Immigrazione, l’Altro Volto del “Click Day”
18 dicembre, 2007 - 14:00 di Vittorio Strampelli
Archiviato in Chiamiamola Economia, Il Lavoro degli Italiani
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Difficile negare il successo, se così lo si può chiamare, del primo . Il giorno in cui il Viminale ha “aperto” i propri sistemi informatici alle domande di assunzione dei lavoratori stranieri ed extracomunitari, ha visto un vero boom di richieste già dalle prime ore del mattino, che hanno ben presto raggiunto la cifra record di 400 mila, a fronte di un tetto massimo fissato dal ministero dell’Interno di “appena” 170 mila domande (complessivamente, mentre la quota di sabato era di 45 mila).
Preoccupazioni a parte, i dati del Viminale hanno messo in luce una presenza di immigrati sul nostro territorio che va ben al di là dei numeri sciorinati dalle statistiche. La domanda di manodopera immigrata da parte di imprese e famiglie si è dimostrata notevolmente superiore all’offerta fissata dai flussi programmati, e nasconde dietro di sé una realtà che pochi di noi sono disposti ad ammettere: l’Italia ha bisogno di lavoratori stranieri.
Ha bisogno di qualcuno che ancora svolga quei mestieri, spesso umili e davvero “usuranti”, che gli italiani hanno ormai preso a snobbare. Ma ne ha bisogno, cinicamente, anche perché gli immigrati “costano meno” degli italiani. Inutile negare, infatti, che assumere un connazionale comporta, per il datore di lavoro, parecchi oneri in più rispetto ad un immigrato. Ci lamentiamo dell’inflazione e dell’impennata dei prezzi dei generi di prima necessità, conseguenza del recente blocco degli autotrasportatori e delle speculazioni che lo hanno seguito. Ma quanto ci costerebbero i pomodori al mercato, se a raccoglierli nei latifondi pugliesi ci fossero non i lavoratori africani, sottopagati o in nero, bensì italiani?

Ha destato scalpore l’intervista al fondatore della Geox Mario Moretti Polegato, pubblicata lunedì su Repubblica. L’imprenditore veneto, uno dei primi a delocalizzare la produzione dove la mano d’opera è più a buon mercato – come in Romania, paese di cui è diventato anche Console generale onorario – si dice convinto che i lavoratori immigrati siano una “risorsa per l´Italia”, che deve essere regolata come si fa nelle democrazie più avanzate. Una risorsa, dice Polegato, senza la quale “questa Italia si fermerebbe”. E subito è partito il quotidiano sondaggio di SkyTg24, a dimostrare quanto gli italiani siano restii ad accettare la realtà dei fatti: solo il 36 per cento degli intervistati, infatti, ha detto di condividere il pensiero del patron della Geox, mentre il 64 per cento si è dichiarato in disaccordo. Quella stessa quota di popolazione in cui, ne siamo sicuri, rientrano tutti coloro che, ad ogni nuovo caso di stupro, imbracciano pale e forconi al grido di “al rogo l’immigrato”, nonostante dimostrino come, nella stragrande maggioranza dei casi, le violenze sessuali vengano perpetrate all’interno delle mura domestiche e dai nostri “onesti” connazionali.
E’ vero: l’emigrazione è un dramma. Ma non tanto per i Paesi che accolgono i migranti, quanto per quelli che l’emigrazione la subiscono, perdendo così una parte importante della propria forza-lavoro, e per le persone che scelgono di rinunciare a tutto in cerca di un futuro migliore per sé e per i propri cari. C’è anche, poi, chi approda in terra straniera con intenti delinquenziali, e che per questo va perseguito e arrestato affinché non crei discredito al proprio popolo e, soprattutto, non arrechi danni a cittadini innocenti ed onesti: ma questo è banale anche solo ricordarlo. Non dimentichiamoci che anche l’Italia, fino a non troppi decenni fa, era una terra di emigranti. Disperati che mollavano tutto in cerca di fortuna, che a volte riuscivano a trasformarsi nello “Zio d’America”, mentre in altri casi, molti altri, cadevano nella trappola dei soldi facili e non esattamente “puliti”. Gian Antonio Stella, del Corriere della Sera, ha pubblicato qualche anno fa un libro intitolato , sottotitolo: “Quando gli albanesi eravamo noi”. Dovrebbe essere adottato come testo di storia contemporanea nelle scuole, ed essere riletto ogni volta che ci viene di pensare, ben pensanti e sicuri della solida e “italiana” ossatura economica di cui è fatto il nostro Paese, che gli immigrati siano solo brutti, sporchi e cattivi. Ah, signora mia, se solo sapesse come stanno realmente le cose…
Il ministro della Solidarietà sociale, Paolo Ferrero, ribadisce la necessità di approvare al più presto la nuova legge per fare in modo che allo sterminato mondo di lavoratori extracomunitari vengano riconosciuti i diritti ed i doveri che rendono un clandestino un cittadino. La nuova legge, a firma , che giace in Parlamento, prevede infatti nuove modalità d’ingresso che, visti i dati del primo “Click day”, sarebbe opportuno considerare. In primis più flessibilità al fine di far incontrare in modo migliore domanda ed offerta, programmazione dei flussi ogni tre anni, permesso per ricerca di lavoro ed il ritorno dello sponsor. Il segnale giunto dalla giornata di sabato non dovrebbe essere sottovalutato dal governo, e indica chiaramente due cose: che le reali esigenze del nostro Paese richiedono al più presto un nuovo decreto flussi, e che l’unica soluzione alla clandestinità e all’illegalità è la ricerca di misure adeguate.
Immigrazione, l’Altro Volto del “Click Day” è di

Il secondo "Click day" è stato meno disastroso del primo. E' quanto emerge dai dati in possesso dalle Acli di Napoli, il cui Patronato è riuscito ad inviare la prima pratica appena quaranta secondi dopo l'orario d'inizio dell'accettazione delle domande per regolarizzare la posizione di lavoratori, solo colf e badanti, immigrati provenienti da quei paesi non rientrati nei flussi indicati il 15 dicembre.
“Anche noi eravamo rimasti intrappolati in un sistema pensato male e realizzato anche peggio. – affrma il direttore provinciale del Patronato Acli Pasquale De Dilectis – L'altro giorno la nostra prima pratica inviata riguardava un lavoratore dello Sri Lanka con il nome molto lungo e visto che il sistema non riusciva a leggerlo siamo rimasti in attesa anche per le tantissime altre come tutti i patronati e le associazioni.”
Secondo Pasquale Orlando, presidente delle Acli di Napoli, il meccanismo della regolarizzazione tanto quanto quello dei flussi, non funziona. “E' inutile che ci raccontiamo favolette, cinquecentomila persone in tutta Italia non saranno regolarizzate. – continua Orlando – A quel punto, che succederà? Tutti gli abusivi usciranno fuori dai confini nazionali e torneranno ai loro Paesi? Ovviamente no, continueranno ad essere clandestini, a lavorare qui da noi a nero, senza diritti e senza pagare le tasse, producendo una ricchezza sommersa. Tutto ciò non va e credo sia arrivata l'ora di cambiare pagina, permettendo a tutti questi lavoratori di ottenere un permesso di soggiorno.”
Punto primo bisogna verificare se e` vera l'equazione 1 immigrato = 1 domanda, probabilmente ogni immigrato ne ha fatta piu` di una.
Punto secondo e` ragionevole aspettarsi che un certo numero di domande siano respinte (per mancanza di requisiti, ecc.) e quindi e` probabile che la quota respinta sia ripescata dalle domande in eccesso.
Punto terzo trovo scandalosa l'ipocrisia di fondo secondo la quale gli italiani non possono (o non vogliono) fare certi mestieri; ah giusto e` vero, gli italiani possono solo occupare il terziario, partecipare ai caroselli TV e andare a ingrossare le fila della mafia e della camorra (senza contare l'ndrangheta e tutto il resto) per poi passare il tempo in finti carceri e se proprio non c'e` posto restano disoccupati (come se fossero tutti conti e baroni).
Punto quarto stiamo parlando di 500.000 persone, ma che volete che siano se ce ne sono altre 50.000.000 pronte a entrare subito; c'e` chiaramente una domanda di sfruttamento che non si pensa di poter attuare sui soli nativi (ovviamente resi inutilizzabili dalle decine di migliaia di ore TV + altri devastanti fattori).
Punto quinto, dobbiamo essere felici perche` gli italiani continuano a emigrare all'estero perche` non trovano sufficiente lavoro in patria mentre ce n'e` a bizzeffe per tutti gli altri (anche se si tratta di lavori diversi).
A me va bene tutto e sono contento se si offre una possibilita` di lavoro a gente che chiede solo una speranza, ma bisogna intendersi su quello che si vuole fare nel lungo periodo; per anni e anni ci si e` lamentati della sovrappopolazione dicendo che bisognava invertire la rotta, ecc. e nel momento in cui questo accade, voila` arriva l'inaspettata correzione esterna e tutti dicono che va bene cosi`; fra 10 anni, con il prezzo del petrolio alle stelle, vedremo quanto questa politica sara` sostenibile.
Detto questo, sui pomodori che il produttore primario vende a 1 mentre il consumatore li paga 5 o 10 ci sarebbe molto da dire, cosi` come sui prezzi eccessivi indotti dall'eccesso di domanda (quando una risorsa e` scarsa).
E allora dillo. Scrivici
Se non sbaglio, Adretax, le domande di assunzione devono essere inviate dai datori di lavoro (o intermediari), non dagli immigrati stessi. E in ogni caso mi domando se, eventualmente, sia rilevante il fatto che ogni emigrato abbia fatto più di una domanda…
Il punto è che, evidentemente, gli immigrati "servono" molto di più di quanto pensiamo, per due motivi: primo perché rispondono, come fai notare al tuo punto quarto, a quella domanda di sfruttamento che sarebbe inammissibile attuare sui soli "nativi".
Secondo motivo, collegato al primo: perché una buona parte dei nativi nel frattempo ha almeno imparato a leggere, scrivere e far di conto, e sogna un futuro migliore per i propri figli (che sia da tronista/velina o qualcosa di più serio, è una questione di cultura ed estrazione sociale) e sì, preferisce emigrare perché in patria non trova il lavoro che vuole fare, visto che, come fai notare al punto quinto (che non mi sembra andare molto d'accordo con il tuo terzo, a questo punto), in Italia di lavoro ce n'è a bizzeffe per tutti gli altri (anche se si tratta di lavori diversi).
Punti di vista…
ho pensato per una decina di minuti se scrivere o meno. Poi ho deciso di si.
Da "operatore" del settore immigrazione (lavoro in un'associazione che si occupa dell'accoglienza e dell'assistenza degli extraterrestri) vorrei precisare alcune cose.
Innanzitutto: chi è contro gli stranieri, non grida mica "al rogo l'immigrato", ma piuttosto negro, rumeno, zingaro o albanese di merda. Questo – ovvio – serva solo per utilizzare i linguaggi giusti nei momenti giusti.
Secondo: gli immigrati sono una risorsa, ed è vero. Considerandoli, però , solo come risorsa lavorativa necessaria per sfamare il mercato del lavoro si correi il pericolo di non considerare tutti gli altri fattori che i cittadini extraterrestri portano con se, a partire, per esempio, dai fattori culturali e sociali. Non è solo gente che lavora: è gente che vive, che studia, che scopa, che dice la sua nell'opinione pubblica. Che poi siano necessari è vero, ma questa è una storia già sentita: è ovvio che se c'è un flusso migratorio c'è una scatenante all'origine.
Per quanto riguarda il click day: è il modo migliore per far funzionare una legge che – nonostante tutto – affronta la questione in modo strutturale. La legge 296/98 poi modificata SOLO IN ALCUNE PARTI dalla 189/2002 (c.d. Bossifini) è una legge che per la prima volta si pone il problema di gestire il flusso di ingresso. La legge va modificata e va permessa la possibilità di regolarizzarsi in presenza di certi requisiti economici e lavorativi.
Ricordate solo che nessun permesso di soggiorno per extraterrestri dura più di due anni, quindi non crediate che queste persone siano trattate chissa con quali privilegi.
Semmai, e qui sono d'accordo con l'autore dell'articolo, sono persone che non hanno nulla da perdere. E chenon si permettono il lusso di rifiutare certi lavori e fanno il gioco di grandi ditte e imprese che li assumono tramite manpower per cinque giorni a settimana.
Vorrei dire tanto altro, ma per ora basta.
Ehm… "al rogo l'immigrato" era un modo di dire… se è per questo ho anche qualche dubbio che nel 2007 ci sia ancora qualcuno che imbraccia il forcone… sul resto concordo pienamente con Doktor P.