Il Voto Utile e altre Stupidate
18 marzo, 2008 di ilBuonPeppe
Archiviato in Cronache Italiane, Democrazia e Diritti
Voto utile: ossimoro. Con questa definizione ho chiuso l’Electionary, e da qui vorrei ripartire; per fare questa volta un discorso un po’ meno leggero. Le elezioni sono una cosa seria e al di là delle battute, che sono sempre le benvenute per sdrammatizzare, è ora di andare in profondità per capire cosa ci aspetta.
E cosa possiamo fare noi. Perché noi possiamo fare qualcosa; noi, la ggente, la massa informe, il popolo bue, i cittadini che diventano importanti solo in quanto portatori sani di voto. Noi possiamo incidere sul nostro futuro; e se possiamo farlo, allora dobbiamo farlo. Perché se rinunciamo a questa possibilità, allora avremo perso: chi combatte può vincere oppure può perdere, ma chi rinuncia a combattere sceglie la sua sconfitta in anticipo.

In questa campagna elettorale ci sono alcune bugie strategiche. La prima è che non possiamo scegliere. Non possiamo scegliere come vorremmo, non possiamo scrivere un nome sulla scheda elettorale, non possiamo decidere come sarà composto il governo; grazie ad una legge elettorale vergognosa sono le segreterie dei partiti a comporre le liste, a stabilire l’ordine, e quindi a decidere chi andrà in Parlamento. Questo perché, consci delle percentuali che, con oscillazioni di minima entità, vengono raccolte in ogni collegio, ogni partito sa perfettamente quanti parlamentari riesce a far eleggere zona per zona. E’ stato calcolato che oltre il 90% dei candidati sa con certezza matematica se sarà eletto o meno; la lotta è solo per un 10% scarso che si trova in quella zona di confine che separa la vittoria dalla sconfitta.

Tutto questo è senz’altro vero, eppure non sento nessuno che si fermi a riflettere sull’enormità di quel 90% di eletti “sicuri”, che è e rimane il vero scandalo di questa faccenda.
Domanda: “Perché il 90% degli eletti è già sicuro in partenza?”
Risposta: “Perché gli italiani votano sempre allo stesso modo”
Che ci piaccia o no, le cose stanno così: le variazioni tra una votazione e l’altra sono minime, e questo fornisce ai partiti un enorme potere di controllo. Potere che noi prima gli consegniamo poi ci lamentiamo di averlo fatto; fino alla volta successiva, quando ripetiamo da capo lo stesso errore. Siamo furbi…
Noi possiamo scegliere in un modo semplicissimo: cambiando il nostro voto. Se riuscissimo a liberarci dai condizionamenti, dalle false ideologie, dai concetti anacronistici e velleitari di destra e sinistra, dall’idolatria che ci lega (chissà perché?) ad un leader, ci accorgeremmo che il nostro accanimento nel difendere certe posizioni e certe persone è in massima parte campato per aria. Cambiando il nostro voto noi possiamo generare un terremoto politico, perché faremmo saltare tutti gli equilibri, togliendo ogni certezza ai partiti; e, cosa ancora più importante, costringeremmo i partiti a confrontarsi con noi, cosa che non fanno più da molti anni.
Un’altra bugia molto utilizzata in questa campagna elettorale è l’appello al voto utile. Appello che è anche offensivo, perché significa che se io voto per un partito piccolo (questo è il senso) il mio voto diventa inutile. Allora cosa ci vado a fare a votare? In questo modo i due partiti più grandi cercano di spingerci a votare per loro, oppure a non votare affatto.
Ma il valore del voto prescinde da ciò che esprime, il voto non è mai inutile; inutile è non votare perché permette ad altri di decidere per noi, ci toglie quel poco di diritto che abbiamo, ci precipita nel disfattismo nel quale troppo spesso ci crogioliamo beati. Se invece crediamo che la democrazia e la libertà siano principi fondamentali, allora il voto è sempre utile, quale che sia.

Il motivo per cui c’è questa spinta a concentrare i voti è semplice: tanto meno peso avranno i piccoli partiti, tanto più sarà facile per i grandi controllare e gestire il potere a loro uso e consumo. E potranno finalmente rifare la legge elettorale, peggiorandola ulteriormente (sì, è possibile peggiorarla) per rendere ancora più complicata la vita dei piccoli partiti e la nascita di nuove proposte politiche. L’obiettivo è la cristallizzazione della politica: se oggi ci lamentiamo perché le facce sono sempre le stesse, domani potrebbe essere anche peggio.
Ricordo un manifesto, visto parecchi anni fa, che recitava: “Quello che tu puoi fare è una goccia nell’oceano, ma è ciò che dà significato alla tua vita“. Diamo un significato al nostro voto, dimostriamo che è comunque utile. E non ci dimentichiamo che l’oceano è composto di gocce, e solo mettendo insieme tante gocce si può creare un’onda capace di spazzare via tutto.
Se davvero questa classe politica non ci piace, allora dovremmo cominciare a fare l’esatto contrario di quello che ci chiede.
Invitano a concentrare i voti? E noi li sparpagliamo.
Sostengono che altrimenti è meglio non votare? E noi ci presentiamo in massa alle urne.
Dicono che è utile solo il voto dato ai grandi partiti? E noi lo diamo ai piccoli.
Già, i piccoli partiti, le liste improbabili. La maggior parte delle persone sostiene che “non hanno nessuna possibilità, quindi non ha senso dargli il voto”. E non si accorgono di ribaltare il rapporto causa / effetto. La verità è che se non gli si dà il voto non avranno mai nessuna possibilità.
E se continuiamo a dare delle possibilità sempre e solo ai soliti noti, allora non ci possiamo certo lamentare di come vanno le cose.
Domanda: “E chi ci garantisce che poi anche quelli non diventeranno come gli altri?”
Risposta: “Nessuno”.

Votare significa dare fiducia, poi a posteriori si valuta se quella fiducia fosse ben riposta oppure no; quindi non si possono pretendere garanzie di alcun tipo da parte di chi non ha ancora avuto occasione di far vedere quello che vale. La garanzia invece ce l’abbiamo da quelli che hanno già dato prova di sé: abbiamo già visto Berlusconi e compagni al governo, così come sappiamo anche come si comportano gli uomini del PD, che sono più nuovi dei loro avversari, ma solo di un soffio. Da tutti loro sappiamo esattamente cosa aspettarci, e non mi sembra una bella prospettiva: chi vuole affidargli il suo futuro faccia pure, ma poi che non si venga a lamentare.
Un ultimo cenno sulla posizione di Beppe Grillo, posizione che a chiacchiere trova sempre più sostenitori (poi li voglio vedere il 13 aprile…). Grillo invita, con una insistenza e una banalizzazione ormai stucchevole, a disertare le urne; astenersi perché non c’è possibilità di scelta, perché la legge sarebbe anticostituzionale, perché tanto “sono tutti uguali“, e via cianciando.
Non entro nel merito della questione di costituzionalità; osservo solo che due anni fa nessuno disse niente del genere, e che Grillo non è un costituzionalista. Inoltre la legge è questa e, anche se fosse davvero incostituzionale, con questa si andrà comunque a votare. Che piaccia oppure no.
Quanto alla impossibilità di scelta ho già spiegato che è fasulla e che dipende solo da noi. Che poi siano tutti uguali e altre amenità simili, non credo che meritino alcuna considerazione; sono poco meno che chiacchiere da bar.
Perché allora parlare ancora di Grillo? Perché lui è, e non da oggi, un protagonista della vita politica italiana; che a lui piaccia oppure no, è un politico di riferimento, anche se non ha un partito né una poltrona da occupare. E quando uno fa politica, dovrebbe fare un po’ più attenzione a quello che dice, perché le sue affermazioni hanno poi delle conseguenze.

A Grillo va riconosciuto l’enorme merito di aver portato all’attenzione degli italiani questioni di cui si ignorava completamente l’esistenza; così come gli va dato atto che ha fortemente contribuito ad un massiccio risveglio delle coscienze. Questo risveglio però va sostenuto con una critica mirata e responsabile, non con la demagogia di chi spara nel mucchio perché deve essere sempre “contro” per poter rimanere a galla.
Grillo sta rischiando di distruggere quello che ha costruito. L’astensionismo che lui invoca, fa il gioco dei due partiti più grandi; non a caso dai vertici di PD e PdL partono quotidianamente attacchi contro i partiti più piccoli, ma (guarda caso!) nessuno di loro ha criticato la posizione di Grillo.
O ci rendiamo conto che per ogni scelta c’è un motivo, e ci chiediamo il perché, oppure ci accontentiamo di pensare che siano tutti stupidi; io, a questo livello, non credo alla stupidità.
Finché andremo avanti riempiendoci la testa con idee prese a prestito, non avremo un futuro degno di questo nome, né per noi né per i nostri figli.
Le immagini che illustrano l’articolo sono acquisizioni digitali di alcune pagine del settimanale satirico Cuore. Esse risalgono al 1991, 17 anni fa. Stesse facce, stessi discorsi, stessi personaggi.
Le illustrazioni sono tratte da unamanolavalaltra.it dove è possibile trovare un’ampia galleria di pagine acquisite digitalmente di dimensione adeguata ad una comoda lettura.
Per quello che ne sappiamo, si tratta dell’unico archivio digitale di Cuore disponibile in rete anche se limitato a poche uscite (N.d.R.).
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Per la redazione.
“Esse risalgono al 1991, 25 anni fa”
Cavolo, ho dormito davvero pesante: mi son passati 8 anni e non me ne sono accorto…
Bello l’articolo, d’accordo su tutta la linea e fantastiche le prime pagine di Cuore.
Non sono per l’astensionismo, ma ne tu ne io siamo riusciti a convincere MC della cosa, quindi magari le loro ragioni le hanno, e con loro Grillo, che continuo a considerare l’unico che tra populismo e retorica abbia fatto qualcosa di pratico fin’ora.
Boh.
Sono d’accordissimo che sia necessario votare per i partiti minori, pero’ anche li’ non so bene che pesci pigliare… Cosa abbiamo?
IdV, mezza alleata col PD, e la sinistra Arcobaleno che boh… si immagino che voterei per loro.
A destra.. mmh, temo di essere troppo sinistroide per prendere in considerazione la cosa.
Tu hai pensato qualcosa?
Ok, concordo che la teoria del “voto utile” sia una stupidaggine.
Ma sull’astensione non sono convinto. Io volevo votare SA per le ragioni esposte nell’articolo. Poi dopo un colloqui con un rappresentante SA sul problema della ricerca in Italia, ho dovuto ricredermi.
Finora nessuno dei programmi che ho letto mi ha soddisfatto. Dunque chi dovrei votare? Un partito a caso, purché piccolo. In questo modo contribuirei ad accrescere il potere di gente che essenzialmente disprezzo.
Se ilBuonPeppe (o un qualsiasi lettore del post) potesse fare un esempio di partito meritevole di voto, sarei felice di dare un occhiata al programma elettorale. (nota: dico sul serio, non è per fare sterile polemica)
Stiamo a discutere di astensionismo e partiti piccoli, quando il cavaliere andrà in televisione l’ultima sera prima del voto, prometterà figa gratis per tutti e vincerà le elezioni.
Se non erro è possibile votare scheda bianca, richiedendo al seggio la registrazione e relativo verbale della nullità della scheda, ovvero io non mi sento rappresentato da questi politicazzi che abbiamo e voglio che si sappia; mi piace immaginare quale effetto sortirebbe se tanti facessero la stessa scelta.
@ilBuonPeppe
che spiritosone …
Comunque non parlerò di quella squola con la q che una volta ho dovuto correggere in un tuo pezzo.
scherzo!!!
Peppe non fa mai errori. fossero tutti come lui..
Perchè, come si scrive sennò squola?
@Luky
Quello di cui parli tu non è la scheda bianca (che sconsiglio vivamente!!)
Si tratta invece di presentarsi al seggio, farsi timbrare il certificato e poi rifiutare la scheda, motivando per iscritto, e obbligando il presidente di seggio a mettere tutto a verbale.
Su questa possibilità però ho trovato notizie discordanti per cui non ci metto la mano sul fuoco.
In ogni caso non vedo una gran differenza rispetto all’astenersi (cioè non andare al seggio).
In ogni caso, secondo me, l’effetto dell’astensione, o delle schede rifiutate, è lo stesso: concentrazione dei voti su PD e PdL. La scheda rifiutata in più procurerà qualche insulto…
A chi chiede indicazioni, io ce l’avrei anche, ma non so se la redazione gradisce la propaganda diretta; in ogni caso sarebbe disinteressata perchè io non sono coinvolto a nessun titolo.
Comunque sto preparando un lavoro (puff puff) che pubblicherò nei rossimi giorni che, spero, troverete interessante, proprio sui programmi.
PS: quando parlo di piccoli partiti, intendo… piccoli!
@ lameduck: completamente d’accordo con te! Lascio stare i formalismi e le “questioni di principio” e voto il meno peggio, perchè Berlusconi è SICURAMENTE peggio! E questa è probabilmente l’unica certezza di queste elezioni.