Immigrati: Commuoversi e Dimenticare 98


Di fronte a fenomeni epocali come quelli che hanno condotto alla tragedia dell’isola dei Conigli, un’organizzazione governativa che sia intenzionata a gestire civilmente la faccenda può avere due approcci.
Il primo, quello più umano e, per certi versi, più lungimirante, consisterebbe nell’individuare i fabbisogni di forza lavoro attraverso un’indagine che tenga conto di diversi fattori: previsioni sulla variazione della domanda in funzione del ciclo economico, livello di specializzazione, ipotesi plausibili sulla numerosità derivante dai ricongiungimenti familiari, capacità delle strutture assistenziali e previdenziali, ecc.

Sulla base dei dati ottenuti con queste analisi, si potrebbero agevolare ingressi in modalità umanitaria e sicura, mettendo a disposizione un vero e proprio servizio (sostenuto dalle industrie) in grado di veicolare il migrante dal suo luogo d’origine fino a quello di destinazione mantenendo il controllo sull’intero processo, compreso quello che riguarda il valico dei confini.
E’ evidente che un’aliquota di irregolari rimarrebbe comunque, ma un flusso controllato che va ad occupare ordinatamente e gratuitamente le opportunità disponibili in piena competizione con l’ingresso avventuroso senza prospettive dovrebbe, nel tempo, rendere poco allettante l’alternativa “scafista”.

L’altra possibilità è quella “territoriale” (alternativa a quella “egemonica” descritta prima) con il presidio militare del limes. Satelliti, aerei radar, navi da combattimento, motovedette, per cercare di intercettare gli scafi (o qualsiasi sia il mezzo utilizzato) in partenza e obbligarli al rientro appena fuori le acque territoriali di origine (con tutta la escalation prevista dalla disciplina della marina militare in caso di ingaggio in acque internazionali) e con l’affondamento senza colpi di preavviso dei barconi sulla rotta di ritorno una volta che è avvenuto lo sbarco dei civili.
L’obiettivo sarebbe quello di rendere la professione di “scafista” (o equivalente) così rischiosa da far aumentare i prezzi del trasbordo fino a renderli inaccessibili alla popolazione migrante.

In entrambe i casi, nel Mediterraneo, l’organizzazione governativa dovrebbe essere sovra nazionale perché, anche se distano migliaia di chilometri, Vienna, Parigi, Berlino, Bergamo e l’isola dei Conigli sono contigue politicamente data l’assenza di confini intermedi. La gestione del fenomeno migratorio dovrebbe essere un problema prioritario dell’Europa e non dei singoli stati.

La verità è che non esiste una politica centralizzata e i singoli stati si preoccupano del fenomeno ad intermittenza, salvo quando la cronaca consente di riempire paginate di giornali per attingere al facile pietismo dei lettori che tanto si commuovono per poi rapidamente commutarsi sulla modalità “indifferenza & fastidio” quando i cadaveri scompaiono dalle testate dei giornali.
La verità è anche che un’immigrazione controllata o tramite la statistica con le mitragliere di prua delle motovedette (si scelga l’approccio più consono alla propria percezione della vita) non consentirebbe di “sfruttare socialmente” il fenomeno di migrazione per deprimere i costi del lavoro sul continente europeo. Un migrante che bisogna retribuire ed assistere come un cittadino comunitario è un costo. Un migrante arrivato sul barcone, assistito a spese della comunità e che gira col foglio di via in tasca è un’opportunità. Meglio rimanere tra il lusco e il brusco interessandosi di altri problemi.
Il singolo migrante che è disposto a lavorare per un quarto della paga e senza coperture è insignificante, ma l’andamento statistico generale è necessario all’industria europea per cinesizzarsi il più rapidamente possibile.

Se per raggiungere questo importante obiettivo strategico succede che, di tanto in tanto, un centinaio di neri o arabi ci lasci la pelle, va anche bene. Anzi, i cadaveri dell’isola dei Conigli si trasformeranno in aliquote di PIL per l’esausta industria dell’informazione main stream, sempre a caccia di storie lacrimevoli da raccontare al popolo di buoi che le è dato di intrattenere: l’indignazione del Papa, le foto dei superstiti, la storia commovente del bimbo che ha perso la mamma, i corpi ammucchiati, i pescherecci che non hanno soccorso, l’eroico bagnante, il sindaco che non sa dove mettere i morti. Almeno tre/quattro giorni di ciccia grassa, giusto per traghettarci fino al prossimo rutto di Berlusconi.


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