Indiana Jones e la (ipotetica) legge elettorale 48


Tanto per cambiare, si fa un gran parlare delle cose che ancora non esistono, per evitare di agire su quelle che esistono. Per una volta, però, il tema è importante, in quanto si tratta della legge elettorale, che regola il diritto più sublime che gli ultimi due secoli ci abbiano regalato dal punto di vista sociale: il voto ed i suoi effetti.

L’Italia ha oggi una legge elettorale che, per dirla con eleganza, è degna di chi la ha proposta e approvata a colpi di maggioranza, il cui nome volgare è Porcellum. Dovrei dire aveva perché la Corte Costituzionale, con ferrea e immediata azione, l’ha relegata dopo parecchi anni al passato, grazie alla pervicace tenacia di un gruppo di pochi cittadini che sono andati fino in fondo nel pretendere la difesa dei nostri diritti. Sono stati cittadini, non partiti o movimenti. Cittadini determinati. Si può fare, se non ci si limita alle chiacchiere.

Ora, quale era il mirabile scopo del Porcellum? Il principale era impedire che la parte politica avversa potesse vincere e governare (ricordiamo che è stata approvata quando la vittoria schiacciante della “sinistra” era data per certa) grazie ad una sofisticata ripartizione dei premi di maggioranza al senato su base regionale. Il secondo, forse persino più importante, era eliminare una volta e per sempre l’idea che i cittadini italiani potessero scegliere le persone che li dovevano rappresentare e governare.

Si è passati così dall’uninominale a doppio turno, dove se, mettiamo, il MoviM mi presenta un decerebrato che pensa che i terremoti possono essere provocati dalle persone che si spostano per evitare le scie chimiche, il Pld uno che è tormentato nella vita da persone che gli regalano astronavi e viaggi su Sirio a sua insaputa, e non sa chi gli ha fatto le foto con la venusiana seminuda, e il DP qualcuno che si è solo indignato per diritti negati e non ha mai gestito nulla di utile e complesso, ebbene io di fronte a queste proposte come cittadino elettore titolare di un diritto fondamentale posso, se mi aggrada, votare per il professore universitario, l’amministratore di condominio, o persino per qualcuno competente e onesto, se costoro decidono di presentarsi secondo le norme senza appartenere a nessun partito che li metta in lista.

Questo brillante legge (brillante, perché è stata accuratamente pensata, non è stata frutto di improvvisazione) ha portato, se possibile, ad uno scadimento ulteriore del già precario livello dei nostri rappresentanti. Per essere chiaro, io ritengo che occorra essere molto qualificati per poter sedere in parlamento, e che il semplice “ho preso un sacco di voti” non garantisca affatto queste qualifiche. Ha portato anche ad un fenomeno che mi lascia allibito, con gente “indignata” che si lamenta dei nostri politici, e poi si scopre aver votato per i partiti che hanno voluto fortissimamente questa legge. E io tendo ad alterarmi in questi casi, cosa grave per un vulcaniano.

Bene. Ora tutto questo è finito, perché abbiamo, mirabile dictu, l’Italicum. Insomma, abbiamo, avremo forse, vedremo, se e come. Ma ce lo siamo già venduto come grande risultato.

Cosa contiene questa formula magica? La confezione dice che garantisce che chi vince governa, grazie al premio di maggioranza e al doppio turno di coalizione. E alle soglie di accesso, per i partiti singoli e per quelli appartenenti alle coalizioni. Garantisce anche un senato diverso, ma questa è una truffa, perché non si fa con la legge elettorale, ma con una riforma costituzionale, che è altra cosa.

Aperta la confezione, per quel che se ne sa (la discussione su come miscelare il tutto per salvare capra, cavoli e lupo è partita giusto oggi) si scopre che:

– favorisce il costituirsi delle coalizioni, fenomeno che ha portato ad un proliferare maligno di partiti partitini (molto peggiore della situazione con il proporzionale) e rappresentanze varie, pronti a separarsi dalla coalizione il giorno dopo le elezioni;

– prevede un doppio turno (di coalizione) se nessuna delle coalizioni non raggiunge il 35% (o quel che sarà) e un premio di maggioranza assoluta per chi “arriva primo”;

– elimina i partiti minori. Ora in tutta sincerità, che vengano eliminati i SELetti, la Leghetta, i Gemellini d’Italia non mi disturba affatto, considerato che sono responsabili, loro direttamente o i loro predecessori ideologici, di alcuni dei peggiori scempi della Repubblica Italiana. Ma che si elimini Scelgo il Civico mi disturba assai, per motivi che forse si capiscono meglio leggendo qui;

– straordinariamente, prevede ancora liste di prescelti invece di consentire ai cittadini di scegliere le persone: nessuna possibilità che qualcuno, se nominato in lista dal boss, guru, o tribuno di turno sia battuto semplicemente perché non va giù ai cittadini (nell’uninominale a doppio turno i partiti rischiano molto di più nel presentare un impresentabile);

Per come la vedo io, passeremo da un parlamento di nominati e discutibile competenza, ma governabile solo con molta difficoltà, ad un parlamento di nominati e discutibile competenza, ma a gestibilità (e non è una parola positiva) certa. Questo, per me, è una premessa sicura non solo di governabilità, ma anche di deriva, definitiva, verso una concezione autoritaria e di bassa qualità del governo, considerato la tipologia di persone che con ogni probabilità saranno messe in lista.

E trovo risibile che si dica che il problema delle liste bloccate tramite le primarie: a parte il fatto che alcuni partiti non si sognano di farle, che alcuni movimenti le fanno in modalità utili al marketing ma pericolose, la legge elettorale del mio Stato non deve affidarsi alle iniziative singole dei partiti. deve tutelare i diritti dei cittadini a scegliere chi li rappresenta e che ha la responsabilità, pesantissima, di governarli.

Quindi, io sono per l’uninominale a doppio turno. Per sempre, o almeno per un bel po’, quale delle due cose venga prima. E lo dico ora perché tra dieci anni lamentarsi delle conseguenze di quello che succede oggi, nella nostra indifferenza, non servirà a nulla.

 

 


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