Imprevisti di chi Cerca un Lavoro
19 settembre, 2008 - 8:11 di Il Piccolo Diavolo
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Cerco un nuovo lavoro!
Mi impegno molto: cercare lavoro è un lavoro!
Inserisco il mio curriculum vitae in vari siti di ricerca del personale. Sono piena di entusiasmo: dicono che in Italia non ci siano posti di lavoro, eppure i motori di ricerca sono stracolmi di offerte!
Mi si stancano gli occhi a leggerli tutti, però…che soddisfazione sapere che ho tante possibilità.
Vado a dormire gioiosa, presto qualcuno mi chiamerà, farò un po’ di colloqui in giro e avrò un nuovo lavoro! Ogni mattina il mio primo pensiero è andare a guardare quanti nuovi annunci ci sono nella mia città.
E ogni mattina, sorrido sotto i baffi perché posso addirittura scegliere prima di essere scelta!
Comincio finanche a credere che la crisi del mondo del lavoro sia tutta una montatura.
Ecco, squilla il telefono!
Caspita! In un solo giorno potrò fare ben tre colloqui! E per che posizioni! RESPONSABILE DEL PERSONALE! Gli annunci, del resto erano proprio chiari, imperdibili, più o meno dello stesso tenore.
Come non rispondere a tanta grazia!
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RESPONSABILE DEL PERSONALE
La risorsa gestirà con massima razionalità ed efficienza le attività operative della struttura esistente. Contribuirà, in stretta collaborazione con il Direttore Generale ed il Direttore Risorse Umane del Gruppo, allo sviluppo e all’ulteriore evoluzione della funzione, in termini di metodologie e processi di lavoro. Il candidato coordinerà tutte le attività inerenti la gestione Risorse Umane coadiuvato da due risorse impegnate nell’elaborazione di paghe e contributi, pratiche di assunzione e cessazione e rapporti con enti previdenziali ed istituzionali. Acquisendo rapidamente responsabilità dirette, intratterrà i rapporti con le RSU, con l’ufficio amministrativo e gestirà gli eventuali rapporti disciplinari.
Il candidato ideale, di età compresa tra i 33 e i 40 anni, cultura universitaria, ha sviluppato una solida esperienza in ambito di gestione risorse umane ricoprendo ruoli direttamente operativi in amministrazione del personale e con gradi di responsabilità crescente in aziende industriali di medio/grandi dimensioni. Spiccate doti di leadership, diplomazia e competenza nel ruolo aiuteranno il candidato ad interagire con i responsabili dei vari reparti aziendali.
Inquadramento ed offerta economica verranno definiti in base alla candidatura selezionata.
Sono io la candidata prescelta. Farò un colloquio e darò prova delle mie caratteristiche, tutte corrispondenti al profilo richiesto.

Ed eccomi. Arrivo nel luogo indicato dal selezionatore via telefono. Varco l’ingresso della palazzina e vengo immediatamente invasa da musica a palla!
C’è addirittura una palestra in questo luogo e vari giovani che ridono, parlano a voce alta e improvvisano passi di danza all’ingresso.
Beh, non faccio un colloquio da tanto, le cose sono un po’ cambiate, mi dico per incoraggiarmi.
Mi avvicino allo sportello e una giovane tutta sorrisi mi chiede di darle il riferimento indicatomi via telefono e di compilare una scheda informativa.
Dopo pochi minuti è il mio turno. Salgo al piano alto, lì ci sarà sicuramente qualcuno che non balla. Devo sostenere un colloquio, del resto. Mi fanno accomodare in una sala riunioni, qualche minuto di suspence, giusto il tempo per schiarirmi la voce e moderare la mia emotività ed ecco arrivare una ragazza che avrà avuto più o meno 20 anni. Che carriera in così poco tempo, penso. Deve essere straordinaria, mi dico. Mi sorride, guarda la scheda e dice:
“Senti, tu lo conosci il marchio xxxx , perché noi stiamo cercando qualcuno che lo faccia conoscere alla gente “.
I tre colloqui sono stati tutto pressapoco così.
Ho deciso: non mi candido più come RESPONSABILE DEL PERSONALE.
Imprevisti di chi Cerca un Lavoro è di Il Piccolo Diavolo

So che può sembrare cinico, ma alle attuali condizioni la cosa migliore da farsi per chi cerca lavoro è emigrare.
Meglio se in paesi in forte crescita (a me han parlato benone della Lituania).
In Italia qualunque cosa ha sempre una gabbola per imbrogliarti, anche la più seria.
I lavori gratificanti sono sottopagati ed i lavori pagati “civilmente” sono orrendi.
All’estero ci sono più possibilità, soprattutto se uno va nei paesi “giusti”.
Non sai quanto ti capisco, e condivido.. ahi-mè.
“Ogni mattina il mio primo pensiero è andare a guardare quanti nuovi annunci ci sono nella mia città.”
Voila l’errore…
Il lavoro va cercato soprattutto lontano.
Primo perché lasciare la popolazione a casa propria é stato il primo errore che il governo Italiano ha fatto e per cui dopo 200 anni ancora non si son fatti gli Italiani. In Russia la popolazione é stata mixata dallo stato, negli altri stati europei idem, anche se la mobilitá non era obbligata come sotto lo zar prima e il comsomol poi. I giovani per esempio qui in Francia lasciano casa ala fien del liceo per andare a studiare lontano da casa. Piú lontano é meglio é. Per poi trovare lavoro lontano sia da dove hanno fatto l’universitá, sia da casa. Ho colleghi che non chiamano mai i genitori, né ne vengono chiamati se non nelle occasioni speciali (compleanni, etc).
Se ci fossimo mischiati per bene dal 1860 in poi non ci sarebbe il problema meridionale, non ci sarebbe Bossi, non ci sarebbero campanilismi eccessivi e si vivrebbe forse meglio.
Secondo perché dato che tutti cercano lavoro sotto casa i lavori sono sottopagati “ehhh che pretendi, stai ancora a casa dei genitori, ti diamo il lavoro vicino a Mammá, é logico che per questo vantaggio che ti diamo ci restituisci parte del salario”
Il discorso di lasciare casa dopo gli studi lo condivido e mi piace. Così come l’idea di andare anche lontano dall’Italia, anche se resto dell’avviso che non è fuggendo che si risolvono le cose, ma proviamo a pensare che chi cerca lavoro non è solo un giovane alla fine del percorso di studi ma un 40enne più o meno. Traslocare con impegni e famiglia non è proprio facile.
Non pensavo a lasciare l’Italia. Lontano, per un barese, é pordenone per esempio e per un trevigiano lontano é Carbonia (CA).
Comunque andare anche via dall’Italia non e una fuga dai problemi. E’ soprattutto un modo di crescere, di vedere come in altri paesi gli stessi problemi sono affrontati, per poi magari ritornare e mettere a frutto le proprie esperienze di vita. Le esperienze che si vivono fuori dall’Italia aiutano a crescere in maniera esponenziale.
Il tuo discorso non fa una grinza.
Io ho vissuto esattamente come scrivi.
Ma ora?
Vabbè…su col morale.
Non so quanto questa frase sia ironica, ma mi pare abbastanza forzata e vagamente surreale
Si fa presto a dire via di qui, via di la, è una vita che dal sud la gente emigra seguendo il tuo ragionamento.
Ma il fatto che le persone che vogliono fare qualcosa siano spinte ad andare via non è un impoverimento di risorse umane ? Non è che poi si lascia il campo e si da ragione a chi continua a cercare scorciatoie e a percorrere vie al limite della legalità perchè non ha concorrenza e ha solo tanta offerta da sfruttare ?
Un’altra domanda, quanti di quelli che sono emigrati sono poi tornati stabilmente in tempo utile per dare qualcosa al luogo di origine ?
Pochi, pochissimi, forse tornano più i pensionati che non quelli nel pieno delle forze.
In breve io sono anche d’accordo sull’esperienza esterna, ma se dura più di 10-15 anni è assolutamente improbabile che sia interrotta, della serie: “la non ci torno più”.
In quanto al mescolamento forzato, brr, mi sa di globalizzazione spinta.
Emigrare, il prima possibile.
Credo che nel sud Italia negli ultimi anni siano migliorate le prospettive di lavoro serio e se solo in certi luoghi ci fosse un ambiente sociale più sereno (non parlo certo di Salerno) non occorrerebbe spostarsi in luoghi estranei.
Per esempio, già da parecchi anni, la comunità europea destina sostanziosi fondi per il sud Italia, che, se solo non finissero in mano ai soli noti (che un po’ troppo spesso li disperdono in mille rivoli), sarebbero utilissimi per aiutare seriamente lo sviluppo locale e quindi il mondo del lavoro (anche indotto).
Sono convinto che questo un pochino avvenga ma non come dovrebbe.
Se tutti remassero nella direzione giusta (il problema è questo), ci sarebbero almeno i seguenti settori che potrebbero essere maggiormente sviluppati e/o riqualificati:
- settore turistico;
- settore servizi;
- settore ambientale / ecologico (depurazione e recupero siti inquinati, raccolta differenziata e riciclo dell’immondizia);
- settore agricoltura e zootecnia ecologica di qualità;
- settore energetico (energie alternative, ecc.);
- settore ricerca e sviluppo;
- settore piccole e medie opere eseguibili in tempi ragionevoli, es.:
– sistemazione infrastrutture di base (fognature, depuratori, strade, ecc.);
– sistemazione e razionalizzazione delle strutture sanitarie;
– sistemazione delle strutture scolastiche;
- altro ancora.
Sono assolutamente convinto che avviando piccoli processi virtuosi e assumendo che nessuno li voglia distruggere prematuramente, tutto questo potrebbe avviarsi / estendersi e automaticamente si creerebbero tantissime nuove opportunità di lavoro soddisfacente per tutti.
La cosa importante sarebbe quella di seguire le vie giuste, sostenibili nel tempo e quindi ecologicamente compatibili, per fare le cose.
—-
Nel frattempo (tornando alla realtà) si può insistere ancora un pochino nella ricerca e se proprio non si trova qualcosa di decente in loco allora si può guardare un po’ più lontano.
Purtroppo a volte il destino è strano, magari non si trova niente per mesi e mesi e poi capitano due o più opportunità a breve distanza di tempo una dall’altra.
Auguri per la ricerca.
Io credo che sia al contempo profondamente vero e profondamente triste che ormai il miraggio dei giovani italiani sia emigrare all’estero. E più sei preparato-formato-qualificato, meno sembra che ci sia posto per te…
Ne ri-parlo proprio oggi, nell’ultimo post, tornando sulla vicenda di Olimpia, 24enne brillante che qui in Italia si sentiva proporre solo stage e che in Olanda ha trovato la sua America (e uno stipendio da 37mila euro…).
Il problema però è sempre quello: se i giovani migliori se ne vanno, qui in Italia chi ci rimane??
Eleonora