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Inganni e leggende

19 aprile, 2007 - 18:30 di  
Archiviato in Caffè nel Deserto




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amagno.jpgRicordi il macedone? O chi per lui. Cercò un’indovina per conoscere la sua sorte. E’ così breve la tua vita! Esclamò la donna. Conquisterai la gloria, ma la tua impresa ti condurrà alla morte. Dove lo leggi donna? Bada, tu menti. Qui, su questa traccia che si interrompe, non ho motivo di mentire. Bada piuttosto tu, soldato. Con una simile linea del destino non c’è nessuna possibilità di errore. Il macedone sollevò la mano e la fissò. Guardò quel solco profondo che bruscamente affiorava in superficie, perdendosi d’un tratto con il suo futuro. E’ tutto qui il tuo problema, donna? Sorrise. Impugnò la spada e con la punta affilata prolungò nel sangue quel segno troppo breve che raccontava la sua vita. Morì lo stesso, e così giovane che entrò nella leggenda, ma visse nella certezza di aver sfidato la sua sorte. Non è forse questo il senso dell’esistenza ?
E’ Adriana Faranda, ne “Il volo della farfalla”, che mette in parole, le sue, la leggenda di Alessandro Magno, condottiero, stratega e conquistatore detto, appunto, il Macedone.



Ed è proprio leggendo queste frasi che non posso fare a meno di pensare a come anche chi le ha scritte sia entrata, malgrado tutto, nella storia. La storia dell’Italia della prima repubblica, storia tenebrosa, palpitante di ombre e silenzi che allungano la mano adunca ed assassina su una terra di sole e di mare ancora oggi teatro di grandi contraddizioni e conflitti. Chissà se oggi anche colei che un tempo scelse la lotta armata pensa di aver sfidato la sua sorte. Vivendo una vita braccata e poi reclusa tra le quattro mura su cui hanno rimbalzato le domande, la rabbia e la solitudine dei suoi affetti rimasti “fuori”, la madre anziana, la figlia bambina. Chissà se, nello sfidare la sorte, la brigatista rossa è riuscita a dare un senso alla sua esistenza, dopo una scelta di viscere più che di ragione. Certo è che ha “prolungato nel sangue quel segno che raccontava la sua vita”. Dal 1995, dopo la condanna all’ergastolo e 16 anni di carcere, dopo la dissociazione dal movimento e la ricostruzione processuale di delitti ed illusioni, vive libera tra noi, scrive, si occupa di fotografia, ha un compagno ed una figlia ormai adulta. Tra lei ed il leggendario macedone nulla in comune. Perché nulla ci può essere ad unire una vita leggendaria di conquiste con un percorso che comincia con l’illusione armata degli anni di piombo e finisce con una abiura tardiva.

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Comments

3 Risposte a “Inganni e leggende”
  1. tusaichi scrive:

    se c'è un tipo di persona che non riesco a giudicare è chi arriva ad atti estremi per una causa che anche io ritengo giusta.

    mi avvolgo di pasolini

    "Lo scandalo del contraddirmi, dell'essere con te e contro di te

    con te nel cuore, in luce, contro te nelle buie viscere"

    leggerò quel libro, grazie miriam

  2. marco panattoni scrive:

    è indegno di un paese civile che i terroristi, volgari assassini, escano dopo poco e salgano agli onori delle cronache, quando le vittime vengono dimenticate.

  3. miriam scrive:

    @ tusaichi: splendida, attinente e condivisa la frase di Pasolini…il libro è un romanzo, scritto in carcere, su ciò che accade tra le sue mura…

    @ marco p.: solo i primi che mi vengono alla mente…Calabresi, Biagi, D'Antona, Coco, Moro, Rossa, Bachelet, Tobagi…e tanti altri sono nella mia memoria così come in quella di molti italiani.

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