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In ricordo di Alexandr Solzhenitsyn

5 agosto, 2008 - 8:03 di  
Archiviato in Caffè Amaro, Storia e Memoria, Veri Uomini




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Non sono in grado di scrivere nulla di Alexandr Solzhenitsyn che non sia già stato scritto ma credo che sia necessario ricordarlo, qui, in queste pagine: a pensarci bene, questo scrittore, Premio Nobel per la Letteratura nel 1970, potrebbe essere considerato una delle “MentiCritiche” per eccellenza.




Solzhenitsyn è stato l’uomo che ha avuto il coraggio umano e la passione civile di denunciare al mondo gli orrori dei gulag sovietici e raccontarne la crudele quotidianità quando ancora l’URSS era l’URSS e il KGB poteva rintracciarti in ogni angolo del pianeta.

Era parecchio tempo che non ne sentivo più parlare, anzi, per la verità, credevo fosse già morto. La notizia della sua scomparsa, ieri, mi ha colto quindi di sorpresa ed ha fatto in modo che la mia mente tornasse, come in un flash-back, a quelle immagini dei primi reportage trapelati oltre la Cortina di Ferro ormai sbiadite nella memoria.

Come sembra lontano quel mondo, e come sembra strano oggi ricordare che solo pochi anni fa a due passi da noi la realtà di interi popoli fosse tanto diversa.

Era difficile, per un ragazzo quale ero io in quegli anni, comprendere che c’era chi, alla mia stessa età, era costretto a lottare duramente fino ad immolarsi per ottenere quelle stesse libertà spicciole (scegliere di leggere un giornale piuttosto che un altro, allontanarsi dalla propria città o uscire dal proprio Paese per una vacanza, manifestare il proprio pensiero in una piazza,…) di cui per me era naturale godere sin dalla nascita.

Era difficile anche perché non c’era, all’epoca, una consapevolezza diffusa né un giudizio unanime su quelle realtà. Tanto che mi sorpresi non poco quando, anni fa, Walter Veltroni (più o meno mio coetaneo) scrisse di essere stato in quegli anni idealmente contro i carri armati russi a Praga, senza però avvertire la contraddizione della sua militanza nel PCI, allora principale partito filosovietico dell’Occidente.

Con “Arcipelago Gulag” Solzhenitsyn ebbe l’intuizione, la forza, il coraggio di squarciare un velo oltre il quale anche chi non aveva mai osato guardare poteva finalmente vedere, purché ne avesse davvero la voglia e – starei per dire – ne sentisse l’intima necessità.

Non ho altro da aggiungere: solo un deferente ricordo.

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Comments

40 Risposte a “In ricordo di Alexandr Solzhenitsyn”
  1. E’ bello questo omaggio. Anch’io che credvo che Solzhenitsyn fosse gia’ morto. A lui siamo tutti debitori per aver costretto l’Unione Sovietica a gettare suo malgrado la maschera. Ricordo che nel 1983, mio primo anno di universita’, mi imbarcai in un esame di storia dell’India e dell’Asia centrale. Ebbene, studiando cio’ che avvenne in quella parte di mondo che ci risulta, ancora oggi, piuttosto sconosciuta (l’Asia centrale) ho scoperto l’orrore di popolazioni costrette a rinnegare la propria lingua, il proprio alfabeto, la propria religione, la propria identita’ in nome del socialismo reale. Martiri costretti a dare la vita per difendere il diritto di pregare nella propria lingua e di scrivere con il proprio alfabeto. Gente assassinata in massa, veri e propri genocidi perpetrati all’ombra della bandiera rossa. Averlo presente e’ importante per chi, ancora oggi, rivendica l’orgoglio di essere di sinistra. Perche’ quello non era comunismo, posto che un comunismo reale possa mai realizzarsi (mi scuso per il gioco di parole). In fondo sono convinta che il valore aggiunto dell’essere di sinistra sia avere gli occhi ben aperti su cosa puo’ produrre un’ideologia deviata. E di questo dobbiamo dire grazie a Alexandr Solzhenitsyn.
    Laura

  2. Fully scrive:

    @Laura.
    Grazie anche a te per la tua preziosa testimonianza.
    Mi lascia sempre un po’ perplesso l’affermazione (non solo tua, ma anche, per esempio, di Bertinotti) secondo cui “quello non era comunismo”.

    Se non quello, quale? Quello di chi ancora oggi vive a Cuba?
    Ho l’impressione che ci si ostini a ricercare qualcosa che non esiste, se non nell’utopia, per il pudore di ammettere una volta per tutte il fallimento di un’ideologia in cui per anni si è creduto.

    • Francesca scrive:

      Quello era comunismo che poi è sfociato in dittatura (come è avvenuto quasi sempre nella storia).
      Le dittature sono tutti deprecabili ma non sono tutte uguali.

      Probabilmente l’ideologia comunista era pura utopia infatti in modo democratico non si è mai riusciti a pianificarla in pratica.

      Il capitalismo comunque implica l’auto-distruzione o la distruzione di altri paesi per poter mantenere il proprio livello di vita.

      A mio avviso l’unica forma che rimane sostenibile a lungo termine è il socialismo.

      • luminal scrive:

        Per la prima volta non mi trovo d’accordo con te.
        Il socialismo, come anche il comunismo, sono state le ideologie più aberranti della Storia umana, responsabili di tutti i genocidi e gli orrori del XX Secolo.
        I semi di questo orrore c’erano già nella teoria marxista, nella sua pretesa totalizzante di voler piegare l’uomo a un sistema di produzione innaturale e assolutamente irrealizzabile, con l’evidente intento di volere ingannare le “masse”, con la più fantasiosa delle utopie, così facendo, e di voler annientare e annichilire la dignità umana, l’uomo visto nella sua individualità.
        Infatti i figli di questa aberrante ideologia sono state il fascismo, il nazismo, il nazionalismo panslavista, le dittature dell’america latina, dell’asia e dell’africa, e la lunga scia di morti che si son lasciate dietro.
        Come scrissi anzitempo “il comunismo (e il socialismo) è come il punk rock: è già morto ancor prima di nascere” (la frase è di mia sorella…)
        E come scrisse Ian Palach, “Chi non conosce il comunismo lo esalta, chi lo conosce, lo fugge”.

        • Francesca scrive:

          Io parlo delle idee e delle linee guida.
          Non di quello che poi è diventato a causa dell’uomo.
          Se ragioniamo così, l’unica forma di governo che si adatta a pelle alle caratteristiche dell’essere umano è il capitalismo.
          Ma sappiamo il mostro che è.

          • luminal scrive:

            Condivido al 100%
            Anche se riconosco la mostruosità del capitalismo (leggi sotto) sono convinta che anche questo, al pari del comunismo, è nato già cadavere: se ci pensi, anche le idee originarie di Adam Smith non erano niente male: solo che la natura predatoria dell’uomo stesso le ha trasformate nel mostro che già sappiamo.
            Oppure la strada del diavolo è sempre lastricata di buone intenzioni? Boh…

            • Francesca scrive:

              Sì, può essere.
              Secondo me le buone intenzioni c’erano poi c’è sempre chi cerca di approfittarsene e diventa tutto marcio.
              L’uomo è questo….credo sia il peggiore essere mai creato.

              Guarda cos’è diventata la democrazia! :twisted: :roll:

              • Adetrax scrive:

                Dipende da come si esprime, può essere anche il migliore …

              • Fully scrive:

                La democrazia è una cosa pericolosa, è vero.
                Peccato sia anche la cosa migliore che siamo riusciti a creare.

                • Francesca scrive:

                  La democrazia attuale non mi pare proprio la migliore.
                  Col tempo i governi hanno creato leggi e metodologie per escludere totalmente o parte dei cittadini dai processi decisionali.
                  C’è ancora da lavorare insomma….

                  • Fully scrive:

                    Tu dici? E perché mai?
                    Io credo che in Italia siamo ancora un po’ immaturi, abituati per decenni al consociativismo Pentapartito-PCI e alla concertazione tra le parti sociali che dovrebbero tutelare interessi contrapposti, spesso ci dimentichiamo che in democrazia vincono i numeri ed ha diritto di governare lo schieramento che ha ottenuto più voti, fosse anche uno solo in più dell’avversario.
                    Così hanno fatto Helmut Kohl in Germania e Tony Blair in Inghilterra, così si fa da sempre in ogni democrazia matura. Bush è diventato l’uomo più potente della Terra avendo vinto per qualche voto di scarto (e pure discutibile) in Florida eppure nessuno si straccia le vesti gridando alla dittatura (dolce o amara che sia).
                    C’è da lavorare, sì, ma sulla nostra piccola mentalità, provincialissima italiana. IMHO

                    • Francesca scrive:

                      Sulla ns.mentalità provinciale come darti torto.
                      Ma non mi pare la democrazia americana per es. che sia esemplare.
                      Per quanto riguarda il voto trovo assurdo che non abbiano modificato la modalità che è rimasta uguale dall’indipendenza, cioè che alcuni stati contino numericamente più di altri. Non mi sembra logico, sono tutti cittadini americani.
                      Se non lo hanno fatto ci sarà il suo perchè, ma non lo vedo a favore dei cittadini.
                      Bush poi ha apportato altre piccole modifiche per il diritto al voto che trovo assurde, escludendo così dall’elettorato moltissime persone.
                      Poi non parlo del sistema pubblico secondo me altamente anti-democratico visto che è pressocchè inesistente.

                      spesso ci dimentichiamo che in democrazia vincono i numeri ed ha diritto di governare lo schieramento che ha ottenuto più voti, fosse anche uno solo in più dell’avversario.

                      Certo ma dipende come ci arrivi al risultato.

                      Per es. il governo di B. è stato eletto democraticamente ma con una legge pessima che esclude il cittadino ad una parte della scelta.
                      Scusa ma per me questa non è democrazia o per lo meno non è la democrazia che auspico.

                      PS. e OT: ma sei tu nella foto?metti un pò paura…. :mrgreen:

                    • Fully scrive:

                      Mi spiace ma non concordo. La democrazia americana è esattamente quella che si sono fabbricata gli americani, attraverso la loro costituzione e gli emendamenti che successivamente ne hanno fatto…. Credo sia un esempio ancora ineguagliato di democrazia. Gli stati “pesano” diversamente in funzione del diverso numero di cittadini aventi diritto al voto. Non so a quali modifiche di Bush tu ti riferisca ma siamo alle solite: se le ha fatte, le ha fatte un Presidente democraticamente eletto, se fossero state incostituzionali c’è la Corte Suprema e l’impeachment. Anche le modalità di intervento sociale (es.: sanità) che possono apparirci incongrue sono frutto di scelte democraticamente assunte. Quello che proprio non ci vuole entrare nella testa è che chi governa sceglie per tutti, se poi la maggioranza non condivide le scente, alle successive elezioni vota diversamente. E’ lì il bello della democrazia, e io personalmente non la cambierei per nulla al mondo.

                      Un discorso analogo vale per B. La legge che lo ha eletto è pessima (su questo concordo) ma è la stessa legge con cui la volta scorsa è andato al governo Prodi. Siamo sempre lì: per cambiare una legge ci vuole una maggioranza, se non la si è cambiata vuol dire che non c’era.

                      OT. Paura, eh? Per fortuna ho messo solo gli occhi… Non hai idea di che paura mette la faccia intera! :mrgreen:

      • Fully scrive:

        “Quello era comunismo che poi è sfociato in dittatura (come è avvenuto quasi sempre nella storia)”
        Cara Francesca, il punto è che non mi risulta quel “quasi”.

  3. Carmine... scrive:

    Il suo contributo è stato fondamentale per la creazione nelle prime crepe nella Cortina di Ferro. Non ho letto le sue opere (spero di farlo un giorno, vorrei leggere specialmente arcipelago gulag), ma non posso che associarmi all’omaggio ad (seppur controverso) personaggio che ha contirbuito al cambiamento, un personaggio che h saputo sfidare il suo paese perchè il suo paese nn era più tale. E’ stato coraggioso Alexandr Solzhenitsyn, e forse il tributo maggiore deve essere rivolto a questo coraggio.
    Pur non essendo di sinistra, e deprecando le pratiche marxiste-leniniste dlla rivoluzione e quant’altro, credo che egli sia stato un vero rivoluzionario. Nello spirito, uno spirito solitario, da come lo decrivono anche un po’ burbero, ma pur sempre capace di metere a repentaglio la sua vita per dennciare infamie che non devono ripetersi mai più.

  4. L’associazione socialismo/unione sovietica è spesso, a mio parere, ingannevole.

    Il socialismo ha trovato applicazione serena e democratica in grandi nazioni dell’Europa settentrionale dove la solidarietà e la giustizia sociale hanno contribuito a creare un clima di serenissima convivenza. Questo, insieme ad una completa apertura alla libera iniziativa personale, ha consentito uno sviluppo sociale e industriale che non ha paragoni in tutto il mondo.

    L’Unione Sovietica, come gli Stati Uniti, hanno combattuto una guerra per il predominio planetario che era solo apparentemente ideologica.
    Conosco entrambe le realtà e ho potuto individuare delle raccapriccianti somiglianze.
    Il Maccartismo, ad esempio, non mitiga le colpe storiche dell’Unione Sovietica, ma offre un esempio pratico di quanto una società libera economicamente possa essere repressiva culturalmente.

    Ad onor del vero, la bilancia pende evidentemente dal lato sovietico a causa della figura di Stalin e della sua crudele azione imperialista.
    Per quanto gli Stati Uniti abbiano cercato di emularla, a mio parere nei numeri escono ampiamente perdenti.
    Il talento di certi uomini per il male sembra essere un fattore determinante per la piena riuscita di certe operazioni.

  5. Carmine... scrive:

    Caro comandante, permettimi di esprimere il mio dissenso. L’unione Sovietica, almeno prima di Stalin, ha professato un sistema di controllo basato sull’impostazione leninista delle teorie marxiste, visioni che hanno genrato (spero di non sbagliare) la rivoluzione di ottobre del 1917.
    Il socialismo in Unione Sovietica è stato ampiamente applicato, almeno dal punto di vista economico. Quello che definisci come giustizia sociale in altre democrazie, è semplicemente un sistema di welfare molto molto avanzato (penso ad esempio alla Scandinavia).
    Se vuoi poi possiamo discutere in merito alla natura ideologica del socialismo e di come si rappresenti nella realtà.

    • Quello che è stato applicato in Unione Sovietica era il comunismo che prevede l’abolizione della proprietà individuale e l’avocazione al controllo dello stato di tutti gli strumenti produttivi.

      Se ti fa paura chiamare socialdemocrazie quelle dell’Europa del Nord, possiamo anche chiamarle sistemi di welfare molto molto avanzati.
      Non è mia abitudine formalizzarmi sulle parole penalizzando i contenuti.

      In Svezia, ad esempio, è di fatto proibita la speculazione sulle case in quanto genere di prima necessità, nel senso che chi compra una seconda casa per investimento, paga imposte altissime, quasi insostenibili.
      Questo non ha impedito alla Svezia di avere un’industria produttiva e una società libera.
      Un sistema di welfare molto molto avanzato come questo, ad esempio, mi aggrada molto.

      • Carmine... scrive:

        Ma la differenza sta nel fatto che in Svezia è prevista la proprietà privata e non c’è un controllo centralizzato della produzione industriale. Non esistono cioè apparati che determinano la formazione socialista. Formalizzarsi sulle parole non significa perderne il contenuto. Il contenuto delle parole viene perso se chiamiamo con nomi sbagliati le cose.

        • mi sembrava di dire le stesse cose sulla Svezia.
          In effetti il socialismo sulla questione della proprietà privata ha un approccio diverso rispetto al comunismo.

        • luminal scrive:

          Pëtr Alekseevič Kropotkin (che non era certo un comunista) affermava, un secolo fa, che “la proprietà privata è un furto”.
          Non gli si può dare completamente torto, visto che tutti i conflitti, le controversie e le ingiustizie nel mondo sono derivate per questioni di ineguale distribuzione della ricchezza, che certamente è stata forzatamente prelevata dai suoi legittimi proprietari.
          Il socialismo, sovietico o occidentale, non ha mai negato il concetto stesso di proprietà: ha solo trasferito la titolarità della stessa, dal suo legittimo produttore e fruitore a uno stato più o meno centralizzatore, e che si arrogava il diritto di disporre di beni che non erano i propri, derubandoli da chi ne aveva pieno diritto.
          Per questo, il 10% delle persone di questo pianeta possiede l’80% delle sue risorse. Ridistribuire giustamente ed equamente tali risorse, è un’idea ancora più utopica di quella che propagandava il comunismo. Per questo sono convinta che il mondo stia in uno stato di rivoluzione permanente, dove i beni non fanno altro che passare di mano forzatamente, e che dovrà scorrere ancora, forse per sempre, molto sangue, vista la natura prevalentemente predatoria dell’essere umano. Il raggiungimento di un’equilibrio non è altro che una pia illusione, come in Fisica, dove l’equilibrio è solo una convenzione, una idealizzazione, come tu mi insegni.
          Il resto sono solo sogni, è pura utopia, però come è dolce abbandonarsi in questo mare…

          • Carmine... scrive:

            Non penso che la proprietà privata sia un furto. Anzi essa è un diritto, e forse anche inaliebile della persona umana. Tutti possono e devono possedere in relazione a quello che riescono ad acquistare o a autoprodurre.
            Io ho sempre visto il socialismo come un capitalismo di stato. E se ci fai così è. E’ lo stato che decide cosa produrre e cosa vendere, è lo stato che decide come distribuire le risorse, è lo stato che decide cosa fare della mia vita. In questo quadro può esserci uguaglianza, ma non libertà. Sacrificare la libertà di scelta in relazione dell’uguaglianza è sbagliato. Anche perchè quest’ultima affossa le capacità del singolo.
            Alexis de Tocqueville, nel 1834, rimaneva impressionato da come Gli Stati Uniti (quelli di allora) potessero riuscire a realizzare sia l’uguaglianza che la libertà. Egli individua il principio base per cui l’unico modo per non sacrificare la libertà all’uguaglianza è avere tutti le stesse condizioni di partenza (uguaglianza), ma determinare da sè il futuro (libertà). Il capitalismo è imperfetto certo, ma non è un mostro. Anzi, è merito del capitalismo se oggi possiamo scrivere su questo bellissimo sito, è merito del capitalismo se possiamo liberamente parlare ed esprimere il dissenso.
            La giustizia sociale, purtroppo, non risiede nell’avere tutti lo stesso, ma nell’avere ognuno secondo le proprie possibilità. E questo non lo dice solo Tocqueville. Persino Marx, in una delle poche pagine dedicate al comunismo, dice che in quel sistema ognuno dovrà avere secondo le proprie possibilità.
            A fronte di questo, però, c’è bisogno di un apparato che garantisca almeno la sussitenza a chie non riesce a garantirsela da solo. Altrimenti sì, il capitalismo diventa un mostro.

            • luminal scrive:

              Per una volta, Carmine, son d’accordo con te al 50% (non ti illudere, però..), potrebbe essere il 100% se avessi considerato il capitalismo speculare al socialismo, come hai fatto nella prima parte del tuo discorso.Ma quando hai cominciato ad attribuire al capitalismo meriti che non ha, in quanto è per merito dell’ingegno umano se oggi possiamo scrivere su questo bellissimo sito, ed è merito di chi ha lottato per la libertà (americani o partigiani non fa differenza) se possiamo esprimere liberamente le nostre opinioni. Il capitalismo ha permesso al 20% del mondo (noialtri compresi che cianciamo in questo blog) di godere di questi privilegi, a spese del restante 80%, che sta aumentando sempre più…
              Peraltro, ci sta portando verso il disastro,la fine e l’autodistruzione…
              e se questo non è un mostro…

            • Francesca scrive:

              E’ lo stato che decide cosa produrre e cosa vendere, è lo stato che decide come distribuire le risorse, è lo stato che decide cosa fare della mia vita.

              Forse non ti sei accorto che è comunque lo stato a decidere della tua vita.
              Come? Con le tasse, con le leggi per contratti di lavoro aberranti che quasi non ti permettono di mangiare e che ti costringono a migrare, con leggi sulla sanità pubblica e priovata che non ti permettono di curarti.

              Non lasciamoci accecare gli occhi dalla parola “libertà” perchè non è stata ancora scoperta.
              Puoi paragonare la libertà in dittatura e quella in democrazia ma non puoi dire che siamo cittadini liberi perchè così non è.

              Anzi, è merito del capitalismo se oggi possiamo scrivere su questo bellissimo sito, è merito del capitalismo se possiamo liberamente parlare ed esprimere il dissenso.

              E’ merito delle lotte per la libertà di parola e di dissenso perpetrate nel tempo da molte popolazioni.
              Non è certamente un merito del capitalismo: che c’entra?

              A fronte di questo, però, c’è bisogno di un apparato che garantisca almeno la sussitenza a chie non riesce a garantirsela da solo. Altrimenti sì, il capitalismo diventa un mostro.

              Mi pare tu ti sia già risposto da solo, quindi.

          • Francesca scrive:

            ….non era “naufragar”in questo mar…..che è pure peggio! ;-)

            C’è chi dice che finchè esisterà una villetta a schiera da difendere, ci sarà sempre il terrorismo contro il diverso (prima terun, poi maruchen, poi rom, poi negher….)
            Credo sia vero.

    • Adetrax scrive:

      Prima del 1917 la Russia Zarista era un’altra cosa, basata su un sistema feudale legato alla casa regnante con impostazione tipica dei regni europei del 18 esimo secolo.

      Le condizioni economiche critiche, ben oltre il limite della fame, l’entrata in guerra e la relativa indifferenza della casa regnante alle difficoltà del popolo crearono il substrato su cui si sono agganciarono le idee e le azioni che portarono alla rivoluzione d’ottobre.

      La degenerazione poi avvenne per molte cause, fra cui la formazione di un’oligarchia direttiva (da cui poi emerse Stalin) sempre più determinata e disposta a tutto pur di raggiungere i propri obiettivi (inclusi quelli di potere); non a caso l’esplosione della repressione avvenne soprattutto per avere manodopera a costi prossimi allo zero (era prevista la morte per fame e consunzione di una parte delle persone sottoposte a quel regime).

  6. koteko scrive:

    Concordo appiena col CN.

    Un sistema di welfare molto avanzato che non leda la libera iniziativa, quindi una socialdemocrazia liberale se vogliamo, credo che al mondo d’oggi sia l’unico tipo di governo veramente auspicabile.

    Faccio un esempio. Il sistema sanitario statunitense e’ “liberale”, sicuramente, ma non e’ sociale per nulla. Esistono fortunatamente molte vie di mezzo, che sembra che qui in Italia non siamo in grado neanche lontanamente di valutare.

    Cito da Phastidio.net:

    “Germania: il paese si basa sul pilastro del Fondo Malattie. Tuttavia, i soggetti che superano una certa soglia di reddito possono uscire dal fondo pubblico, ed acquistare una polizza assicurativa sanitaria privata, i cui premi sono calcolati non sul rischio sanitario individuale (come invece avviene negli Stati Uniti), bensì sul rischio attuariale della coorte anagrafica, di ampiezza quinquennale (ad esempio quella di chi ha tra 40 e 45 anni, tra 45 e 50 e così via), in cui si trova l’individuo che si assicura. Ad oggi, circa il 10 per cento della popolazione tedesca ha aderito a questo sistema di opt-out. [...]”

    E ancora:

    “In Olanda esiste un regime di singolo pagatore obbligatorio e gestito dal governo, finanziato con le imposte sul reddito, per i rischi sanitari catastrofici mentre, per le prestazioni di routine, i cittadini che superano una data soglia di reddito (significativamente più bassa rispetto alla Germania) devono obbligatoriamente lasciare il Fondo Malattia, finanziato con contributi sulle retribuzioni, ed acquistare una polizza privata. Circa un terzo dei cittadini olandesi rientra in questa categoria.”

    Consiglio di leggere anche il sistema Svizzero qui:
    http://phastidio.net/2006/01/18/sanita-e-mercato-in-europa/

    Io temo che troppo spesso siano le ideologie a comandare le scelte politiche.
    E che questo sia d’altronde un risultato dell’appiattimento mentale che hanno perpetrato i media italiani sul gran parte delle persone.

    Che succede quindi? Che se anche uno con il cervello se ne esce con una proposta innovativa ma testata su altri paesi, e funzionante, questa verrebbe probabilmente cassata nel silenzio, perche’ rischierebbe di portarsi la massa contro..

    E allora basta continuare a fare le carezze alle pecore, mentre le si tosa, cosi’ belano felici e non rompono ai Signori.

    Io ormai temo che l’unico modo di vivere in una democrazia sociale e liberale, in Italia, sia quello di non vivere in Italia.

    • Oris scrive:

      LA convinzione di aver capito tutto è il problema di noi italici… sappiamo già tutto, la storia insegna ecc….

      Quindi non guardiamo avanti.

      I cambiamenti? Libera nos… guai!

      Ogni cambiamento è sicuramente peggiorativo nelle opinioni dei più…

      E si perdono molto spesso le occasioni (comprese quelle di tacer…)

      Inoltre, i modelli che funzionano di solito non prevedono clientelarismi o scappatoie per fare poco e guadagnare tanto, ergo, agli italici non interessano.

      Comincio a stufarmi sinceramente.

      Più del berlusconi che è cattivo non mi sembra passino altri messaggi…

  7. Francesca scrive:

    Grazie Fully.
    Anch’io prometto che troverò il tempo per leggermi qualcosa di suo.
    Era un personaggio che non conoscevo, meglio tardi che mai!

  8. Radagast scrive:

    Articolo molto bello, e lo condivido pienamente.
    Credo che Soldgenitsin sia stato principalmente un grande artista e secondariamente un influente “filosofo politico”
    L’artista ha scritto pagine meravigliose e molto toccanti prendendo ispirazione da eventi personali: la rinascita dalla malattia che lo condannava a morte è una svolta fondamentale, così come la sopravvivenza dal gulag dove passò quasi un decennio. Ho letto divisione cancro e il primo cerchio e li ho trovati bellissimi, anche se credo che la sua opera più poetica sia una giornata di Ivan Denissovic.
    Il pensatore politico ha attraversato diverse momenti, prima fu marxista convinto, poi cambiò decisamente parere di fronte al manifestarsi del despotismo staliniano di cui finì vittima per aver criticato stalin in una lettera privata aperta dalla censura.
    Le opere sulla repressione sovietica lo resero perseguitato in patria ed eroe in occidente dove ebbe una popolarità e un apprezzamento enorme ai tempi della guerra fredda, anche oltre i meriti letterari. Fornì comunque un quadro esemplare delle dimensioni della repressione che viene sintetizzata nella celebre citazione “non avevamo il gas per poter fare le camere a gas”.
    Finito lo scontro tra i blocchi tornò in Russia ma l’esposizione articolata del suo “sistema filosofico” suscitò reazioni contrastanti: fu accusato da alcuni, a mio parere ingiustamente, di antisemitismo, ma credo che lo spiritualismo della sua ultima fase non fu mai capito.
    A prescindere dalle opinioni politiche consiglio comunque a tutti di leggere “Una giornata di Ivan Denissovic” per il grande valore poetico.

  9. luminal scrive:

    Visto che parlare di comunismo e capitalismo (due ideologie già nate cadaveri, morte e putrefatte da secoli…) mi pare inutile e sterile, vorrei dedicare qualche riga a cotesto personaggio, considerato il padre del panslavismo da alcuni, da altri una persona che ha ridato Storia e dignità all’intero mondo Slavo (che nella nostra lingua significa “Gloria”, il che sta a significare quanto sono orgogliosi i popoli Slavi), ma nel contempo, veniva, un pò come l’incolpevole Nietsche (altro filosofo che adoro, sono una nichilista di natura) innalzato a icona dai nazionalisti Serbi o Croati, suscitando più volte in lui una dissociazione più o meno forte da tali dittatoruncoli, che lui giustamente considerava una “banda di mafiosi”, anche se ha sempre sostenuto la causa del popolo Serbo, anche rispetto alla questione del Kosova. Certamente, ci sono varie cose che non condivido assolutamente (il sostegno alla causa Serba, il nazionalismo panrusso, l’esaltazione dell’Impero Zarista e della figura degli Zar, l’eccessivo moralismo, sessismo e bigottismo di altri tempi) e che neanche la maggioranza dei Russi condividono, però si può dare atto a questo uomo di aver fatto breccia in un mondo e in un’ideologia impenetrabile, e soprattutto nel contempo, contrariamente a molti anticomunisti, di aver giustamente criticato anche il capitalismo stesso, definendolo (e qui condivido la sua opinione) una mostruosità non minore di quella che ha combattuto una vita intera.

  10. Fully scrive:

    @luminal
    mi pare di capire che tu bocci (come “ideologie già nate cadaveri”) sia il comunismo che il socialismo che il capitalismo (che poi è come dire liberalismo).
    E’ sicuramente un problema mio, ma non ho capito a quale modello ti sembrerebbe giusto riferirsi. Per le mie limitate conoscenze rimarrebbero il nazi-fascismo e l’anarchia…. oppure?

    • luminal scrive:

      Il nazifascismo, come ho scritto sopra, è una forma di socialismo, anzi il suo fine ultimo, e forse era quello che realmente intendevano Marx, Lenin, Mao e tutti gli altri “maestri” del socialismo e nascondevano alle masse. Il comunismo non poteva altro che sfociare nel nazifascismo, nel razzismo e nell’oppressione dei popoli.
      L’Anarchia invece è, a mio avviso, la condizione originaria dell’Uomo prima della sua “civilizzazione”, un modello che esisteva prima del neolitico, ed è forse la condizione ideale per garantire un’armonia fra uomo e beni materiali, natura e altri esseri viventi. Ma è una pura Utopia, e non è l’accezione negativa con la quale viene solitamente descritta, il predominio della violenza gratuita in ragione della mancanza di regole: semmai è vero il contrario.
      Ma vista la natura prevalentemente violenta e predatoria dell’uomo, non esiste alcun modello di riferimento, se non quello della rivoluzione permanente, e della continua ed eterna predazione dei beni dal più debole al più forte… che ci piaccia o no, questa a mio avviso è la cruda realtà, che a me sicuramente non piace, e la sola cosa che mi resta da fare è sopravvivere…

      • Francesca scrive:

        Che il comunismo sia sfociato nel razzismo però….cioè dimmi tutto ma questa mi pare un pò surreale per la mia esperienza.

        Sopravvivere è vero….che triste destino ha l’uomo.
        Come diceva qualcuno, la vera guerra è la vita di tutti i giorni.
        Viviamo proprio in una jungla.

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