La bomba atomica di Israele: Intervista Video a Mordechai Vanunu 22


Introduzione di Gianalessio Ridolfi Pacifici

Prendere una posizione nella vicenda che vede contrapposti gli interessi palestinesi ed israeliani è estremamente difficile.
Entrambe le parti hanno un radicamento storicamente accertato con i territori contesi. Entrambe le parti hanno subito torti sanguinosi dalla storia. Entrambe le parti hanno fatto più volte ricorso alla violenza per far valere le loro ragioni. Israele in maniera organizzata e metodica. I Palestinesi in maniera più casuale e, forse per questo, più drammaticamente efficace.
Probabilmente, chi prende parte in una questione così intricata lo fa affidandosi solo parzialmente alla ragione. Scelta perfettamente lecita, ma che è soggetta alla verifica della Storia che fornisce sentenze sempre a volte discutibili, ma inappellabili.

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Se ragionare del diritto israeliano sulla Palestina conduce inevitabilmente il dibattito sul piano ideologico, è possibile interrogarsi, più generalmente, su quale sia il limite al quale può spingersi uno stato sovrano per garantire la sua sicurezza interna ed esterna.
E’ lecito ricorrere a qualsiasi strumento o arma per garantire questo obiettivo? Quando, la sicurezza cessa di essere un problema reale e diventa il pretesto per limitare la libertà interna e la motivazione per scatenare un conflitto internazionale?

Più volte la Storia ci ha raccontato che nazioni di lunga e consolidata tradizione democratica sono diventate così gelose del proprio stile di vita da essere disposte a sacrificarlo in nome della sua difesa.
Per dimostrare questo apparente paradosso sarebbe sin troppo semplice citare il caso degli Stati Uniti e della Gran Bretagna, paesi che hanno rappresentato il baluardo di un certo stile sociale e che, in nome della lotta al terrorismo, hanno adottato legislazioni e metodi che solo venti anni fa non avremmo esitato a definire totalitari.

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E’ evidente che il confine che separa la tutela della sicurezza dal totalitarismo è estremamente labile e soggetto a spostarsi in funzione delle contingenze storiche a cui lo si riferisce.
L’equilibrio delle misure di sicurezza e la loro effettiva correlazione alle esigenze sono un grande esercizio civile di cui è difficile ricordare anche un solo esempio dove il timore per la sicurezza nazionale non sia stato utilizzato per l’applicazione di discutibili sanzioni.
Anche nella Bibbia, il Signore pretende di trovare almeno 10 uomini giusti a Sodoma per impedirne la distruzione (Genesi 18:32). Condizione che non è possibile soddisfare con la conseguente adozione di misure totalitarie nei confronti della sfortunata città.

Torniamo a Israele. Fino a pochi anni fa la nazione ebraica era definita il guardiano dell’occidente in una delle zone più calde del mondo. E’ evidente che, pur essendo Israele un paese oggettivamente occidentale dove è possibile esprimere liberamente la propria opinione, quando è entrata in gioco la sicurezza nazionale, Tel Aviv ha fatto scelte opinabili e non ha risparmiato azioni di forza e violazioni dei diritti umani.

Agli inizi degli anni 70, Israele ha concluso il lungo cammino necessario alla messa in opera della tecnologia indispensabile per dotarsi di armi nucleari. Lo ha fatto nel segreto più assoluto e, a tutt’oggi, non si ha una conferma ufficiale e definitiva dell’esistenza e della consistenza dell’arsenale atomico israeliano.
Ciò nonostante, le inevitabili fughe di notizie non sono mai state smentite con la necessaria energia. Israele ha ritenuto di adottare una politica di “ambiguità deliberata”.
Questo fornisce chiare indicazioni sulla strategia difensiva israeliana. Le armi nucleari hanno un valore essenzialmente dissuasivo. Se la loro esistenza viene tenuta segreta e non esibita, implicitamente questo vuol dire che non si tratta di ordigni strategici, ma tattici. Adatti cioè ad un impiego limitato, ma comunque tragicamente distruttivo che i generali israeliani considerano possibile e realizzabile quando le condizioni lo dovessero richiedere.
In ogni caso, la politica nucleare di Israele ha generato in una certa parte della sinistra del nostro Paese, chissà perché, molte più rimostranze di quella indiana, pakistana, coreana o iraniana. Come se le armi nucleari, sempre e comunque terribili, siano meno accettabili quando a gestirle sono gli israeliani.

Nel processo che ha condotto Israele alla messa a punto del suo arsenale nucleare, in nome della sicurezza, molte leggi nazionali ed internazionali sono state violate. Il materiale fissile necessario è stato ottenuto con vere e proprie azioni di pirateria diplomatica e attraverso alleanze estremamente discutibili. I cittadini israeliani coinvolti nel progetto hanno subito limitazioni della libertà personale e del diritto di espressione.

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Uno di questi, Mordechai Vanunu, ha probabilmente ritenuto che il sottile confine tra difesa della sicurezza nazionale e totalitarismo/imperialismo fosse stato attraversato dal governo del suo paese. Impiegato come tecnico nel centro di ricerca nucleare del Negev, nel 1986 fornisce alla stampa britannica informazioni sull’esistenza di un programma nucleare israeliano fornendo dettagli sufficienti a stimare la consistenza e la potenza dell’arsenale nucleare.
Rifugiatosi a Roma su consiglio di un’agente del Mossad spacciatasi per una turista americana, viene rapito nella capitale italiana dai servizi segreti israeliani.

In Israele Vanunu sconta 18 anni di carcere, di cui 11 in isolamento. Il suo rilascio, al termine del periodo di detenzione, viene subordinato al rispetto di una serie di provvedimenti restrittivi della sua libertà tra i quali il divieto di concedere interviste, di lasciare Israele, di possedere un cellulare e di connettersi a Internet. A causa della violazione di queste regole, Vanunu ha subito diversi arresti e condanne minori.
Vanunu è un traditore? Vanunu è un uomo libero che ha difeso il suo diritto alla libera espressione? Vanunu si è sacrificato in nome della Pace o è solamente un pazzo che aveva bisogno di diventare il protagonista di una complessa vicenda spionistica internazionale per soddisfare il suo desiderio di protagonismo?

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Come al solito non vi forniremo una risposta a queste domande perché non esistono dati oggettivi che ci consentano di esprimere un’opinione pertinente. Quello che vogliamo darvi sono spunti di riflessione e fonti, possibilmente, originali.
E’ per questo che, grazie a Yastaradio che ha procurato il filmato, vi forniamo in anteprima nazionale un’intervista filmata con Mordechai Vanunu sottotitolata in italiano.
L’opinione del governo israeliano è palese. Vanunu è un traditore. Ora è possibile ascoltare la sua versione dei fatti per farsi un’idea più completa della vicenda.

In ogni caso, per semplificare, porre se stessi al centro di una vicenda così gigantesca è una scelta che può essere dettata solo da una grande ispirazione ideale o dall’incapacità di governare le proprie azioni. Viene difficile pensare ad una motivazione alternativa.
Coraggio o follia? Giudicate voi. Buona visione.

L’intervista è sottotitolata in italiano e quindi può essere vista senza l’ausilio di diffusori acustici.

Filmato in anteprima per i lettori di MC e gli utenti di Yastaradio

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=8PQqknAL1To[/youtube]


22 commenti su “La bomba atomica di Israele: Intervista Video a Mordechai Vanunu

  • dalse

    muahahahahah mitico falco (emanuele)!
    do un paio di doverose informazioni: il video è stato girato da 2 giornalisti membri della Campagna di Solidarieta’ Irlanda-Palestina, Sean O’Carrol e Maria Escribano.
    ne siamo venuti in possesso perchè uno dei curatori dell’edizione che abbiamo presentato (con i sottotitoli) è un nostro utente ed amico.
    a quanto ne so il video e’ stato presentato in anteprima all’Universita’ di Limerick, nel sud d’ Irlanda, e non ha avuto ulteriore diffusione fino a questo momento.
    colgo l’occasione per augurare buon compleanno a MC, anche se sono nel posto sbagliato.

  • Adetrax

    Ottimo pezzo ed eccellente scoop !

    La mappa di Israele e’ un po’ datata, ora la striscia di Gaza e quasi tutta la Cisgiordania non sono piu’ di Israele, anche se la seconda non e’ ancora del tutto libera.

    La storia e’ troppo lunga per riassumerla in questo contesto, ma una cosa mi e’ chiara, ovvero che insistendo con la legge del taglione e della malevola furbizia non se ne esce.

    Gli USA danno qualche miliardo di dollari all’anno a Israele per la sua sicurezza e Israele li reinveste in armi (USA) e in strutture difensive, ad es. nel muro che lo sta separando dalla Cisgiordania.

    Il cordone ombelicale fra Israele e USA e’ molto piu’ stretto e complesso di quanto non si immagini ed e’ perfettamente inutile e controproducente tentare di tagliarlo o anche solo minacciarlo con metodi violenti o di bassa politica, si rischia solo la metastasi o qualcosa di molto peggio.

    D’altra parte il programma ufficioso dell’attuale governo palestinese (Hamas centrico) e’ altrettanto chiaro, respingere e attaccare fino allo sfinimento Israele che peraltro non figura neanche come stato nelle sue mappe.

    Oltre a questo non serve ricordare quanto gli stati limitrofi investano in azioni contro Israele; basti pensare a cosa fece Saddam (che in teoria non doveva avere connessioni con Israele) nella prima guerra del golfo quando l’Onu gli intimo’ la resa dopo l’occupazione del Kuwait: come reazione Saddam inizio` a bombardare Israele con missili Scud (Gerusalemme e dintorni).

    Tralasciamo poi gli “strali” dell’Iran e di altri paesi medio-orientali.

    Tutto questo per dire che l’incancrenimento della guerriglia, delle persecuzioni, del terrorismo e delle violenze in genere ha indotto i comandi israeliani ad usare le stesse tecniche usate dai loro persecutori del XX secolo.

    La costruzione del muro, le repressioni contro i palestinesi, le reazioni violente e quasi sempre sproporzionate alle varie provocazioni, ad es. i razzi sparati dalle alture del Golan, il rapimento di qualche soldato israeliano, ecc. poi culminate con la sproporzionata aggressione al Libano di qualche anno fa, senza contare gli ultimi fatti di Gaza, ben si collegano con la stessa persecuzione di Mordechai in quanto sono tutte prove evidenti di questa trasformazione da perseguitati a persecutori e del fatto che la tolleranza si e’ ridotta a zero da un bel po’ di tempo.

    La preoccupazione prima degli israeliani e` quella di essere un popolo omogeneo, in modo da non poter essere in alcun caso assimilati e assoggettati da altri di cui hanno uno spiacevole ricordo atavico; sulla base di questa idea stanno compiendo azioni assolutamente discutibili per non dire riprovevoli.

    Lo stato attuale e futuro delle cose e’ insoddisfacente per tutti; per i palestinesi relegati nella striscia di Gaza o chiusi nella Cisgiordania e per gli israeliani che hanno visto ridursi le dimensioni dello stato di Israele in confini assurdi e arzigogolati senza che le minacce esterne siano diminuite.

    Ci sarebbero altre soluzioni ma per attuarle bisognerebbe accantonare 60 anni di lotte.

    Una e’ quella proposta da Mordechai, un unico stato in cui possano convivere varie etnie, purtroppo questa soluzione e’ irrealizzabile per il desiderio di prevaricazione e di rivalsa presente in entrambe le parti; questa insanabile divisione si potrebbe eliminare solo con conversioni di massa a una religione terza, come peraltro fatto da Mordechai.

    Un’altra soluzione potrebbe essere quella della migrazione di massa verso altri luoghi semi-disabitati, ad es. per i palestinesi, verso la Libia o verso la penisola del Sinai, ma anche questa soluzione cozzerebbe con il fatto che quei luoghi appartengono gia’ ad altri stati che quasi sicuramente non vorrebbero cedere parte della loro sovranita’ ai nuovi arrivati.

    Una terza soluzione consisterebbe nel:
    – ridare la striscia di Gaza a Israele;
    – ridisegnare il confine fra Israele e Cisgiordania in modo da rendere lo stesso piu’ lineare e meno arzigogolato, dando anche qualche chilometro in piu’ di terra (5- 10 km.) a Israele sia a nord che a sud di Gerusalemme;
    – prolungare il futuro stato palestinese a nord della Cisgiordania fino alle alture del Golan e il lago di Tiberiade e poi a nord-ovest con una striscia di terra larga 15-20 km. fino al mare.

    In ogni caso, permanendo le attuali divisioni, il ridisegno dei confini mi pare un’operazione quanto mai necessaria e ragionevole, purtroppo tale ragionevolezza non e’ condivisa dai sempre piu’ numerosi integralisti.

  • JP

    Chapeau.

    Il commento di Adetrax qui sopra ritrae in maniera ottimale (sinteticamente, ovviamente) l’attuale situazione israeliana.

    Io volevo solo ricordare che la Knesset, il parlamento israeliano, ha dichiarato sin dal suo primo giorno di vita lo stato di emergenza (non è mai stato tolto): è difficile, se non impossibile, conciliare la democrazia con l’emergenza perenne.

    Il sistema giuridico di Israele, del resto, è un sistema molto composito, che prende elementi sia dalla civil law che dalla common law, più altre fonti minori. Il bilanciamento (aspetto fisiologico di ogni sistema giuridico) dei diritti e degli interessi contrapposti assume un rilievo ben più pregnante in un sistema qual’è quello israeliano, che mette la sua corte suprema (cioè il garante del controllo di legalità) di fronti a questioni enormi quali tortura sistematica, “bombe ticchettanti”, uccisioni mirate, occupazioni e molto altro ancora.

    In uno stato perenne di guerra, è inevitabile che il test di bilanciamento penda nettamente da una parte, dalla parte che riguarda la sicurezza nazionale. E’ da 60 anni che si va avanti così: non so quanto a lungo possa ancora resistere.

    (ci sarebbe moltissimo da approfondire, comunque)

    PS: Consiglio a tutti quanti la lettura dell’intervista che Oriana Fallaci fece a Sharon nel 1982, quando quest’ultimo era ancora ministro della difesa. Si trova sull’ultimo numero de L’Europeo. E’ di un’attualità agghiacciante.

  • Silent Enigma

    il superamento del passato è condizione necessaria ma non sufficiente ad una pacificazione di quell’area.

    il fatto è che, come evidenzia jp, non c’è un “passato” nei rapporti fra israele e palestina, perché è da 40 anni che la vita quotidiana è scandita al ritmo di coprifuoco e stati di emergenza. Emergenza che cessa di essere tale, diventando routine ed erodendo ogni giorno di più la possibilità che si arrivi a due stati sovrani e separati.
    temo dovremo aspettare ancora molto

  • Silent Enigma

    da segnalare che dal '99 la corte suprema di israele ha definitvamente posto nell'illegalità qualsiasi forma anche blanda di "pressione fisica" (leggi: tortura) anche e soprattutto per le operazioni militari (quelle ufficiali, naturalmente, per quelle ufficiose…vabbè è un altro discorso)

  • Alfonso

    Ha molti volti, fra questi anche quello del coraggio. Dopo diciotto anni passati così, continuare a fare quelle cose… io dico Follia.

  • Gilda

    Follia, coraggio… che differenza fa? Probabilmente tutte e due.
    18 anni sono tanti, eppure dopo aver letto e ascoltato la storia mi sono stupita che siano stati così magnanimi, con un traditore. Devo essere davvero prevenuta sulle questioni militari…

    E comunque come al solito MC è più illuminante di un libro di storia e un giornale, mi viene da ringraziare per il lavoro anche se non è richiesto. un giorno ringrazierò anche nei fatti 🙂

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