Italia-Brasile. Culi e Pallone vs. Democrazia e Tortura
30 gennaio, 2009 - 12:05 di Gianalessio Ridolfi Pacifici
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Un paio di mesi fa, ad accogliere il presidente brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva, il presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana .
In questi giorni il Ministro della Difesa della Repubblica Italiana ritiene opportuno che, per protestare contro la negata estradizione di Cesare Battisti da parte del Brasile, .
Il ministro per la Gioventù (sic), invece, suggerisce di giocare la partita, .
Insomma, sembra che una gran parte della classe politica italiana e, forse, un bel po’ di italiani siano convinti che l’unico modo per intendersi con i brasiliani sia mettere in mezzo il gioco del calcio. A questo punto perché non mettere sul tavolo della discussione diplomatica anche i culi delle ballerine brasiliane?

Nel frattempo, giusto per non mandarla a dire, il Brasile attribuisce a Battisti lo status di “rifugiato politico” il dubbio che le istituzioni italiane e i metodi usati per condurre le indagini non offrano garanzie sufficienti per un giusto processo.
Possiamo anche continuare a pensare ai brasiliani in termini di culi e pallone, se ci fa comodo. Forse in questo modo potremo più facilmente dimenticare quello che il resto del mondo pensa di noi.
Se non ci viene più dato il diritto di punire un assassino perché le nostre istituzioni si sono sputtanate a livello internazionale, il problema è nostro o è del Brasile?
Italia-Brasile. Culi e Pallone vs. Democrazia e Tortura è di

giusto, se proprio devo scegliere scelgo i culi.
simboleggerebbe pienamente il luogo metaforico verso cui ci stiamo dirigendo
Una sola parola, che schifo.
ehm, sono due.
vabbè, si ride per non piangere
Berlusconi non lo fotti. Ha capito che la sparata di non giocare Italia-Brasile non veniva dal Larussa fascista, ma dal Larussa interista. Quindi grandi attestazioni di amicizia e stima per Lula. Per il momento non viene turbato l’equilibrio psico-fisico dei suoi campioni. E poi il ministro della giustizia brasiliano avanzando “il dubbio che le istituzioni italiane e i metodi usati per condurre le indagini non offrano garanzie sufficienti per un giusto processo” non fa che ripetere un concetto più volte espresso dal nostro premier. Ricordate cosa ha detto pochi giorni fa a proposito dell’archivio Genchi? Se esce fuori il mio nome, emigro. Spero si stia preparando il terreno per andarsene a vivere in Brasile, dove il ministro della giustizia è il suo ventriloquo, dove abbondano i campioni di calcio e dove, visto il riferimento alle ballerine, sua nota passione, tanti italiani non invidiosi, lo manderebbero generosamente a fare in ..lo.