In Italia Solo il PD. In Spagna Zapatero, la Laicita’, il Socialismo 10


Quattro anni dopo la vittoria a sorpresa delle elezioni del 2004, probabilmente favorite dalle bombe nei treni di Madrid e dalle bugie di Aznar, Zapatero e i Socialisti ottengono una larga e chiara conferma.

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Questa seconda vittoria e’ chiaramente un voto di approvazione del popolo spagnolo verso le radicali e coraggiose riforme portate avanti dal Governo Zapatero e tanto criticate da Chiesa cattolica e conservatori. Zapatero ha legalizzato il matrimonio tra persone dello stesso sesso, ha varato leggi per velocizzare il divorzio, per promuovere l’uguaglianza tra i sessi e per contrastare la violenza domestica. Zapatero ha anche difeso a spada tratta la regolarizzazione dei lavoratori extracomunitari arrivati in Spagna clandestinamente. Inoltre il premier spagnolo e’ stato molto criticato per aver negoziato in modo prolungato con l’ETA per cercare di porre fine agli di violenza dei separatisti baschi, nonché per aver garantito maggiore autonomia alla Catalogna.

Nonostante tutto questo, il 48enne Zapatero non e’ l’estremista dipinto dalla destra, ma un socialista moderno, un culture dello stato laico e discretamente liberista (“blairiano”?) nelle politiche economiche.

All’indomani della vittoria socialista in Spagna, in Italia tutti i partiti di centrosinistra hanno iniziato a cercare di intercettare il vento spagnolo per cercare di far gonfiare le loro vele elettorali. Veltroni, che proprio a un giornalista spagnolo aveva confessato che il partito da lui capitanato non e’ di Sinistra, ha dichiarato che dalla Spagna arriva “il soffio di un’aria nuova che spira sull’Europa”. Bertinotti ha allora pensato bene di rispondere al sindaco di Roma affermando nuovamente che il Pd non è un partito socialista e non ha nulla a che vedere con il Partito Socialista Operaio Spagnolo (Psoe). Infine i Socialisti di Boselli e Angius, (che alle elzioni del 2006 copiarono anche il simbolo del Psoe) hanno dichiarano di essere gli unici veri socialisti italiani.

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Fare raffronti fra realta’ cosi’ differenti come l’Italia e la Spagna e’ sempre insidioso, ma a nostro avviso fra Pd, Ps e Sinistra Arcobaleno, il partito nostrano più vicino ai socialisti spagnoli e’ probabilmente quello della Rosa nel Pugno.

Zapatero ha infatti ottenuto la riconferma con una ricetta riformista e liberaleggiante sul piano economico, che non ha mutato in modo significativo l’orientamento rispetto al precedente premier Aznar, continuando le politiche di privatizzazione e liberalizzazione.

Ma le politiche di Zapatero sono state anche intransigentemente laiche per quanto riguarda i diritti civili, varando riforme in materia di famiglia, scelte personali e ricerca scientifica senza paura degli infiniti ricatti e polemiche della potente Chiesa cattolica in Spagna, ne delle proteste di piazza dei conservatori.

Infatti a causa delle leggi in materia di diritti civili (coppie di fatto, matrimoni ed adozioni per i gay, ricerca, ecc.) Zapatero è stato molto contestato dalla Chiesa Cattolica che ha promosso anche manifestazioni di protesta accusando il governo socialista di voler “attaccare la famiglia” e di “preferire le scimmie all’embrione” (il governo di Zapatero è balzato alle cronache internazionali anche per alcune leggi estremamente avanzate, come quella per il riconoscimento di diritti civili per le scimmie antropomorfe, il cosiddetto “ Progetto Grandi Scimmie Antropomorfe “ ). Il premier spagnolo ha ribadito il rispetto del pensiero dei cattolici, ma anche la necessaria laicità dello Stato. Zapatero ha poi incontrato papa Benedetto XVI nella recente visita del pontefice in Spagna ribadendo le sue posizioni. Il premier, criticato per l’assenza alla Messa di Benedetto XVI a Valencia, ha fatto intendere di aver preferito non intervenire alla celebrazione per convinzione personale (essendo agnostico).

A proposito di lavoro, ha integrato la riforma volta alla flessibilità attuata dal precedente governo con incentivi all’assunzione dei giovani e alla trasformazione di contratti precari a tempo indeterminato o a tempo procrastinato (minimo 12 mesi). Inoltre, con la riforma del lavoro, ha consolidato stessi diritti e stesse opportunità tra uomini e donne. Altri punti della riforma sul lavoro comprendono la riduzione dei costi di licenziamento, il divieto di “incatenamento” del lavoro e l’aumento del salario minimo annuale dai 6.447 euro annui del 2004 agli attuali 7.988 (2007).

Infine, per trovare una soluzione all’elevato tasso di indebitamento delle famiglie spagnole, dovuto soprattutto agli alti costi degli immobili, il governo Zapatero ha incrementato la costruzione e l’assegnazione di case popolari per le famiglie a basso reddito ed ha incentivato la modalità dell’affitto della residenza rispetto alla compravendita dei locali, tanto con agevolazioni fiscali per i proprietari, quanto con sussidi mensili per i giovani (sotto i 35 anni) che intendono affittare.

Il Psoe e’ stato votato al Congresso dei Deputati da 11 milioni di spagnoli, pari al 43,6%, ottendendo 169 seggi, 5 in piu’ delle elezioni precedenti. Il Partito Popolare di Mariano Rajoy ha ottenuto circa 900mila voti in meno, pari a 154 seggi. Nonostante il successo, per 6 seggi il Psoe non ha ottenuto la maggioranza assoluta, per cui dovra’ formare un Governo di coalizione con alcune forze regionali, come gia’ fece nel 2004.

L’Izquierda Unida (erede del Pce) e’ stata fortemente penalizzata dal sistema elettorale che premia sostanzialmente i due partiti piu’ grandi e quelli regionali. Nonostante aver ottenuto quasi un milione di voti e’ scesa dal 5 al 3,8% e sara’ rappresentata da soli 2 deputati (prima ne aveva 5). I 770mila voti del partito catalano Convergència i Unió varranno 10 seggi, mentre la Sinistra Repubblicana Catalana ne avra’ solo 3 e il Partito Nazionalista Basco 6.

Secondo i politici e gli osservatori il voto spagnolo non e’ stato influenzato dall’omicidio dell’attivista socialista avvenuto nei Paesi Baschi la settimana scorsa.

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Tornando ai riflessi del successo socialista in Spagna sulla politica italiana, Boselli (Ps) ha affermato: “La corsa ad accaparrarsi il socialista Zapatero sfiora il ridicolo”. È surreale che ci sia un duello tra ‘La Sinistra Arcobaleno’ diretta da Bertinotti, che ha una politica economica e sociale contrapposta a quella socialista, e il Partito Democratico di Veltroni, che non vuole aderire al Partito Socialista Europeo e balbetta sui diritti civili. Nessuno alla fine vuole ammettere che in Spagna hanno vinto i socialisti, che né il Partito democratico né la Sinistra Arcobaleno sono formazioni socialiste e che in Italia c’è solo uno e un solo Partito socialista che si presenta alle elezioni”.

Enrico Boselli aveva anche accusato Veltroni di “subalternità alla Cei” e, rispondendo alla domanda sul “perché i socialisti italiani non hanno accettato di sciogliersi nelle liste del Partito democratico e al contrario hanno deciso di presentare il proprio simbolo alle elezioni”, ha risposto cosi’: “Questa nostra decisione non è nata da antichi furori ideologici”, ma perché “non abbiamo accettato quello che si presentava come un diktat perché noi consideriamo il partito democratico non più avanzato, ma molto più arretrato delle socialdemocrazie europee. E ciò non è dovuto al fatto che nel partito democratico ci sono i ‘cattolici’, cosa che avviene anche nel partito socialista. E’ invece dovuto al fatto che i democratici di Veltroni non accettano quello stretto rapporto tra modernizzazione economica e modernizzazione civile che è la chiave dell’innovazione politica delle socialdemocrazia europea e degli stessi democratici americani alla Clinton o alla Obama”.

“ Da ultimo Veltroni ha avuto parole di apprezzamento verso il presidente della Conferenza Episcopale italiana, Cardinale Bagnasco, per aver sollevato la questione sociale, senza tuttavia aggiungere neppure una parola per difendere la laicità dello Stato, i diritti civili e la legge sull’aborto dalla sua rinnovata offensiva integralista. Questo atteggiamento dimostra una subalternità culturale che rivela una vecchia mentalità, nella quale il rapporto tra lo Stato e la Chiesa deve essere basato sui reciproci rapporti di forza invece di essere fondato sui principi della democrazia liberale”.

I socialisti in tutta Europa – continua Boselli – sono impegnati come noi in Italia a difendere la laicità che è un sinonimo di libertà. E non è solo Zapatero che è a favore del divorzio breve e per il matrimonio tra i gay”.

Per il candidato premier socialista “le idee più innovative sono dei socialisti europei. In Italia manca un forte partito socialista che ne sappia portare avanti le battaglie e noi ci stiamo impegnando in questa campagna elettorale perché i socialisti ci siano e siano in grado di smuovere una situazione nella quale l’Italia paga in termini economici e civile l’arretratezza del suo panorama politico rispetto all’Europa”. Infine, continuando la polemica: “E’ davvero il colmo dell’ipocrisia che Veltroni, commentando la vittoria di Zapatero e del PS francese, non abbia mai nominato la parola ’socialista’ nel suo articolo di ieri su ‘Il Riformista’“.Ed infatti, nonostante prosegua dal giorno dalla vittoria del Psoe in Spagna la corsa da parte del PD ad accaparrarsi Zapatero come modello di riferimento, tacendo sulla distanza siderale che separa il PD dal Psoe sul tema della laicità e dei diritti civili e sul fatto che a differenza del Psoe e del Partito Socialista, il Pd non aderisce al Pse. Sullo stesso argomento e’ intervenuto D’Alema che, in un’intervista a Sky Tg24, alla domanda se Zapatero sia ‘democratico o socialista’, ha affermato che “L’essere un democratico e un socialista non rappresenta una contraddizione, i due termini sono perfettamente compatibili. Io, per esempio sono membro del Pd e sono vice presidente dell’Internazionale socialista: sono anch’io democratico e socialista”. Gli ha replicato pero’ il candidato a sindaco di Roma per il Psi Franco Grillini: “vorrei chiedere a D’Alema come si fa ad essere vicepresidente dell’Internazionale socialista e dirigente del Partito democratico che non vi aderisce.”

“Riconosciamo oggi in Spagna il diritto a contrarre matrimonio con persone dello stesso sesso. Non siamo stati i primi, ma sono sicuro che verranno dopo molti altri Paesi spinti da due forze inarrestabili: la libertà e l’uguaglianza. Si tratta di un piccolo cambiamento nel testo della legge che comporta un im­menso cambiamento nelle vite di mi­gliaia di concittadini. Non stiamo legi­ferando per gente remota e sconosciuta; stiamo allargando la possibilità di es­sere felici per i nostri vicini, i nostri compagni di lavoro, i nostri amici e i nostri famigliari ed allo stesso tempo stiamo costruendo un paese più one­sto, perché una società onesta è una società che non umilia i suoi membri. I nostri figli ci guarderebbero con incre­dulità se gli raccontassimo che non molto tempo fa le loro madri avevano meno diritti dei loro padri, che le per­sone dovevano continuare a restare unite nel matrimonio, aldilà della pro­pria volontà, quando non erano più ca­paci di convivere insieme. Oggi pos­siamo offrire una bella lezione: ogni diritto conquistato, ogni libertà rag­giunta, è stato il frutto dello sforzo e del sacrificio di molte persone che dobbiamo oggi riconoscere e di cui dobbiamo essere orgogliosi.”

José Luis Rodríguez Zapatero