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Internet in Italia: Chi l’ha Vista?



marketing.jpgDa anni i governi italiani, di qualsiasi colore, hanno sbandierato il loro interesse per l’informatica, Internet e tecnologie connesse: principi come la libertà di comunicazione, il sapere condiviso, il superamento delle distanze, la nascita di aziende in grado di offrire servizi tecnologici di alto livello, e così via, sono da tempo diventati parte essenziale dei programmi politici. Che bello!
C’è quasi la speranza che l’Italia possa diventare una sorta di paradiso tecnologico, e si rimetta al passo con gli altri paesi europei. Quasi.

Driiiiiiinnnnnn!!! Sveglia! E’ ora di affrontare la dura realtà: nel giro di pochi giorni si sono concentrate alcune notizie che rischiano di cancellare di colpo anni di progresso tecnologico e di sviluppo dei servizi.

Ve lo ricordate “italia.it“, il mega-portale italiano del turismo, lanciato dall’ex-ministro Stanca, e sposato poi dal (purtroppo attuale) ministro Rutelli? Quello che doveva costare 45 (quarantacinque) milioni di euro? Il portale che non è mai decollato perché mancano i contenuti, ha una struttura fatiscente, non è allineato agli standard, ma per cui si è speso già un sacco di soldi? (chi volesse approfondire può vedere su Scandalo italiano e su The million portal bay).

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click here to enlarge :-)

Beh, dopo averlo difeso e pubblicizzato per mesi, in Italia e all’estero, rimediando anche qualche figuraccia, il ministro Rutelli (sempre lui) ha detto che si può anche chiudere. Mirabile esempio di lungimiranza, concretezza, coerenza e qualche altra cosa che evidentemente al ministro sono del tutto ignote.
Se mi avessero dato un milione, avrebbero risparmiato gli altri 44, e gli avrei mantenuto il sito per i prossimi vent’anni, fino alla pensione. Certo che se ci andasse lui in pensione…

Nel frattempo l’autorità competente (non mi chiedete quale è, ce ne sono troppe e ho perso l’orientamento) ha finalmente tirato fuori il bando di gara per l’assegnazione delle frequenze destinate al Wi-Max. Per chi non lo sapesse, il Wi-Max è una tecnologia che permette il collegamento in banda larga (anche superiore all’ADSL) su reti senza fili, anche a distanze di alcune decine di chilometri dall’antenna, a costi molto bassi: una vera e propria manna che permetterebbe di diffondere la connettività ad Internet in tutta Italia rapidamente e a costi minimi, con un numero relativamente ridotto di antenne, e di veicolare su questa rete contenuti oggi complicati da gestire come il VoIP (telefonia) e la WebTV. Cose che nel resto del mondo stanno già facendo da un po’.

Peccato! Pare che il bando sia fatto in modo tale da favorire le grandi compagnie telefoniche (sempre loro, Telecom in testa), che potranno così accaparrarsi la fetta più grossa di questa torta. Certo, l’importante è che qualcuno li faccia questi servizi, anche se si tratta dei soliti noti. Giusto, ma oltre a massacrare tutti i piccoli provider (con tanti saluti all’economia locale, le spinte all’imprenditoria, eccetera) il problema principale è che i grandi operatori telefonici devono ancora rientrare degli enormi investimenti fatti sull’UMTS, che non è mai decollato veramente. Prendere il controllo del Wi-Max gli serve per chiuderlo in un cassetto ed evitare così un concorrente pericoloso.
Non so ancora se è una notizia buona o cattiva, ma c’è già qualcuno che ha presentato ricorso al TAR contro il bando di gara; potrebbe essere l’occasione per rivedere il regolamento di gara oppure per rinviare di altri dieci anni lo sviluppo italiano. Staremo a vedere.

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A completare questo bel quadretto ci sono due provvedimenti legislativi in dirittura d’arrivo che sono una vera delizia.
Il primo, tanto per non perdere il vizio di mettere balzelli ovunque, include un prelievo dell’8% dai canoni di connessione in banda larga, per compensare l’industria cinematografica delle perdite di chi scarica i film via Internet. Solo un’osservazione: se la legge mi impone di pagare per quello che scarico da Internet, allora scaricare un film è legale. No?!?!

Il secondo provvedimento (a questo indirizzo è disponibile il testo integrale) invece è un autentico terremoto, di cui vale la pena citare un passaggio fondamentale: “Per prodotto editoriale si intende qualsiasi prodotto contraddistinto da finalità di informazione, di formazione, di divulgazione, di intrattenimento, che sia destinato alla pubblicazione, quali che siano la forma nella quale esso è realizzato e il mezzo con il quale esso viene diffuso”. E più avanti si aggiunge che “L’esercizio dell’attività editoriale può essere svolto anche in forma non imprenditoriale per finalità non lucrative”.

Tradotto in pratica significa che qualsiasi blog, forum, sito web, diventa un prodotto editoriale, e quindi deve essere iscritto al ROC (registro degli operatori di comunicazione) ed è soggetto alle leggi che regolano la stampa: cioè costi e burocrazia.

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A pensarci bene, visto che si prescinde dal mezzo, dalla forma e dal fine, diventa un prodotto editoriale anche passare un appunto scritto a mano, o un compito in classe da copiare, o attaccare un biglietto sul frigo con scritto “cara, non torno a cena”. Ho un dubbio: se dico ad un amico che questo governo è composto da imbe farab giocherelloni, sarà un prodotto editoriale? Si tratta pur sempre di un’informazione che viene data a qualcuno in una qualche forma.

Dicono gli esperti che questa normativa contiene tanti e tali errori che saranno costretti a riscriverla da capo. Sarà, ma non sono affatto tranquillo: in primo luogo, questo non significa che la prossima versione non sia anche peggio (per la qual cosa, come sappiamo bene, non c’è mai fine), e poi se l’hanno scritta c’è senz’altro un motivo.

E il motivo secondo me è molto chiaro: un altro provvedimento in arrivo nelle aule parlamentari è quello che contiene le nuove norme sulle intercettazioni e sulla diffusione di notizie a mezzo stampa. In questo modo tutto diventa “stampa” e quindi tutto diventa controllabile e sanzionabile con estrema facilità. Addio Internet.
La Cina è vicina…

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