Il Voto non è un Diritto per Tutti 82


Fra il 1958 ed il 1959, Robert A. Heinlein, uno scrittore di fantascienza molto noto agli appassionati, scrive Starship Troopers 1. Robert A. Heinlein è già uno scrittore affermato e di successo, Starship Troopers è una cosiddetta juvenile novel  2, un genere letterario di grande successo perché si rivolge ai ragazzi, grandi appassionati di fantascienza. La trama del romanzo è semplice, tipica del periodo. La Terra è in guerra contro i Ragni, un popolo di alieni di conformazione aracnide, ma con una strutturazione sociale simile a quella delle termiti  3, la classica trasposizione metaforica del conflitto USA-URSS che tanto successo ebbe in quegli anni.

Eppure, la Scribner, la casa editrice presso la quale Heinlein è da tempo accreditato, rifiuta la pubblicazione del romanzo. Heinlein se la prende a male. Da allora in poi non pubblicherà più nulla per la Scribner e Starship Troopers uscirà a puntate su The Magazine of Fantasy & Science Fiction  4.

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In effetti, il breve romanzo è caratterizzato da una vena militarista probabilmente eccessiva anche per l’America di quegli anni, ma l’aspetto più politicamente scorretto del romanzo è la questione relativa ai diritti civili.
Nella società terrestre di Starship Troopers il mondo è unificato sotto un unico governo, la nazionalità rimane un retaggio esclusivamente culturale e gli uomini vivono in completa libertà. Non tutti, però, godono del diritto di voto. Per ottenere i diritti politici, un cittadino deve svolgere il servizio militare la cui ferma minima è di due anni. Il reclutamento è fortemente scoraggiato e l’unico ed esclusivo vantaggio che deriva dall’uniforme è quello di poter votare una volta congedati.

Heinlein, anche se fa lo gnorri, sa bene che questo è un aspetto molto controverso del suo romanzetto, al punto che sente la necessità di scrivere un breve paragrafo nel quale approfondisce la questione. Il succo è che se una cosa è gratis e non comporta responsabilità immediate, allora non viene percepita come cosa di valore o come atto di una certa importanza. Solo chi mette a repentaglio la propria pelle per difendere un sistema di vita può veramente apprezzarne il valore e deliberare di conseguenza.

La democrazia, nell’accezione nella quale è superficialmente percepita oggi in Italia, è una specie di tabù che non può essere discusso, come la Trinità. Basta dare un’occhiata alle reazioni che si sono scatenate quando su MenteCritica abbiamo proposto artatamente qualche violenta provocazione  5.

Eppure, non posso fare a meno di chiedermi quanti si sforzerebbero per guadagnarsi il diritto a votare, non dico attraverso due anni di servizio militare contro ragnoni giganti, ma solo attraverso l’obbligo di partecipare ad un corso di educazione civica della durata di un mesetto e/o una decina di giorni di volontariato presso ospedali, stazioni di polizia, comuni, case famiglia, servizi per l’ambiente o accoglienza agli immigrati.

La mia personale sensazione è che una consistente aliquota degli “aventi diritto“, rinuncerebbe allegramente al privilegio di deliberare sul futuro della propria nazione se questo richiedesse un esplicito, per quanto minimo, sacrificio. La verità è che la cittadinanza è un regalo di cui molti non sanno che fare. Ritengono che il dovere civico si esaurisca indignandosi e sono incapaci di comprendere che una democrazia distribuita con modalità socialista è un vero e proprio inganno perché non offre a tutti le stesse possibilità. Il vero problema non è stabilire chi ha il diritto di votare o fare politica, questo è pericoloso ed impossibile, ma definire dei criteri per il quale sia certificabile che quella persona vuole esercitare i diritti civili anche a prezzo di sacrificio personale.

Gli uomini nascono uguali, è vero, ma poi diventano diversi per le scelte che fanno. Il destino di tutti è nelle mani della media demoscopica delle sensibilità civili. In questo calcolo sono compresi quelli che amano il proprio paese e lavorano per il suo futuro, quelli che pensano solo a se stessi e quelli che considerano le elezioni una specie di campionato di calcio nel quale bisogna difendere la maglia, la bandiera, aldilà di ogni ragionevole considerazione.
Questo è stupido e se la democrazia vuol dire questo, allora la democrazia è una stupidaggine.

Per completare il quadro, in un mondo perfetto, chiunque avesse voglia di correre per cariche politiche dovrebbe aver svolto, per esempio, un anno di volontariato o di servizio civile, almeno cinque anni prima di candidarsi. Questo probabilmente chiuderebbe le porte della candidatura a imprenditori rampante e ragazzine che si qualificano solo per il bell’aspetto. A voi decidere se si tratta di un vero male.

Non siamo in guerra con i ragni e l’Italia di questi anni non è un romanzo di fantascienza, ma una farsa. Alle prossime elezioni, come alle successive e a quelle successive ancora, alle urne si presenteranno milioni di persone. Mi chiedo quanti di questi saranno consapevoli della responsabilità che si assumono nella determinazione del proprio futuro e quanti voteranno distrattamente  6, continuando a credere che la democrazia sia delega totale e non partecipazione alla determinazione.
Purtroppo la risposta la conosco e so anche che non c’è rimedio, ma è solo la mia sindrome di Cassandra, non c’è da preoccuparsi.

Notes:

  1. in Italiano Fanteria dello spazio
  2. vedi
  3. regina, operai, guerrieri
  4. nota rivista di SF americana
  5. leggi, ad esempio, La Democrazia è un Fallimento e La Democrazia è un fallimento n. 2
  6. leggi la lettera agli elettori: Care Merde

82 commenti su “Il Voto non è un Diritto per Tutti

  • bezzicante

    Sono assolutamente d’accordo. Non solo occorrono azioni positive (p.es. corsi di educazione civica reali) ma anche azioni deterrenti. Per esempio: sei un corrotto? Oltre alle pene previste non godi di diritti politici per 10 anni. Sei un bullo e hai fatto stalker? Oltre alle pene previste non godi dei diritti politici 5 anni. Hai investito una persona perché ubriaco? Niente diritti politici per n anni. Ho scritto questa cosa qui, a chi interessa: http://bezzicante.tumblr.com/post/34016307517/i-diritti-politici-dei-cretini

    • Pierangelo

      è già previsto nel codice penale si chiama “interdizione ai pubblici uffici” ed è una pena accessoria per determinati tipi di reati

  • AdrianoVin

    E’ un concetto di cui sono letteralmente innamorato da 30 anni; e per questo mi hanno spesso dato del nazi-fascista.

    Addirittura nel 1983 scrissi una lettera a repubblica, che ovviamente non fu pubblicata, auspicando che come i diciottenni si affanavano per ottenere la patente di guida, come certificazione di maggiore età, così non si affannavano di certo a dimostrare le loro reali capacità elettorali; insomma, proponevo una patente anche per dimostrare di essere in grado di votare, e vabbè, ero giovane allora.

    Ho letto anche l’articolo sul blog di Claudio “Bezzicante”, con cui concordo, ovvio, però ricordo brevemente quali siano le restrizioni alla capacità elettorale attiva previste dal nostro ordinamento

    a) incapacità civile (con l’abrogazione dell’art.2, n.1 del D.P.R. 223/1967 da parte dell’art. 11 della legge 180/1978 sono stati ammessi all’esercizio del diritto di voto sia gli interdetti che gli inabilitati per infermità di mente, lasciando così inoperante il limite costituzionale dell’incapacità civile);
    b) Cause di indegnità morale come per esempio i sottoposti a misure di prevenzione, di sicurezza detentive, libertà vigilata o divieto di soggiorno;
    c) Sentenza penale irrevocabile.

    Adesso non ricordo bene i casi specifici in cui queste previsioni normative siano realmente state applicate; inoltre la wikipedia da cui ho tratto le precedentio informazioni è carente, infatti, vediamo che:

    L’art. 19 del c.p. prevede pene accessorie
    a) interdizione dai pubblici uffici (art. 28 c.p.): il condannato viene privato del diritto di elettorato attivo e passivo e di ogni altro diritto politico, da ogni pubblico ufficio e di ogni incarico. Può essere temporanea (ha una durata non inferiore a un anno né superiore a cinque anni) o perpetua (consegue alla pena dell’ergastolo e alla reclusione non inferiore a cinque anni).

    Insomma, sarebbe logico ed opportuno che chi si dichiara fuori dal consesso civile, per esempio, commettendo dei delitti oppure evadendo il fisco, dovrebbe essere del tutto privato della capacità elettorale.

    • AdrianoVin

      parlando or ora con un alto magistrato, mi conferma che presso le locali carceri, i detenuti, per il 90% hanno diritto di voto; ed infatti viene normalmente istituito un seggio presso dette carceri

  • Vittorio Mori

    La mia personale sensazione è che, se per votare fosse indispensabile un qualche “sacrificio”, il 75% degli italiani troverebbero una qualche furbata per scavalcarlo. Oppure si formerebbe un sistema di micro-corruzione per avere i “certificati di diritto al voto” fasulli, oppure sarebbero gestiti da un ras locale,o da una qualche mafia/associazione di tipo familista. Ad un corso di formazione per i concorsi statali, inerenti alla pubblica istruzione, ho sentito con le mie orecchie una lunga lezione sul “come copiare senza farsi sgamare durante il concorso”. Inutile, noi cerchiamo sempre la scorciatoia, la furbizia a tutti i costi, e con questo modo di fare reiterato siamo andati sul cazzo a tutti in Europa. E a ragione secondo me. Il merito da noi è un concetto del tutto astratto, così come la colpa, la responsabilità. La giustizia è il male primario dell’Italia, ed è dovuta all'”italianità”, male incurabile dello stivale. Il voto si è dimostrato in modo lampante ultimamente per quello che è: una FARSA, così come lo è il PARLAMENTO (Grillo ha ragione su questo punto: è diventato solo un costosissimo poltronificio), stiamo vivendo da più di un anno una repubblica presidenziale GiorgioNapolitana, come prima lo era SilvioBerlusconiana, senza nemmeno modificare alcunché, perché in nessun posto come da noi teoria (l’Italia è una repubblica parlamentare) e pratica (il parlamento sta lì per finta) sono così oceanicamente distanti. Sono d’accordo: il diritto al voto andrebbe conquistato, ma le conquiste le fa un popolo che anzitutto E’ un popolo, non un’accozzaglia di popoli diversi e che pensano solo ai cazzi propri. Un mio amico giapponese una volta mi disse: “10 giapponesi valgono 100 italiani”. Io stizzito gli chiesi : “perché?” – e lui “in Giappone, uno comanda e 9 eseguono, per un solo scopo comune: in Italia vogliono comandare tutti e 100 e tutti con il proprio scopo personale – alla fine i 10 Giapponesi sono arrivati ad un qualche risultato, i 100 italiani stanno ancora a discutere”. All’epoca pensavo fosse il solito giapponese razzista e vagamente stronzo: invece era REALISTA, e parlava con misurato ragionamento, senza odio.

  • Pierangelo

    Condivido la proposta e, a dire il vero, l’avevo pensata anche io un anno di servizio civile o militare per maturare le virtù civiche senza le quali ogni Repubblica prima o poi decade. Consiglierei di andarsi a rivedere, oltre al libro Starship troopers di Heinlein, anche il De principatibus di Machiavelli e La Repubblica di Platone ai quali Heinlein si è liberamente ispirato per inventarsi la figura del prof. di Filosofia e la forma di governo.

  • Antonello Puggioni

    Hai ragione, non c’è da preoccuparsi: i ragni stanno vincendo ovunque.

  • mariateresa

    Visto il livello di astensione al voto,pensare ad un cittadino,ligio al dovere-diritto,tanto da sottoporsi a servizio militare volontario o altro tipo di merito,appare quanto meno UTOPICO:Leggendo il post,invece,ho pensato che sarebbe giusto,INVALIDARNE il DIRITTO,a quanti per ragioni non valide,non ottemperino al voto stesso.Forse,perdere qualcosa che ci appare scontata ed inutile,potrebbe servire a ridargli ilGIUSTO VALORE.

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