Da qualche giorno Gianni Guido, uno dei massacratori del Circeo, è un uomo libero. Il Tribunale del Lazio l’ha affidati ai servizi sociali. Qui sotto ripropongo un pezzo da me redatto il 2 maggio 2005, alla notizia del nuovo arresto del suo sodale Angelo Izzo, “mente” della mattanza. Per la cronaca Donatella Colasanti, l’unica superstite della tragedia, è morta di tumore alla fine dello stesso anno.

Angelo Izzo, 50 anni, ha violentato e ammazzato una donna e sua figlia, quest’ultima 14enne. Nel 1975 Izzo (pariolino benestante e, per passatempo, nazifascista), dopo uno dei suoi inviti a cena con stupro e assassinio (lui li definiva, con snobismo pseudo-intellettuale, “orgette”), massacra Rosaria Lopez, allora 17enne, e fa quasi lo stesso con Donatella Colasanti, 20 anni (che si salva solo perché si finge morta). Poi coi suoi compari va al ristorante.
Quando viene arrestato, alza le mani in segno di vittoria mentre un sorriso gaglioffo gli attraversa il volto. In aula non si presenta, infastidito dalla presenza delle femministe. Dei suoi complici, uno (Andrea Ghira) non ha fatto un giorno di galera: è riuscito a scappare, probabilmente grazie alla complicità dei potenti - e dei parenti – che hanno sempre protetto anche Izzo (di famiglia ricca, come appena ricordato).

Durante gli anni Izzo cerca varie volte di scappare. Alfine ci riesce, ma viene riacciuffato e si complimenta con gli agenti per la loro abilità: mica era facile scovare un genio come lui. Si professa quindi pentito. Molti giornalisti lo avvicinano, lui si racconta con dovizia di particolari, si accusa di molti omicidi, viene dichiarato collaboratore di giustizia perché diffonde a destra e a manca notizie sulle varie stragi nere (probabilmente orecchiate in carcere). Dice che ha studiato, che sente orrore per sé stesso, che ha un gran bisogno di essere perdonato. E i giornalisti cominciano a provare un interesse - molto simile alla comprensione - per il “mostro”, pur sempre, in quanto mostro, e maschio, personaggio eccezionale. Fa niente se quelle frasi che rilascia sono quanto mai inequivocabili: “Stuprare e uccidere non è debolezza, fa sentire forti perché sei completamente padrone di un essere umano. Noi eravamo guerrieri, in lotta contro i nostri nemici“. I loro nemici erano innanzi tutto le donne. Poi i drogati, i diversi in genere. Però quest’immagine del guerriero deve affascinare, come certe menti, e non di pazzi, sono ancor oggi in qualche modo sedotte dalla presunta “intelligenza superiore” di Hitler. Che non era affatto particolarmente intelligente, ma solo banalmente, irrimediabilmente, inutilmente cattivo. Volutamente cattivo.
Il “pentito” Izzo era così in libertà vigilata (?), amorosamente accolto da un pastore protestante nella sua comunità di poveri disperati, alcuni dei quali affidati proprio a Izzo (e uno di loro si è reso complice dell’ultimo delitto con stupro, aggravato dalla pedofilia). Che ora, naturalmente, non si capacita di quel che è avvenuto, pover’uomo. In tutti questi anni, Donatella Colasanti ha chiesto invano che Izzo fosse tenuto in galera. Ha scritto ai rappresentanti di tutti i partiti, di destra e di sinistra, cercando di convincerli che il suo aguzzino stava solo recitando. Nessuno le ha dato ascolto. A un uomo si dà sempre una possibilità. Il guardasigilli Castelli, comunemente ritenuto un nemico giurato dell’amnistia, di fronte al caso Izzo si mostra molto morbido, possibilista. Prima di condannare bisogna avere le prove, si sta parlando di un assassinio gravissimo. Certo. Poiché Izzo è una bravissima persona sarebbe ingiusto accusarlo di simili atrocità. Le parole non erano esattamente queste, si capisce; ma il sugo della storia non cambia.
“Izzo non è un fascista, non è nulla: è solo un maniaco sessuale“, si dice da più parti (ma prima dove stavano?), come se l’appartenere a un movimento politico estremista “motivasse” maggiormente uno stupro. Però si precisa che è un “maniaco”: persona, quindi, diversa dalle altre. Ancora una volta, un “mostro”. Il fascino del Male.
Il “mostro”, ammettiamolo, ci rassicura. Come se il male non abitasse in noi, nella nostra cultura. E possiamo continuare a provare nei suoi confronti una perversa, inconfessabile attrazione.
Di recente “Il Giorno” ha pubblicato una bella intervista a un nativo americano (interprete de L’ultimo dei Mohicani) che lotta per i diritti della sua gente. Nel servizio egli esortava, fra l’altro, a tornare al matriarcato, perché “quando le donne governano tengono conto delle differenze e non prevaricano sui maschi. Nelle società patriarcali, invece, il maschio non governa: comanda. Si sente al centro dell’universo e vuole eliminare tutte le diversità“.

Poi è chiaro che esistono uomini sensibili così come donne cattive, ma questo è un dato di fatto indiscutibile. Sì, siamo tutti esseri umani, ma le affermazioni troppo generiche finiscono per privilegiare le classi dominanti, anche nel linguaggio. Noi diciamo infatti “mettere al centro L’UOMO“, intendendo per esso anche la donna, certo. Ma di fatto si dice “uomo”, e nell’immaginario di molti di noi (forse tutti) l’uomo è l’uomo, prima di tutto un maschio.
Per questo, anche nelle scuole, gli insegnanti più accorti tendono a usare un lessico meno inclusivo (sarebbe, in effetti, più opportuno parlare di “essere umano” o di “persona”, anche se mi rendo conto che quest’ultimo vocabolo è pregno di sfumature etico-religiose e si presta quindi a una certa ambiguità).
Izzo è quindi il frutto avvelenato di un’emarginazione che dura da millenni. Ma c’è di più (e se racconto l’aneddoto che segue è solo per spiegarmi meglio). La mia amica Nella, donna impegnata e sinceramente avulsa da ogni violenza, mi ha confessato che, a parer suo – ed evidentemente di moltissimi -, uomini come Izzo non meritano di vivere. Soggiungendo subito dopo: “…non mi fa piacere sentirmi in questo modo, ma non riesco a farne a meno”. Pronunciare queste parole le procurava una sofferenza fisica, un travaglio interiore squassante. La sofferenza consisteva proprio in quel “non provar piacere”. Il piacere, per Nella, era necessariamente legato a un sentimento nobile, a una pace profonda, all’amore per sé stessi e per il prossimo. Si rendeva conto che adottare lo stesso criterio di Izzo (anche lui “provava piacere”, ma in modo affatto diverso) sminuiva la sua umanità. Di fronte al Male Assoluto, la mia amica provava lo stesso sgomento che fa risorgere in tutti noi gli istinti primordiali.
Ma ci è stata data questa prova, dobbiamo confrontarci anche con questa parte di noi. Negarla è solo ipocrita e, in una situazione di questo genere, anche disumano.
“La farò io la giustizia!” esclama Renzo nei Promessi Sposi, meritandosi l’infuocato – infuocato d’amore, e l’amore, si sa, brucia – del suo Fra Cristoforo, che, da giovane, ha sperimentato il gusto amaro e terribile della vendetta. È, il nostro, un pensiero, quello stesso pensiero che ci permette di macchinare le più spaventose efferatezze, ma è pure in grado di farci comprendere - quindi di provare orrore, quindi di disarmare – il volto selvaggio della Nemesi. Per questo si dice: “È solo un pensiero”. Ma si dovrebbe aggiungere: “È soprattutto un pensiero”.
Ed ecco che l’atroce parabola di Izzo ci mette di fronte a un “mostro” che non sta fuori di noi, ma in noi, come un repellente e avido parassita. Esserne consci significa già averlo sconfitto. L’ orrore che proviamo per un uomo che ha rinunciato alla sua umanità, non potrà dunque mai trasformarsi in vendetta istituzionalizzata (ché è questa la pena di morte). Non c’importa di Izzo. C’importa la legge morale. L’unica che conti perché non è imposta dall’esterno, ma inscritta in ogni uomo e in ogni donna. E lo sappiamo bene, lo sentiamo, che la soddisfazione del sangue ci fa regredire al livello della bestialità. Ed è un pericolo che, da sempre accompagna la storia umana. Non è un caso che la Bibbia ne parli fin dalle prime pagine, in un passaggio di rara crudezza:
“Ho ucciso un uomo per una mia scalfittura
e un ragazzo per un mio livido.
Sette volte sarà vendicato Caino
ma Lamech settantasette” (Genesi 4, 23-24).
Sembra scritto oggi. Faremmo bene a non dimenticarcene.
2 maggio 2005
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Tag: al-femminile, bibbia, donne, fascismo, femminile, giustizia, pena-di-morte, violenza
Daniela Tuscano
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7 Giugno, 2008 a 13:16
Adetrax
Se posso eccepire, la definizione di mostro non mi rassicura per niente; in ogni caso mi inquietano di piu’ quelli che cercano di coprire, di sminuire, di giustificare a ogni costo.
Quello che appare sconvolgente e’ come, con il nostro sistema giudiziario, pur con una condanna di 30 anni per stupro, omicidio, ecc., una persona, che ha deliberatamente compiuto certe azioni, possa uscire dopo 14 anni e godere di una semi-liberta’ che, nei casi psichiatrici come questo, dovrebbe essere negata o comunque essere fortissimamente vigilata.
Il fatto che i 3 autori del massacro del Circeo avessero un’istruzione superiore alla media (Izzo era studente di medicina, Guido di architettura e si e’ poi laureato in carcere) mi ricorda molto il caso del gruppo Ludwig in cui i protagonisti, uno laureando in fisica e uno laureato in matematica con 110 e lode, avevano compiuto crimini ben piu’ significativi con un vago richiamo assolutamente deviato alle scene di arancia meccanica.
Tanto per essere chiari il matematico Wolfang Abel (gruppo Ludwig) fu dichiarato parzialmente incapace di volere al momento del compimento dei fatti (15 delitti puniti con soli 27 anni di carcere) e probabilmente la stessa prudente valutazione andava fatta per Izzo.
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La mia teoria e’ che non sono le idee fasciste o naziste, ne’ l’istruzione di basso o alto livello, ne’ la rozzezza o la raffinatezza nei costumi di una persona a spingere o facilitare quella persona sulla via della violenza fino all’omicidio seriale, ma qualcos’altro di molto piu’ subdolo e poco riconoscibile che la maggior parte delle persone sottovaluta o non vuole prendere in considerazione.
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Per essere ancora piu’ espliciti e’ un dato noto che in Germania ci sono centinaia di cannibali dichiarati (e migliaia di persone che desiderano farsi mangiare), quasi tutti abbastanza istruiti, molti sono stimati professionisti, spesso con censi piu’ che ragguardevoli, quindi per cortesia, il fatto che si sia inseriti in una societa’ civilizzata non esclude la possibilita` che certi soggetti si comportino (anche per anni) come in Papua Guinea.
Il sistema legislativo e giudiziario dovrebbe prendere atto di questa realta` e attenersi a direttive e valutazioni piu’ prudenti e meno generaliste in casi del genere.
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7 Giugno, 2008 a 13:46
Vortexmind
Anche se c’entra parzialmente con l’articolo, secondo me qui sbagli. Posto che esistono tanti tipi diversi di intelligenza, non è detto che “intelligenza” e “cattiveria” siano caratteristiche che necessariamente vanno a escludersi vicendevolmente.
Hitler non era uno stupido, e il modo in cui ha preso il potere e manovrato i suoi “sottoposti” per i suoi scopi lo dimostra. Lo dimostra anche il modo in cui ha saputo approfittare della particolare situazione politica pre-guerra per allargare i confini della Germania.
Sicuramente non ha mostrato la stessa intelligenza anche sul piano strategico-militare.
Etichettare come “non intelligente” ciò che non si capisce o ciò che fa orrore non è un buon modo per capire a fondo i fenomeni. Anche parlando di Hitler.
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7 Giugno, 2008 a 15:22
daniela tuscano
Sto uscendo, ma non posso esimermi dal replicare all’ultima affermazione.
Etichetto come “non intelligente” non ciò che non comprendo, ma ciò che ritengo EFFETTIVAMENTE non intelligente. Senza particolari elucubrazioni.
Per me Hitler non era intelligente, mentre lo erano p. es. Mussolini e Stalin, che certo non amavo in modo sviscerato. Che poi avesse dietro tutto un apparato e un popolo è un discorso che val la pena approfondire, e che farò appena avrò un po’ di tempo. Intendevo, comunque, svelare la “banalità del male” e togliergli il fascino perverso che esercita su molti, anche loro malgrado. In tal senso parlavo di “mostro”, anche. Chiaro che io non li ritengo mostri nel senso di essere strani, incomprensibili, in qualche modo quindi lontani da noi. Al contrario. Izzo e gli altri, come un tempo Hitler, sono stati possibili grazie all’acquiescenza di tanti “normali”. Mi pareva abbastanza chiaro nel mio articolo, se Adetrax non se ne è reso conto, sorry, ma è così. A dopo.
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7 Giugno, 2008 a 16:05
Vortexmind
Mi piacerebbe sapere su quali argomenti basi la tua convinzione, ma non è il posto adatto per farlo quindi per il momento la chiudo qui
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7 Giugno, 2008 a 18:21
Adetrax
@Vortexmind
Per Hitler si puo’ condividere la definizione di “non particolarmente intelligente”, dato che tutto il lavoro sporco l’hanno fatto i suoi accoliti che volontariamente (in qualche modo) condividevano le sue proposte e il suo modo di proporsi alle masse.
@DT
Non ho criticato l’articolo e non sono in contrasto con le sue implicite conclusioni, ho solo inteso fare qualche distinzione con i limiti di un commento, in ogni caso mi riferivo a questa frase:
A parte il fatto che “provare un’inconfessabile attrazione per un mostro” non e’ un buon segnale (anche se fosse solo morbosa curiosita’), il senso del mio intervento era che nell’attuale societa’ ci sono decine se non centinaia di diverse devianze piu’ o meno violente e trattarle tutte allo stesso modo e` sbagliato e inefficace.
Non voglio pensare che i delitti dei serial killer e degli stupratori siano permessi dall’acquiescenza delle persone normali (cosa che invece puo’ avere un senso nei confronti di un politico corrotto, di un dittatore, ecc.), a meno che non si intenda l’acquiescenza di legislatori e giudici (l’opinione pubblica e’ abbastanza forcaiola in questo senso) nel promulgare leggi e nell’emanare provvedimenti che consentono troppo facilmente la reiterazione dei reati.
Quello che non va bene e’ considerare la buona condotta di un caso clinico come quella di altri casi di delinquenza comune; un giudice non puo’ giocare a fare lo psichiatra e una persona che ha determinate devianze, non migliora in carcere.
Se tutto questo lo vogliamo chiamare “male”, va bene, pero’ distinguiamone i vari tipi quando e’ necessario per evitare conseguenze peggiori di quelle che gia’ ci sono.
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