha fatto licenziare degli operai perché, date le loro continue ed ingiustificate assenze dal lavoro, li ha fatti seguire da un investigatore privato, scoprendo che tutti, nelle ore in cui dovevano essere in cantiere a lavorare, erano invece impegnati a svolgere lavori in nero presso altre aziende oppure privatamente. Ebbene, sapete la reazione di tutti e tre i sindacati quale è stata? Hanno fatto una vertenza al datore di lavoro, denunciandolo per violazione di privacy e chiedendo l’immediata riassunzione degli operai furboni. In questo paese tutto funziona al contrario, dovrebbe essere questo il ruolo dei sindacati? Difendere l’indifendibile, ovvero lavoratori sfaticati, che rubano lo stipendio e che evadono le tasse (lavorando a nero)? Se la mettiamo così poi è normale che gli imprenditori non vedano di buon occhio le organizzazioni sindacali. D’altronde i sindacati in Italia ormai si limitano a difendere solo alcune tipologie di lavoratori, quei pochi che hanno un contratto a tempo indeterminato, invece della lunga schiera di lavoratori “atipici”, dei precari, dei lavoratori in nero, di quelli non fotte niente a nessuno. Va bene il garantismo, ma in Italia è quasi impossibile licenziare individui che, rubando, hanno fatto fallire un intero Comune e, mentre i sindacati si affannano a difendere (oltre ai lavoratori onesti) malandrini e furbetti di varia specie, un sacco di giovani volenterosi, che potrebbero sostituire egregiamente ladri e magliari, magari aumentando anche l’efficienza e la produttività dell’azienda, rimangono alla porta senza avere alcuna possibilità di dimostrare il loro valore, perdendo di conseguenza l’opportunità di sentirsi veramente parte di questa società.
Vorrei concludere questo articolo con una di quelle tante notizie “inutili” che appaiono sui giornali, soprattutto su quelli locali. Così, sempre sul Quotidiano di Lecce, però del 16/07/2007, ho letto una di quelle notizie da trafiletto di quarta pagina. Tre bellissime palme secolari site nel Comune di Galatina, molto simili a queste site in Lecce, stanno morendo a causa di un virus che le sta lentamente distruggendo dall’interno. Il problema era noto da tempo ma nessuno ha fatto niente per porvi rimedio, all’apparenza queste palme sembrano sane e perfette, ma in realtà sono quasi morte e la speranza di salvarle è minima, potrebbero crollare da un momento all’altro. Le palme stanno morendo ma a nessuno importa davvero del loro destino, ognuno ha altro a cui pensare, il comune non ha i soldi, i cittadini se ne fregano, ed in fondo il problema sulle piante si evince solamente nella parte più alta del tronco, che sta seccando inesorabilmente, ma esteticamente sembra tutto perfetto, quindi visto che il danno non è evidente, e pochi si lamentano, la soluzione al problema viene continuamente rimandata. Queste piante però hanno un valore stimato di 12.000 euro l’una, se dovessero andare distrutte il danno sarebbe elevatissimo, in più, viste le loro dimensioni, il crollo potrebbe causare ulteriori danni a cose e persone, basterebbe una puntura da 150 euro per salvarle, evitando anche ulteriori problemi, però nessuno si decide a farla, ed ogni giorno che passa la speranza di fermare il virus si affievolisce.
Quelle piante cadranno, ne sono certo, e poi inizieranno le tragedie greche fatte di rimpianti e di “l’avevo detto io”. Credo che l’Italia sia un paese ridotto nelle stesse condizioni di quelle palme, un virus endemico che affligge questa nazione da tempo (chiamatelo corruzione, chiamatelo burocrazia, mafia, clientelismo, raccomandazioni, chiamatelo politica o come volete) sta lentamente consumando le radici che alimentano l’intera struttura, tutti lo sanno ma la maggior parte non se ne preoccupa affatto, per ora la facciata è presentabile, per questo facciamo ancora finta di essere una potenza economica, ci crogioliamo con i vertici dei G8 e facciamo i grandi industriali, ma in realtà la struttura all’interno è sempre più secca e vuota.
Noi siamo parte di quell’albero, il nostro destino è legato ad esso, i virus sono sempre più numerosi e le difese immunitarie sempre più scarse, ecco perché molte cellule sane, nella speranza di sopravvivere, finiscono per “tradire” e si trasformano a loro volta in cellule virali.
Ma c’è un problema, i virus sopravvivono fino a quando l’organismo ospite non muore, quando la malattia avrà il sopravvento la struttura cederà ed ai virus toccherà lo stesso identico destino riservato alle cellule sane, la morte.
Quindi io/noi/voi cellule sane, che ogni giorno combattete per non essere “inglobate” nella malattia, voi che vi sentite come se non ci fosse più alcuna speranza di rivedere il verde sulle cime delle fronde, voi che siete tentati dalla possibilità di diventare virus a vostra volta, tenete duro, per salvare l’Italia in fondo basterebbe una potente e vigorosa siringa da infilare nel posto giusto, ma nessuno lo fa, chi dovrebbe farlo continua a cavillare sulle cose inutili, distogliendo l’attenzione dal problema reale e lasciando colpevolmente che la malattia si propaghi implacabile, ma se anche questa potente siringa che potrebbe salvarci non sarà mai iniettata consolatevi, amaramente, come toccò al Conte Ugolino, al virus spetta il nostro stesso atroce destino.
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Condivido in pieno il disappunto espresso dall’autore dell’articolo.
Vivo personalmente il disagio di tante persone che non riescono a progettare un futuro in assenza di punti di riferimento concreti ed affidabili.
Un paese è una macchina complessa della quale si può approfittare per tempi limitati. Ora è il momento di sollevare il piede dall’acceleratore e ricominciare a gestire il motore. Non è possibile continuare a saziare gli appetiti della classe dirigente in eterno.
Se il controllo democratico non sarà restituito a noi e se non verranno riequilibrate le enormi differenze generazionali che si stanno aprendo, una soluzione pacifica dei conflitti diventa sempre meno probabile.
La classe politica attuale ha creato una situazione per la quale si è resa intoccabile. E’ sua la responsabilità di favorire il ricambio. Se non si adopererà per farlo, sarà comunque rimossa, ma i termini della questione saranno certamente diversi.
Da pugliese che ora lavora a Milano dopo tanti anni al sud non posso far altro che confermare le tue parole.
Secondo me uno dei grandi problemi è l’assistenzialismo. A Bari non ci sono investimenti se non con finanziamento Europeo o Nazionale o Regionale, etc.
Se si spendessero meno fior di soldi per fare formazione INUTILE tipo corsi di “Corso per management in the network Economy” oppure di “Esperto di reti Wireless e Business Mobile”, e si destinassero a finanziare le IDEE dei giovani forse qualche risultato in più ci sarebbe.
Se gli uffici pubblici funzionassero (segnalo l’INPS di Bari è aperta dalle 8.30 alle 11.30 ed al telefono non risponde nessuno, INPS di Milano dalle 8.30-12.30 e 14-16) chi lavora non perderebbe intere giornate per farsi dire cose che in tutto il resto del mondo pubblicano su di un sito web.
Se le università del Sud formassero davvero le persone rendendole capaci di saper produrre qualcosa, forse andrebbe meglio. Invece l’università è come un ufficio pubblico; lì impari ad assuefarti al fatto che tutto funziona male e che per fare qualunque cosa devi conoscere l’amico di qualcuno.
I giovani al sud non trovano sistemazione perchè non c’è. Vivono di sussidi, ricatti, scappellamenti agli amici e leccaculismo che si impara sin dalle elementari, infine arriva l rassegnazione.
Bisogna che si cambia testa.
Che tristezza.
Della serie si salvi (emigri (dall’Italia (non dal sud in particolare))) chi può.
D’accordo con te quasi per tutto. Voglio riportare la mia esperienza. Sono salentino, migrante – e non immigrato – nella provincia autonoma di Trento. Ho un livello accademico quasi di laurea specialistica e credo di continuare anche un po’ di più, eppure per anni ho sperato di trovare qualcosa che potesse farmi tornare a Brindisi, ho atteso che la giunta per cui ho fatto mille300 km in treno dalla germania (per votarli, eh!!) provasse a cambiare qualcosa. Alla fine ho deciso di farmi adottare da un’altra città e di vivere il resto della mia vita con due centri emozionali.
Trento non mi darà certo quello che mi da Brindisi, però mi darà sicuramente la possibilità di svolgere un lavoro che corrisponda ai miei titoli e alle mie aspettative, al di là dei soldi. C’è chi sostiene che tutto andrebbe cambiato dall’interno: io ci ho provato, ma ora non ne ho la minima voglia.
Che si tengano le loro porcherie, le loro giunte comunali arrestate quasi per intero con sindaco corrotto (http://www.comune.brindisi.it), che si tengano il carbone, il futuro rigassificatore e lo schifo. Io non ne voglio più sapere di queste schifezze.
Paolini ha detto tutto. Bella frate’
E grazie per la presentazione sul tuo blog che non legge nessuno
Ottimo pensiero, e pensare che è un peccato con tutte le risorse che abbiamo avere persone che pensano di essere nel paese dei balocchi e non rispettano nulla, a partire -probabilmente- da loro stessi.
Ciao a tutti,
sono siciliana e abito a Roma da un po di anni. Condivido quanto detto nell’articolo, anche perchè molte delle cose dette le ho vissute. Già, purtroppo sono la classica persona che non lo sa proprio fare il leccapiedismo, per cui sono arrivata ad enunciare a me stessa alcuni “assiomi”, soprattutto per quanto riguarda il mio ambito (design e spettacolo):
1) io non lavoro con gli italiani
2) appena posso me ne vado (America,Canada o Australia). Se un paese mi accoglie, lì mi stabilisco a vita e faccio famiglia, lavorando attivamente per la crescita di quel paese. E non torno. Conosco persone che lo hanno fatto…
Alla fine in Italia resteranno un ristretto gruppetto di rincitrulliti che verranno colonizzati( e messi nelle riserve…..) da tutta una serie di malviventi che noi facciamo entrare allegramente con le politiche di immigrazione fatte finora. Così tra una trentina d’anni l’Italia diventerà terzo mondo….Tanto è quello che si merita. Chi può se ne vada, è inutile sprecare tempo prezioso per un barca che sta affondando.
Ciao Agata.
I migliori auguri per i tuoi progetti.
La felicità non ha nazionalità e una persona la può trovare ovunque.
L’importante è che sia una ricerca e non una fuga.
Non devi andare via perché l’Italia è quella che è, ma perché tu pensi che così troverai ciò che cerchi.
Consiglio basato su esperienza personale.
Ciao Comandante,
grazie per gli auguri. la mia è una ricerca e una fuga insieme, purtroppo. malgrado i miei toni aspri sull’Italia in realtà sono molto patriottica e al mio paese ci tengo, ma l’Italia che ammiro è quella dei personaggi come Lorenzo il Magnifico, Leonardo, Galileo…..gente con ampie vedute e coraggio, l’Italia “umanista” che sa individuare e far fiorire le risorse, le persone. Un’Italia che oggi purtroppo non esiste.”siamo nani sulle spalle dei giganti”: a forza di ripetercelo siamo diventati davvero dei nanetti, per nulla paragonabili agli illustri italiani del passato remoto o recente. Purtroppo il sistema non permette di crescere e quelli che hanno qualcosa da dire se ne vanno. Tutte le risorse creative che ho vorrei darle al mio paese lavorando onestamente per crescere io e il mio Paese (perchè la crescita del singolo è sempre connessa alla crescita collettiva di un Paese, nel bene o nel male). Ho la testa piena zeppa di idee e non ce la faccio più a stare in quarantena. Quello che spero di trovare fuori è la MERITOCRAZIA. Un pò di gente intelligente disposta a fare un buon business con le mie idee, non a rubarle come si fa qua, ma a dirmi “bella sta cosa, facciamola”. Per il resto non aspiro ad avere chissà quali dollaroni: il denaro corrompe. Vorrei solo “lasciare un segno nell’universo” per dirla come Steve Jobs e avere una vita dignitosa, magari con un po di soldi per fare anche qualcosa per gli altri e lasciare questo mondo un pò migliore di come l’ ho trovato.
Ma in Italia e come essere vivi ma in una cassa da morto:quasi contando alla rovescia fino alla morte fisica mentre l’anima muore lentamente in mezzo alle zozzerie culturali e di pensiero che ci ritroviamo in questo tempo.
Saluti
la meritocrazia esiste senz’altro. nei miei viaggi di lavoro l’ho incontrata abbastanza spesso.
chiaramente, è un arma a doppio taglio perché non offre nessuna tutela. malattie, stanchezza o semplice malessere sono lussi che, dove vige strettamente la meritocrazia, costano molto cari.
in bocca al lupo.