Il velo, il nemico, il controllo
9 settembre, 2008 di Il Gobb
Archiviato in Cronache Italiane, Democrazia e Diritti, Il Bello della Politica, Informazione, Media Mente Critica, Strange Days
Questo post fa parte delle mie “Lezioni di comunicazione“.
Oggi mi ha colpito molto l’articolo (firmato Massimo de’ Manzoni) su Il Giornale intitolato “Se indossi il velo la legge non vale più“. Mi ha colpito perché, come spesso accade, rivela il sapiente uso di tecniche comunicative per distorcere i fatti fino a inculcare nel lettore una precisissima visione della notizia. Strumentale, di solito, alle politiche dei vari governi Berlusconi, essendo Il Giornale pura e semplice “house organ” di Forza Italia prima e del PDL poi.
Prima il fatto nudo e crudo.

Il 24 agosto una donna si è presentata al Museo del ‘700 Veneziano di Ca’ Rezzonico con il marito e la figlia, ha fatto la fila, ha pagato il biglietto di 6,50 € ed è entrata per la visita. Questa donna è di religione islamica e indossava il cosiddetto niqab, il velo che lascia scoperti solo gli occhi nascondendo del tutto il resto del volto. In linea di principio questo, in Italia, è illegale.
C’è una sentenza del 1976, della Corte di Cassazione (sentenza n. 11339 dell’8.6.1976), che afferma:
Il divieto di comparire mascherati in luogo pubblico ha carattere assoluto, essendo diretto ad impedire che mediante il mascheramento possano compiersi reati. A tal fine il mascheramento è vietato ogni qualvolta il travisamento o il travestimento siano effettuati in modo da precludere l’immediato e sicuro riconoscimento del soggetto.
La signora è stata infatti bloccata all’ingresso delle sale espositive poste al secondo e al terzo piano dalla un addetto del museo che l’ha fermata e le ha fatto notare che “per motivi di sicurezza” non poteva girare per le sale con i preziosi dipinti e oggetti esposti con il volto celato.
Filippo Pedrocco, il conservatore del museo, afferma:
Vorrei fosse chiaro che si è trattato di una libera e personale iniziativa del guardia sala (…) un fatto sgradevole, discriminatorio e stupido, non condiviso né da me personalmente né dal resto della direzione dei Musei civici.
Il sovrintendente del museo ha annunciato provvedimenti nei confronti del custode zelante, c’è stato chi, come L’Unità, ha trattato l’episodio come un grave atto di discriminazione. In un certo senso di certo lo è, ma non sono completamente d’accordo: vi dirò più avanti perché.
È Il Giornale a fare il capolavoro.
Partiamo dal titolo: “Se indossi il velo la legge non vale più“.
Veicola immediatamente due concetti: 1) si fanno favoritismi a chi è di religione diversa da “noi italiani” e 2) gli immigrati, con la scusa della cultura, fanno i propri comodi.
“Idee” che la Lega ha dimostrato di saper diffondere molto efficacemente in campagna elettorale (persino in Basilicata… ma vi pare possibile?). Il che è funzionale alla strategia di creare un nemico per avere maggiore controllo della popolazione. Partiamo bene, non vi pare?

Proseguiamo, l’articolo attacca con una indignata concione contro la punizione inflitta alla guardia che ha fermato la signora (grassetti miei).
Diego sarà punito. Severamente. Forse perderà il posto di lavoro. La sua colpa? Aver fatto rispettare una legge dello Stato, chiedendo a una musulmana velata fino agli occhi di scoprirsi il viso in un luogo pubblico. Un «crimine» che può costar caro nell’Italia politicamente corretta, dove la «contaminazione» è un valore in sé, come ci insegna la Festa del Pd.
L’impostazione personalistica rivela subito la posizione dell’articolista che, invece di riferire un fatto, propone una interpretazione. Da subito, chiara e netta, perché non gli interessa che chi legga se ne formi una propria. Lo scopo de Il Giornale (come di ogni singolo TG nazionale, anche quelli RAI quando Silvio governa) è fomentare il consenso attorno a temi forti come, appunto, i “nemici”, non informare. La guardia è chiamata col nome proprio, per quanto inventato, e si rimarca subito che rimarrà probabilmente disoccupato… per cosa? Per aver fatto rispettare una legge dello Stato. Oh, poverino.
Paragonare questa attività a un “crimine”, in quanto forse genererà una punizione amministrativa, aiuta a rendere il senso della “ingiustizia” che la guardia sta subendo. Colpisce l’ironia usata sul termine “contaminazione”, associato a quei “debosciati” del PD, nemici anch’essi, in contrapposizione all’ideale di “Italia agli italiani”.
Si continua.
Diego
magari non si chiama neppure così: almeno la gogna i suoi dirigenti gliel’hanno per il momento risparmiata e quindi il suo nome non è stato divulgato.
Un ulteriore suggerimento di vittimizzazione della guardia. Inoltre
c’è una legge del 1975 che proibisce di girare a volto coperto: divieto confermato anche dal regolamento dei Musei civici veneziani, che lui è pagato per far rispettare. E lo aveva fatto altre volte. La cosa più divertente è che ad ammetterlo è lo stesso Pedrocco, sì quello che lo vuole punire. «Per questioni di sicurezza», ha spensieratamente dichiarato alla Nuova Venezia, «persone con il volto coperto non hanno accesso alle sale espositive. Succede per esempio a Carnevale, quando molti entrano mascherati. In quel caso chiediamo gentilmente ai visitatori di scoprirsi il volto».
Perfetto, è proprio quello che ha fatto il nostro Diego con la donna araba che indossava il niqab, il velo che lascia scoperti solo gli occhi: quindi, dov’è il problema? Ha fatto bene, no? Errore. Anzi, «grave errore». «Sta al buon senso del personale capire in quali casi sia richiesto far vedere il viso», sentenzia lo spericolato Pedrocco. «In questo caso la signora aveva tutto il diritto di visitare il museo e mi scuso per l’accaduto». Fantastico, no?
I toni calcano sull’ironia e sul sarcasmo (“Fantastico, no?”, “spericolato”, “sì, quello che lo vuole punire”), sollecitando in tal modo il consenso del lettore, la sua immedesimazione. Senza questa “partigianeria” l’articolista dovrebbe affrontare il vero nocciolo del problema, cosa che si guarda bene dal fare.
Ci arrivo fra poco, adesso c’è altro da citare.
Ricapitoliamo. Se, in Italia, un italiano pretende di visitare un museo con il volto mascherato, lo si ferma. Giustamente. Lo stesso avviene, poniamo, se un ragazzo entra in un bar o in un negozio con il casco che gli copre il volto. Questioni di sicurezza, chi non lo comprende: sotto quel casco può celarsi un rapinatore; dietro quella maschera un pericoloso terrorista. E comunque, c’è una legge da far rispettare, ci sono i regolamenti. Se però a violare l’una e gli altri è un’islamica, cambia tutto. L’ipotesi che sia una persona poco raccomandabile non va neppure presa in considerazione e chi si fa sfiorare dal pensiero va redarguito, rimesso al suo posto. Se possibile cacciato.
Perché? Ma è ovvio, perché una musulmana ha diritto di veder rispettate le sue tradizioni che le impongono di non mostrare il viso. Un diritto che, per qualcuno, è più forte della legge
Capito adesso per che cosa stava preparando il terreno, questo volpone di articolista? Sta sfruttando l’episodio per validare una tesi, non per fare informazione. In sostanza questo pezzo afferma che in Italia ci sono dei “buonisti” molto pericolosi che, in nome di un abietto e frainteso rispetto per le altre culture e religioni, puniscono i loro sottoposti per aver fatto rispettare la legge piuttosto che punire chi la infrange e dato che nella mente semplice di molti, islam=straniero=terrorista (ma che, secondo loro non ci sono italiani di religione diversa dal cristianesimo? Mah…), si contribuisce così a rinforzare l’idea che gli stranieri godrebbero di privilegi negati a un cittadino italiano.

Vi dico io cosa Il Giornale lascia fuori dalla discussione (strumentalmente, ma non è una novità: fornire le interpretazioni e i giudizi invece dei fatti è qualcosa che ogni testata giornalistica fa abitualmente, qui), la legge che vieta di andare in giro a volto coperto va revisionata. Evidentemente non prevede casi del genere, in cui cioè il “mascherarsi” sia una espressione culturale e non una premessa al delinquere. Questo è anche il motivo per cui non reputo l’azione della guardia un atto discriminatorio (non sappiamo se avesse motivi diversi dalla sicurezza per fermare la donna), ma solo una interpretazione scorretta della legge. Come dovrebbe cambiare, chiedete? E che ne so? So che, in una democrazia sana, lo Stato si metterebbe a parlare con le comunità religiose per capire come venirne fuori rispettando gli interessi di tutti. Tantopiù che spesso il niqab non è affatto una prescrizione religiosa ma solo una tradizione culturale legata alla fede, al contrario dello hijab, che invece è previsto dalle scritture (se dico castronerie correggetemi, ma da quel che so e mi dicono è così).
Quindi spazio per il dialogo c’è, visto anche che, come sempre avviene al mischiarsi dei popoli, alcune tradizioni cessano di avere senso perché è cambiato il contesto in cui si esplicitano. In questo caso è sicuramente auspicabile uno sforzo musulmano per venire incontro alla legislazione italiana.
Se pensate inoltre che, secondo questa legge, un transessuale non può vestirsi da donna se è biologicamente uomo, comprendete quanto è anacronistica l’interpretazione letterale della norma.
Chiudo con la citazione dell’ultima parte dell’articolo, che è un puro spettacolo.
E a te, Diego, magari passerà per la testa che anche le maschere sono una tradizione. Ma è una tradizione nostra, italiana, e quindi non conta. Ti frullerà l’idea che se a tua sorella o a tua figlia venisse voglia di visitare il Paese da cui proviene quella signora, le obbligherebbero a indossare mortificanti copricapi e ampie vesti lunghe fino ai piedi non appena sbarcate dall’aereo, fregandosene allegramente sia dei loro usi e costumi sia del caldo impossibile. Penserai che non sia giusto. Ecco, limitati a pensarlo. Non dire una parola: c’è il rischio che, oltre a perdere il posto di lavoro, ti guadagni dai progressisti in servizio permanente effettivo anche il marchio di razzista.
Io questo lo chiamo “incitamento all’odio religioso” o, ormai, “razziale”, perché no. Pare che i connotati culturali ormai siano sinonimo di “etnia” (mamma mia, quanto si è fascistizzato il nostro linguaggio negli ultimi sette anni… mangiare “etnico”? Ma sapete cosa diamine significa?).

Accostare cose che simili non sono serve allo scopo di fomentare l’odio e ribadire i privilegi dei musulmani rispetto agli “italiani” (“è una tradizione nostra, quindi non conta”). La comparazione prosegue con le sorelle e le figlie di Diego che, nel “Paese da cui proviene quella signora”, sarebbero obbligate al burqa “non appena sbarcate”.
Ma stiamo parlando di un fatto avvenuto in Italia, no? Questo appello alla reciprocità è studiato benissimo. È semplice, fa presa. Conta sulla vasta ignoranza del berlusconiano. Non potrebbe stare in piedi, altrimenti: è fuori contesto. La reciprocità legislativa internazionale ha poco a che fare col caso in questione, e tirare in ballo il fatto che “loro” fanno come vogliono “a casa loro” serve a rafforzare l’idea che “noi” possiamo fare come vogliamo “a casa nostra”.Quindi costringerli a sottostare a qualsiasi angheria, il contrario non si può dire, nemmeno pensare, perché non solo ti licenziano, ma i “progressisti” (ovviamente sanno benissimo cosa significa, ma questo uso scorretto e spregiativo del termine serve a screditare chiunque professi politiche integrazioniste… come me, per esempio… invece che repressive. E il PDL ha la Lega con sé. Devo dire altro?) che preferiscono i musulmani alla legge italiana sarebbero addirittura in grado di chiamarti (incredibile dictu!) razzista!
Sì, è possibile.
Però la colpa, a mio avviso, non è della guardia, né della signora, ma di un governo (e più in generale uno Stato) che non ha nessuna intenzione di regolamentare razionalmente il processo di immigrazione, integrazione e conciliazione delle differenze culturali, e fa di tutto per convincere anche noi che è giusto così.
Articoli collegati:
- Il Balletto Elettorale Finalmente questo governo, dopo aver normato questioni epocali quali i...
- Chiuse le Stalle Quando i Buoi sono già Scappati Non è la prima volta che succede che una...
- Contro Berlusconi non per Politica, ma per Cultura Si dice spesso che l’antiberlusconismo sia un atteggiamento viscerale e...
Leggi anche
|
|
|
|
|
|
Lo stesso giorno gli anni scorsi
2009
2008
- Ci Siamo Rotti le Ecoballe: Intervista a Gianni de Gennaro
- Il Voto Utile e altre Stupidate
- In Italia Solo il PD. In Spagna Zapatero, la Laicita', il Socialismo
2007







Nonostante la bassezza delle argomentazioni del Giornale c’è una piccola tara psicologica all’Italiana da sottolineare:
davanti ad una persona di religione Islamica sono pochi quelli che sanno comportarsi e trattare da uomini:
La moltitudine spesso si da al razzismo, allo stereotipo, alla condanna totale
La controparte si da al buonismo privo di pensiero.
Abbiamo una massa di pecore da un lato che grida “Se vengono a casa nostra devono togliersi il velo e stare alle nostre regole culturali!”, e dall’altra una massa di capre che ribatte “Far scoprire il volto ad una donna islamica sarebbe razzismo!”
Una lotta tra ignoranza e buonismo in cui la persona di religione differente viene trattata da un lato come un criminale terrificante e dall’altro come un bambino incapace di intendere e di volere.
Quoto a pieno.
Riconosco il problema, e non lo sopporto. Ma da qualche anno il pensiero semplice la fa da padrona… pensa alle campagne elettorali. Spero di essere stato chiaro nel descrivere la mia specifica posizione ^_______^
Ovviamente concordo pienamente con il messaggio dell’articolo.
Devo comunque sottolineare un aspetto a mio avviso fondamentale: ritenendo vitale il rispetto reciproco e considero la libertà di ogni individuo un bene supremo, mi sovviene però di pensare che forse non tutte le usanze e le tradizioni altrui possano risultare facilmente accettabili.
Attenzione, questa mia annotazione, apertissima ad ogni tipo di critica e dibattito, ha presupposti ben diversi da quelli (ridicoli) che stanno alla base del dibattito deprecabile che in questi tempi si sta consumando attorno al problema.
In Italia, come ben sapete, il concetto di “persona” ha subito una notevole evoluzione nel corso dei secoli, fino a divenire un concetto sacro e fondamentale per la nostra democrazia…un’entità costituzionalmente riconosciuta, garantita e difesa, assieme ai suoi diritti e libertà. Il velo islamico che cela le fattezze ed il volto, cancella non solo i tratti e l’aspetto, ma anche la dignità di individuo rendendo la donna una macchia scura indefinita e anonima. Questo mi indigna ed infastidisce.
Imporre “culturalmente” ad una donna la rinuncia alla propria identità sia un atto violento contro le sue libertà di essere umano, di individuo e quindi sia immorale, inumano ed incostituzionale.
Questo sempre secondo il seti di valori in cui credi tu.
Dignità dell’individuo e immoralità sono etichette per concetti radicalmente diversi a seconda della società storicamente situata che li definisce.
D’altronde noi imponiamo culturalmente alle donne di lavorare e badare ai figli, la violenza verso di loro (culturalmente generata e trasmessa) è all’ordine del giorno e colpisce il 90% delle persone di sesso femminile in Italia….
Giudicare è sempre difficile.
La mia soluzione è di mediazione. Noi esseri umani siamo animali che pensano simbolicamente, cioè diamo senso e significato a ciò che di per sé non ne ha. Questa caratteristica ci permette l’interazione col prossimo, cioè la socialità stessa, ed è quindi alla base di ogni attività che possiamo intraprendere.
Pretendere di ignorare la cosa significa fare muro contro muro. La sola cosa razionale sarebbe discuterne con i diretti interessati per adattare la legislazione alle esigenze dei cittadini, tutti o il maggior numero possibile di essi, ma pare che questo nessuno lo voglia fare.
D’accordo che tutto è relativo e che il dialogo e la mediazione sono importanti strumenti per la crescita culturale di una società…ma la tua obiezione mi trova in disaccordo…innanzitutto è chiaro che la mia critica nasce all’interno della società in cui vivo e del “set di valori” che ne è patrimoio, ma affermare che noi “imponiamo culturalmente alle donne di lavorare e badare ai figli” mi sembra non corretto…sempre più, all’interno dei sistemi occidentali, la cura dei figli è a carico di entrambi i genitori e contemporaneamente demandata, in parte, a strutture esterne (asili, scuole, etc…) che rappresentano un vanto ed una conquista del nostro paese…inoltre il lavoro per le donne è stata una conquista sociale di enorme valore, che si colloca in un processo evolutivo avviato decenni fa mirato al raggiungimento di pari diritti e dignità fra i due sessi…qui si parla di emancipazione della donna, cosa che ha segno diametralmente opposto ad un velo che nasconde la donna facendola divenire trasparente.
Ricordiamo intanto la riforma Gelmini, che toglierà la possibilità di demandare ad asil ie scuole la cura dei figli
E poi se è pur vero che la gestione della casa ora ricade in modo più omogeneo su entrambi, questo non risolve il retaggio maschilista della cronica differenza di stipendi a parità di lavoro e incarichi (dati Istat, dovrei andare a ricontrollare ma mi sembra la discrepanza sia intorno al 20%) nè il problema della violenza sulle donne. O quello delle lettere di licenziamento in caso di maternità. Ol il ruol odella donna in TV, che sculetta e non parla.
Insomma, luci ed ombre: molte conquiste culturalmente osteggiate.
Ci tengo poi a sottolineare che anche io provengo dalla tua stessa società, eppure ho valori diversi dai tuoi, come dimostra questo dibattito…
Vabbé, abbiamo posizioni diverse, ma il bello è anche quello: a chi legge farsi un’opinione propria ^_____^
Non credo sinceramente che noi due si abbia valori tanto diversi…le conquiste, poi, sono qualcosa in continuo divenire…non ho detto che nei fatti siamo un paradiso in terra…ho semplicemente detto che abbiamo raggiunto già molti successi lungo il cammino, che però è lungi dall’essere terminato.
C’è ovviamente ancora molto da fare, ma non negherai che parecchio è stato fatto. Purtroppo vi sono sempre forze reazionarie che tendono a minare quanto di positivo si è costruito. L’importante è non desistere.
in questo cammino dovrebbe essere compresa, ormai, anche l’integrazione.
che Il Giornale, allineato a Pdl e quindi Lega, chiama “contaminazione”.
ma come si fa’ dico io?La parola contaminazione usata in questo contesto è di un razzismo viscerale e manipola la realtà.
Questo sempre seguendo il concetto dei razzisti per cui gli immigrati vanno bene solo per lo sfruttamento e per pagare le tasse.
I diritti non sono concepiti e il cartello della Lega in Basilicata ne è un esempio. Siamo ancora qui a fare le differenze fra “noi” e “loro” quando viviamo tutti sulla stessa Terra.
I tuoi dati sono anche i miei.
Ingresso alla carriera di magistrato: donne e uomini sono al 50% circa
Conclusione nello stessa: donne dirigenti (2, di numero) uomini 99,99%
Spiegazione sociologica: la donna, soprattutto dopo la maternità, diventa stupida.
per portare solo un altro piccolo esempio proviamo a leggere l’articolo del protocollo del Welfare dell’anno scorso che interessava le donne (solo le donne):
NORME IN MATERIA DI OCCUPAZIONE FEMMINILE
Art. 28
Riordino della normativa in materia di occupazione femminile
1. Il Governo è delegato ad adottare, entro dodici mesi … e garantendo l’uniformità della tutela dei lavoratori sul territorio nazionale attraverso il rispetto dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali, uno o più decreti legislativi finalizzati al riordino della normativa in materia di occupazione femminile, nel rispetto dei seguenti principi e criteri direttivi:
a) previsione … di incentivi e sgravi contributivi mirati a sostenere i regimi di orari flessibili legati alle necessità della conciliazione tra lavoro e vita familiare;
b) rafforzamento degli istituti previsti dall’articolo 9 della legge 8 marzo 2000, n. 53, con particolare riferimento al lavoro a tempo parziale;
c) rafforzamento dell’azione dei diversi livelli di governo e delle diverse amministrazioni competenti, con riferimento ai servizi per l’infanzia e agli anziani non autosufficienti, in funzione di sostegno dell’esercizio della libertà di scelta da parte delle donne nel campo del lavoro;
ecc. ecc.
Se ne potrebbe dedurre che gli uomini non hanno una famiglia, non hanno quindi necessità di conciliare lavoro e vita familiare, non hanno anziani o infanti da accudire… che gli sia sfuggito qualcosa??
In molti contratti di lavoro, per dovere di riservatezza non posso portare esempi, quando gli uomini devono prendere permessi per congedo parentale devono dimostrare che non esiste una donna che se ne possa occupare al suo posto. Molte grandi aziende richiedono certificati che attestino che la donna di turno non se ne possa occupare; ciò in ITALIA e nel 2008. GIURO!!
Precisamente il mio punto, Monica: grazie del contributo informatissimo e puntuale ^________^
Non cercate di farmi esasperare un punto di vista (il mio) che credo di aver esposto con estrema chiarezza…il fatto stesso che ancora oggi esista addirittura un ministero per le pari opportunità mi inorridisce…ma un cammino è stato intrapreso, risultanti ne sono arrivati…molto (MOLTO!!) altro dev’essere ancora fatto. Rendetevi conto però di cosa significa riconoscere un problema e poterlo trattare liberamente, affrontando tali delicate tematiche apertamente e civilmente (e di quale salto di qualità abbia fatto il nostro tessuto sociale rispetto a diversi decenni fa) se paragonato non solo alla totale assenza di un tavolo di discussione, ma addirittura al mancato riconoscimento del problema e della assenza di dignità che certe costrizioni impongono.
Riconoscere l’esistenza di un problema e trattarlo per risolverlo è cosa ben diversa dal fare, intorno ad esso, aperta, civile ed educata conversazione.
In Italia quello che sta avvenendo è la seconda che ho detto.
Per avere un’idea più precisa ti rinvio ad alcuni documenti ufficiali del World economic forum (www.weforum.org/pdf/gendergap/rankings2007.pdf) che ci pongono, in scivolata dal 77esimo posto, all’84esimo.
Resta sempre un margine di peggioramento notevole prima di arrivare alla 126esima posizione, ma possiamo affermare, senza tema d’errore, che non siamo sulla buona strada.
Se non ci si rende sensibili al problema è difficile vederlo, l’apparenza di parità è come l’apparenza di contare ancora qualcosa quando votiamo, illusione di parità e illusione di democrazia, ma nella sostanza l’esatto contrario (scusa la vena pessimistico-politica).
Mi rendo conto della buona fede con cui esponi il tuo punto di vista, ma ti assicuro che, se avrai voglia di informarti veramente ed a fondo sull’argomento, anche in rete potrai trovare moltissimi dati, rapporti istat, lavori delle commissioni, rete antiviolenza, relazioni della commissione europea, ecc. ecc. che fanno vedere il problema nella sua interezza.
Un altro piccolo esempio: numero di rappresentanti parlamentari donne.
Come può un paese civile in cui la metà della popolazione è donna non avere rappresenti di quel sesso in parlamento o in numero assolutamente irrisorio?
Abili a lavorare sottopagate, abili a pagare le tasse ma non a deciderne gli impieghi.
Potrei parlarti della Spagna e di come come una legge semplicissima ha invertito coraggiosamente la tendenza, la legge si chiama “6115 Legge costituzionale 3/2007, del 22 marzo, per la effettiva parità tra gli uomini e le donne”
Se non riesci a trovarla ti invio la copia che ne ho io.
Non commettere l’errore di pensare che non sia informato dei fatti…conosco i dati e non mi sembra di avere fatto salti di gioia…inoltre, vista la sempre più scarsa rappresentatività che i nostri organi costituzionali hanno nei confronti del paese reale, io mi appello al fatto che il popolo è consistentemente più avanti e più evoluto dei politicanti che “elegge”. Nelle aule del parlamento sono fossilizzati a vecchi schemi che prima o poi dovranno crollare, presi in diatribe che sono sempre più distanti dalla vita vera…lo scollamento è enorme!!
Spero di non commetterlo.
Ma il paese che vediamo è diverso. Non ho idea del tuo punto di vista ma dal mio non vedo un paese più avanti ed evoluto dei politicanti che elegge, tutt’altro.
Il paese che vedo io è l’esatta immagine dei politicanti al governo; lo scollamento per me è rappresentato da una sempre più sparuta minoranza che tale è anche in parlamento.. ahimè
non concordo con l’articolo del giornale, ma sfortunatamente la guardia aveva ragione…….
In senso strettamente tecnico, sì, ha pensato di applicare la legge… e infatti non critico il suo operato, non lo bollo come razzista, non posso fare processi alle intenzioni.
Il problema è a monte, nelal legislazione stessa.
Non aveva ragione neanche in senso tecnico, perchè un paramento religioso non è una maschera e la libertà religiosa è un principio fondamentale della nostra costituzione. Esattamente come le suore non si coprono il capo per nascondere i capelli bianchi questa donna non aveva il volto coperto per non farsi riconoscere.
Già che ci sono affronto brevemente il discorso sui diritti della persona.
E` un diritto della persona coprirsi completamente se lo desidera in base ad una credenza religiosa, come lo è rifiutare cure che potrebbero salvarle la vita o privarsi di tutti i diritti per poter esercitare quello di libertà religiosa. L’importante è che siano decisioni prese in piena autonomia, cosa che va presunta altrimenti sarebbe troppo facile negarle con un pretesto qualsiasi.
L’ultimo caso è quello delle suore di clausura, ma mi pare che nessuno gridi allo scempio dei diritti della donna. Non avviene perchè ci siamo abituati, fan parte dell’immaginario collettivo e tutti sanno che esistono da secoli.
Ecco quindi un altro fraintendimento quando si parla di culture e tradizioni: in democrazia tutte le culture e tutte le tradizioni hanno cittadinanza, a patto che ne rispettino i principi fondamentali. Quindi parlare di gente che non si adatta alla nostra cultura è ragionare da sudditi di una teocrazia (le tradizioni sono spesso impregnate di religione) o di un regime confessionale. Senza contare che spesso sono proprio gli autoctoni a non volersi adattare alle tradizioni, dovremmo quindi chiamarli “nemici della Patria”?
Cerchiamo di rispettare le nostre leggi, prima fra tutte la Costituzione.
@Iniquo
Quoto quello che dici ma è quell’articolo di legge che è da modificare.
La guardia (la cui buona fede è presunta) non ha fatto altro che applicarla, forse dando un interpretazione errata, ma non ha colpe.
P.S. Carino Boid
Sì in effetti non è che si potesse pretendere dalla guardia una preparazione giuridica superiore a quella che spesso hanno gli stessi giuristi. Per questo non gli ho attribuito colpe ma solo torto: non poteva conoscere la portata del principio di libertà religiosa e quindi si è limitato ad applicare una legge secondo un’interpretazione che contrasta con esso.
Secondo me non si dovrebbe neanche modificare quella legge, ma semplicemente farne una sulla libertà religiosa visto che ci portiamo dietro quella del 1929…
Concordo appieno.
Ottimo articolo, l’unica cosa che non condivido:
“è Però la colpa, a mio avviso, non è della guardia, né della signora, ma di un governo (e più in generale uno Stato) ”
Il governo e lo stato che ci ritroviamo si può dire che è espressione della media degli italiani.
Naturalmente è uno degli argomenti più complicati da affrontare. Poi io sono influenza da essere un ateo con la A molto maiuscola. Per cui già non condivido il maestro di religione…
Questo però non mi impedisce di capire quali sono le esigenze degli altri che siano cristiani o mussulmani e cercare di comportarmi nel modo migliore (bisogna sempre sforzarsi di immedesimarsi nell’altra parte).
La domanda che mi pongo sempre ma negli altri paesi come ci si comporta ? Ad esempio in Germania come affrontano il problema ?
Nella laicissima Francia il velo é vietato come altri macro simboli religiosi (come ad esempio croci in classe, kippá, grandi croci al collo…)
http://fr.wikipedia.org/wiki/Voile_islamique_dans_les_%C3%A9coles_en_France
Comunque anche paesi a maggioranza mussulmana come indonesia, turchia e tunisia… hanno lo stesso problema e l’hanno risolto vietandolo nei luoghi amministrativi
Puro buon senso
Quindi si potrebbe dire che il problema non esiste e solo che siamo in Italia.
Diciamo pure che il popolo italiano dà risposte “originali” ai problemi che altri risolvono con soluzioni solide ma noiose
sull’originalità non ci piove.
Parole come “tangentopoli”, “inciucio” e via dicendo sono state coniate da giornalisti italiani e non esistono traduzioni letterali in altre ligue!
Purtroppo quel che ha fatto la Francia non ha nulla a che vedere con la laicità.
Laicità è equidistanza dello Stato rispetto alle varie confessioni, non indifferenza o peggio ancora ostilità. Non si creano danni o squilibri se si permette a chiunque di portare simboli religiosi, ma sicuramente si creano sacche di malcontento che possono sfociare nell’odio (per la Repubblica) od in fraintendimenti riguardo la democrazia.
In tal caso la disobbedienza civile sarebbe ammirabile ed auspicabile.
Se vogliamo dirla tutta, pure io sono ATEO e trovo urticante qualsiasi imposizione di natura religiosa…considero questo tipo di condizionamenti primitivi e irrazionali…barbari…vincoli fortissimi alla crescita ed allo sviluppo dell’umanità intera!!
quoto in pieno
ed in più detesto il relativismo etico e culturale
lo credo anch’io.
anche qui nelle Chiese bisogna entrarci con le spalle coperte.
Anche se non ho mai capito il perchè, se voglio entrare in una Chiesa me le devo coprire.
Ma questo era un Museo e la legge la discrezionalità di interpretazione…
ciao
bellissimo articolo, fate bene a smascherare gli artifici retorici che utilizza questo vergognoso giornale, si basa tutto su quello.
io seguo quotidianamente le vicende de il giornale e libero e per quanto posso cerco di scriverne.
L’avevo notato questo articolo del giornale, ne parlai poco approfonditamente qui.
E’ importantissimo studiare i giornali di berlusconi (passatemi il “di”), sono indice del degrado culturale del nostro paese, ma anche del disegno berlusconiano di creare degli “intellettuali di destra” che tutto sono tranne che intellettuali.
qui i miei post su “il giornale” e qui quelli su “libero”.
E’ antipatico pubblicizzarsi, ma per una volta che trovo qualcuno che come me ha lo stomaco di leggere questa fuffa!
Ci vuole fegato!
Mi dispiace ma penso che il degrado culturale e generalizzato nei maggiori giornali/telegiornali italiani.
nei tg è normale, nei giornali meno.
La gente che legge si ritiene informata… è questo il grave.
Perfettamente d’accordo, ed è cosa di cui parlo spesso sul mio blog… ho preso questo articolo ad esempio perché Il Giornale è il più sfacciato, in assoluto
In realtà nemmeno l’Hijab è previsto dal Corano, che si limita a ordinare “che abbassino gli sguardi, che custodiscano le loro vergogne e non mostrino troppo le loro parti belle, eccetto quel che di fuori appare, e coprano i seni d’un velo” 24:31. Tutti le varianti di veli hanno fondamento nei detti del profeta, il cui valore giuridico è pari a quello del Corano, se riconosciuti come autentici.
Il problema è che il giudizio di autenticità può variare molto a seconda del giurista che interpreta i testi e che il più delle volte esprime un parere per niente disinteressato e soprattutto fortemente influenzato dalla tradizione della sua area. Detto questo, bisogna ricordare che i veli più integrali (burqa e niqab) sono anche un segno che rimanda ad una considerazione del rapporto tra uomo e donna non conciliabile con la nostra costituzione, ed è questa visione da cambiare, non i suoi segni. La strada da percorrere è, secondo me, una decisa campagna educativa sui pari diritti-doveri tra uomo e donna. Quando questo principio sarà solido e certo anche nelle minoranze islamiche qualunque tipo di velo sarà solo un problema superficiale.
Grazie delle precisazioni utilissime e della tua opinione, ovviamente… è una delle strade da seguire, di certo. Ma penso ci voglia anche un po’ di interesse da parte del legislatore ^^
Quoto.
Il problema è la legislatura e l’affrontare le questioni all’italiana è sempre piena crepe e fessure. E’ una questione di rigore nel mantenere sempre un metro e una misura e se c’è un regolamento o una legge la si rispetta e basta. Ma purtroppo se invece diventa tutto sfilacciato a quel punto si creano i problemi e lo sfruttare da destra e sinistra la cosa.
Condivido in pieno l’articolo.
Però, ho un dubbio e un’osservazione.
Dubbio: mi domando come ci saremmo schierati se la solerte guardia non avesse applicato la legge in nome della non discriminazione e la signora fosse stata un’attentatrice!
Osservazione: IL GIORNALE potrà piacere o meno, ma definirlo vergognoso mi sembra esagerato. Credo che vi lavorino, con indipendenza di pensiero, giornalisti di grande spessore, come Stefano Lorenzetto tanto per citarne uno.
Boh, forse essendo un professionista nel campo della comunicazione le loro tattiche e strategie comunicative mi sono così lampanti da impazzirci… non è solo uan questioen di “piacere o meno”, per me, ma di rilevare una organica e costante azione di deformazione del fatto con interpretazioni funzionali a una parte politica.
Che poi questo sia perfettamente legittimo nessuno lo discute, ma lo trovo bieco e i lettori andrebbero avvisati ^________^
Boh…forse dipende dal modo che si decide di avere per approcciarsi alla lettura. Ti dirò…ogni tanto compro IL GIORNALE e, pur avendo avuto dei preconcetti all’inizio, in alcuni tratti l’ho trovato abbastanza equilibrato.
Infine, lasciami passare questa affermazione, i lettori non sono stupidi…non ciè bisogno di avvisarli.
pardon …non c’è…
( errore di battitura )
Non generalizzerei così tanto.
E comunque non è questione di “stupidità”, ma di manipolazione che è un’altra cosa.
Siamo tutti manipolati dall’informazione, anche chi non si ritiene stupido a mio avviso.
Suvvia, ma davvero i giornali riescono a manipolare? Io confido nel buon senso delle persone e nella capacità di avere una libera ed indipendente opinione circa un fatto, da quale editore il giornale provenga.
Non è una opinione, è un fatto comprovato da innumerevoli ricerche che i media possano influenzare il comprotamento delle persone. La discussione è sul come di preciso e, soprattutto, sul quanto.
Senza avere adeguate competenze comunicative, come insegna la semiotica, non è possibile comprendere appieno un testo, e basta anche solo essere lettori disattenti per perdere di vista il metatesto.
La stessa frase detta qui o, poniamo, in Thailandia, potrebbe avere significati del tutto diversi.
Detta con un colpo di tosse, in Mali magari è offensiva, mentre accompagnata da certi gesti con le mani indica tutt’altro.
Le modalità di espressione stesse (contesto della fruizione del testo, scelta del linguaggio e del registro, posizionamento nella pagina, titolo, eventuali foto… il discorso è ancora più complesso nel caso di radio e TV) veicolano significati e senso che possono cambiare anche radicalmente il messaggio.
Quindi il buon senso non basta: funziona solo informarsi da innumerevoli fonti e confrontarle fra loro, cosa che pochini fanno ^_____^
Non scendo nel merito del tema così come lo proponi perchè non sono esperta come te e finirei per non saper argomentare, ma resto convinta del fatto che in linea generale i lettori non siano così facilmente manipolabili. Anzi, credo che siano critici anche verso i giornali che rispecchiano le loro medesime idee politiche. Concordo poi con te che avere più fonti e confrontarle fra loro aiuta ad avere una visione più larga di uno stesso argomento.
E’ una domanda retorica o scherzi?
Il buon senso comune e la capacità di avere un’opinione indipendente sono morti da un pezzo in questo paese grazie anche a giornali come questo.
Tengo a precisare che non è l’unico comunque.
Mi sa che hai una grande opinione delle persone, forse sopravvalutandole, almeno un pochino.
Mi sembra un discorso rassegnato il tuo.
E questo mi spiace.
Rassegnata non credo sia l’aggettivo che più mi rappresenti.
Devo dire che ultimamente sono pessimista, forse troppo realista.
Spero comunque di sbagliarmi e che gli italiani mi facciano ricredere.
Pensaci un pò…siamo qui su MC e siamo in tanti ad esprimere diversi pensieri, a dialogare, a pensarla come volgiamo nel rispetto reciproco…che dici, non è un gran bel segno? Siamo italiani che ti fanno un pò ricredere?
Ma infatti, da quando ho trovato questo “luogo” ho ripreso un pò di fiducia negli italiani come esseri umani.
Ma basta guardarsi e ascoltare i discorsi in giro, al bar, a fare la spesa, nei posti del tram tram quotidiano e mi accorgo che la situazione non è così consolante.
Grazie comunque, sei stata molto carina.
Rispondo anche al dubbio: personalmente mi sarei schierato nello stesso identico modo.
Se hai letto bene l’articolo non ritengo che la legge attuale sia più utile alla mutata situazione sociale in Italia. Va riscritta in modo laico.
Apprezzo la tua sincerità e non ho motivo di dubitare del contrario.
Il mio dubbio era, non a caso, formulato al plurale perchè nutro forti perplessità che altri l’avrebbero pensata come te se ci fossero state conseguenze.
Non volevo sembrare aggressivo… il dubbio è legittimo, hai ragione! E infatti ho risposto solo per me: alla coscienza di ognuno prendere posizione in merito ^_______^
Non sei stato aggressivo
No, caro piccolo diavolo…il Giornale è davvero un quotidiano vergognoso.
Che ti devo dire…!
Resto convinta che non lo sia del tutto.
e questo mi turba…
il giornale è sempre schierato…ad oltranza…pilota e maneggia palesemente le informazioni dando loro l’aspetto più funzionale ad avvalorare tesi e proclami dei padroni a cui fa capo…spesso ha iniziato e portato avanti campagne assurde basate sul nulla al solo scopo di creare casi eclatanti o diffamanti…e molto altro ancora.
In sostanza, si tratta di un giornale spazzatura, che ha perso la propria dignità…o meglio, l’ha svenduta.
non turbarti!
Parlo per espeienza personale, e di questo devi fidarti se ti va, che a IL GIORNALE lavorano giornalisti di grande intelligenza, curiosità e fermezza, che svolgono il loro lavoro senza lasciarsi condizionare dal loro editore. Chi legge qualcosa che scrivo sa che non sono neppure lontamente orientata politicamente a destra ma ciò nonostante ho trovato molte cose buone su IL GIORNALE.
Resta il mio, seppur impopolare, pensiero.
Che rispetto…
Io non metto in dubbio l’intelligenza e la capacità dei giornalisti che lavorano lì.
Io dico solo che il quotidiano è completamente allineato alla linea di partito che rappresenta e per questo non può essere obiettivo nel racconto dei fatti, che non dovrebbero essere trattate come opinioni.
Ma in Italia questo è un problema enorme e questo giornale non è l’unico ad avere questo atteggiamento.
Forse è solo un pò peggio degli altri.
Si può benissimo essere intelligenti e capaci ed operare in cattiva fede mistificando.
Basta guardare come hanno gestito le varie “emergenze” e come massacravano l’ostacolo di turno del loro padrone, spesso mentendo spudoratamente.
Io non ho mai letto Il Giornale quindi non so se sia vergognoso.
Questo articolo però lo è, e di parecchio.
Leggo Il Giornale solo quando voglio “vedere” a che punto arriva la disinformazione.
Come quando, invece di tapparsi il naso, si annusa la puzza.
Pero’ leggerlo fa bene. E’ istruttivo.
non so perchè ma non ne sono convinta…
Ciao Chiara!
Distinta Chiara,
“Leggo Il Giornale solo quando voglio “vedere” a che punto arriva la disinformazione.”
Non mi sembra che il resto della stampa sia poi tanto migliore.
Non dimenticarti mai quello che ci disse l’amico Baudelaire999 sull’informazione in Italia.
Ciao
La tua domanda retorica nasconde un malcelato pregiudizio: islamica=terrorista suicida.
Allora fermiamo chiunque non indossi abiti attillati, perchè una cintura esplosiva si nasconde bene anche sotto un cappotto.
Il terrorismo si sconfigge in primo luogo non cambiando come chi terrorizza vorrebbe: siamo una democrazia (va beh, più o meno), cerchiamo di restare tale.
Stai parlando con me?
Non per altro, ma credo che il concetto “malcelato pregiudizio: islamica= terrorista suicida ” non mi possa essere attribuito.
Forse ti sei confuso un pochino!
In tal caso ho capito male e mi scuso.
Quindi il tuo intento era quello di voler chiedere se ci saremmo ugualmente schierati a difendere i diritti di una persona che si è macchiata di un terribile crimine? Ottima domanda, è la prova del nove della genuinità di una democrazia. Anche gli Stati Uniti stanno cominciando a “guarire” dal”autoritarismo acuto che hanno avuto dopo il 2001.
Ah, la mia risposta è sì.
Scusa ancora per il fraintendimento.
” Dubbio: mi domando come ci saremmo schierati se la solerte guardia non avesse applicato la legge in nome della non discriminazione e la signora fosse stata un’attentatrice! ”
…questo è ciò che ho detto.
Hanno anche fatto notare come ciò sia accaduto proprio a venezia dove proprio per motivi culturali e tradizionali si va in giro mascherati una volta l’anno e in quell’occasione la legge è applicata in modo giusto e poichè non c’è alcuna possibilità che il fatto sia strumentale ad un reato nessuno si sogna di fermarti (in questo caso il codice culturale, tutto italiano, è condiviso, nel caso della musulmana evidentemente ancora no)
Precisamente! Il solito “due pesi e due misure”.
ci vuole costanza e impegno per comprendersi, noi non ci proviamo nemmeno…