Trovo che ci sia un’analogia tra due avvenimenti recenti: la pubblicazione su Internet dei redditi degli italiani ed il caso Schifani-Travaglio. Cos’è successo lo sapete tutti.
Nel primo caso sono stati resi disponibili con un click dati che potevano essere conosciuti da chiunque purché questo chiunque facesse una certa trafila e un po’ più di sforzo per ottenerli. Nel secondo caso, sono state portate all’attenzione di alcuni milioni di telespettatori notizie riguardanti il Presidente del Senato Schifani che erano fino ad allora appannaggio di poche centinaia di lettori di un libro che già le conteneva da tempo e che se ne erano rimaste tranquille (con poche eccezioni) negli scaffali delle librerie.
In entrambe le vicende, informazioni già altrimenti disponibili sono diventati “casi” per l’effetto di amplificazione dei media.

Scopro l’acqua calda se affermo che i media sono in grado di influenzare il pensiero della gente e che quindi sono uno strumento delicato nella diffusione e l’orientamento della cultura e nell’esercizio della democrazia.
Sul progressivo deterioramento della cultura per effetto del sempre più massiccio uso ed abuso dei media non posso aggiungere nulla a quanto già nei primi anni Novanta Karl Popper segnalava nel suo celebre “Cattiva maestra televisione”.
Ora io - molto più sommessamente - vorrei aggiungere che i media hanno oggi più di ieri un’ulteriore funzione, quella di lente d’ingrandimento di fenomeni poco visibili ad occhio nudo, come quelli che richiamavo all’inizio.
Insomma, nella massa indistinta di informazioni già disponibili, assume rilevanza il ruolo di chi si propone di segnalarcene o di rendercene più facilmente accessibili alcune in particolare. Un po’ come succede a teatro: quando l’occhio di bue del riflettore inquadra la faccia del protagonista ne esalta la mimesi facciale, ne evidenzia i tratti. Ma per contrasto resta immerso nel buio tutto ciò che gli è intorno.

Da ciò discendono due problemi. Il primo: fino a che punto siamo consapevoli che, nella marea di informazioni disponibili, a noi - gente normale fatta di non addetti ai lavori - arriva solo una parte infinitesimale?
Il secondo: chi sceglie quali notizie portare a disposizione del più vasto pubblico, chi sceglie cosa pubblicare sulla rete, nei blog, ecc.? insomma chi manovra la lente d’ingrandimento (o - se preferite - l’occhio di bue)?
Fino a qualche anno fa il conflitto d’interessi che in Italia ha come principale protagonista l’attuale premier poteva dirsi limitato sostanzialmente alle televisioni. Oggi credo che occorra prendere coscienza che anche la rete è un veicolo potente di trasmissione delle informazioni e di conseguente potenziale orientamento del pensiero; il blog di Beppe Grillo ne è un esempio.
Quand’è che un sito internet assume questa potenzialità? Risponderei: quando è molto frequentato. E per essere frequentato deve essere in qualche modo “accattivante”, ossia capace non solo di attrarre ma anche - etimologicamente - di “imprigionare”.
Con Popper direi che anche un sito, come una TV, diventa accattivante mettendo “molte spezie ad insaporire qualcosa di per sé insipido”. Le spezie della rete sono più o meno le stesse usate dalla TV: sesso, lusso, denaro, violenza (anche verbale), cose che fanno ridere, cose che fanno inorridire, cose che stupiscono…
Siamo anche sulla rete arrivati alle “fidelizzazioni”: i più famosi aggregatori funzionano assegnando una sorta di punteggio per i frequentatori del sito, cosicché ci si senta invogliati a tornare per aumentare il proprio score. E il ritorno diventa del tutto indipendente dall’interesse dei contenuti leggibili: si possono fare migliaia di accessi pubblicando un titolo del tipo “Come fare migliaia di accessi”. Siamo al parossismo: ve lo immaginate come sarebbe facile utilizzare questo tipo di dabbenaggine per orientare il consenso?

Io credo che si debba cominciare a pensare a qualcosa per evitare anche in rete i conflitti di interesse. Ma prima ancora bisognerebbe inventarsi qualcosa - non so cosa - per limitare questo uso della rete, a prima vista solo superficiale e sconsiderato, ma in quanto tale ancora più subdolo e, alla lunga, culturalmente e socialmente devastante.
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Tag: conflitto-dinteressi, Informazione, manipolazione, media-e-comunicazione, rete, web
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27 Maggio, 2008 a9:00
Pingback da Censura di internet, lieberman contro google/youtube per video terroristi islamici, cosa sarebbe successo in Italia? » Doxaliber - Lo strillone del web
26 Maggio, 2008 a 13:17
Doxaliber
Mamma mia, quella del “controllo” è proprio una mania! Chi dovrebbe controllare il controllore? Chi stabilirebbe le regole? Dobbiamo trasformare internet in una specie di televisione o di giornale con dei “vertici” che decidono cosa è degno di essere diffuso e cosa no?
Non sia mai, a me internet va più che bene così! Chi non è in grado di discernere la verità dalle bufale (ma questo vale ancora di più per la televisione, che in Italia è ancora lo strumento informativo preponderante), si arrangi. Vale per gli altri media, che di cazzate ne pubblicano tante, figurarsi si non può valere per internet. Se poi chi va in internet invece di cercarsi le notizie si rivolge a quelli che fanno da “cassa di risonanza” dei media tradizionali, ancora una volta non è un problema mio.
Su internet le notizie che non ci sono se vuoi e sei bravo te le cerchi e riesci anche a trovarle. Negli altri media questo è impossibile. Quindi semmai, invece di “controllare”, sarebbe il caso di “educare”. Insegnare alle persone le potenzialità di internet, come cercare le notizie, come eliminare il “rumore di fondo” e le bufale, come utilizzare le fonti informative alternative. Il tutto magari con una spruzzata di educazione all’apprendimento di altre lingue oltre all’italiano.
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26 Maggio, 2008 a 13:51
Emanuele
Completamente d’accordo con doxa.
La tv è passiva, ti sorbisci quello ti sputano in faccia.
Il web è differente, e come dice doxa, a me va più che bene così. La stragrande maggioranza dei miei coetanei va su internet per guardare siti come bastardidentro o per scaricarsi i pornazzi.
Per quanto mi riguarda internet rappresenta culturalmente una sorta di “selezione”. Se ti sai cercare le notizie buon per te, altrimenti accontentati di tette e culo e disinformazione.
E prima di pensare al conflitto di interessi di internet ci sarebbe da sistemare quello molto più grosso che ormai è la metastasi della nostra società. Sociale e culturale.
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26 Maggio, 2008 a 14:04
Lisa
D’accordo con i commenti precedenti.
Controllare Internet solo perchè fa paura quello che ci potrebbero scrivere gli altri è un’idea bruttissima: Internet è nata libera, è nata “anarchica” nel vero senso etimologico del termine, ovvero senza padroni e senza un governo di controllo. A me piace per quello: come hanno detto Doxa e Emanuele, Internet permette di selezionare: c’è chi cerca solo giochi e filmati porno e chi vuole un’informazione diversa, magari specializzata su un argomento di interesse particolare.
Ovvio, a volte si trovano cose che non piacciono, opinioni che non si condividono: è una conseguenza della libertà. Io personalmente se trovo un sito che divulga cose che non mi piacciono lo chiudo e ne cerco altri.
Con la TV non posso scegliere ciò che mi viene detto: i TG ormai riportano notizie sui campionati di calcio, sugli ultimi flirt delle modelle o sulle grandi feste da vip; tutto il resto viene dosato a seconda della convenienza del momento. Su Internet posso scegliere: su ogni interesse che posso avere ci sono migliaia di siti che se ne occupano. E tu vorresti limitare questo?
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26 Maggio, 2008 a 14:55
dalse
affermazioni surreali. passi testa de chicco citato come esperto sul nucleare, passi il popolino che è felice di un governo “partito in quarta” (a me muore la macchina, per inciso, se parto in quarta), ma le limitazioni all’uso della rete sono oltremodo grottesche (chi le dovrebbe studiare, peraltro, gli stessi che stanno cercando di aggirare le sentenze europee per far sopravvivere rete4?).
più che popper citerei gelli
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26 Maggio, 2008 a 15:03
Comandante Nebbia
è perché sei un capellone. Se fossi un borghese di destra avresti la macchina col cambio automatico e non ti faresti questi problemi.
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26 Maggio, 2008 a 17:54
Oris
Cavolo, se anche internet diventa politically correct cosa faccio dopo?
Brrrrrrr controllo… vade retro.
Mi bastano già le urne.
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26 Maggio, 2008 a 18:27
pacatoegentile
In tutto il ragionamento dell’articolo c’e’ un’ipotesi di partenza sbagliata: che il web sia usato come la televisione:
vado su quel sito (mi sintonizzo su quel canale) e assorbo tutto.
Il web non e’ questo: ognuno e’ libero di cercare le informazioni che vuole, se uno vuole fermarsi su tgcom o sul sito di beppe grillo e di credere in tutto cio’ che legge e’ libero di farlo, ci sono persone pero’ che vanno piu’ in profondita e decidono di fare le loro ricerche personali, ognuno e’ libero di cercare “la verita’ che vuole” se qualcuno spegne la tv per vivere la sua vita sul web sui forum di tgcom lo faccia pure deve essere libero di poterlo fare.
Le lenti di ingrandimento: non li nomini direttamente ma penso (spero) tu ti riferisca ai motori di ricerca.
poiche’ il web e’ bello grande si necessita l’utilizzo dei motori di ricerca che diventano lo strumento per trovare le notizie.
Ovviamente se questi motori decidono di “omettere” delle pagine dai loro risultati queste non si trovano, e questo i motori gia’ lo fanno: vedi google in paesi come la cina o in generale per cio’ che riguarda materiale piratato o pedofilo o anche altro, e’ infatti possibile in particolari condizioni richiedere la cancellazione di alcuni risultati ad esempio motivi di copyright
http://www.google.com/support/webmasters/bin/answer.py?answer=508&ctx=sibling
E’ anche possibile fregarli con trucchetti come il google bombing tuttavia a google non sono stupidi e il trucchetto dopo un po’ non funziona piu’.
A questo punto sorge spontanea la domanda: chi ci garantisce che google non filtri le notizie? chi ci garantisce che domani non si metta daccordo con yahoo e altri per NON pubblicare alcuni siti in accordo con eventuali leggi di uno o piu’ paesi?
La risposta e’ che nessuno te lo garantisce, dipende da quanto tu sia paranoico, tuttavia il web non e’ i motori di ricerca quindi quella notizia prima o poi la troverai a furia di seguire link.
Certo la ricerca cosi’ e’ piu’ faticosa ma non impraticabile.
Altra possibilita’: creati il tuo motore di ricerca, nessuno te lo vieta, anzi a dirla tutta google e’ nata cosi’, due ragazzi con speranze e un pc messo a disposizione dall’universita’.
Un altro discorso invece riguarda le notizie alla fonte che sono ormai controllate principalmente da Murdoch, ergo la difficolta’ di trovare notizie che lui ritenga “scomode”.
In questo caso i blog sono una rivoluzione perche’ permettono un’informazione locale, con tutti i problemi della mancanza di oggettivita’ che ne comporta ma che e’ un problema presente anche nei media tradizionali (dove invece si spera non ci fosse).
Per finire, si alla neutralita’ della rete e no a forme di controllo, se domani il web fosse monopolizzato allora si organizzeranno reti private e anonime come freenet o riesumeremo il vecchio NNTP o inventeremo qualcos altro.
E chi non vuole sbattersi a trovarsi le notizie ma si accontenta della pappa pronta.. beh ha quello che si merita.
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26 Maggio, 2008 a 23:35
diabolicoMarco
Molti utenti vivono il web come se fosse la televisione. Di questo sono più che convinto.
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27 Maggio, 2008 a 10:04
La Donna Cannone
Non sono così sicura che il web sia libero in senso assoluto, eh!
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27 Maggio, 2008 a 10:21
Doxaliber
Dipende da cosa intendi per “libero”. Per quanto riguarda la trasmissione delle informazioni è libero in gran parte del mondo, ma non in tutti i paesi (vedi ad esempio Cina). In ogni caso vari eventi hanno dimostrato che internet è poco controllabile. L’ultimo caso ad esempio è stato quello dei redditi online, bloccati dal garante ma facilmente reperibili con altri strumenti. Oppure considera, anche da un punto di vista legale, quanta fatica e quanti miliardi spendono l’industria discografica e cinematografica per NON riuscire a fermare chi scarica musica.
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27 Maggio, 2008 a 14:00
Vortexmind
Il punto è questo (sottolineato anche da dM)
E in effetti molte persone si avvicinano e usano il web senza capire prima che cosa è il web. E altri usano metri di giudizio che non funzionano nel web. Purtroppo è un problema che esula dal contesto “internet”, e cioè la progressiva divergenza tra l’evolversi e il complicarsi della tecnologia (scienza applicata) e il sapere comune. Spesso anche chi ha una forte cultura in una determinata area del sapere è totalmente carente in altre, perchè è difficile “conoscere tutto” se il “tutto” diventa sempre più vasto, a macchia d’olio.
Dal mio punto di vista, quale esperto di informatica, progettare strumenti e fare in modo che la gente comune possa utilizzare al meglio ciò che il web veramente offre è una sfida continua. E molte volte occorre scendere a compromessi.
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27 Maggio, 2008 a 14:49
La Donna Cannone
Concordo con Vortexmind.
@ Doxaliber: “Chi non è in grado di discernere la verità dalle bufale (ma questo vale ancora di più per la televisione, che in Italia è ancora lo strumento informativo preponderante), si arrangi….”
Non sono d’accordo. Forse parli così perchè hai dimestichezza con questa tecnologia, ma io conosco persone, di varie età, che non l’hanno. E avendo da poco comprato un i-pod, non sono certa di tenere il passo della tecnologia fino a 50/60/70 anni.
certo, mi auguro di arrivare ai 60 con i capelli blu elettrico e al volante di un elicottero. Ma non ho garanzie di farcela.
Dopo aver parlato con GIORNALISTI che hanno fatto un discorso simile al tuo, ed esserci rimasta basita, sono invece del parere che vada fatta della formazione all’uso ottimale dei mezzi di comunicazione.
E’ l’uso che si fa della tecnologia a decretarne il valore. Un pc in sè non è nè buono nè cattivo.
Ciao
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27 Maggio, 2008 a 15:18
Doxaliber
Hai proprio ragione Vortex.
@La Donna Cannone, ma io sono d’accordo sulla necessità di insegnare alle persone l’uso corretto della tecnologia (in questo caso più che altro sarebbe necessario un corso per far si che le persone sviluppino una “coscienza critica” sul bombardamento di notizie a cui vengono sottoposti), tuttavia, e te lo dico per esperienza personale perché faccio parte di questo “mondo”, spesso e volentieri a mancare non è la volontà di insegnare quanto la volontà di apprendere. Una grossa fascia di utenti, soprattutto dai 50 anni in su ma anche nelle altre fasce d’età, sviluppa un rifiuto aprioristico e cieco nei confronti della tecnologie. Quando va bene si accontentano di “saper fare” mnemonicamente quelle 4-5 operazioni in croce di cui hanno bisogno (aprire una finestra di chat, digitare un indirizzo sul web, scrivere un’e-mail), quando va male rifiutano qualsiasi contatto con la tecnologia. Insomma, il problema è, come al solito, prettamente culturale.
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27 Maggio, 2008 a 16:27
La Donna Cannone
@Doxaliber: Il discorso si fa pedagogico…. Ovviamente le responsabilità stanno da entrambe le parti. Come (ex) insegnante di primo acchito ti direi che la constatazione di questolimite nello studente (giovane o vecchio che sia) ci dovrebbe far trovare il modo più consono per abbattare la barriera.
Ciao
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27 Maggio, 2008 a 16:39
pacatoegentile
Ribadisco quanto espresso nel mio primo commento:
il web non e’ la televisione.
Se uno lo vuole usare come una televisione e’ liberissimo di farlo e sta solo a lui e alla sua volonta’ informarsi e imparare ad usarlo come meglio crede: mettere controlli o anche pensare ad insegnare le persone (corsi, scuole per imparare ad usare il web) e’ sbagliato: non esiste un modo giusto o sbagliato di usarlo ma ognuno lo usa per quello che gli serve e come meglio sembra a lui.
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3 Giugno, 2008 a 4:10
sybillinux
Emanuele: 26 Maggio, 2008 a 13:51: “La tv è passiva, ti sorbisci quello ti sputano in faccia.”
veramente la tv non è passiva o attiva, è accesa o spenta
a essere passivo o attivo è chi la accende (passivo), o la spegne (attivo)
auguri da syb (prossimamente su questi schermi)
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