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Immigrazione e Statistiche




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L’equazione è di quelle semplici, di quelle che tutti possono capire: meno immigrati, meno criminalità.
In effetti, volendo ragionare alla grossa così come è ormai d’uso nel nostro paese, dal punto di vista matematico l’equazione è senz’altro corretta.
Secondo un rapporto presentato in giugno dal ministro dell’Interno Giuliano Amato sulla criminalità nel 2006, gli immigrati costituiscono il cinquantuno per cento dei denunciati per rapina o furto in abitazione, il quarantacinque per cento per rapina, il trentanove per cento per violenze sessuali, il trentasei per cento per gli omicidi consumati e il trentuno per cento per quelli tentati, il ventisette per cento per lesioni colpose. Se si considerano i soli immigrati senza permesso di soggiorno, si sale al settantaquattro per cento per omicidio, al settantadue per cento per tentato omicidio, al sessantadue per cento per violenza carnale e al sessantatré per cento per sfruttamento della prostituzione.

A questo va aggiunto che gli stranieri residenti permanentemente in Italia rappresentano circa il sette per cento della popolazione totale mentre sono il trentotto per cento di quella in stato di detenzione.




Numeri come questi suonano come una conferma definitiva della semplice equazione che tanti consensi guadagna al presidente del consiglio. Se, invece, si vuole ragionare più seriamente, è necessario approfondire.

Va osservato che, secondo un rapporto della Caritas italiana sviluppato congiuntamente alla Fondazione Migrantes, gli immigrati regolari hanno all’incirca lo stesso tasso di devianza degli italiani, il che sposterebbe il baricentro della preoccupazione su chi risiede in maniera illegale in Italia. L’affermazione è sostanzialmente confermata dai dati Istat secondo i quali il tasso di criminalità degli immigrati regolari, in Italia, è solo leggermente più alto di quello degli italiani (tra l’1,23% e l’1,4%, contro lo 0,75%) ed è addirittura inferiore tra le persone oltre i 40 anni.

Nello stesso tempo, il Paris School of Economics Working Paper No. 2008-05 evidenzia come a fronte di immigrazione più diffusa nel Nord Italia, corrisponde un aumento dei reati contro la proprietà, mentre la maggior parte dei reati contro la persona (omicidi, stupri, ecc.) si concentra nel meridione  dove la percentuale di immigrati risulta più bassa.

La questione, come si vede è complessa. Ridurla ad una semplice equazione è uno di quei capolavori di demagogia che fanno la fortuna degli uomini politici. Nello stesso tempo, reazioni scoordinate e populiste come quella del partito democratico che potete vedere qui, non aiutano a comprendere correttamente il fenomeno e mantengono la discussione ad un livello dove solo il basso ventre è ha possibilità intervenire. Cosa evidentemente poco opportuna perché, nelle questioni di questo tipo, il basso ventre ha notevoli pregiudizi ed opinioni facilmente prevedibili.

Da tutti questi rapporti, secondo me, non emergono delle considerazioni abbastanza banali, ma che non vanno ignorate.La delinquenza e la criminalità non possono essere caratterizzazioni razziali perché, in questo caso, l’unica risposta sarebbe l’apartheid, fenomeno che la storia ha superato.

La criminalità può essere un fattore culturale al quale si può rispondere con intense politiche di integrazione e reciproca accettazione avendo cura di mantenere una linea laica e moderna (vedi caso burqa in Francia).

La criminalità, infine, è e rimane il segnale più evidente della disperazione, della povertà e del degrado. Se l’immigrazione è una risorsa, allora non è industriale né etico disporne in maniera indiscriminata e crudele. Il vantaggio economico che essa conduce con sé va fruito con parsimonia e attenzione. Non si può pretendere di affamare un uomo trattandolo come uno schiavo ed attendersi che egli rispetti un rapporto che, per primi, abbiamo violato.

L’immigrazione è figlia della cupidigia della politica coloniale. Riservare alla figlia lo stesso trattamento fatto alla madre è stupido ed antistorico.

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Comments

12 Risposte a “Immigrazione e Statistiche”
  1. Michele scrive:

    Per chi si accontenta della demagogia gratuita, non serve andare oltre.

    Per chi volesse farsi una idea un po più ampia con numeri e percentauli ho trovato questa presentazione.
    E’ consiltabile sia in pdf che con power point, consiglio la seconda opzione rimane molto chiara e di facile consultazione.
    Le cifre dovrebbero essere sulla linea della correttezza, e lo spirito critico nella lettura sarà molto utile.

    http://www.quattrogatti.info/index.php?option=com_content&view=article&id=108&Itemid=82

    Grande mentecritica !!

  2. doxaliber scrive:

    In merito alla questione Burqa in Francia, non so quanto quella legge sia laica e quanto invece punti anch’essa alla pancia dei cittadini. Bisognerebbe infatti quantificare il numero di donne che in Francia usa Burqa o Niqab, secondo me la percentuale è infinitesimale. Questa legge quindi serve per stabilire un principio o per risolvere un problema? Perché a seconda del caso andrebbe analizzata con prospettive diverse.

    Interessante, a proposito del Niqab scoprire che in Egitto il problema preoccupa le stesee autorità religiose:
    vedere qui e qui. Ritengo che nel caso egiziano il problema sia più “sociale” e diffuso di quanto non lo sia nella laicissima Francia.

    • più che alla legge, l’attribuzione di “laico” era riferito alle reazioni dei francesi.
      non mi sembra che ci sia stato uno scandalo.
      comunque, poche o tante, è necessario stabilire se una persona può andare in giro con il viso coperto o no.

      • doxaliber scrive:

        Non conosco la legislazione francese (a dire il vero nemmeno quella italiana, alla quale sono almeno più aduso.. :mrgreen). Ma legiferare sul Burqa è necessario per i sopravvenuti problemi di terrorismo islamico o è necessario perché oggi se ne sente l’urgenza? Ovvero, quanto è davvero necessario? Se il nostro legislatore non ha mai pensato di fare una legge per risolvere questo problema evidentemente questo problema prima non se lo poneva nessuno. Una disamina corretta dovrebbe partire da dati oggettivi e quindi non si può non stabilire numericamente quante persone in Italia girino con il volto coperto (ergo anche con un casco, un passamontagna) e quante di queste persone commettano reati andando in giro con Burqa o Niqap. Direi che questo abbigliamento in Italia non ti fa passare inosservato e quindi non favorisce le perpetrazione di crimini.

  3. fma scrive:

    Se ognuno stesse bene dove si trova non avrebbe motivo per spostarsi da A a B. Mi pare ovvio.
    I fenomeni migratori sono quindi determinati da squilibri del tenore di vita tra un posto e l’altro. Anche questo mi pare difficilmente confutabile.
    Il fenomeno dunque sarà tanto più violento quanto più alta sarà la differenza di benessere. Gli effetti tanto più importanti quanto minore sarà la capacità di prevedere i flussi e gestirne gli esiti. Esattamente come per le piene.
    Come avviene per le piene anche per i fenomeni migratori, lasciando fare alle cose, la spinta cesserà solo nel momento in cui il dislivello tra A e B si sarà annullato.
    A meno che non si decida di interporre una diga tra A e B.
    In fin dei conti il vero problema, quello da risolvere per primo, é questo.
    Decidere se sia una questione etica (che impedirebbe di selezionare e imporrebbe un’accoglienza indiscriminata ed evangelica), o se sia una questione pratica (che consentirebbe di prendere le contromisure atte a contenere l’impatto in termini sostenibili, o perlomeno a limitare i danni)
    Tenendo d’occhio la densità demografica, che rende più difficile la convivenza, già oggi a livello di guardia in alcune regioni.

    • Michele scrive:

      Disamina corretta e che pienamente condivido.
      Molto bella anche la metafora della piena e la diga.

      Personalmente opterei per una soluzione pratica, ma chi dovrebbe mettere in pratica almeno un abbozzo di soluzione è praticamente assorbito da impegni legati a mantenere la propia posizione, anche facendo demagogia, disinformazione, propaganda populista.

      :-|

  4. Giovanni Volpe scrive:

    La Domanda da porsi:
    Chi ci guadagna da questa realtà?

    Quale Uomo di buon senso,correrebbe il rischio di privarsi della sua libertà, per commettere un crimine, se non fosse per la maggior parte dei casi costretto dalla disperazione?

    E’ troppo facile, affrontare questi argomenti, comodamente seduti in poltrona con un sigaro e un bicchiere di whiskey in mano!

    http://www.giovannivolpe.it/?p=931

    • fma scrive:

      a)Sicuramente da questa realtà ci guadagnano in molti. Ma altrettanto sicuramente, tra questi, volendo darsi una risposta intellettualmente onesta, bisogna metterci anche i migranti. Che altrimenti non si capirebbe cosa migrerebbero a fare.

      b)Non esiste alcuno stato di diritto, che io sappia, in cui il codice preveda che un reato (stupro, omicidio, furto) non sia più tale se commesso in stato di necessità.
      Dobbiamo introdurre delle eccezioni ad hoc, rinunciando per umana solidarietà allo stato di diritto?

      b)In linea generale o un modo di affrontare una questione è corretto, e allora resta tale anche se elaborato reggendo tra le dita un sigaro e nell’altra un bicchiere di whiskey, oppure è sbagliato.
      Se lo si ritiene sbagliato è necessario portare degli argomenti a supporto.

  5. anna scrive:

    Perchè devo essere vittima oltre che dell’ italica delinquenza anche di quella degli immigrati per far arricchire chi li sfrutta qua, chi crea guerre e carestie nei loro paesi, chi li cerca per il piacere di una notte? Perchè devo tollerare il burqa (a parte il fatto che in giro non ne vedo)quando sotto ci può essere non solo un terrorista fanatico ma anche un ladro nostrano? Non la voglio punto. E non per razzismo.

    • Perchè devo essere vittima oltre che dell’ italica delinquenza anche di quella degli immigrati?

      credo che parte del nostro benessere derivi dall’aver usurpato le risorse di questa gente. l’immigrazione è una cambiale sottoscritta ai tempi delle colonie e che ora anche chi come noi non ne ha goduto appieno è costretto a pagare.

      • anna scrive:

        per quanto mi riguarda, non ho mai deciso direttamente, e comunque se devo pagare debiti coloniali in quanto italiana gradirei farlo in altri modi, non incrementando la delinquenza extracomunitaria a vantaggio di nostri e loro poteri sporchi.

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