In morte di M.C. 40


La nave non sta per affondare: è colata a picco da un pezzo. Chi non lo capisce è stupido, o ci guadagna, col fingere di non capirlo; e a questo punto, per dignità, c’è da ritenere meno colpevole lo stupido. Sfogliare un giornale non serve proprio a nulla, se non a confermare il già avvenuto naufragio. Eppure i passeggeri non smettono di lamentarsi: tutti troppo impegnati sempre e comunque, anche per accorgersi di essere già morti. Forse, se lo leggessero dal proprio smartphone, ci crederebbero. Forse.

Ma questa, per quanto efficace e veritiera, è soltanto una metafora. Fuori di essa possiamo scegliere: rimanere, e lottare ad armi impari contro raccomandazioni, sprechi e inciviltà a tutti i livelli. Oppure andarcene dove le possibilità siano meno rare ma soprattutto più rari gli italiani. Perché non è l’Italia a essere una merda, ma è la maggioranza della sua popolazione, e non solo negli ultimi vent’anni, ad averci cacato sopra. Se, fuor di metafora, l’Italia è ancora a galla, è per il fatto che una penisola non può affondare. Eppure, se ci impegnassimo come solo noi italiani sappiamo fare, potremmo anche riuscirci.

Siamo giovani ed è nostro dovere fare quanto possiamo per realizzare le nostre ambizioni – ma ben consapevoli di vivere nell’Italia del 2013. Sogni sì, illusioni mai. E quando ci scontreremo con l’ennesimo concorso pilotato, con l’ennesimo abuso di potere da parte dell’amministrazione pubblica, con l’ennesimo cittadino incivile e menefreghista: resistiamo. Quanti di noi, ammettiamolo con coraggio e senza vergogna, hanno pensato almeno una volta nella vita a porvi termine. Ma siamo ancora qui e questo ci deve confortare. Possiamo decidere di partire e realizzarci dove possiamo farlo; o restare, letteralmente lottando, per vedere vanificato ogni nostro sforzo (se esso rimane nell’ambito del legale e del lecito). Ma non possiamo permettere a personaggi infami e simoniaci, nelle cui mani i soldi non si contano più ma si pesano, di avere potere decisionale fino al suicidio di noi stessi. Hanno il potere di infrangere leggi quando queste siano loro di intralcio, come quello di farne di nuove per salvarsi ancora una volta. Ma non hanno il potere di ucciderci con le nostre stesse mani.

Dobbiamo iniziare a riprenderci la vita, attimo per attimo. Perché una sigaretta, Monopolio di Stato, non solo fa male a noi, ma fa soprattutto bene a “loro”. Mi fanno ridere tutti quelli che propugnano una qualsiasi rivoluzione o svolta in questo Paese, mentre fanno su il tabacco nella cartina. E se arriviamo a non aver nemmeno più i soldi per comprarle, forse è arrivato anche il momento di capire che non ne abbiamo bisogno.
“Loro” hanno già vinto. Ma non lasciamogli credere di averci sconfitto. Lasciamoli qui da soli a morire: andiamocene a vivere, altrove.

Italo Calvino, Le città invisibili (1972):

L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio…

Altrove.

Di Stefano Sfondrini
23 anni (classe 1990), studente di Lettere moderne a Pavia.
Sogni sì, illusioni mai.
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