Io sono un egoista


Stanotte ho sognato Salvini. E non è uno di quei post filosofici dove la notte uno ha sognato una bella figa, ma poi racconta di aver sognato Salvini per tirare la pippa sulla “questione migranti”.
No ho proprio sognato Salvini, giuro. E non è stato uno di quei sogni dove io e Salvini volavamo su una palla di cannone con il costume da indiani, no è stato un sogno serio, lucido: eravamo seduti a un tavolo da riunione, con tanto di slide e telefono VoiceOverIP e a Salvini ho consigliato di abbandonare la questione euro per non fare la fine della Le Pen, di mantenere i contatti con il suo territorio che i terroni sono levantini (e da terrone lo so) e di proporre soluzioni di buon senso sulla “questione migranti” lasciando le ruspe nella rimessa.
Insomma, invece di sognare le solite labbra morbide, le cento milioni di stelle e le deformazioni spazio temporali con cui vi ho ammorbato le timeline negli ultimi anni, stanotte ho fatto lo spin doctor di Salvini. Sul serio.
E questo mi angoscia perché la “questione migranti” mi è entrata dentro come il freddo di uno dei post che ho scritto in passato e che mi rimane più caro.
Io non ho molto da perdere per cui posso dire con serenità d’animo che a me la “questione migranti” ha rotto il cazzo. E lo dico con un senso di liberazione simile a quello di Fantozzi che fa la recensione della corazzata Potemkin.

Si dice che l’Europa abbia imposto 3 secoli di colonizzazione all’Africa. Sarà sicuramente così, ma io non c’ero. E scommetto che dalla colonizzazione dell’Africa non avranno guadagnato niente nemmeno i miei nonni, i miei bisnonni e i miei trisavoli che erano contadini, operai, gente che tirava la carretta, per cui non mi sento nemmeno coinvolto per motivi familiari. Si dice che questa gente non ha casa perché noi la bombardiamo. Io non ho mai bombardato nessuno e se ho distrutto qualche città o steso qualcuno è stato in una competizione alla pari, dove potevo lasciarci la pelle e se non è successo sarà stato perché ho avuto più culo. Capita.

Quello che voglio dire è che non mi sento in colpa per nulla, non voglio che qualcuno cerchi di manipolare la mia coscienza per giustificare i suoi lerci affari. Traffico di schiavi in cambio di flessibilità sui conti in modo da avere più quattrini a bilancio da spendere in appalti per gli amici, gli amici degli amici, le zoccole, le società off shore. Questo è, punto. Altro che questione umanitaria, debito storico e cazzi vari. Loro mangiano e vogliono che io, voi, tutti noi paghiamo il conto sentendoci pure in colpa.

Detto questo, veniamo alla questione solidarietà. Se volete aiutarli a casa loro, fate pure, ma io rivendico il mio diritto laico di non fare beneficenza per motivi etici o di social trend. Sono io che scelgo chi aiutare e come. Scommetto che tanti di quelli che si preoccupano di persone lontane, mai viste né sentite, non sanno nemmeno come si chiama il vicino che incontrano nelle scale e non si sono mai interessati del perché vada in giro con i vestiti sporchi ed abbia quella faccia grigia da mesi.

Io non sono buono, non sono caritatevole, non voglio l’aiuto di nessuno, non voglio piacere a nessuno, non voglio essere amato, non voglio essere apprezzato per le mie doti morali. L’unica libertà che sono riuscito a difendere e l’unica ricchezza che ho è la mia indipendenza nel ragionare e per questo l’ipocrisia non mi avrà mai.


Informazioni su Comandante Nebbia

Sono stato un uomo mediocre. Ho avuto mille paure segrete e le ho tenute nascoste sotto una coltre di ruvida violenza. Ho camminato a caso e qualche volta mi sono fermato quando non dovevo. Ho muti rimpianti, una rabbiosa rassegnazione e vivo di severi silenzi. Ho amato i pigri pomeriggi d’estate, le stanze ombrose con gli scuri abbassati e i giorni cupi dell’inverno più freddo, quando il cielo grigio minacciava pioggia e i primi lampi squarciavano l’orizzonte.