Immigrazione. Non è Così Semplice Come ve la Raccontano.

Attenzione, su Mentecritica scrivono diversi autori. "Immigrazione. Non è Così Semplice Come ve la Raccontano." è stato scritto da doxaliber

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Pochi giorni fa una sequenza di eventi criminali, che hanno visto coinvolti cittadini stranieri, ha riacceso il fuoco delle polemiche intorno a due temi caldi della politica nazionale: sicurezza e immigrazione. A rinfocolare le polemiche ha contribuito anche una missiva inviata a “La Repubblica” da un lettore del quotidiano, simpatizzante del centrosinistra, che ha scritto di essere diventato razzista a causa dei continui fatti di cronaca in cui sono coinvolti extracomunitari.

Dal punto di vista politico, come al solito, le speculazioni sul tema si sono sprecate: i politici di centro-destra hanno sfruttato i fatti di cronaca per attaccare il nuovo DDL Amato-Ferrero sull’immigrazione e, più in generale, il Governo Prodi colpevole, a loro dire, di voler tutelare gli immigrati senza preoccuparsi della sicurezza dei cittadini italiani; I politici di centrosinistra ed il Governo a loro volta hanno risposto sottoscrivendo un patto per la sicurezza con i sindaci di Roma e Milano.

Sicurezza ed immigrazione sono due problemi che, pur avendo alcuni punti di contatto, dovrebbero essere trattati in separata sede, tuttavia il cittadino italiano è mediamente portato a ritenere che la delinquenza e, di conseguenza, la mancanza di sicurezza siano causati soprattutto dalla presenza di immigrati nel nostro territorio. Tali convinzioni non vengono quasi mai messe in discussione dalla classe politica che, come al solito, è poco propensa a risolvere i problemi ma molto attenta al suo “portafoglio voti”, di conseguenza troppo spesso l’umore popolare viene suffragato acriticamente e populisticamente dai burocrati di partito i quali, senza farsi alcuno scrupolo, sfruttano il malcontento dei cittadini per acquisire facili consensi, contribuendo con il loro approccio demagogico ad infiammare un clima sociale già abbastanza rovente di per se.
Sono certo che tra non molto tempo le polemiche sulla sicurezza e sull’immigrazione, magari anche a causa di un nuovo fatto di cronaca in cui sono coinvolti degli stranieri o a causa di nuovi sbarchi di immigrati clandestini, riprenderanno nuovamente. Ed è così che ci ritroveremo, per l’ennesima volta, a sopportare le solite litanie dei politici, enunciate dai salotti televisivi i dalla carta stampata e riprese anche dai “bloggers”. Questi ultimi purtroppo, pur vantandosi della “nomea” di informazione alternativa, spesso (ma per fortuna non sempre) ripropongono pedissequamente gli stessi temi sollevati da giornali e televisioni.

Il problema è che tutto questo “discutere” di solito si arena su discorsi sterili, ripetitivi, fortemente ideologici ma scarsamente validi sotto il profilo pratico. In realtà il tema è arduo da trattare ed è anche di difficile soluzione, io stesso mi rendo conto di star azzardando la mia opinione su questioni decisamente complesse e probabilmente fuori dalla mia portata, tuttavia, almeno in quest’occasione, vorrei cercare di esporre le mie idee sul problemi legati all’immigrazione clandestina ed alla sicurezza nazionale, analizzandoli entrambi, ma possibilmente in modo separato.

Sul tema dell’immigrazione esistono due scuole di pensiero, entrambe fortemente condizionate da opposte ideologie, da una parte ci sono coloro che si sentono “cittadini del mondo”, che rivendicano il diritto alla libera circolazione delle persone, che denunciano i centri di permanenza, che si battono affinché il cittadino straniero possa ottenere più facilmente la cittadinanza, sul fronte opposto troviamo coloro che ritengono di dover combattere il problema dell’immigrazione usando il “pugno duro”, ovvero: controlli massicci alle frontiere, arresto, detenzione e reimpatrio dei clandestini, severi sistemi di controllo sugli immigrati (anche se regolari), ostracismi nell’ottenere la cittadinanza.

Proprio in seno a quest’ultima fattispecie ideologica è nata la legge attualmente in vigore, la Bossi-Fini, che non a caso è difesa a spada tratta da tutto il centro-destra ma che in verità si “allinea” alle politiche europee sull’immigrazione, volte ad aprire le frontiere interne ma a reprimere con decisione i flussi provenienti dall’esterno.
I politici del cdx sottolineano spesso la peculiarità “Europeista” della Bossi-Fini, ed in effetti credo che tale legge non dispiaccia affatto ai burocrati della UE, inoltre lo schieramento guidato da Berlusconi tende a vantarsi dell’approvazione della Bossi-Fini dimostrazione, secondo loro, dell’impegno profuso dal centro-destra a favore della sicurezza dei cittadini e contro l’immigrazione clandestina.
Ecco perché gli esponenti della casa delle libertà non si limitano a difendere la “loro” legge, ma mirano anche a rimarcare con una certa decisione ciò che differenzierebbe il loro schieramento dalla coalizione di centro-sinistra, intenta, a loro dire, ad approvare un DDL sull’immigrazione più “tollerante”, che metterebbe a rischio la sicurezza dei cittadini italiani e consegnerebbe il paese in mano ai clandestini.

Il centro-destra dimentica tuttavia che la Bossi-Fini è ancora oggi la legge vigente in Italia, per cui, eventuali problemi legati ai flussi migratori ed alla presenza di clandestini sul nostro territorio sono da imputarsi proprio all’inefficacia dell’impianto legislativo messo a punto durante il quinquiennio berlusconiano, non certo al DDL Amato-Ferrero, che non entrerà in vigore prima del 2009.

La Bossi-Fini quindi, checché ne dicano Calderoli&Co, non funziona, ed allo stesso modo non funzionerebbe alcun sistema “repressivo” di controllo dei flussi migratori, non solo in Italia, ma in tutto il mondo (basti pensare a ciò che succede in USA ai confini con il Messico), il perché lo spiegherò nelle prossime righe.

Se volessimo analizzare la questione da un punto di vista “antiproibizionista” potremmo dire questo: la legge antiproibizionista contro gli alcolici non è mai riuscita ad impedire la diffusione dell’alcool, le leggi mondiali e nazionali contro il traffico di droga non hanno mai impedito alle persone di drogarsi, le leggi contro l’immigrazione clandestina non hanno mai impedito lo sbarco di disperati, eppure tutte queste leggi dal sapore “repressivo” hanno una cosa in comune: hanno sempre contribuito ad arricchire la criminalità organizzata, aumentato la delinquenza e la corruzione politica.

Qualche lettore a questo punto potrebbe borbottare qualcosa tipo: “Allora cosa dovremmo fare? Lasciare che i nostri figli si droghino e che gli immigrati invadano il nostro paese?”.

Naturalmente no. Se è vero che leggi repressive contro l’immigrazione favoriscono la criminalità e non risolvono il problema è altrettanto vero che, almeno per ora e con il sistema politico-economico-sociale vigente, non possono essere accolte nemmeno le istanze di coloro che vorrebbero abbattere le frontiere ed accogliere indiscriminatamente chiunque voglia entrare, senza alcun controllo, sul nostro territorio.

Tuttavia esistono delle vie di mezzo o addirittura soluzioni che non vengono mai prese in considerazione dalle elites politiche mondiali.

Vi sottoporrò un esempio per rendere più chiara la mia visione del problema.

Attualmente è come se noi, occidentali e benestanti, vivessimo in una enorme villa, con giardino e piscina, racchiusa in un’immensa distesa di terra fertile, piazzata però al centro di una sconfinata spianata di favelas abitate da milioni di persone costrette a vivere nella povertà più nera, senza cibo, acqua, istruzione, tra guerre fraticide e violenza.

Se abitaste davvero in una villa del genere credete davvero che basterebbe un po’ di filo spinato ed un folto servizio di guardia armata per impedire agli abitanti delle favelas, che circondano la vostra abitazione, di superare i controlli alla ricerca di cibo, acqua e soldi? Vi sentireste davvero al sicuro in una situazione simile?
Cercare di fermare l’immigrazione con la forza è come tentare di arginare l’impatto di uno tsunami con dei sacchi di sabbia, è una battaglia persa in partenza. Un uomo che non ha niente da perdere è pronto a tutto pur di sopravvivere, chi cerca di “passare” il confine sa di consegnarsi nelle mani di gente senza scrupoli, sa che potrebbe morire durante la traversata del deserto libico o travolto dalle onde del mare, sa che potrebbe essere arrestato e reimpatriato, ma tutto questo non lo spaventa più di tanto, semplicemente non ha scelta. Inoltre il nostro territorio, circondato dal mare, ricco di insenature, pieno di coste frastagliate, è lo scenario ideale per tentare approdi e riuscire a nascondersi, lo sa la nostra guardia costiera ma lo sanno anche gli scafisti.

L’Italia ha una storia particolare in tal senso, prima ancora degli immigrati c’erano gli scafisti che trasportavano sigarette di contrabbando, anche la lotta al contrabbando è stata per lunghi anni una battaglia persa in partenza dallo Stato, per quante sigarette la finanza riuscisse a sequestrare ce n’erano altrettante in vendita nei bacchetti dei contrabbandieri. Anche in quel caso il fenomeno fu arginato utilizzando metodi diversi, più politici e meno “repressivi”.

Ciò che sto per dire è di una banalità evidente, eppure è una questione che raramente viene sollevata: se non si eliminano i presupposti che causano l’emigrazione di migliaia di persone non riusciremo mai a risolvere il problema dell’emigrazione clandestina. Il problema dovrebbe essere innanzitutto “umanitario”, chi ha una certa sensibilità non può rimanere indifferente davanti ai problemi del terzo mondo ma, siccome gli Stati ragionano sempre in termini utilitaristici e del benessere del resto del mondo se ne fottono, è bene sottolineare che il miglioramento delle condizioni di vita di queste persone conviene innanzitutto a noi occidentali. Se si vuole risolvere un problema non si possono tagliare i rami, è necessario agire alla radice. La villa che ho utilizzato nell’esempio precedente sarebbe di certo più al sicuro se intorno ai suoi confini ci fossero case invece di favelas, se ci fossero scuole invece di armi, se ci fossero servizi idrici e cibo invece che fango e miseria.

Lo so, probabilmente qualcuno penserà che si tratta di belle parole, che se l’Italia decidesse davvero di adottare una politica diversa ci vorrebbe comunque tempo per invertire la tendenza, questo è vero, ma nel frattempo si potrebbero adottare delle politiche di “contenimento” diverse da quelle attuali.

Io parto da un presupposto, ed è un presupposto che gli italiani, vista la loro storia, dovrebbero conoscere bene: quasi nessuno è contento di lasciare la propria casa e la propria famiglia, la maggior parte degli emigranti se potesse rimarrebbe a casa sua.
Forse dovremmo cominciare a vedere gli immigrati per quello che sono, poveri cristi che se potessero rimarrebbero volentieri a casa loro, a questa grossa percentuale si aggiunge una minima parte di malviventi che entrano in Italia con il chiaro intento di delinquere. Quest’ultima categoria di persone però, secondo la mia modestissima opinione, non arrivano in Italia ammassati in barche vecchie e fradice, hanno altri mezzi a loro disposizione, ed inoltre non sono affatto preoccupate delle leggi “repressive” imposte contro i clandestini, semmai le sfruttano a loro favore.

Lo Stato infatti, scegliendo una linea “punitiva”, ha già scelto di assegnare al clandestino uno “status” di illegalità, consegnandolo virtualmente a chi nell’illegalità ci sguazza.
Un “clandestino” in effetti è un cittadino che non esiste, un individuo ricattabile, sfruttabile, controllabile. Per carità, i clandestini non sono necessariamente persone “buone”, sono essere umani, ed in quanto tali soffrono di tutti i difetti (ma anche dei pregi) che attanagliano la nostra specie, essere povero non vuol dire necessariamente essere buono e propenso al bene. Come ho scritto più su, un uomo che non ha niente da perdere è disposto a tutto pur di sopravvivere, quel “tutto” è un limite strettamente connesso alla sua morale, per cui è normale che una buona parte di clandestini, pur non avendo precedenti penali alle loro spalle, una volta arrivati in Italia illegalmente, non avendo altra possibilità (visto il loro status di “irregolari”), finiscono più facilmente nelle maglie di sfruttatori o delinquenti.

Instaurare un sistema meno repressivo quindi, aldilà del proprio credo politico e della “fiducia” che si ripone nei confronti dello “straniero”, è la migliore scelta possibile, forse l’unica che davvero possa garantire qualche risultato.

Ho usato prima l’esempio dello tsunami e dei sacchi di sabbia, Ebbene, rimanendo su esempi “acquatici”, gli olandesi non hanno contrastato il sistema dell’acqua alta semplicemente innalzando dighe, per rendere efficente il sistema è stato necessario creare una fitta rete di canali nei quali far defluire le acque per riuscire a controllarle meglio.
I flussi migratori dovrebbero essere gestiti in base a principi simili, piuttosto che innalzare un muro sempre più alto sarebbe forse necessario aumentare i possibili “canali” attraverso cui è possibile entrare in Italia legalmente e coadiuvare questo metodo di gestione con un fitto sistema di relazioni diplomatiche con i paesi da cui l’emigrazione ha inizio.

Quindi, ad esempio, si potrebbero istituire in alcuni paesi dei centri di collocamento strettamente collegati con la rete di agenzie italiane, in modo da favorire l’incontro tra domanda di lavoro ed offerta, si potrebbero consegnare più facilmente permessi di soggiorno per motivi di studio, magari progettando sistemi simili a quell’Erasmus che in Europa ha riscosso molti successi, si potrebbe favorire l’emissione di permessi di soggiorno limitati ai lavori stagionali (contrastando così anche la piaga del caporalato), si potrebbe favorire l’ingresso di chi ha la possibilità di avere un alloggio, oppure, ancora meglio, si potrebbero incentivare le aziende a costruire case per i lavoratori temporanei (sia per i tanti interinali italiani, che per l’eventuale manod’opera straniera), infine si potrebbero “premiare” i paesi che contribuiscono a controllare l’emigrazione clandestina dal loro paese.

Sul fronte “repressivo” invece aumenterei le pene per chi “sfrutta” un lavoratore irregolare, per chi organizza il traffico di clandestini (con aggravanti in caso di loro morte), per gli scafisti e, in generale, per tutti quelli che guadagnano soldi sporchi grazie all’immigrazione clandestina.

Modelli di discreto successo si sono già visti. Ad esempio, la “stabilizzazione” della situazione politica in Albania, ed anche una serie di accordi, sia commerciali che politici, con il paese delle aquile, ha drasticamente ridotto il fenomeno dell’immigrazione clandestina proveniente da quella nazione, immigrazione che fino a qualche anno fa, come ricorderete, aveva raggiunto una situazione drammatica.

Instaurare sistemi di cooperazione che favoriscano la crescita economica dei nostri confinanti, studiare sistemi di gestione dei flussi migratori più flessibili ed adattabili, favorire l’interscambio culturale ed economico nei paesi del bacino mediterraneo, aiuterebbero, secondo me, a diminuire il clima d’allarme che si è creato in Italia, ed anche ad aumentare la sensazione di “sicurezza e legalità” che tanto preoccupa gli italiani.
Forse, ma è tutto da dimostrare, una politica più “aperta” nei confronti dell’immigrazione potrebbe causare un aumento della presenza di immigrati sul nostro territorio ma, sia per le forze dell’ordine che per noi, non è forse meglio avere 200.000 immigrati in più, ma regolari, con un lavoro ed una casa, quindi identificabili e rintracciabili, piuttosto che avere 500.000 immigrati “fantasma”, che vivono ammassati in interi quartieri ed in tuguri, e che non sono identificabili e rintracciabili in quanto irregolari?

La “deghetizzazione” e la “regolarizzazione” sarebbero un grosso incentivo in favore della sicurezza e della legalità, ma questo è un argomento che vorrei trattare in un prossimo post, nel frattempo gradirei la vostra opinione in merito alle opinioni espresse in questo articolo.

 

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