Imparare l’Inglese alla Scuola Primaria
20 settembre, 2007 - 14:00 di bhuidhe
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Ormai non c’è niente da fare. Si può discutere sulle qualità di una lingua che la rendono più o meno idonea al ruolo di strumento globale. Si può discutere sulla validità “morale” o meno di come sono andate le cose. Si può (non è difficile) affermare la correttezza morale di una lingua globale inventata ad hoc e quindi priva di sfumature storiche-culturali-politiche com’è l’Esperanto. Si può (e non è difficile) concordare con l’idea di una lingua logicamente semplice e senza irregolarità (anche se la comunicazione è piena di complicazioni logiche ed irregolarità).
E quindi che fare? Tutti i genitori che ho conosciuto in 18 anni di insegnamento di questa lingua dicono: prima di tutto, piaccia o no, farla imparare meglio che si possa ai nostri giovani, per dargli uno strumento utile, tra poco fondamentale, per affrontare la vita da grandi.
E tanti passi sono stati fatti nelle scuole. Da esaminatrice degli esami dell’Università di Cambridge ho constatato con immenso piacere un netto e notevole miglioramento nell’inglese scritto e soprattutto parlato dai ragazzi delle Scuola Medie italiane. Presentandosi per sostenere l’esame di inglese a livello elementare (il così detto KET; Key English Test) i ragazzi spesso si dimostrano preparati oltre il livello richiesto, in grado con ogni probabilità di affrontare l’esame a livello superiore (PET; Pre-Intermediate English Test), con una piacevole scioltezza, ampiezza di possibilità di comunicazione e un accento sempre più accurato, sempre meno pesantemente condizionato da quello della lingua madre.
Allora perché, se questi progressi dimostrabili sono in atto, dobbiamo prendere atto della proposta dell’attuale governo, profondamente deludente, di togliere attenzione e enfasi dall’insegnamento della lingua inglese? Semplice “marameo” politico, data l’enfasi (spesso soltanto a livello di parole purtroppo) dato alla lingua dal governo precedente?
Vediamo lo stato attuale dell’insegnamento della lingua inglese nella scuola primaria, che dovrebbe addirittura ridursi.

Le ore attuali sono un paio a settimana (le materie sono tante, sarebbe difficile pretendere di più) per tutti i cinque anni di studio. Un estratto dalle “Indicazioni Nazionali per i Piani di Studio Personalizzati nella Scuola Primaria” che ho sottomano propone in cinque anni di coprire ciò che una qualunque scuoletta di lingua privata riesce a coprire in massimo due, studiando anche una sola ora a settimana. Dopo cinque anni di studio alla Scuola Primaria, il bambino sarà in grado di affrontare per esempio:
- chiedere e dire l’ora (What’s the time? It’s XXX)
- dire e chiedere ciò che piace e non piace (Do you like XXX? Yes, I like XXX / No I don’t like XXX)
- comprendere ed eseguire istruzioni e procedure (Stand up, sit down, write, listen…)
Cinque anni di studio…
Gli insegnanti spessissimo dimostrano un’immensa buona volontà, fantasia, voglia di scovare nuove idee e metodologie. Spesso mettono mano alla tasca e si autofinanziano corsi di lingua e corsi di metodologia. Ma è abbastanza? Quali qualifiche nella lingua è necessario conseguire in Italia oggi per poter essere considerati “maestra/o di lingua inglese nella scuola primaria”?
Risposta: nessuna. O almeno, diverse Regioni recentemente hanno deciso autonomamente che è idoneo chi ha conseguito il PET. Il test di inglese a livello pre-intermedio menzionato sopra, che una buona percentuale di ragazzi in terza media potrebbe affrontare e superare.
Facciamo un passo indietro. Ma è veramente necessario insegnare inglese nella scuola primaria? Insieme ai miei compagni di scuola ho cominciato ad imparare una lingua straniera a 12 anni, e a 17 ero di un accettabile livello post-intermedio. Non sono un genio, non sarebbe possibile fare la stessa cosa con i ragazzi, aspettando le Medie?
Come risposta, facciamo un breve giretto nei paesi scandinavi e limitrofi. La loro padronanza della lingua inglese è leggendaria, ed è una leggenda basata sull’obbiettiva verità. Una volta, non trovando un termine (wingspan: l’apertura alare), sono stata prontamente soccorsa da un olandese (un veterinario, neanche un linguista…). Come mai? Non ho abbastanza conoscenza del sistema scolastico nei paesi nordici per poter attribuire tutto il merito del successo ai prof (ma schifo certamente non farà), ma i giovani scandinavi hanno un vantaggio netto in rispetto a quelli italiani – sono letteralmente circondati, bombardati, dalla lingua inglese ogni giorni e in ogni ambiente. Da un po’ di anni le cose stanno migliorando qui, ma soltanto per chi ama ascoltare la musica pop, ha accesso ad Internet o un abbonamento Sky. Per il resto, il cinema è ancora doppiato (egregiamente, spesso meglio dell’originale se è per quello) e soltanto chi ha la TV via satellite a pagamento può vedere programmi in lingua originale sottotitolati e non a casa. Libri, riviste e pubblicazioni in lingua inglese idonei alla loro età non sono facilmente reperibili per i bambini. Bisogna avere dei genitori abbastanza pazienti per affrontare la visione di un DVD adatto in noleggio.

Facile però notare le lacune e poi tacere compiaciuti. Meno facile offrire suggerimenti. Quindi cercherò di fare uno sforzo:
Cerchiamo in qualche maniera di riempire questi vuoti, cerchiamo, almeno in tutte le scuole pubbliche, di fare un piccolo “bombardamento” – un paio d’ore d’inglese di qualità garantita. Non tutti i nostri bambini possono guardare i cartoni in inglese su Sky, fare i giochi in inglese su Internet, non tutte le biblioteche dispongono di libri idonei in lingua. Se non c’è il passivo bombardamento di lingua, usiamo strumenti motivazionali come gli esami di Cambridge, Trinity e altri enti, disponibili anche in forma semplicissima e colorata, che premiano anche la comprensione passiva da parte del ragazzo e non puniscono mai. Cerchiamo fondi per permettere l’iscrizione gratuita ai bambini in difficoltà, facciamo che siano parte integrante del percorso didattico e non un extra facoltativo per chi ha voglia e fondi privati.
Continuiamo a “prenderli giovani”, anche alla Scuola Materna, anche con le ninne nanne, all’Asilo Nido: non perché così vengono fuori dei madrelingua a 10 anni, ma perché così si forma un atteggiamento, un’apertura mentale che permette un’apertura alare (che ora mi ricordo anche in inglese grazie a mio amico olandese) nell’apprendimento. Permette al giovane di dribblare quelle finte e costruite barriere architettoniche tipiche di chi si avvicina più tarde alla lingua straniera.
Se la Scuola si permette degli insegnanti specializzati scelti insieme al Vaticano per la loro idoneità all’insegnamento della Religione, facciamo la stessa cosa per la lingua: affianchiamo alle maestre delle persone di madrelingua diplomate e specializzate – ce ne sono tante già residenti in Italia. Non sostituiamo le maestre italiane: spesso la persona di madrelingua è più preparata a capire e divulgare le differenze logiche della lingua straniera, ma non c’è dubbio che la fluidità, la naturalezza e quindi correttezza di espressione e pronuncia possono essere meglio garantite da un insegnante di madrelingua (voi avrete preferito apprendere l’italiano da Dante o da Shakespeare?).
Nel frattempo investiamo negli insegnanti italiani: aiutiamoli. Dimentichiamoci della vecchia idiozia “chi sa fare fa, chi non sa fare insegna”. La logica migliore sarebbe: chi sa fare insegna. Troppi insegnanti stanno annaspando nella mancanza di fondi per la formazione che ben volentieri intraprenderebbero.
Sono stati tanti e validi i progressi nell’insegnamento della lingua inglese nelle scuole italiane: raramente in passato ho sentito tanto entusiasmo dagli insegnanti e di conseguenza dagli alunni se non in rari casi di pionieri all’avanguardia e i risultati stanno migliorando di anno in anno. Please don’t stop now!
Per una migliore comprensione del testo si ritiene opportuno precisare che l’autrice è una donna di madre lingua inglese che vive da diversi anni in Italia. (N.d.R.)
Imparare l’Inglese alla Scuola Primaria è di

Io non so dire se e quanto è stato utile l'insegnamento della lingua inglese durante il mio percorso di studi (corso "volontario" pomeridiano alle elementari, normale programmazione alle medie e superiori) perchè il mio campo professionale (informatica) mi ha portato ad avere che fare con l'inglese fin da piccolo grazie alla mia passione per i PC.
Nel mondo dell'IT, l'inglese è una conditio sine qua non: gran parte della manualistica e del know-how è disponibile solamente in inglese. Molti progetti software sono magari distribuiti geograficamente, con programmatori sparsi per il globo, e l'inglese diventa un must. All'università ho dovuto (e devo ancora) studiare materiale in inglese.
Personalmente poi ho sempre pensato che questa lingua fosse particolarmente adatta al linguaggio tecnico: concisa, grammatica più semplice (rispetto alla nostra), chiara.
Sto però parlando di comprensione scritta. Il parlato e la comprensione orale è una cosa che credo si possa imparare appieno solamente vivendo per un periodo nei paesi madrelingua.
Per quanto mi riguarda, avendo studiato anche il francese (e quello solo a scuola), posso dire di aver giovato tantissimo da uno scambio culturale effettuato con una scuola francese durante il liceo. Quelle poche settimane mi hanno permesso di passare dal totale spaesamento iniziale a una buona capacità comunicativa alla fine dell'esperienza.
Certo ha aiutato il fatto che la classe di scambio fosse composta da sole ragazze francesi
)
Non prendere atto dello stato di fatto sarebbe miope. Rifiutarsi di investire nell'apprendimento dell'inglese per partito preso o per sciovinismo secondo me è stupido.
Ritengo estremamente auspicabile l'adozione di una lingua comune a livello planetario. E' toccata all'inglese, va bene lo stesso.
Assolutamente d'accordo con MC!
Oi per quanto mi riguarda, ritengo di essere stata molto fortunata: ho avuto degli insegnanti competenti (soprattutto alle elementari e al liceo) che mi hanno fatto imparare l'inglese facendomi divertire. Alle elementari mi piacque così tanto il cartone animato utilizzato dalla maestra che me lo feci comprare, e lo conservo tutt'ora gelosamente. C'è da dire però che io ho sempre nutrito una certa curiosità per i "codici", e mi affascinava già da quell'età il poter dire la stessa cosa usando un "codice" diverso.
Certo è che ho avuto anche molti stimoli: a cominciare dal metodo della mia insegnante, per poi andare ad un videogioco che mi piaceva molto (si associavano le parole inglesi alle figure); le traduzioni che ci faceva fare l'insegnante delle medie, e i libri in lingua che ci fece leggere il prof del liceo; al viaggio di due settimane a Londra, con corso di lingua annesso, e al traguardo del FCE a 18 anni..
Vero è che non a tutti l'insegnamento è stato ugualmente proficuo: posso dirlo perchè una mia amica che ha avuto gli stessi insegnanti non ha ottenuto i miei stessi risultati.
Per il resto, quoto anche io MC!
Premesso che concordo appieno con la tua analisi, credo, cara bhuidhe, che le motivazioni che cerchi siano – banalmente – nell’ovvio e nella capacità, tutta italiana, di giocare d’astuzia con l’ignoranza e con i luoghi comuni. Quelle lotte sterili contro la scrittura adolescenziale e contro inglesismi e americanismi, così come quelle stizze che sovente si sentono: “In fondo, l’italiano è una lingua ufficiale della UE!”, o “Quando vengono in Italia, non si sforzano per nulla di parlare in italiano!” e similari, divengono base solida per i nostri cazzutissimi politici (sia nel senso che la maggior parte sono uomini, sia nel senso metaforico peggiore) per gestire i tagli e i denari pubblici nella maniera più oscena.
Quando penso ai tuoi bambini, io, sento una sorta di ammirazione e invidia (buona). Passano dall’inglese all’italiano con una naturalezza che non ho mai visto in nessuno bambino italiano-italiano. A dire il vero, non è sovente neppure negli adulti.
V’è stata, in Italia, una certa diffidenza verso la lingua straniera. Forse per le vicissitudini storiche che hanno inneggiato “lo spirito nazionale”. Le cose, a dire il vero, stanno cambiando e i ragazzi – concordo con te: grazie alla musica – masticano l’inglese molto meglio di quanto facessimo noi alla loro età. Però è rimasto quello spirito di vuoto campanilismo che, tutto sommato, fa accettare senza neppure troppa delusione, un insegnamento sommario, banale, insufficiente della lingua inglese.
"prenderli giovani" è l'unica possibilità che si ha per sperare che piaccia loro studiare.
Per quanto mi riguarda, l'aver iniziato a 6 anni mi ha aiutato eccome. Cacchio, l'anno prossimo mi iscrivo a lingue, cheppalle giurisprudenza
La padronanza assoluta dell'inglese da parte di scandinavi e olandesi è qualcosa che ho potuto sperimentare di recente. Credo che, al di là dell'insegnamento ricevuto a scuola, i bambini possano beneficiare di aiuti esterni non indifferenti. Crescere in un paese in cui l'inglese serve almeno quanto la madrelingua – tra l'altro sia in Svezia che in Danimarca vedono un sacco di programmi non doppiati e coi sottotitoli: un buon allenamento tra i tanti – è la vera marcia in più. La scelta del ministero italiano di metterlo in secondo piano per affrontare problemi altrettanto urgenti ha il sapore di un polemico cambio di indirizzo rispetto alle tre "I" berlusconiane/morattiane. Ma qui sta l'errore: l'inglese non serve solo ai futuri manager. E andrebbe ripensato anche il modo di insegnarlo alle superiori, troppo basato sulla grammatica e poco sulla conversazione. Finché un dvd di "Lost" guardato in lingua originale sarà più utile di un anno di programma scolastico, in questo paese Severgnini avrà tutti i diritti di considerarsi un fenomeno.
Sto notando che nessuno ha scritto il proprio commento in inglese…
L'inglese è una lacura enorme nella mia preparazione, un buco nero che spesso cerco di nascondere sotto mille giustificazioni. Sono in grado di leggere un quotidiano in inglese, non ho problemi a navigare sul web mentre non riuscirei a leggere un romanzo in lingua originale senza saltare dalla pagina al dizionario infinite volte. Ma è il parlato il vero dramma! Avete presente quell'inglese maccheronico di cui ultimamente parla uno spot? E' il mio. Nel tempo mi sono sforzata di migliorare. Anni fa mi toccò intervistare i genitori di Nicholas Green (il bimbo ucciso in Italia durante una vacanza i cui genitori donarono gli organi a cittadini italiani in attesa di trapianto), senza un interprete. Mi presentai loro piena di vergogna e cominciai cospargendomi il capo di cenere: fate conto di parlare con un bambino stupido, dissi loro nel mio pessimo inglese. Poi affrontai il toro per le corna. Mentre loro parlavano in inglese, io prendevo appunti in italiano con uno sforzo che non so se sarei in grado di ripetere. La signora Green sbirciò le pagine scritte, capì che non prendevo appunti in inglese e mi chiese: ma come fa? Sorrisi, per non rispondere che non lo sapevo neanche io. Però alla fine l'articolo (pubblicato dal settimanale OGGI e lodato anche dai signori Green dopo che un traduttore glielo ebbe letto) venne bene. Chissà se avrò altrettanta fortuna martedì, quando andrò ad accogliere all'aeroporto di Roma Naomi Campbell. Conoscendone il caratterino, rischio di beccarmi una testata sul naso se dico qualcosa di sbagliato!
Laura
vengo anch'io!
No, tu no!
Studio e lavoro a Bologna ed ho tantissimi amici stranieri. Si discute spesso di questo tema (sopratutto delala pessima conscenza dell'inglese in Italia) e la conclusione è sempre la stessa: uno dei fattori che incide maggiormente sulla non conscenza della lingua inglese in Italia non è tanto la mancanza di studio a scuola, quanto la pessima abitudine a guardare tutti i film doppiati. Al di la delle considerazioni puramente artistiche sul fatto che il film doppiato perde metà della sua bellezza (e chi non è abituato a vedere i film in lingua non potrà mai capirlo), il non guardare i film in inglese è uno dei fattori che incide maggiormente sulla capacità di utilizzare questa splendida lingua con una certa naturalezza anche da parte di persone che la studiano sin dalle elementari. Personalmente è ormai qualche anno che mi sono abituato a vedere film americani/inglesi in lingua e vi assicuro che il miglioramento d nota molto anche nelle persone adulte. Provare per credere.
Quali risultati ha dato l’applicazione delle nuove indicazioni per il curricolo del Ministro Fioroni nell’ambito della lingua inglese nella scuola elemetare ?
Alla domanda “Do you like XXX?”
i bambini dovrebbero imparare “Yes, I do/No, I don’t”.
Non “Yes, I like XXX / No I don’t like XXX”.