Invadeteci è Stata una Gran Cazzata
1 febbraio, 2008 - 13:00 di redazione
Archiviato in Il Bello della Politica, Sul Web
Condividi Invadeteci è Stata una Gran Cazzata. redazione ti ringrazia.
Ti Piace MenteCritica?
La nostra provocazione web è stata, probabilmente, la più eclatante dell’anno. Questo, forse, anche perché siamo appena a febbraio.La faccenda è tanto più sconvolgente perché a lanciarla non è stata la solita blogstar con il suo esercito di lacchè web promoter e non è partita dal Grillone nazionale con il solito tam tam mediatico che accompagna ogni suo borborigmo post prandiale. Dalle pagine di una sussiegosa e francamente antipatica MenteCritica, nota più che altro per il suo malcelato snobismo intellettuale (è understatement), l’amaro messaggio goliardico si è sparso autonomamente a macchia d’olio su centinaia di siti senza che nessuno dei famigerati aggregatori o qualche organo di stampa ne amplificasse l’efficacia. Sul disappunto provato di fronte alle dimensioni di cotanta adesione spontanea ci siamo già espressi, inutile ripetersi. Vi invitiamo solo a riflettere sul fatto che non è necessario essere fra i nominati del concorso per Z (zeta?) Blog o in home page di qualche semaforo web perché ciò che avete da dire sia letto.
In ogni caso, fra tante entusiastiche adesioni, ci sono state anche un bel po’ di critiche severe. Molti, non approfittando del fatto che noi veramente siamo aperti a tutte le opinioni espresse civilmente, hanno preferito criticarci sulle loro pagine. Altri, come l’autore dell’intervento che vi proponiamo, in un’ottica più produttiva di dialogo civile, hanno pensato di chiederci di pubblicare la loro opinione. E’ per questo che titoliamo questo pezzo “Invadeteci è Stata una Gran Cazzata“. In realtà il gentile signore che ci ha inviato la sua garbata opinione ha titolato diversamente. La frase che da il titolo a questa nota, invece, serve per dare rappresentanza ad una diversa tipologia di critica che non vale la pena di proporvi perché non offre spunti di discussione, ma solo qualche penosa riflessione sul metodo dialettico che la televisione spazzatura ha copiosamente elargito al web.

[in risposta a "Invadeteci..."] Non servono gli eserciti nemici
In Italia, nei non infrequenti periodi oscuri della storia, come l’attuale (per certi versi) è in sommo grado, spesso s’è invocato l’aiuto esterno dacché le forze endogene e gli animi autoctoni sembravano non bastevoli al cimento della sopravvivenza. Sopravvivenza politica, per la storia passata. Sopravvivenza, oggi, di quel miracolo che è una società complessa, nella quale – in virtù del cosiddetto “patto sociale”, più o meno scientemente sottoscritto da tutti i cittadini – non ci si squarta per la strada per futili motivi. Per il momento, almeno, non sono – lo squartamento come l’assassinio – fenomeni generalizzati, ma circoscritti all’uso e ai costumi di alcune accolite delinquenziali più o meno organizzate e protette.
La corrente invocazione all’invasione a mio avviso fa parte – seppur col gusto del paradosso goliardico, corollario purtroppo consueto di certo “stile web” – dell’abolizione programmatica del principio di autorità. Sarebbe sufficiente interrogare un qualsiasi (ormai) vecchietto che la guerra l’abbia fatta o subita davvero, per uscire dal confronto dissuasi, profondamente dissuasi, comunque, dall’insistere sull’argomento.
Né invasioni né guerre – l’iconografia del “Risiko!” ben spiega la forma mentis contestuale – occorrono oggi. “Nemmeno per ischerzo”, come dicevano i nonni.
Tutto ciò non toglie nulla alla serietà della situazione, né alle ragioni che spingono persone dabbene e solitamente abbastanza presenti a se stesse a desiderare la più completa esautorazione politica italiana pur di smuovere l’immenso macigno di melma e macerie che tutti ci sovrasta.
La società italiana, non solo quella politica, è bloccata. Ferma, immobile, cristallizzata. Da anni, da decenni. Se si avesse la pazienza di sovrapporre a una cartina muta della penisola le aree d’influenza dei tanti clan che vi spadroneggiano, si otterrebbe una raffigurazione policroma dell’attuale dissesto istituzionale, del tutto somigliante (la cartina) alla “foto” dell’Italia dei principati e degli staterelli che si studiava alle scuole medie. Al posto del Granducato di Toscana ci sarebbe un (ex)PciLand; al posto del Regno di Napoli un bel Principato Bassolino affiancato (e minacciato?) dalla baronia Mastelliana; al posto delle Due Sicilie, avremmo la singolare Marca di Mafia; al posto del Ducato di Milano, la “libera” terra di Berlusconia; al posto della Serenissima un Marchesato Galano… e il Risiko torna d’attualità!

Tralasciando questo esercizio di fantasia (?), pur divertente, quanto che emerge da questa operazione di compilazione è imbarazzante. E non solo nel senso della Storia, con la maiuscola; mi riferisco al “passato che non passa”, alla struttura antropologica del popolo peninsulare che, alla fine, sembra aver trascorso gli ultimi 150 anni nell’intento di dar ragione a , barone e Clemente anch’egli: scherzi della storia, appunto.
Quindi che fa l’italiano furbetto? Abdica alla propria coscienza storica e – vecchio vizio radicatissimo – chiama in aiuto l’esercito straniero.
L’urgenza, stavolta, nasce dalla caduta ennesima di Prodi Romano da Bologna? Oppure questa è solo la fatidica goccia che fa traboccare il vaso della pazienza…
Sia quel che sia, occorre un’analisi accurata e non servono reazioni isteriche. Occorre stabilire criteri utili nel medio-lungo periodo, se pure non addirittura ideologici, anche se la parola sembra passata di moda.
Certo, a chi dice “basta con le divisioni/contrapposizioni tra destra e sinistra” non posso che rispondere: “non faccio parte della tua squadra, amico!”.
La strada da percorrere è lunga, la discussione è aperta. Le soluzioni che facciano tutti contenti del tutto inesistenti.
Occorre quindi prendere carta e penna, oppure (meglio) un biglietto del tram e andare in piazza, scegliersi un tavolino in un bar e guardarsi in faccia per discuterne.
Stop web-blabla! Occorrono confronti atomici (nel senso democriteo della materia) per guardare dritto in faccia l’amico e il nemico, senza paura.
Stefano Lamorgese
Invadeteci è Stata una Gran Cazzata è di redazione

L'utilizzo del blog come nuova agora' e' semplicemente un dato di fatto.
La volonta' esposta nell'articolo di sminuire il confronto su Internet rispetto ad un confronto od una discussione portata avanti al bar o in qualunque altro luogo fisico non e' concepile oggi giorno.
E' una posizione che non prende in considerazione i fatti.
Secondo me i blog sono uno spazio aperto, dove poter discutere senza troppi problemi, in maniera asincrona, evitando in un sol colpo le barriere fisico-temporali.
Detto questo vorrei sottolineare che non viene proposto nessun metodo democratico per togliere la classe politica ora presenta ed avere un rinnovamento serio.
Quindi riformuliamo la domanda:
Quale strumento democratico, un elettore italiano ha a disposizione per cambiare la classe politica italiana, cristallizzata in una girandola di nomi che sono sempre gli stessi?
Benvenuto nel 2008, stefano
E poi mi sembra sfuggito a molti il fatto che, chiaramente, si trattava di un tentativo di dare una dimensione meno provinciale alla questione politica italiana.
E poi, se le aziende assumono manager stranieri, perché non dovrbbe essere possibile fare lo stesso con l politica?
"Quale strumento democratico, un elettore italiano ha a disposizione per cambiare la classe politica italiana, cristallizzata in una girandola di nomi che sono sempre gli stessi?"
la lotteria di babilonia?
@cruman
la domanda e' aperta.
Per quanto ne so io, non conosco niente che potrebbe risolvere questo problema. Ora l'idea.
Visto che la domanda e' abbastanza precisa, possibile che non cia sia un modo/metodo giuridico che permetta di raggiungere questo risultato?
Intendo, e' possibile proporre qualcosa di operativo che sia capace di avere questo tipo di risultato?
Se si trova il metodo, il secondo passo e' portarlo all'attenzione dell'agenda politica. Ma questo e' il secondo passo e si troveranno delle soluzione quando sara' tempo.
IMHO
Reset.
ma secondo me la lotteria di babilonia è un'ottima soluzione. io la sosterrei.
Io direi quasi che il nostro Stefano ha in realtà colto (o meglio, E' STATO COLTO) in pieno dal senso disperato e provocatorio di Invadeteci. Solo che non ha saputo cogliere il lato carnevalesco e paradossale. Egli afferma:
"Quindi che fa l’italiano furbetto? Abdica alla propria coscienza storica e – vecchio vizio radicatissimo – chiama in aiuto l’esercito straniero."
Questa in realtà non è (o non dovrebbe essere) una critica a Invadeteci, ma una critica a quanto Invadeteci stesso critica! Cioè il sentimento italianissimo d'impotenza e di lavaggio-delle-mani, che attanaglia anzitutto i nostri immobili e collusi politici.
Il Risiko è servito a sottolineare l'aspetto carnevalesco e paradossale dell'iniziativa, come ha scritto giustamente GG.
Il contesto è tuttavia realmente drammatico. Questo aspetto è meglio rappresentato dal senatore magna-mortazza, effettivamente.
"L’utilizzo del blog come nuova agora' è semplicemente un dato di fatto." (mattions)
"Benvenuto nel 2008, stefano" (Silent Enigma)
"il nostro Stefano (…) non ha saputo cogliere il lato carnevalesco e paradossale" GG
Questa picciola crestomazia che premetto vorrebbe rappresentare, in breve, quanto rimane dei commenti ricevuti al mio intervento critico sull'invocazione all'invasione. Ora, poiché sono abituato a farmi un'idea degli interlocutori che affronto (per virtù o per vizio), vorrei rispondere uscendo dalle facili metafore.
Primo, mr "mattions":
dare per scontato un qualsiasi elemento della realtà – senza scomodare i filosofi – e pertanto escluderlo dal vaglio del dubbio critico è, mi permetta, sciocco. Se non altro perché, è un dato empirico, tutto ciò che è reale è (ir)razionale… o no? E allora perché non dedurre dall'attuale impasse, che lei stesso denuncia, che non basta l'agorà per fare una polis (e nemmeno una cittadinanza)? Devo ricordarle che occorre anche l'Acropoli, un'Accademia e una stoà – e persino qualche kèpos frequentato da uomini, donne e schiavi per fare Atene? Via, se si ostina a prendere univocamente sul serio quest'idea della piazza telematica (così si diceva qualche anno fa), allora la consideri una parte, ancorché funzionale, di un tutto che tuttavia la trascende. E operi di conseguenza, nella vita pratica.
Secondo, "Silent Enigma":
voleva essere beffardo? E se io vivessi nel grande Islam? Sa in che anno sono appena entrati, secondo il calendario dell'Egira, i fedeli di Allah? Ecco: la piccolezza dell'immaginazione di un "metallaro", mi perdoni la semplificazione che deduco dal nickname, è correttamente esemplificata da tanta indebita superbia. Comunque: visto che anche lei, immagino, si trova nelle stesse pastoie lamentate da Mentecritica, perché non prende atto che non basta il calendario perché le cose che non vanno cambino direzione?
Terzo, GG:
giunto, seguendo l'ipertraccia, al suo wordpress-blog intestato ironicamente e autocriticamente, cerco di spiegarmi come mai un giovine (se è veridico il profilo) pisano sia così lesto nel giudizio, errato. Crede che io non abbia colto l'ironia dell'invasione? Ma così dà ragione al Vernacoliere! Mi considera proprio sciocco! Eppure, dacché ho il doppio della vita e dell'età, mi sento in dovere di ricordarle un breve saggio: "Leggerezza" nelle "Lezioni Americane" di Italo Calvino. Vi troverà un Cavalcanti mal disposto al sorriso vacuo ma agile nel pensiero come nel corpo. Quanto al carnevalesco: se questo è carnevale, temo la Quaresima…
Infine, a tutti: "rem tene, verba sequentur" è una massima antica, che spesso viene usata per invogliare gli studenti a impegnarsi e a non temere, quando preparati a dovere, il cimento degli esami. Bene, io la rivolgo a tutti voi che scrivete e avete anche la cortesia di rispondermi: prima di parlare occorre aver pensato, studiato, confrontato. L'eccessiva semplicità di accesso alla verbalizzazione, del mezzo corrente, riduce i tempi della riflessione e tramuta quel che è un dono della modernità in un obbligo inane.
Stefano Lamorgese
Buonasera Lamorgese,
intervengo in qualità di amministratore di questo sito e ideatore dell'iniziativa.
La ringrazio per l'invito allo studio. Confesso che spesso anch'io faccio lo stesso invito questi giovanotti disabituati alla fatica della sedia.
Mi scuso se non uso citazioni latine. Anche se la mia parete è debitamente addobbata di titoli accademici italiani e no, non eccello nelle materie classiche e quindi cercherò di arrangiarmi con l'italiano.
Lei non ha condiviso l'iniziativa. Liberissimo. Lei ritiene che sul web si blateri invece che parlare. Condivido. Lei invita al confronto individuale (semplifico). Bello.
La mia impressione, se permette, è che non dia la giusta importanza ad un sistema di comunicazione che non ha nemmeno dieci anni e che sta ancora definendo le sue regole. Il paragone con sistemi di relazione che hanno storia ben più consolidata è, a mio parere, inadeguato.
E' da tempo che penso che una cattiva comunicazione sia meglio di nessuna comunicazione. E' per questo che la discussione che si è generata intorno a questa nostra modesta iniziativa è, secondo me, utile, specialmente in questo momento.
Io apprezzo le persone che hanno una profonda cultura. Anche e soprattutto quando questa non deriva dalla frequentazione di aule scolastiche, ma ritengo che il voler rimanere ancorati alla propria modalità di comunicazione solo perché proviene da lombi più aristocratici sia un po' una questione di principio. Per questo, mi perdoni, non mi piace.
La pregherei, la prossima volta, di evitare la reductio ad absurdum (oops) e, con termini accessibili un po' a tutti, di rispondere agli spunti che le vengono posti senza sfoggi di cultura che, almeno in questo caso, mi sono sembrati superflui e fuori luogo.
grazie
anonimo administrator!
Se non ci siamo capiti, provo a rispiegarmi.
Primo: se lei addobba le sue pareti di titoli accademici, io preferisco i quadri.
Secondo: dieci anni (forse un po' di più, via!) di Internet fanno sì che lei (che ha studiato – anche – all'estero, ehilà, complimenti!) sia qui con me e con tanti altri a discutere. Lo registro come fenomeno, non necessariamente positivo, ma nemmeno negativo. Un semplice dato ontologico, come il tavolo sul quale m'appoggio è, semplicemente, ligneo.
Quanto poi a quello che le piace e non le piace, perché esprime i suoi pur legittimi gusti o pareri dall'alto dello scranno amministrativo? Sarà un deriva autoritaria? Sa: chi di Risiko ferisce…
Cortesemente
SL
Ancora una volta non si entra nel merito, ma pazienza.
Facciamo come vuole lei.
Buonasera.
non più anonimo Comandante …ma QUESTO è il merito!
Discutere di come dove e quando si voglia andare è una premessa all'andare stesso. Possibile che le dia così fastidio l'evidenza?
Non le basta la crisi della rappresentanza indiretta – l'unico elemento politico innegabile che emerge potentemente dal weblabla – sia un termine e non una tappa del gioco democratico?
Se non si preoccupa di non limitare ai confini incerti del blabla il senso stesso della discussione – a mio avviso – rigetta la responsabilità di gestire costruttivamente uno spazio che non deve e non può essere soltanto uno "sfogatoio".
Che poi le responsabilità civli e politiche non vadano più di moda, è drammaticamente vero… l'ennesimo dato ontologico.
SL
Un po' troppo teorico per me. Sono un tecnico. Non sono nemmeno certo di aver capito bene.
Mi spiace.
la sua protervia è demoralizzante ma non desta stupore
adieu, messieur Fog
SL
Insomma …
al limite
Adieu monsieur Brouillard
Oppure
Adieu monsieur Nebbia
adieu, messieur Fog
non mi sembra francese. O è un'altra lingua che non conosco o è un'uscita di scena rovinata.
il giro del mondo in 80 giorni, a comanda'… e annamo!
SL
… e poi il calembour tra singolare e plurale… fatica sprecata
spero che abbia studiato in America…
SL
Ci ripensi, su, e consideri l'idea di aver sbagliato tono, modi e merito.
Capita, sa? Persino a me, che sono un tipo suscettibile.
…comunque complimenti per lo sforzo: siamo tutti piccoli Sisifo: a ognuno il suo macigno (citando Carnevali: "Nessuno siamo perfetti, ognuno ci abbiamo i suoi difetti").
the end
SL
calembour?
non lo avevo afferrato, magari me lo spiega.
Vuoi vedere che stasera imparo qualcosa?
che pazienza che ci vuole… allora:
Primo:
1) monsieur è singolare
2) messieurs è plurale
3) mes+sieur è plur+sing
utilizzato (in questa occasione) con funzione evocativa di un'identità non definita, plurale ma forse singolare, che usa il plurale del bene (e quindi collettivo) come maschera, per giunta da moderatore.
Secondo:
Il Fog di Jules Verne, al quale alludevo, se ben ricorda si trovò al posto giusto nel momento giusto, benché pensasse esattamente il contrario. Rovesciando la situazione, è quello che penso di lei, che si trova al posto giusto nel momento giusto ma, rinunciando al casuale beneficio della sincronia con lo ZeitGeist (lo spirito del tempo), si tira indietro e si limita a fare lo spettatore… Monsieur Fog vinse la sua scommessa impossibile, lei mi sembra che non voglia nemmeno correre il rischio di giocare.
Arrivederci, o nebbioso
SL
…che poi fog significhi nebbia in inglese lo considero scontato… (sl)
Grazie
Devo ammettere che non ci sarei mai arrivato. Sono proprio arrugginito. Mi punirò con un paio di equazioni diofantine.
Quell'arrivederci suona come un'oscura minaccia …
Scherzo ovviamente. Io non so fare battute così sosfisticate. Mi devo arrangiare.
Lei è una persona interessante Stefano.
… un Fog al quale sottrassi una "g", per semplicità…
e ho finito
SL
Ok.
perfetto.
Ora tutto si spiega.
…sono sempre sensibile ai complimenti, soprattutto dopo una tenzone affilata come la nostra.
Rimango, in pubblico e in privato (via email) a sua disposizione per ulteriori sviluppi. Il vostro (m)ultiblog – è un'idea interessante. Mi consideri pure un atomo disponibile…
Grazie e arrivederci (senza minaccia alcuna, ma con simpatia)
…a proposito di Diofanto: se posso suggerirle un libro (cartaceo), provi a leggere "La rivoluzione dimenticata" di Luigi Russo. E' un volume straordinario sulla scienza degli antichi, in particolare sull'eccellenza alessandrina. Se non lo ha letto ma ama la matematica, allora ne resterà soddisfattissimo.
au revoir, senza giochi di parole
SL
A me sembra che sia il Lamorgese stesso ad inondare di parole e di blabla il weblabla, come egli stesso sembra definirlo accettandone peraltro implicitamente, pare di capire, le stesse perverse regole che il Lamorgese ha evidentemente individuato nella sua personalissima e controversa (almeno agli occhi dei oi polloi) fondazione intellettual-psicologica a riguardo del web e della sua ingegneria costituzionale.
Tralasciando il dato stilistico, il Lamorgese cosa vuole suggerirci? La definizione e creazione di un circolo virtuoso (quantomeno) e integrato piazza/rete? Spontaneismo politico da riversare nelle piazze italiche? Una partecipazione attiva o collaborativamente fattiva nell'agone politico nostrano? Atomiche specchiate reciproche su
Da parte mia, quando sento parlare di riunioni politiche strictu o latu senso nei pressi o addirittura sopra tavolini da bar mi viene sempre in mente, non so perchè (o forse si), la scena finale di "Vogliamo i colonelli" di Monicelli; se non altro per la carica tragicomica della pellicola. Conclusione tranchant: c'è una massima latina che inquadra, a mio avviso, in maniera appropriata la grafomania lamorgesiana, nonchè il suo incerto palinsteso ideologico: allegans contraria non audiendus est.
Aggiungo per dimenticanza di cui sopra: "Atomiche specchiate reciproche sul desolante panorama socio-politico nostrano con i fautori stessi del sistema inteso nella sua globalità"?
oh jp, mancava lei! ma non era passato a miglior vita ("Un progetto più ambizioso, più di ampio respiro, più più")?
Comunque. Ordunque. Però.
Non le piace il mio stile? Giudichi i contentuti.
Non le piacciono i miei (?) contenuti?
Vorrà dire che non andremo d'accordo.
E pazienza!
Per le riunioni politiche al bar, le rendo noto che le sezioni di partito sono ormai quasi tutte chiuse. Quelle aperte non sono granché frequentabili… E che in rete è difficile farsi un traversone o uno scopone tra una chiacchiera e l'altra. E nemmeno un bicchiere di rosso.
Se poi vogliamo entrare nel merito, GP, uno che fino a un mese fa pubblicava un sito internet con tanto di stemmino in ferro battuto e trademark, forse di chiacchiere al vento dovrebbe espiarne per qualche scolo, no? Con buona pace dell'articolo 21…
Sulla coincidenza degli opposti, le invierò una bibliografia ragionata.
Per tutto il resto: la mia preoccupazione è solo quella di non lasciare che le lamentele e le contumelie (anche quelle intelligenti) non rimangano tali. Cioè mere verbosità. Inutili e dannose.
Se prendo la parola, di tanto in tanto, me ne scuso.
Arrivederci e complimenti a GP per la chiarezza dell'eloquio: le atomiche non si accompagnano al dibattito. Anzi: spesso lo chiudono.
BUM
SL
"scolo" per "secolo"
ahimè! Son caduto sul venereo… chiamate Siegmund urgentemente!
SL
BUM anche a lei.
Si scherza sig. Lamorgese. Fortunosamente lei coglie.
Se vuole posso sempre tornare da dove ero venuto. Stia tranquillo comunque, che di stemmini in ferro battuto e di trademark non ne vedrà più, con buona pace dell'articolo 21.
mersìbocù, jepé
…al fin della licenza: scherzann' scherzann' Pulicinella dice 'a verità… e la situazione è davvero tragica (ma non seria), come raramente è stato dal 1948 a questa parte.
Cerchiamo vie d'entrata!
SL
Anche Flaiano era un paroliere, dopotutto.
verumst. Ma disperatissimo e solo come un satiro.
SL
ah ah ah
complimenti a tutti per queste divertenti e dotte conversazioni.
Devo ammettere che con la carta (napoletana o piacentina?) dello scopone ma soprattutto con il bicchiere di rosso il signor lamorgese mi ha fatto vacillare.
Se organizziamo il pic-nic elettorale il vino lo porta lei? Io porto il mazzo di carte. In barba a Schopenauer che diceva:
Il satiro è necessariamente solo. La solitudine è il suo ossigeno, l'osservatorio privato (nel senso di manchevole) di una civiltà. Anche per questo Flaiano è scomparso completamente dalla scena culturale (con rispetto parlando) italiana.
stefano, giammai beffardo.
in effetti lei non poteva cogliere dal mio fulmineo commento che condivido i suoi dubbi riguardo la destinazione d'uso dello strumento con cui ci esprimiamo qui. Il mio primo commento era esso stesso il riconoscimento del fatto che la velocità delle comunicazioni di oggi le può svuotare di contenuti.
Ritengo però che questa discussione ed il fatto stesso che ci siamo incontrati in questo luogo virtuale stia a dimostrare che lo "strumento" è nulla di-per-sè, ciò che fa cambiare direzione alle cose che non vanno sono le persone atomiche che picchiettano i tasti che formano le parole che leggiamo sulla rete.
La stampa, illustre antenato degli strumenti di comunicazione, è usata anche da federico moccia, ma non per questo è da buttare, se penso a mann, joyce o kafka le quotazioni salgono.
Ad ogni modo, perché non prende atto del fatto che lei non può dire di conoscere la mia immaginazione solo perché il signor google le ha rivelato il significato del mio nickname?
Riconosco comunque che dovevo riservarle ben più d'una fugace riga di commento, mi auguro di rileggere presto qualcosa di suo.
cordialmente
Ok. D'accordo. Sta bene.
Non occorre aspettare che i programmi elettorali smuovano questa o quella coscienza politica.
Il vino lo porto io; le carte il "diabolicoMarco".
I fatti e le idee, invece, ognuno.
Senza investirci troppo, senza illudersi d'aver trovato chissà cosa (o chi), senza sognare l'impossibile apocatastasi.
Per una diverosa verifica dei poteri, insomma…
Ditemi soltanto come e quando. Compatibilmente con la mia terribile agenda (sono un ometto – con famiglia – che lavora assai, ahimé!), farò in modo di esserci.
Infine il luogo: dovremmo prima verificare le coordinate di partenza, non credete?
A voi la parola, attendo notizie
SL
Monsieur Lamorgese sollecita la mia curiosità.
Se resta un posto libero, a quell'incontro, vorrei essere della partita.
Distinti ossequi
Ehm… ragazzi, guardate che il mettanismo dei trackback o pingback serve proprio per sviluppare discussioni pagine diverse di siti diversi, vi sarebbe bastato linkare o mandare un trackback alle persone alle quali facevate riferimento invece che evitare di fare nomi come piace fare tanto in Italia
cioè?
@mucio
Leggendo sul tuo sito vedo che non hai gradito l'iniziativa. Quasto commento e la storia dei pingback non s'è capita. Così come l'importanza che, secondo te, dovrebbe avere la questione della pasta al dente e della mozzarella.
Parliamone.
…..ossignur….
se c'è da andare al bar a bere allora ci vengo anch'io!
non so perché, ma tutto quello che qui s'è scritto ha suscitato in noi discussioni che sono state sintetizzate come più sotto (è stato imposto rigorosamente di usare solo ed esclusivamente citazioni!):
- Mastro Nebbiolo: >
- Maestro Barolo: >
- Libero Barbaresco: "Dato che non penseremo mai nello stesso modo e vedremo la verità per frammenti e da diversi angoli di visuale, la regola della nostra condotta è la tolleranza reciproca. La coscienza non è la stessa per tutti. Quindi, mentre essa rappresenta una buona guida per la condotta individuale, l'imposizione di questa condotta a tutti sarebbe un'insopportabile interferenza nella libertà di coscienza di ognuno." (Mahatma Gandhi)>>
ma qualcuno è stato il più oscuro – Eraclito docet – e ha così dato il massimo:
- Parin Carema >
Il problema è stato che – a questo punto – avevamo le risposte, ma avevamo dimenticato la domanda? Qualcuno la ricorda?
scusate, correzioni necessarie…
non so perché, ma tutto quello che qui s'è scritto ha suscitato in noi discussioni che sono state sintetizzate come più sotto (è stato imposto rigorosamente di usare solo ed esclusivamente citazioni!):
- Mastro Nebbiolo: da una lettera del presidente Jefferson a Madison: "Una società che voglia scambiare un po' di libertà per un po' di ordine perderà entrambi, e non merita nè l'una né l'altro!"
- Maestro Barolo: "Gioca, così da poter essere serio." (Anacarsi – Scizia, VI secolo A.C.)
- Libero Barbaresco: "Dato che non penseremo mai nello stesso modo e vedremo la verità per frammenti e da diversi angoli di visuale, la regola della nostra condotta è la tolleranza reciproca. La coscienza non è la stessa per tutti. Quindi, mentre essa rappresenta una buona guida per la condotta individuale, l'imposizione di questa condotta a tutti sarebbe un'insopportabile interferenza nella libertà di coscienza di ognuno." (Mahatma Gandhi)
ma qualcuno è stato il più oscuro – Eraclito docet – e ha così dato il massimo:
- Parin Carema "La differenza fra lo studente di ingegneria e l´ingegnere sta nel Pi greco: per il primo p è uguale a 3,1415926, al secondo va bene che sia uguale a 3" (Zu Caliddu – Italia, XXI secolo D.C.)
Il problema è stato che – a questo punto – avevamo le risposte, ma avevamo dimenticato la domanda? Qualcuno la ricorda?
Come disse Schopenhauer: "gute nacht".
Ragazzi possiamo parlarne via mail che via commenti è un po' un casino?
Il mio indirizzo è quello che vedete nel commento.
Cmq ho gradito l'iniziativa, ma non del tutto. Mi fa piacere parlarne e vi spiego pure il discorso dei pingback
@mucio
Scusa, ma secondo te perché abbiamo tirato su un sito se poi dobbiamo parlare via mail? Forse ti sfugge il fatto che gli amici sostenitori di MC sono più di 200 e i lettori giornalieri più di 6000. Creare una catena di sant'antonio con migliaia di persone ti sembra meno un casino che scrivere 3 righe di commento?
Poi, scusa se insisto, ma mi parli di trackback e pingback e poi mi dici che i commenti sono una cosa complicata?
Pensavo che dovessimo parlarne sono io, tu e gli altri che scrivono su mentecritica, probabilmente molti lettori di mc sanno cosa sono trackback e altro, sinceramente preferisco una mail che mi arriva in casella di posta, piuttosto che un commento su un sito che devo aprirmi appositamente.
Ditemi dove volete continuare, ma sono dell'opinione che i commenti di un blog non siano il posto migliore per una discussione, solo per una questione di praticità e di leggibilità
ma se ti abboni ai feed ti arrivano via mail
@mucio
noi sappiamo bene cosa sono i o altro.
Ehm… ragazzi, guardate che il mettanismo dei trackback o pingback serve proprio per sviluppare discussioni pagine diverse di siti diversi, vi sarebbe bastato linkare o mandare un trackback alle persone alle quali facevate riferimento invece che evitare di fare nomi come piace fare tanto in Italia
di tutto questo discorso l'unica cosa chiara è il meccanismo di trackback.
Comunque se ti pesa troppo commentare fa niente. Cercheremo di andare avanti lo stesso.
Mucio, come dice DiabolicoMarco, non tutti quelli che scrivono per Mentecritica sanno cosa siano i trackback, ma molti di noi lo sanno benissimo. Io comunque ho compreso il senso della tua critica, ti riferisci a questo passaggio:
Ma questa non era una lamentela verso coloro che ci hanno criticato dai loro blog (in certi blog che hanno espresso delle critiche alcuni di noi hanno anche partecipato alla discussione nei commenti), l'autore piuttosto esprimeva il desiderio di riuscire a generare una discussione, con altri articoli sulla questione, anche qui su Mentecritica, in quanto questo sito è nato proprio per questo preciso scopo.
grazie Doxa. Giuro che la mia non era una polemica, non avevo proprio capito.
Doxaliber esatto, comunque la mia opinione su "invadeteci" più o meno l'ho espressa nel mio post, l'iniziativa provocatoria mi piaceva, non mi piaceva lo spirito che traspariva dalle ultime righe dell'appello, mi sembrava denotare molto provincialismo
Mucio, ma dai, proprio perché l'iniziativa era una provocazione è ovvio che anche il messaggio non doveva essere preso troppo seriamente, era un modo per "alleggerire" i toni.