Il Voto non è un Diritto per Tutti
2 marzo, 2010 - 10:40 di Comandante Nebbia
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Fra il 1958 ed il 1959, Robert A. Heinlein, uno scrittore di fantascienza molto noto agli appassionati, scrive Starship Troopers(1). Robert A. Heinlein è già uno scrittore affermato e di successo, Starship Troopers è una cosiddetta juvenile novel(2), un genere letterario di grande successo perché si rivolge ai ragazzi, grandi appassionati di fantascienza. La trama del romanzo è semplice, tipica del periodo. La Terra è in guerra contro i Ragni, un popolo di alieni di conformazione aracnide, ma con una strutturazione sociale simile a quella delle termiti(3), la classica trasposizione metaforica del conflitto USA-URSS che tanto successo ebbe in quegli anni.
Eppure, la Scribner, la casa editrice presso la quale Heinlein è da tempo accreditato, rifiuta la pubblicazione del romanzo. Heinlein se la prende a male. Da allora in poi non pubblicherà più nulla per la Scribner e Starship Troopers uscirà a puntate su The Magazine of Fantasy & Science Fiction(4).
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In effetti, il breve romanzo è caratterizzato da una vena militarista probabilmente eccessiva anche per l’America di quegli anni, ma l’aspetto più politicamente scorretto del romanzo è la questione relativa ai diritti civili.
Nella società terrestre di Starship Troopers il mondo è unificato sotto un unico governo, la nazionalità rimane un retaggio esclusivamente culturale e gli uomini vivono in completa libertà. Non tutti, però, godono del diritto di voto. Per ottenere i diritti politici, un cittadino deve svolgere il servizio militare la cui ferma minima è di due anni. Il reclutamento è fortemente scoraggiato e l’unico ed esclusivo vantaggio che deriva dall’uniforme è quello di poter votare una volta congedati.
La democrazia, nell’accezione nella quale è superficialmente percepita oggi in Italia, è una specie di tabù che non può essere discusso, come la Trinità. Basta dare un’occhiata alle reazioni che si sono scatenate quando su MenteCritica abbiamo proposto artatamente qualche violenta provocazione(5).
Eppure, non posso fare a meno di chiedermi quanti si adopererebbero per guadagnarsi il diritto a votare, non dico attraverso due anni di servizio militare contro ragnoni giganti, ma solo attraverso un banale esame di educazione civica che richiedesse un mesetto di studio e/o una decina di giorni all’anno di volontariato presso ospedali, stazioni di polizia, comuni, case famiglia, servizi per l’ambiente o accoglienza agli immigrati.

La mia personale sensazione è che una consistente aliquota degli “aventi diritto“, rinuncerebbe allegramente al privilegio di deliberare sul futuro della propria nazione se questo richiedesse un esplicito, per quanto minimo, sacrificio. La verità è che la cittadinanza è un regalo di cui molti non sanno che fare. Ritengono che il dovere civico si esaurisca indignandosi e sono incapaci di comprendere che una democrazia distribuita con modalità socialista è un vero e proprio inganno perché non offre a tutti le stesse possibilità.
Gli uomini nascono uguali, è vero, ma poi diventano diversi per le scelte che fanno. Il destino di tutti è nelle mani della media demoscopica delle sensibilità civili. In questo calcolo sono compresi quelli che amano il proprio paese e lavorano per il suo futuro, quelli che pensano solo a se stessi e quelli che considerano le elezioni una specie di campionato di calcio nel quale bisogna difendere la maglia, la bandiera, aldilà di ogni ragionevole considerazione.
Questo è stupido e se la democrazia vuol dire questo, allora la democrazia è una stupidaggine.
Per completare il quadro, in un mondo perfetto, chiunque avesse voglia di correre per cariche politiche dovrebbe aver svolto, per esempio, un anno di volontariato o di servizio civile, almeno cinque anni prima di candidarsi. Questo probabilmente chiuderebbe le porte della candidatura a qualche imprenditore rampante o a qualche ragazzina di bell’aspetto, ma credo che la cosa sia superabile con una dose minima di rassegnazione.
Non siamo in guerra con i ragni e l’Italia di questi anni non è un romanzo di fantascienza, ma una farsa. Alle prossime elezioni regionali, come alle successive e a quelle successive ancora, alle urne si presenteranno milioni di persone. Mi chiedo quanti di questi saranno consapevoli della responsabilità che si assumono nella determinazione del proprio futuro e quanti voteranno distrattamente(6), continuando a credere che la democrazia sia delega totale e non partecipazione alla determinazione.
Purtroppo la risposta la conosco e so anche che non c’è rimedio, ma è solo la mia sindrome di Cassandra(7), non c’è da preoccuparsi.
Il Voto non è un Diritto per Tutti è di Comandante Nebbia
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Note
- in Italiano [↩]
- vedi [↩]
- regina, operai, guerrieri [↩]
- nota rivista di SF americana [↩]
- leggi, ad esempio, La Democrazia è un Fallimento e La Democrazia è un fallimento n. 2 [↩]
- leggi la lettera agli elettori: Care Merde [↩]
- Sindrome di Cassandra su Wikipedia [↩]

Il peggior difetto della democrazia è allo stesso tempo il suo miglior pregio: tutti (ma proprio tutti) possono votare.
Anche chi non se lo merita.
Oggi pensare a un’altra forma di governo sembra una cosa folle e impossibile, ma un tempo era altrettanto impensabile che un popolo potesse autogovernarsi eleggendo i propri rappresentanti.
Giusto per correggere immediatamente il tiro che la questione è delicata.
Non è una questione di merito, ma di volontà.
Il merito lo decidono altri, la volontà la decide la persona.
La domanda da porsi è: quanto conta per me votare? e non Quanto merito votare?
La prima domanda è un quesito civile, la seconda un abominio.
Comunque, parliamo di aria fritta. Queste sono questioni che non interessano nessuno e che non troveranno mai applicazione. Che le lezioni siano un sondaggio piuttosto che una civile delibera conviene ai votati e soprattutto ai votanti che così si affrancano da ogni responsabilità e si sentono superiori alla loro stessa classe politica.
Giusto per correggere il tiro anche io.
Chi ritiene importante il proprio diritto di voto ha già fatto molto per meritarselo.
D’altro canto quando ipotizzi semplici esami di educazione civica stai anche tu implicitamente assumento una sorta di “merito”: chi passa l’esame ha dimostrato di “meritarsi” il diritto di voto, chi non lo passa non lo “merita”.
Non pretendo nemmeno io che gli aspiranti elettori vadano a combattere ragni spaziali per due anni.
E’ vero, l’esamino mette fuori strada.
In realtà, più che l’esito dell’esame sarebbe importante la volontà messa nel prepararlo. Comunque, rimando impossibile valutare una cosa così aleatoria, il servizio civile, che è una cosa oggettiva in quanto tempo dedicato alla comunità gratuitamente, potrebbe fornire un’indicazione efficace della volontà del cittadino di assumersi le sue responsabilità.
Grazie per questo articolo che in qualche modo risponde ed amplia un mio precedente commento (tra le altre cose).
Non ho paura di dire che io non voterei affatto. Il motivo è che NON LA SO. Non conosco la materia così a fondo da poter dire “quello è valido”.
Sono certamente cresciuto credendo che votare sia uno dei diritti fondamentalissimi dell’essere umano.
Da grande, però, capisco come anche questa sia una questione percettiva, come molte altre che ritenevo fondamentalissime.
Votare non significa niente, anche credendoci. Il motivo è comprensibile anche per un bambino (va detto, un bambino non indottrinato all’essere elettore): quando si cammina per le vie della propria città e ci si guarda intorno, si comprende bene la verità. Non si vota un programma, non si votano dei principi, delle ideologie, delle persone. Gli eletti non sono tecnici, non sanno come risolvere i problemi, vengono eletti per perpetrare gli status quo ed accrescere il potere dei maggiori finanziatori. Sono loro che vengono eletti nel momento in cui eleggiamo un politico.
La votazione, per così dire, si è spostata dal seggio al supermercato. All’ipermercato. Al centro commerciale.
Ci rendiamo conto che tutti i programmi, i punti, gli argomenti, sono solo caratteristiche di campagne elettorali, sono degli X-Factors, cioè delle finte competizioni.
La verità è che nessuno potrebbe votare, perché chiunque voterebbe per tutti. Voterei per uno che dice “meno tasse”, “prima di tutto la salute”, “una casa per giovani”, “banda larga per tutti”, “basta strappi, ricuciamo l’italia”, “trasparenza più, cortesia più, allegria più più più” tutte cose convenienti per me. E’ il motivo per cui aderisco alle scatolette di tonno in promozione 5×3, tanto per dire, senza pormi il problema dei metodi usati per pescare il tonno.
Esco un attimo fuori dal tema. Perché delegare, in una società libera, è FONDAMENTALE. Non ho il tempo materiale di prepararmi ad essere scienziato, lavandaia, matematico, dottore, ragioniere, autista, poliziotto, insegnante, banchiere, artista, informatico.
Un po’ è il tempo, un po’ le inclinazioni. DEVE farlo qualcun altro. E questi deve fare in modo che io mi fidi ciecamente di lui. Perché ho poche alternative, tutto sommato.
Il problema sorge allora quando si misurano le professioni. Non c’è alcun motivo per cui un designer, un politico ed uno scienziato prendano degli stipendi diversi o abbiano più o meno scorciatorie all’interno della società per la risoluzione dei propri problemi. Poiché gli uni lavorano per gli altri.
Un appunto, infine, sulla questione della gratuità che come hai detto è riportata in starship troopers (che non ho letto). Se è vero che diamo meno valore alle cose che non hanno comportato per noi una spesa, è altrettanto vero che teniamo ad un regalo molto più che ad una cosa acquistata. Succede perché colleghiamo il regalo alla persona. Non so se fila, ma se tutte le cose gratuite fossero PERCEPITE COME REGALI, allora il dilemma sarebbe prestissimo risolto. E non vorremmo da nessuno dei soldi in cambio di una nostra prestazione, qualsiasi sia la nostra professione. Perché ci piacerà mille volte di più REGALARLA.
Potrei andare avanti un mese
comunque speso si sia capito quello che volevo dire. Non sono sicuro che quello che ho detto sia vero. Ma, se è vero, allora l’elettore deve sapere bene quello che fa quando andrà a fare la sua parte di popolo sovrano. Sennò, senz’altro concordo con mr. bonanima Heinlein, non dovrebbe essere ammesso al voto.
Non ne ho parlato anche se probabilmente ne avrei il titolo, ma un esamino di coscienza anche per questi extracomunitari che, se proprio abbiamo stabilito che possono votare i teledipendenti, dovrebbero anche loro “partecipare” alla vita politica del belpaese.
Prego, anzi grazie a te per lo spunto.
In quanto alla delega, nessuno potrà mai chiedere ad una persona di decidere direttamente quale sia la percentuale massima di metalli pesanti da ammettere per legge in una scatoletta di tonno. Questo è, ovviamente, una decisione che va delegata a specialisti.
Probabilmente, però, qualsiasi persona con un livello minimo di conoscenze e con senso di responsabilità potrebbe essere chiamata ad esprimere la sua opinione sul diritto di voto agli immigrati e sulle questioni relative alla cittadinanza che attingono all’etica più che alla biologia molecolare.
Non so se ho capito bene, ma lo specialista è proprio la persona alla quale debbo delegare per la miriade di cose che non sono tenuto a sapere. Ora: allo specialista deleghi perché ha nello studio un titolo che stabilisce che questo tizio SA.
Io credo che non ci vorrebbe molto per poter votare. Ci sono un sacco di mesi da quando le elezioni vengono indette, l’elettore studia i candidati più consoni al proprio domicilio ed i punti salienti dei programmi di ciascuna lista.
Anche per grandi linee, un po’ come si faceva a scuola per le nazioni del mondo, quando ad esempio ti chiedevano del Brasile tu dicevi “esporta il ferro”… oppure “si parla portoghese”.
Non sarebbe nemmeno necessario (benché caldamente consigliato) conoscere i pregressi di ciascun candidato. Esclusivamente le basi, che possano fornire una serie di basi per la sintesi critica che andrà poi espressa nel voto. Questo, chiaramente, nello scenario di un voto ponderato sulle reali capacità del candidato… e non di un voto al candidato solo perché ci sta simpatico / era presente quando hanno asfaltato le strade / in TV ha fatto secco l’avversario / ha la bella visione di un’Italia che funziona e alla quale mi piace pensare…)
in effetti il pensiero di heinlein in tutti i suoi romanzi riguardo alla democrazia è quello che il suo esercizio deve essere necessariamente collegato all’assunzione di responsabilità,
oneri ed onori,
la democrazia è un bene troppo prezioso per usarlo come se non avesse valore.
consiglio anche il romanzo
la luna è una severa maestra
un’opera non “juvenile” che si rifà alla guerra d’indipendenza americana.
Grazie per la segnalazione, Rat.
please
p.s.
fra i miei peggiori difetti posso annoverare una smodata inclinazione alla fantascienza
ce ne sono di peggiori. di difetti, intendo.
A ben vedere l’unico parere, denso di conseguenze, cui ci affidiamo senza pretendere un attestato di idoneità a chi lo esprime, è il voto.
Con il risultato che sovente é espresso ad minchiam.
Se si potesse contare su un test affidabile per determinare l’idoneità del cittadino a votare, io credo che usarlo porterebbe benefici all’intera comunità. Compresi gli esclusi.
La cosa impossibile da raggiungere, purtroppo, è la certezza di poter contare su uno strumento efficace, equo, non di parte.
Anzi, il contrario, si può ipotizzare fin da subito che nessuno strumento potrebbe mai esserlo fino in fondo.
La domanda quindi diventa se sia meglio non discriminare, col rischio di far votare gli inidonei, oppure discriminare col rischio di escludere gli idonei.
A proposito di giustizia, ad analoga domanda, si è convenuto che sia meglio lasciare in libertà cento colpevoli, piuttosto che incarcerare un innocente.
La questione è aperta.
In effetti, con la storia dell’esamino ho fatto un autogol.
E’ evidente che nessun esame può offrire le garanzie assolute richieste in questo caso.
Rimane solo la testimonianza singola, il tempo oggettivamente dedicato alla comunità, magari sotto forma di servizio civile gratuito.
Mi trovo pienamente d’accordo sul fatto che il voto non è affatto un diritto di tutti (ho scritto qualcosa a riguardo anche sul mio blog ). Ci vuole una patente per tutte le cose più importanti, mentre il voto pare essere quasi una formalità. Può votare l’idiota che urla allo stadio e la rincoglionita di 80 anni. E se si prova anche minimamente a mettere in dubbio che il voto di A non può valere come il voto di B, si viene attaccati da folte schiere di dado-votanti. Anzi, in realtà il dado già assicurerebbe una situazione migliore di chi nasce in una famiglia di un certo colore e continua a votare per inerzia.
Paradossalmente dando questa “libertà”, ci se ne ritrova schiavi.
Qual’è la tua ricetta?
Come ho scritto sul blog, anch’io sono favorevole ad una specie di “patentino” per votare. Un esame che possa produrre un filtro in grado di scremare i votanti. Che poi si debba discutere su come fare questo esame e quali debbano essere i parametri, è sicuro, ma questo è un problema secondario.
Ma avete visto i provini che passano a Mai Dire Grande Fratello? Ci sono persone che non sanno neanche chi sia il Presidente della Repubblica! Ti pare discriminatorio impedire loro di votare?
Certo che mi parrebbe discriminatorio.
Forse al Grande Fratello serve sapere chi è il Presidente della Repubblica?
Quanto ai contenuti del patentino credo che non sia affatto una questione secondaria, ma che si tratti, anzi, della QUESTIONE.
Chi li scriverebbe i quiz?
Tu, o io? Perchè sarebbero sicuramente diversi.
Oppure i filosofi, i giuristi, i dottori, i notari, i giovani, i vecchi, le donne, i metalmeccanici, gli idealisti, i pragmatici, i flemmatici, gli ipocondriaci, i credenti, gli atei, i gay?
Fammi sapere.
Al Grande Fratello non serve, ma hai presente che i provini che fanno sono tutti a maggiorenni? E indovina un po’ che diritto si acquisisce con la maggiore età?
Con secondario non intendo di minore importanza, ma era inteso come “ordine”. Il problema primario è capire che il voto non è una “cosa gratis” e il secondario è appunto fare questo patentino.
Riguardo ai quiz: io non mi reputo assolutamente in grado di scrivere un quiz del genere, ma pensi seriamente che se riuscissimo ad accettare che il voto non è una cosa così leggera, il problema sarebbe stilare un quiz? Sì, sicuramente sarà difficile, ma mi pare che si sia stati in grado di scrivere una costituzione, un codice civile e un codice penale.
Si potrebbe fare un piccolo sforzo invece di remare contro quasi “godendo”. Per esempio si potrebbe partire dalla base. Per votare serve sapere che tipo di sistema elettorale stiamo adottando? Penso di sì. Per votare serve sapere che tipo di potere hanno le cariche maggiori dello stato? Penso di sì. Per votare serve sapere i fatti “salienti” dei candidati? Penso di sì.
Io non so dove abiti tu o che persone frequenti, ma io conosco tantissime persone che non sanno neppure se Berlusconi è di destra o di sinistra. Non sanno cos’è la camera e cos’è il senato. Non sanno cosa ha già fatto il candidato X nelle precedenti legislature. Ti pare giusto che il loro voto valga esattamente quanto quello di qualcuno che si informa (e sì, lo può anche fare in maniera sbagliata, ma ci siamo capiti…)? In questo modo si fa equivalere chi in un quiz risponde a caso azzeccando tutte le domande e chi invece le prende tutte studiando.
Il mio idraulico quasi sicuramente non sa
e neppure
e tuttavia a me sembrerebbe un’ingiustizia escluderlo a favore di uno che lo sa, ma non sa sturare un lavandino.
Oppure tu pensi che nel quiz potremmo metterci anche una domanda sui lavandini?
Mah… Qui dissentiamo profondamente… Perché per farti sturare il lavandino allora non chiami qualcuno che non lo sa fare, ma conosce a menadito la storia di tutti i partiti? Perché non ti fai fare un intervento chirurgico da un muratore?
A me pare ipocrita non ammettere che per il voto occorrano certe capacità, anche perché implicitamente lo ammetti chiamando appunto un lavandino-conoscitore, per aggiustarti il lavandino. Ti faccio una domanda: se ti si rompesse una tubatura e per sistemarla servisse una squadra da “eleggere”, sei sicuro che tra i votanti per scegliere questa ipotetica squadra vorresti avere tutta Italia? Io sono quasi sicuro che preferiresti avere gli idraulici d’Italia. Detto questo, io penso che le scelte che si fanno con il voto, siano molto più importanti di una tubatura rotta.
Sul fatto che dissentiamo profondamente non ci piove.
Per esempio mi pare assai opinabile la tua affermazione secondo cui sia ipocrita non ammettere che per votare siano necessarie quelle capacità che dici tu.
Io la vedo diversamente, e non mi sento minimamente ipocrita.
Semplicemente, per me, il chirurgo, il muratore, l’idraulico sono mestieri, o professioni; mentre la politica non lo è. Ancorchè oggi molti, troppi, ne vivano come se lo fosse. Meno ancora la conoscenza spicciola dei fatti, dei misfatti e del gossip della politica.
Stesse in me, per esempio, direi che debba avere il diritto di esprimere il proprio parere ogni cittadino che eserciti un’attività utile alla comunità.
E ne siano esclusi coloro che non vi partecipano, se non a chiacchere.
Quanto al voto e alla tubatura: hai mai provato ad avere una tubatura che perde, o il cesso intasato, la vigilia di Natale, mentre stai aspettando gli amici a cena?
Hai ragione. Il chirurgo è un lavoro, tanto quanto lo è il politico. La politica non lo è, tanto quanto non lo è la chirurgia. Che poi debba essere un lavoro “temporaneo”, sono d’accordo, ma solo per un mero limite umano: il potere corrompe. Secondo me è un lavoro che richiede altissime capacità.
Poi non capisco bene perché chi esercita un lavoro utile alla società, automaticamente acquisisce il diritto di poter decidere per cose che non necessariamente conosce.
L’errore di fondo che c’è nel dare il diritto di voto a tutti è che si perde completamente il peso del voto. Uno vale uno. Chiunque esso sia. Due batte uno. Due scimmie che decidono di asportarti il cuore, valgono più di un medico che decide di non farlo. O per tornare al tanto amato lavandino, con la nostra democrazia, due pensionati rincoglioniti che dicono “Va sostituita la guarnizione”, valgono di più dell’idraulico che dice “Va sostituita la valvola”.
Perdonami, ma non colgo il parallelismo dell’emergenza da vigilia di Natale. Votare è un’emergenza? Accade all’improvviso? Improvvisamente spuntano fuori le elezioni? I candidati appaiono dal niente? No, perché a me pare tutto, meno che una situazione d’emergenza, soprattutto in un paese dove sono sempre le stesse persone al comando. Si sa benissimo quando si vota, per chi si vota e perché si vota. E quando va bene, si sa con 6 anni di anticipo.
Prima che si desse il voto a tutti lo si dava solo a qualcuno. Perchè, come pensi tu, si pensava che i voti si dovessero pesare e non contare.
Il voto di una donna pesava così poco, rispetto a quello di un uomo, che era inutile farla votare. E infatti non votava. E anche quello del poveraccio valeva poco e infatti votava solo chi poteva dimostrare di godere di un certo reddito. E prima ancora il diritto di dire la propria non veniva nè dal genere, nè dal censo, ma dal sangue.
La politica non è un lavoro, secondo me, perché dovrebbe essere un servizio, una beruf, o vocazione, secondo la definizione weberiana. Un mettere a disposizione degli altri le proprie capacità. Cosa che non può fare chi non ha acquisito ancora alcuna capacità. Da qui la precondizione di dimostrare di saper fare, prima di poter dire la propria. L’invenzione non è recentissima. La praticavano già ai tempi di Roma. Il cursus honorum cominciava con dieci anni di servizio militare.
Se non ne capisci il significato pazienza.
La storia del lavandino intasato si riferiva alla tua precedente chiusa secondo cui:
Era soltanto una battuta, per dire che l’importanza di una cosa è sempre relativa.
Credo che per oggi abbiamo chiaccherato fin troppo.
@fma
Penso che siamo “maturi” abbastanza per scegliere criteri diversi dal sesso e dal reddito. Se una volta erano scelti criteri sbagliati, ciò non dimostra che selezionare sia sbagliato.
Urge sintonizzarsi sui termini politico/politica, onde evitare fraintendimenti.
Uhm… L’importanza delle cose è relativa… Sì… Continuo a non cogliere il collegamento, perdonami.
Comunque, per evitare di divagare e di parlare del niente, sintetizzo autoquotandomi il punto su cui vorrei che tu esprimessi la tua opinione:
“Due scimmie che decidono di asportarti il cuore, valgono più di un medico che decide di non farlo”
Ti pare cosa buona e giusta?
a) Se lo dici tu che siamo maturi sarà sicuramente così. Se poi avessi anche delle ragioni a supporto ancora meglio.
b)Le questioni linguistiche non mi appassionano più da molto tempo.
c)Se non cogli il collegamento vuol dire che me ne farò una ragione
d)Mi stupisce che tu non abbia ancora capito che prima bisogna decidere qual’è la scimmia e qual’è il medico. La nostra questione è questa. La mia idea è che il quiz non ci aiuterebbe. Magari sceglieremmo la scimmia e scarteremmo il medico.
Grazie per la chiaccherata.
Il mio interesse sull’argomento è esaurito.
Alla prossima
Accolgo tristemente il secondo esplicito invito a non rispondere. Mi dispiace solo che troppo spesso ci sia il vizio di voler solamente esporre la propria opinione, senza però arrivare a qualcosa di concreto. E’ secondo me in buona parte questa la colpa di queste discussioni inconcludenti. Si dice “Ah, c’è questo problema!”, tizio dice “io la penso così”, caio dice “io la penso cosà”. E finisce lì. A cosa è servito?
A niente.
Il mio interesse sull’argomento non era affatto esaurito dato che questo è un argomento su cui sbatto il capo da oltre un anno, ma pare che tu abbia esaurito la benzina e non mi è utile parlare con un muro.
Peccato. Io comunque ti rispondo e se davvero non vuoi una risposta, sai come fare. Non di certo lanciando il sasso e dicendo poi “basta pietre ora”.
a) Anche se siamo messi maluccio, pensi davvero che debba darti delle “ragioni a supporto” del fatto che non sia più concepibile escludere una persona dal voto perché di sesso femminile? Dai su, sennò qua non ne usciamo più se l’unico scopo è quello di mettere qualsiasi cosa in dubbio.
b) Ok.
c) Uhm.. ok.
d) Certo che dobbiamo deciderlo! Per questo ti ho detto che il passo “secondario” è quello di stabilire dei criteri che ci rendano in grado di farlo. Non ho mai affermato che ho già un metodo per dividere chi può e chi non può votare, ho solamente detto che mi pare assai ingiusto equiparare il voto di tutti.
P.s.
“Qual è” è senza apostrofo
Peccato che vi siate fissati a discutere su chi meritasse di votare o meno. Questione che, a mio parere, è eticamente improponibile in quanto il merito non può essere deciso da nessuno.
Quello che, invece, in un certo qual modo si può misurare è la volontà di partecipare, anche con il sacrificio personale, alla democrazia.
Questo vuol dire disponibilità all’impegno che si può mostrare attraverso molteplici canali.
In Iraq sono morte decine di persone per esprimere il loro voto. Quanti italiani avrebbero corso lo stesso rischio?
In qualche modo il fine è comune. Entrambi (io e te) siamo d’accordo che occorra dimostrare la volontà di partecipare. Non mi pare però troppo diverso farlo con un quiz (e quindi dimostrare la volontà di partecipazione studiando) o in un altro modo. Penso che il quiz sia un canale, dei molteplici che tu dici. Sicuramente ci sarà un metodo migliore. A me piaceva proprio discutere di questo, però prima (e la discussione con fma verteva su ciò) occorre mettersi d’accordo sul fatto che il voto non è un diritto di tutti. Non inteso come discriminazione, ma inteso come un diritto da guadagnarsi.
Se siete interessati all argomento date una occhiata a questo link: