Il Vento del Diavolo 5


Quando sta per arrivare lo senti sulla pelle. Il tuo corpo s’increspa come la buccia di un’arancia. Ci passi la mano ed è come accarezzare un foglio di carta vetrata.
Allora ti togli i vestiti e ti butti sotto la doccia. Ti lavi, t’insaponi, ti sfreghi e poi ti asciughi e ti copri di crema. Tutto inutile.

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Appena esci senti le narici riempirsi di quel caldo secco che ha impregnato l’aria e gli occhi colgono subito la sfumatura giallastra del cielo. Bufera di sabbia, polvere d’oro o la fine del mondo? Una cosa sai per certo: arriva, sta arrivando.

E’ così che ogni anno, di questa stagione, si presenta il Santa Ana Wind. Ma dietro quel nome all’apparenza così grazioso si nasconde un’antica emanazione di Satana. El viento de Satan, come lo chiamavano i primi abitanti della zona.

Arriva dal nord-est, si carica sulle spalle tutto il calore accumulato nel deserto del Nevada, poi trova il suo canalone che lo guida verso la California del Sud, rotolando tra passi montani e colline, seccando ogni cosa al suo passaggio e, nell’ultimo tratto, forse per fare prima, imbocca direttamente la Route 66, dove sfreccia inseguito da minacciose nuvole di sabbia. E allora sono dolori per tutti.

Non viaggia quasi mai da solo, il Santa Ana. C’è sempre qualcuno che si aggrega al suo tragitto. Negli ultimi anni il suo più assiduo compagno di viaggio è il Fuoco. Troppe case, forse. Troppi tralicci. Troppo di tutto. Ma non la si faccia passare come una profezia da Nostradamus Gore. Quanto accade oggi è quanto è sempre accaduto. Ci sono ancora le pagine ingiallite dei vecchi giornali locali e i diari candidi dei pionieri sorpresi dalla furia del vento e dal risveglio imbronciato della Natura.

E c’è chi vede in tutto questo il Castigo di Dio, sceso nella Città degli Angeli per ordinare agli angeli stessi di sfoderare le loro spade di fuoco e purificare questa Sodoma dei giorni nostri. Sempre in attesa di quell’Apocalisse finale che per noi sarà il Big One e che ci sprofonderà tutti quanti nella gehenna.

Mentre, chi è un po’ più disincantato o, per natura, è portato a vedere il lato buffo del trovarsi in bilico su un baratro, pensa che si tratti solo di un diversivo nel clima tutto sommato monotono della California del Sud.

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Ma poi, anche volendo, anche se la tua casa è fuori dalla scia del fuoco, è difficile rimanere insensibile. Perché da qui e giù fino a San Diego e oltre c’è sempre qualcuno che conosci e che ora vive con preoccupazione e disagio.
E chi, solitamente, ti vive accanto, non torna a casa da giorni, perché dove lavora è dove si combatte contro gli angeli dalle spade infuocate. E, chissà perché, quando soffia il vento del diavolo, la gente ammazza e si ammazza più del solito, come impazzita.

Brucia l’Eden e anche i fiori del tuo paradiso sembrano impazziti, mentre la terra intorno si screpola come la creta. Se non gli dai da bere muoiono rinsecchiti e se li riempi d’acqua ti ridono in faccia, ti fanno ha-ha!, e poi crollano sui loro steli, lasciandoti lì in mezzo a quel vento che strappa le foglie dagli alberi e te le sbatte in testa.

Allora cerchi di dormire ma c’è quel rombo continuo del vento che te lo impedisce e il clack-clack incessante degli oggetti che sbattono sul tetto e sulle finestre. E poi le sirene nella notte, che ti fanno pensare al terrore sui volti delle persone in fuga. Allora ti abbracci da sola, per darti sicurezza, ma quella tua pelle che è diventata una grattugia ti fa maledire questi giorni e il suo vento del diavolo.

Anche scendere alla stalla in piena notte non ti fa star bene come al solito. I cavalli sentono ogni cosa in maniera amplificata e nelle carezze che cerchi di fargli per infondergli tranquillità, e riceverne in cambio, è come se avvertissero invece delle piccole scariche elettriche.
Per questo si tirano indietro e ti guardano male, come per dirti: “Se non ti dispiace, questa non è giornata”.

Allora te ne stai lì accucciata, con le gambe ripiegate contro il mento e, senza più toccarli, gli racconti a bassa voce quella storia che si dice in giro. Quella leggenda sui Ventureno, gli indiani del luogo che, per sfuggire al viento de Satan e alla pazzia che reca con sé, vagavano per giorni interi per poi andare a gettarsi nelle acque dell’Oceano. Più in là non potevano scappare.

“Ma non fatelo anche voi”, piagnucoli nella notte mentre il vento del diavolo trasporta gli angeli dalle spade infuocate. “Non lasciatemi qui da sola, vi prego”


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