Instabilità delle democrazie e QI (parte prima) 63


Se siete perplessi sullo stato della forma di governo peggiore di tutte, tranne le già provate, forse potreste essere interessati a un ragionamento sul perché le democrazie, senza un’attenta manutenzione strategica, siano intrinsecamente instabili.

Si dice che le democrazie siano buone quanto i loro cittadini (qualunque cosa “buono” significhi). Già. Ma come sono i cittadini? La matematica e la statistica, insieme alla parte quantitativa delle scienze umane ci vengono in aiuto, con la meravigliosamente stabile distribuzione del QI (quoziente intellettivo) in una popolazione (questa distribuzione vale per qualsiasi gruppo,se è sufficientemente grande, di qualunque razza, colore, credo, e idea politica):

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Niente paura, anche se c’è una cosa minacciosa come il quoziente d’intelligenza: il particolare tipo d’intelligenza misurato (l’altezza della curva ci fa vedere il numero delle persone che hanno quel valore del QI) è essenzialmente logica. Se v’interessa saperne di più, il sito del Mensa Italia, www.mensa.it, associazione per la quale questo grafico è letteralmente questione di vita o di morte, vi può dare tutti i dettagli. Sappiate comunque che si tratta di una cosa solida, detto all’inglese, ovvero largamente provata scientificamente.

Ora, chiariamoci su una cosa importante. Poiché, specie in Italia, le persone tendono a diventare nervose a pensare di essere misurate, diciamoci subito che io, voi che leggete, il bot che indicizzerà questo testo e l’archeologo digitale che forse si domanderà cosa diavolo voglia significare, ebbene tutti noi abbiamo un confortevole QI di circa 130. Non siamo quindi i genialoidi asociali che mettono a disagio la gente con discorsi incomprensibili ma neppure bolsi pantofolai con interessi improponibili. Insomma siamo tutti QUI:

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Brillanti, smart, simpatici, ammirati, disinvolti, insomma. Così spero di aver risolto la faccenda. Cosa c’entra la democrazia, vi starete domandando, visto che, diavolo, siamo smart e non ci piace perdere tempo. Bene. Per quanto detto prima, anche l’aspirante Leader Democratico è sui 130 insieme a noi, ma invece di perdere tempo a leggere articoli sul web, lui ha uno SCOPO. Vuole essere votato. Conosce questo grafico e si fa, incessantemente, la stessa domanda: come faccio a convincere tutti questi concittadini a votare per me? (Nota importante: delle caratteristiche di chi non voterà, non importa nulla a nessuno: dal punto di vista dei leader politici conta solo chi vota).

Poiché è brillante come noi, ha notato subito che c’è gente che conviene lasciar perdere: sono quelli più intelligenti di lui. Perché? Ma è ovvio: sono difficili da convincere, hanno mille domande, mille obiezioni, si credono migliori di lui, e potrebbero persino davvero essere migliori come amministratori della cosa pubblica! Fortunatamente non costituiscono un pericolo. Essendo pieni d’interessi, dubbi da chiarire e punti di vista, sono estremamente frammentati nelle convinzioni e nelle soluzioni. Infine, diciamocelo, sono così pochi che chi se ne frega, non vincerà certo con quelli. Via dalla mappa dei votanti interessanti:

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C’è un’altra categoria di persone che tutti noi conosciamo bene: quelli che pensano e votano sempre lo stesso, qualunque cosa accada. Perché? Ma per i motivi più vari, perché il nonno ha combattuto nei repubblichini, o era partigiano, perché glielo ha detto la Madonna, perché i rossi sono sempre rossi, perché quelli sono amici dei banchieri e perché il complotto plutogiudaicomassonico c’è sempre ma non si vede, ma a me non mi fanno fesso. Fortunatamente sono equamente distribuiti indipendentemente dal QI, perché i casi della vita sono moltissimi, e colpiscono, essendo numerosi, casualmente. Per questo motivo sono anche ininfluenti ai fini del voto, annullandosi vicendevolmente, e il Leader può cancellarli dalla sua attenzione:

img 4 Ora, ricordiamoci che la politica è un’attività economica: per convincere questi stimati concittadini, il Leader deve spendere i soldi suoi e degli amichetti che lo sostengono, quindi deve fare investimenti mirati per la sua prop… ehm, Informazione. E che abbiano un ROI, un Ritorno dell’Investimento, che in questo caso significa voti!

Ora, non avete notato quale enorme massa occhieggia sorridente al futuro Leader nell’area rimasta? Com’è fatta? Per la grandissima brave persone, che però si possono convincere senza troppa fatica e con poche mosse ben mirate. Niente ragionamenti complessi, potrebbero non seguirli, né uso della logica o resoconti prolungati nello spazio e nel tempo (se si perdono, rischiamo che si sentano in imbarazzo e non lo votino). Quindi cose semplici, anche di fantasia, ma che possano essere capite al volo!

Un momento, un momento. Un Leader in queste cose (in queste cose IMPORTANTI per lui) non è mai precipitoso. Se racconta balle troppo evidenti, che so, che basti stampare moneta per rendere ricchi tutti, o che lo Stato possa funzionare senza tasse, si perde un po’ di persone che hanno buonsenso o hanno studiato o, peggio, entrambe le cose: sanno che 0+0 è SEMPRE uguale a zero e che c’è stato un solo caso (forse) di creazione dal nulla (il Big Bang) e si sta ancora cercando il responsabile. Quindi li elimina dall’attenzione: non vuole sprecare soldi, e tempo (1). La definizione dell’area è qui è un filo più complessa, ma diciamo che tra istruzione e QI potrebbe venire fuori una cosa del genere: la forma riflette il fatto che un QI elevato offre maggiori opportunità di scoprire gli inganni a parità di cultura. E’ gente difficile da trattare, il Leader non ci spreca risorse (tempo/soldi) sopra:

img 5 Quelli che rimangono sono i, meravigliosi, elettori del Leader! Gente salda, con pochi fronzoli, che sa che il mondo è fatto da persone come loro (ovvio, altrimenti non sarebbero il target per fare la sua MAGGIORANZA), e che diffida profondamente di tutto ciò che non capisce. Il Leader ha già vinto. Fa decollare gli aerei, stampare i giornali, rimbalzare i tweet e i post, tutti con messaggi emotivi, non argomentati e SEMPLICI. Lo fa per loro, i suoi elettori, perché sa come sono fatti e non vuole vederli in difficoltà.

Beh, lo fa anche per lui: se racconta cose molto semplificate e magari non proprio vere (eufemismo per balle colossali) a qualcuno dei suoi avversari verrà in mente di commettere l’errore fatale di spiegare perché il mondo non è così semplice come dice il Leader: effetto immediato, allontanare dal rivale il suo target (bene), far parlare di quello che dice il Leader e non di altro (ottimo) e aprire discussioni in tutti gli altri cittadini fuori target, che si divideranno all’infinito come batteri sulla lastra di Petri (ottimo).

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Già, perché il Leader ha degli avversari, nella ricerca del pot… del consenso dei concittadini. Sono anche loro smart come tutti noi, ma possono avere delle debolezze: che so, potrebbero avere degli sciocchi principi come il non voler ingannare troppo gli elettori, o non capire bene come sono fatte le persone, e pensare quindi che possano essere spiegate razionalmente le motivazioni di qualche scelta impopolare a prima vista non del tutto comprensibile. Possono arrivare persino a mostrar dei grafici e dei numeri (gli dei rendono folli coloro che vogliono perdere). E’ scontato, per quello che abbiamo visto, che queste siano scelte suicide. Scompariranno rapidamente, e anche coloro che verranno dopo, ora che il Leader ha solidamente occupato la posizione strategica dell’elettorato più costante e facilmente convincibile, non avranno altra scelta di adottare tattiche similmente perdenti.

Ci sono tuttavia un paio di rischi cui un vero Leader sa di dover prestare attenzione.

Il primo è la scelta degli eletti insieme al Leader (una dittatura a vita sarebbe meno complicata, ma poco presentabile alle altre democrazie, almeno finché rimangono tali: quindi è costretto a un minimo di compromessi, tipo avere suoi deputati e senatori, etc, etc.). Date le caratteristiche accuratamente selezionate del suo targ… elettorato, l’ultima cosa che vuole è una pletora di compagni di partito che si mettano a discutere su problemi astrusi esprimendo posizioni variegate e complesse. Questo si risolve facilmente evitando il rischio che gente così possa entrare nelle liste: una bella legge alla prima occasione consentirà al Leader, brillante, carismatico e con il consenso popolare, di decidere in prima persona chi far eleggere. Del resto, lo fa sempre per i suoi elettori, cui non vuole porre imbarazzanti problemi di scelta.

Il secondo è più sottile. Qualcuno potrebbe fare la stessa analisi che ha fatto il Leader, non cadere nell’errore di cercare di controbattere i suoi messaggi elettorali e mirare al suo stesso target, con messaggi ancora più estremi e ancora meno complessi (che so, parolacce e insulti al posto delle emozioni positive, o pseudo programmi presi di peso dal Paese dei Balocchi, invece di slogan vuoti ma con un riferimento vago alla realtà). Questo, oltre a essere concorrenza scorretta, è un guaio. Perché l’elettorato del Leader, da lui coccolato nella bambagia, potrebbe non avere più strumenti a disposizione per distinguere le sue panz… i suoi messaggi dai loro: C’è il rischio persino che, assuefatto a uno stile di comunicazione puramente demagogico (ma non dite in giro che ho usato questa parola, sarò stato frainteso), trovino persino più interessanti gli “altri” di lui. Fortunatamente questo si potrà verificare solo dopo un certo tempo (si chiama isteresi: il tempo necessario perché si manifestino alcune conseguenze di qualcosa, positivo o negativo, che avviene oggi) e in fondo il Leader non sta lavorando per l’eternità, ma per avere il pote… la possibilità di fare il bene degli elettori per la durata della sua vita. Poi, chi se ne frega, saranno problemi loro se danno retta a qualcuno peggio di lui. Anzi, meglio: sarà ricordato come il Grandi Statista di prima della catastrofe.

Il gioco funziona bene per parecchio, anche se a ogni giro elettorale è possibile che la dura realtà di una politica fatta di… mitigazioni della realtà, deprimendo le condizioni di vita e lo stato del paese a causa dall’ossessiva iper semplificazione (buon sinonimo di menzogna) e dell’attuazione di provvedimenti presi solo allo scopo di mantenere compatto il suo target, gli alieni le simpatie di una piccola parte dei suoi elettori. Qualcuno bisogna pur sacrificare, per un grande progetto. Ma nulla di cui preoccuparsi davvero. Rimarrà sempre abbastanza influente e soprattutto numeroso nei suoi seguaci da far fare a tutta quella massa di incompetenti rissosi (perché di incompetenti si tratta, visto che non riescono a fare un ragionamento così semplice), ovvero agli altri politici quello che vuole lui. Del resto, è la democrazia, no?

Nella seconda parte vedremo quali sono le minacce più serie che possono interferire con questo luminoso cammino e che potrebbero rendere la Democrazia stabile (cosa che un Leader non vuole assolutamente: una Democrazia stabile non si preoccupa di nemici immaginari e di problemi fasulli, e richiede ai responsabili politici di lavorare bene, operando una selezione tra capaci ed incapaci. E questo, i Leader, così smart e brillanti, non se lo possono permettere: gli toccherebbe lavorare.)

Quasi dimenticavo. La prossima volta che ascoltiamo una dichiarazione di un “leader” politico, non domandiamoci dove sta cercando di piazzarci sulla mappa degli elettori. Non deludiamolo facendoci domande complesse.

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1) Secondo la famosa equazione di Silvenstein:

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(il numero dei voti presi è uguale all’investimento in campagna elettorale moltiplicato per il quadrato della esattezza del targ… dei cittadini identificati come sensibili alla linea politica del Leader). La discussione sulla effettiva attribuzione della paternità di questa geniale teoria al grande Silvenstein è accanita: un folto gruppo di critici invidiosi ritiene che Silvenstein abbia carpito la formula ad un direttore marketing americano ubriaco in crociera al termine di una cena elegante con le ballerine di bordo.
N.d.R. La seconda parte è in uno stato quantistico indeterminato. Perverrà in redazione o è già pervenuta. Lo sapremo solo quando apriremo la scatola, sperando che il gatto non ci graffi.

continua qui

Di @SignorSpok



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