Immuni Prima e Dopo la Morte 5


Mi ero ripromesso di non intervenire ulteriormente sulla vicenda Craxi, sia per motivi di umana solidarietà per i superstiti, sia per non attribuire un significato pubblico ad una data che per come si sono svolti i fatti, secondo il mio parere, dovrebbe rimanere una ricorrenza privata e familiare.

Eppure, non io, ma la prima e la seconda carica dello stato hanno inteso farne una vicenda nazionale di revisione storica, ancor prima che politica.

Di fronte agli argomenti che sono stati utilizzati c’è da rimanere interdetti. Quando il presidente in carica della Repubblica Italiana scrive:

è un fatto che il peso della responsabilità per i fenomeni degenerativi ammessi e denunciati in termini generali e politici dal leader socialista era caduto con durezza senza eguali sulla sua persona.

facendo intendere che la degenerazione di un intero sistema era ricaduta sulle spalle di un singolo, non posso che chiedermi dove fosse il 3 luglio del 1992 l’allora semplice deputato Giorgio Napolitano mentre Craxi chiamava a correa l’intera classe politica italiana.

Era vero quel che Craxi diceva o mentiva? E se era vero, perché il deputato Napolitano se ne ricorda solo oggi che è presidente? Perché, se colpevole, non si costituì o, se informato, non denunciò il malaffare nel quale navigava (e, con più discrezione e meno prosopopea naviga tutt’ora) il transatlantico romano?

Domande destinate a rimanere senza risposta perché, se qualcuno si prendesse la briga di replicare, non potrebbe che dirci che gli stessi che commisero crimini allora sono oggi qui ad assolversi non solo di fronte alla legge, ma anche di fronte alla storia. Una colpa che è di tutti, infatti, finisce per non essere di nessuno.

L’aspetto più clamoroso, comunque, non è nemmeno questo, ma il tentativo patetico di preservare oltre la morte, l’immunità che chi da una parte e chi dall’altra si sono dati o si stanno per dare in vita.

E’ di fronte a questo spettacolo di meschinità che chi, come me, ormai estraneo alla politica fatta nelle segreterie di partito, si sente a distanza siderale da uomini così gelosi del loro privilegio da essere disposti a sacrificare qualsiasi cosa e chiunque per giustificarlo e preservarlo. Oltre la vita.


5 commenti su “Immuni Prima e Dopo la Morte

  • fma

    Quel 3 luglio 1992, Craxi, con le spalle al muro, fu esplicito:

    Bisogna innanzitutto dire la verità delle cose e non nascondersi dietro nobili e altisonanti parole […] Si é diffusa nel paese, nella vita delle istituzioni e delle pubbliche amministrazioni, una rete di corruttele grandi e piccole che segnalano uno stato di crescente degrado della vita pubblica. […] I partiti, specie quelli che contano su apparati grandi, medi o piccoli, giornali, attività propagandistiche, promozionali e associative, e con essi molte e varie strutture politiche operative, hanno ricorso e ricorrono oggi all’uso di risorse aggiuntive in forma irregolare od illegale. Se gran parte di questa materia deve essere considerata puramente criminale, allora gran parte del sistema sarebbe un sistema criminale. Non credo che ci sia nessuno in quest’Aula, responsabile politico di organizzazioni importanti, che possa alzarsi e pronunciare un giuramento in senso contrario a quanto affermo: presto o tardi i fatti si incaricherebbero di dichiararlo spergiuro.

    Magari nell’emiciclo qualcuno si alzò, ma solo per andare in bagno. Così raccontano le cronache del tempo.
    Del resto che avrebbe potuto dire la classe politica d’allora (parte non piccola della classe politica di oggi)?
    Come faceva a dire di non sapere? Ci campava.
    Forse la “grandezza” di Craxi, di cui parlano i politici d’oggi (e d’allora), nasce proprio quel giorno. Dalla coscienza dell’infimo valore di sé che quel discorso desta in quella classe politica; della propria cronica mancanza di coraggio, della propensione a sopravvivere come programma politico.
    Non c’é dubbio che in quell’occasione, Craxi, il teorico della corruzione innalzata a metodo politico, dunque il maggior responsabile di quello stato di cose, fu anche il capro espiatorio.
    Sembra proprio la classica sindrome da senso di colpa, seguita da tentativo di rimozione. Beatificazione, in questo caso.
    A dire: se ti innalzo a semidio, pure io, che appartengo alla tua stessa schiatta, m’illumino di riflesso.
    Almeno abbastanza da guardarmi in faccia mentre mi faccio la barba alla mattina.

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