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Il velo, il nemico, il controllo




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Questo post fa parte delle mie “Lezioni di comunicazione“.
Oggi mi ha colpito molto l’articolo (firmato Massimo de’ Manzoni) su Il Giornale intitolato “Se indossi il velo la legge non vale più“. Mi ha colpito perché, come spesso accade, rivela il sapiente uso di tecniche comunicative per distorcere i fatti fino a inculcare nel lettore una precisissima visione della notizia. Strumentale, di solito, alle politiche dei vari governi Berlusconi, essendo Il Giornale pura e semplice “house organ” di Forza Italia prima e del PDL poi.
Prima il fatto nudo e crudo.

Una donna islamica che indossa il niqab





Il 24 agosto una donna si è presentata al Museo del ’700 Veneziano di Ca’ Rezzonico con il marito e la figlia, ha fatto la fila, ha pagato il biglietto di 6,50 € ed è entrata per la visita. Questa donna è di religione islamica e indossava il cosiddetto niqab, il velo che lascia scoperti solo gli occhi nascondendo del tutto il resto del volto. In linea di principio questo, in Italia, è illegale.
C’è una sentenza del 1976, della Corte di Cassazione (sentenza n. 11339 dell’8.6.1976), che afferma:

Il divieto di comparire mascherati in luogo pubblico ha carattere assoluto, essendo diretto ad impedire che mediante il mascheramento possano compiersi reati. A tal fine il mascheramento è vietato ogni qualvolta il travisamento o il travestimento siano effettuati in modo da precludere l’immediato e sicuro riconoscimento del soggetto.

La signora è stata infatti bloccata all’ingresso delle sale espositive poste al secondo e al terzo piano dalla un addetto del museo che l’ha fermata e le ha fatto notare che “per motivi di sicurezza” non poteva girare per le sale con i preziosi dipinti e oggetti esposti con il volto celato.
Filippo Pedrocco, il conservatore del museo, afferma:

Vorrei fosse chiaro che si è trattato di una libera e personale iniziativa del guardia sala (…) un fatto sgradevole, discriminatorio e stupido, non condiviso né da me personalmente né dal resto della direzione dei Musei civici.

Il sovrintendente del museo ha annunciato provvedimenti nei confronti del custode zelante, c’è stato chi, come L’Unità, ha trattato l’episodio come un grave atto di discriminazione. In un certo senso di certo lo è, ma non sono completamente d’accordo: vi dirò più avanti perché.
È Il Giornale a fare il capolavoro.
Partiamo dal titolo: “Se indossi il velo la legge non vale più“.
Veicola immediatamente due concetti: 1) si fanno favoritismi a chi è di religione diversa da “noi italiani” e 2) gli immigrati, con la scusa della cultura, fanno i propri comodi.
“Idee” che la Lega ha dimostrato di saper diffondere molto efficacemente in campagna elettorale (persino in Basilicata… ma vi pare possibile?). Il che è funzionale alla strategia di creare un nemico per avere maggiore controllo della popolazione. Partiamo bene, non vi pare?

Proseguiamo, l’articolo attacca con una indignata concione contro la punizione inflitta alla guardia che ha fermato la signora (grassetti miei).

Diego sarà punito. Severamente. Forse perderà il posto di lavoro. La sua colpa? Aver fatto rispettare una legge dello Stato, chiedendo a una musulmana velata fino agli occhi di scoprirsi il viso in un luogo pubblico. Un «crimine» che può costar caro nell’Italia politicamente corretta, dove la «contaminazione» è un valore in sé, come ci insegna la Festa del Pd.

L’impostazione personalistica rivela subito la posizione dell’articolista che, invece di riferire un fatto, propone una interpretazione. Da subito, chiara e netta, perché non gli interessa che chi legga se ne formi una propria. Lo scopo de Il Giornale (come di ogni singolo TG nazionale, anche quelli RAI quando Silvio governa) è fomentare il consenso attorno a temi forti come, appunto, i “nemici”, non informare. La guardia è chiamata col nome proprio, per quanto inventato, e si rimarca subito che rimarrà probabilmente disoccupato… per cosa? Per aver fatto rispettare una legge dello Stato. Oh, poverino.
Paragonare questa attività a un “crimine”, in quanto forse genererà una punizione amministrativa, aiuta a rendere il senso della “ingiustizia” che la guardia sta subendo. Colpisce l’ironia usata sul termine “contaminazione”, associato a quei “debosciati” del PD, nemici anch’essi, in contrapposizione all’ideale di “Italia agli italiani”.

Si continua.
Diego

magari non si chiama neppure così: almeno la gogna i suoi dirigenti gliel’hanno per il momento risparmiata e quindi il suo nome non è stato divulgato.

Un ulteriore suggerimento di vittimizzazione della guardia. Inoltre

c’è una legge del 1975 che proibisce di girare a volto coperto: divieto confermato anche dal regolamento dei Musei civici veneziani, che lui è pagato per far rispettare. E lo aveva fatto altre volte. La cosa più divertente è che ad ammetterlo è lo stesso Pedrocco, sì quello che lo vuole punire. «Per questioni di sicurezza», ha spensieratamente dichiarato alla Nuova Venezia, «persone con il volto coperto non hanno accesso alle sale espositive. Succede per esempio a Carnevale, quando molti entrano mascherati. In quel caso chiediamo gentilmente ai visitatori di scoprirsi il volto».
Perfetto, è proprio quello che ha fatto il nostro Diego con la donna araba che indossava il niqab, il velo che lascia scoperti solo gli occhi: quindi, dov’è il problema? Ha fatto bene, no? Errore. Anzi, «grave errore». «Sta al buon senso del personale capire in quali casi sia richiesto far vedere il viso», sentenzia lo spericolato Pedrocco. «In questo caso la signora aveva tutto il diritto di visitare il museo e mi scuso per l’accaduto». Fantastico, no?

I toni calcano sull’ironia e sul sarcasmo (“Fantastico, no?”, “spericolato”, “sì, quello che lo vuole punire”), sollecitando in tal modo il consenso del lettore, la sua immedesimazione. Senza questa “partigianeria” l’articolista dovrebbe affrontare il vero nocciolo del problema, cosa che si guarda bene dal fare.
Ci arrivo fra poco, adesso c’è altro da citare.

Ricapitoliamo. Se, in Italia, un italiano pretende di visitare un museo con il volto mascherato, lo si ferma. Giustamente. Lo stesso avviene, poniamo, se un ragazzo entra in un bar o in un negozio con il casco che gli copre il volto. Questioni di sicurezza, chi non lo comprende: sotto quel casco può celarsi un rapinatore; dietro quella maschera un pericoloso terrorista. E comunque, c’è una legge da far rispettare, ci sono i regolamenti. Se però a violare l’una e gli altri è un’islamica, cambia tutto. L’ipotesi che sia una persona poco raccomandabile non va neppure presa in considerazione e chi si fa sfiorare dal pensiero va redarguito, rimesso al suo posto. Se possibile cacciato.
Perché? Ma è ovvio, perché una musulmana ha diritto di veder rispettate le sue tradizioni che le impongono di non mostrare il viso. Un diritto che, per qualcuno, è più forte della legge

Capito adesso per che cosa stava preparando il terreno, questo volpone di articolista? Sta sfruttando l’episodio per validare una tesi, non per fare informazione. In sostanza questo pezzo afferma che in Italia ci sono dei “buonisti” molto pericolosi che, in nome di un abietto e frainteso rispetto per le altre culture e religioni, puniscono i loro sottoposti per aver fatto rispettare la legge piuttosto che punire chi la infrange e dato che nella mente semplice di molti, islam=straniero=terrorista (ma che, secondo loro non ci sono italiani di religione diversa dal cristianesimo? Mah…), si contribuisce così a rinforzare l’idea che gli stranieri godrebbero di privilegi negati a un cittadino italiano.

Vi dico io cosa Il Giornale lascia fuori dalla discussione (strumentalmente, ma non è una novità: fornire le interpretazioni e i giudizi invece dei fatti è qualcosa che ogni testata giornalistica fa abitualmente, qui), la legge che vieta di andare in giro a volto coperto va revisionata. Evidentemente non prevede casi del genere, in cui cioè il “mascherarsi” sia una espressione culturale e non una premessa al delinquere. Questo è anche il motivo per cui non reputo l’azione della guardia un atto discriminatorio (non sappiamo se avesse motivi diversi dalla sicurezza per fermare la donna), ma solo una interpretazione scorretta della legge. Come dovrebbe cambiare, chiedete? E che ne so? So che, in una democrazia sana, lo Stato si metterebbe a parlare con le comunità religiose per capire come venirne fuori rispettando gli interessi di tutti. Tantopiù che spesso il niqab non è affatto una prescrizione religiosa ma solo una tradizione culturale legata alla fede, al contrario dello hijab, che invece è previsto dalle scritture (se dico castronerie correggetemi, ma da quel che so e mi dicono è così).

Quindi spazio per il dialogo c’è, visto anche che, come sempre avviene al mischiarsi dei popoli, alcune tradizioni cessano di avere senso perché è cambiato il contesto in cui si esplicitano. In questo caso è sicuramente auspicabile uno sforzo musulmano per venire incontro alla legislazione italiana.
Se pensate inoltre che, secondo questa legge, un transessuale non può vestirsi da donna se è biologicamente uomo, comprendete quanto è anacronistica l’interpretazione letterale della norma.

Chiudo con la citazione dell’ultima parte dell’articolo, che è un puro spettacolo.

E a te, Diego, magari passerà per la testa che anche le maschere sono una tradizione. Ma è una tradizione nostra, italiana, e quindi non conta. Ti frullerà l’idea che se a tua sorella o a tua figlia venisse voglia di visitare il Paese da cui proviene quella signora, le obbligherebbero a indossare mortificanti copricapi e ampie vesti lunghe fino ai piedi non appena sbarcate dall’aereo, fregandosene allegramente sia dei loro usi e costumi sia del caldo impossibile. Penserai che non sia giusto. Ecco, limitati a pensarlo. Non dire una parola: c’è il rischio che, oltre a perdere il posto di lavoro, ti guadagni dai progressisti in servizio permanente effettivo anche il marchio di razzista.

Io questo lo chiamo “incitamento all’odio religioso” o, ormai, “razziale”, perché no. Pare che i connotati culturali ormai siano sinonimo di “etnia” (mamma mia, quanto si è fascistizzato il nostro linguaggio negli ultimi sette anni… mangiare “etnico”? Ma sapete cosa diamine significa?).

Donna islamica con velo

Accostare cose che simili non sono serve allo scopo di fomentare l’odio e ribadire i privilegi dei musulmani rispetto agli “italiani” (“è una tradizione nostra, quindi non conta”). La comparazione prosegue con le sorelle e le figlie di Diego che, nel “Paese da cui proviene quella signora”, sarebbero obbligate al burqa “non appena sbarcate”.
Ma stiamo parlando di un fatto avvenuto in Italia, no? Questo appello alla reciprocità è studiato benissimo. È semplice, fa presa. Conta sulla vasta ignoranza del berlusconiano. Non potrebbe stare in piedi, altrimenti: è fuori contesto. La reciprocità legislativa internazionale ha poco a che fare col caso in questione, e tirare in ballo il fatto che “loro” fanno come vogliono “a casa loro” serve a rafforzare l’idea che “noi” possiamo fare come vogliamo “a casa nostra”.Quindi costringerli a sottostare a qualsiasi angheria, il contrario non si può dire, nemmeno pensare, perché non solo ti licenziano, ma i “progressisti” (ovviamente sanno benissimo cosa significa, ma questo uso scorretto e spregiativo del termine serve a screditare chiunque professi politiche integrazioniste… come me, per esempio… invece che repressive. E il PDL ha la Lega con sé. Devo dire altro?) che preferiscono i musulmani alla legge italiana sarebbero addirittura in grado di chiamarti (incredibile dictu!) razzista!
Sì, è possibile.
Però la colpa, a mio avviso, non è della guardia, né della signora, ma di un governo (e più in generale uno Stato) che non ha nessuna intenzione di regolamentare razionalmente il processo di immigrazione, integrazione e conciliazione delle differenze culturali, e fa di tutto per convincere anche noi che è giusto così.

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Comments

143 Risposte a “Il velo, il nemico, il controllo”
  1. Lara scrive:

    Nonostante la bassezza delle argomentazioni del Giornale c’è una piccola tara psicologica all’Italiana da sottolineare:
    davanti ad una persona di religione Islamica sono pochi quelli che sanno comportarsi e trattare da uomini:
    La moltitudine spesso si da al razzismo, allo stereotipo, alla condanna totale
    La controparte si da al buonismo privo di pensiero.

    Abbiamo una massa di pecore da un lato che grida “Se vengono a casa nostra devono togliersi il velo e stare alle nostre regole culturali!”, e dall’altra una massa di capre che ribatte “Far scoprire il volto ad una donna islamica sarebbe razzismo!”

    Una lotta tra ignoranza e buonismo in cui la persona di religione differente viene trattata da un lato come un criminale terrificante e dall’altro come un bambino incapace di intendere e di volere.

  2. Il Gobb scrive:

    Riconosco il problema, e non lo sopporto. Ma da qualche anno il pensiero semplice la fa da padrona… pensa alle campagne elettorali. Spero di essere stato chiaro nel descrivere la mia specifica posizione ^_______^

  3. Ovviamente concordo pienamente con il messaggio dell’articolo.
    Devo comunque sottolineare un aspetto a mio avviso fondamentale: ritenendo vitale il rispetto reciproco e considero la libertà di ogni individuo un bene supremo, mi sovviene però di pensare che forse non tutte le usanze e le tradizioni altrui possano risultare facilmente accettabili.
    Attenzione, questa mia annotazione, apertissima ad ogni tipo di critica e dibattito, ha presupposti ben diversi da quelli (ridicoli) che stanno alla base del dibattito deprecabile che in questi tempi si sta consumando attorno al problema.
    In Italia, come ben sapete, il concetto di “persona” ha subito una notevole evoluzione nel corso dei secoli, fino a divenire un concetto sacro e fondamentale per la nostra democrazia…un’entità costituzionalmente riconosciuta, garantita e difesa, assieme ai suoi diritti e libertà. Il velo islamico che cela le fattezze ed il volto, cancella non solo i tratti e l’aspetto, ma anche la dignità di individuo rendendo la donna una macchia scura indefinita e anonima. Questo mi indigna ed infastidisce.
    Imporre “culturalmente” ad una donna la rinuncia alla propria identità sia un atto violento contro le sue libertà di essere umano, di individuo e quindi sia immorale, inumano ed incostituzionale.

    • Il Gobb scrive:

      Questo sempre secondo il seti di valori in cui credi tu.
      Dignità dell’individuo e immoralità sono etichette per concetti radicalmente diversi a seconda della società storicamente situata che li definisce.

      D’altronde noi imponiamo culturalmente alle donne di lavorare e badare ai figli, la violenza verso di loro (culturalmente generata e trasmessa) è all’ordine del giorno e colpisce il 90% delle persone di sesso femminile in Italia….
      Giudicare è sempre difficile.

      La mia soluzione è di mediazione. Noi esseri umani siamo animali che pensano simbolicamente, cioè diamo senso e significato a ciò che di per sé non ne ha. Questa caratteristica ci permette l’interazione col prossimo, cioè la socialità stessa, ed è quindi alla base di ogni attività che possiamo intraprendere.
      Pretendere di ignorare la cosa significa fare muro contro muro. La sola cosa razionale sarebbe discuterne con i diretti interessati per adattare la legislazione alle esigenze dei cittadini, tutti o il maggior numero possibile di essi, ma pare che questo nessuno lo voglia fare.

      • D’accordo che tutto è relativo e che il dialogo e la mediazione sono importanti strumenti per la crescita culturale di una società…ma la tua obiezione mi trova in disaccordo…innanzitutto è chiaro che la mia critica nasce all’interno della società in cui vivo e del “set di valori” che ne è patrimoio, ma affermare che noi “imponiamo culturalmente alle donne di lavorare e badare ai figli” mi sembra non corretto…sempre più, all’interno dei sistemi occidentali, la cura dei figli è a carico di entrambi i genitori e contemporaneamente demandata, in parte, a strutture esterne (asili, scuole, etc…) che rappresentano un vanto ed una conquista del nostro paese…inoltre il lavoro per le donne è stata una conquista sociale di enorme valore, che si colloca in un processo evolutivo avviato decenni fa mirato al raggiungimento di pari diritti e dignità fra i due sessi…qui si parla di emancipazione della donna, cosa che ha segno diametralmente opposto ad un velo che nasconde la donna facendola divenire trasparente.

        • Il Gobb scrive:

          Ricordiamo intanto la riforma Gelmini, che toglierà la possibilità di demandare ad asil ie scuole la cura dei figli :D

          E poi se è pur vero che la gestione della casa ora ricade in modo più omogeneo su entrambi, questo non risolve il retaggio maschilista della cronica differenza di stipendi a parità di lavoro e incarichi (dati Istat, dovrei andare a ricontrollare ma mi sembra la discrepanza sia intorno al 20%) nè il problema della violenza sulle donne. O quello delle lettere di licenziamento in caso di maternità. Ol il ruol odella donna in TV, che sculetta e non parla.
          Insomma, luci ed ombre: molte conquiste culturalmente osteggiate.

          Ci tengo poi a sottolineare che anche io provengo dalla tua stessa società, eppure ho valori diversi dai tuoi, come dimostra questo dibattito…

          Vabbé, abbiamo posizioni diverse, ma il bello è anche quello: a chi legge farsi un’opinione propria ^_____^

          • Non credo sinceramente che noi due si abbia valori tanto diversi…le conquiste, poi, sono qualcosa in continuo divenire…non ho detto che nei fatti siamo un paradiso in terra…ho semplicemente detto che abbiamo raggiunto già molti successi lungo il cammino, che però è lungi dall’essere terminato.
            C’è ovviamente ancora molto da fare, ma non negherai che parecchio è stato fatto. Purtroppo vi sono sempre forze reazionarie che tendono a minare quanto di positivo si è costruito. L’importante è non desistere.

            • Francesca scrive:

              in questo cammino dovrebbe essere compresa, ormai, anche l’integrazione.
              che Il Giornale, allineato a Pdl e quindi Lega, chiama “contaminazione”.
              ma come si fa’ dico io?La parola contaminazione usata in questo contesto è di un razzismo viscerale e manipola la realtà.

              Questo sempre seguendo il concetto dei razzisti per cui gli immigrati vanno bene solo per lo sfruttamento e per pagare le tasse.
              I diritti non sono concepiti e il cartello della Lega in Basilicata ne è un esempio. Siamo ancora qui a fare le differenze fra “noi” e “loro” quando viviamo tutti sulla stessa Terra.

          • Monica scrive:

            I tuoi dati sono anche i miei.
            Ingresso alla carriera di magistrato: donne e uomini sono al 50% circa
            Conclusione nello stessa: donne dirigenti (2, di numero) uomini 99,99%
            Spiegazione sociologica: la donna, soprattutto dopo la maternità, diventa stupida.

            per portare solo un altro piccolo esempio proviamo a leggere l’articolo del protocollo del Welfare dell’anno scorso che interessava le donne (solo le donne):

            NORME IN MATERIA DI OCCUPAZIONE FEMMINILE
            Art. 28
            Riordino della normativa in materia di occupazione femminile
            1. Il Governo è delegato ad adottare, entro dodici mesi … e garantendo l’uniformità della tutela dei lavoratori sul territorio nazionale attraverso il rispetto dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali, uno o più decreti legislativi finalizzati al riordino della normativa in materia di occupazione femminile, nel rispetto dei seguenti principi e criteri direttivi:
            a) previsione … di incentivi e sgravi contributivi mirati a sostenere i regimi di orari flessibili legati alle necessità della conciliazione tra lavoro e vita familiare;
            b) rafforzamento degli istituti previsti dall’articolo 9 della legge 8 marzo 2000, n. 53, con particolare riferimento al lavoro a tempo parziale;
            c) rafforzamento dell’azione dei diversi livelli di governo e delle diverse amministrazioni competenti, con riferimento ai servizi per l’infanzia e agli anziani non autosufficienti, in funzione di sostegno dell’esercizio della libertà di scelta da parte delle donne nel campo del lavoro;
            ecc. ecc.

            Se ne potrebbe dedurre che gli uomini non hanno una famiglia, non hanno quindi necessità di conciliare lavoro e vita familiare, non hanno anziani o infanti da accudire… che gli sia sfuggito qualcosa??

            In molti contratti di lavoro, per dovere di riservatezza non posso portare esempi, quando gli uomini devono prendere permessi per congedo parentale devono dimostrare che non esiste una donna che se ne possa occupare al suo posto. Molte grandi aziende richiedono certificati che attestino che la donna di turno non se ne possa occupare; ciò in ITALIA e nel 2008. GIURO!!

            • Il Gobb scrive:

              Precisamente il mio punto, Monica: grazie del contributo informatissimo e puntuale ^________^

            • Non cercate di farmi esasperare un punto di vista (il mio) che credo di aver esposto con estrema chiarezza…il fatto stesso che ancora oggi esista addirittura un ministero per le pari opportunità mi inorridisce…ma un cammino è stato intrapreso, risultanti ne sono arrivati…molto (MOLTO!!) altro dev’essere ancora fatto. Rendetevi conto però di cosa significa riconoscere un problema e poterlo trattare liberamente, affrontando tali delicate tematiche apertamente e civilmente (e di quale salto di qualità abbia fatto il nostro tessuto sociale rispetto a diversi decenni fa) se paragonato non solo alla totale assenza di un tavolo di discussione, ma addirittura al mancato riconoscimento del problema e della assenza di dignità che certe costrizioni impongono.

              • Monica scrive:

                Riconoscere l’esistenza di un problema e trattarlo per risolverlo è cosa ben diversa dal fare, intorno ad esso, aperta, civile ed educata conversazione.
                In Italia quello che sta avvenendo è la seconda che ho detto.

                Per avere un’idea più precisa ti rinvio ad alcuni documenti ufficiali del World economic forum (www.weforum.org/pdf/gendergap/rankings2007.pdf) che ci pongono, in scivolata dal 77esimo posto, all’84esimo.
                Resta sempre un margine di peggioramento notevole prima di arrivare alla 126esima posizione, ma possiamo affermare, senza tema d’errore, che non siamo sulla buona strada.

                Se non ci si rende sensibili al problema è difficile vederlo, l’apparenza di parità è come l’apparenza di contare ancora qualcosa quando votiamo, illusione di parità e illusione di democrazia, ma nella sostanza l’esatto contrario (scusa la vena pessimistico-politica).

                Mi rendo conto della buona fede con cui esponi il tuo punto di vista, ma ti assicuro che, se avrai voglia di informarti veramente ed a fondo sull’argomento, anche in rete potrai trovare moltissimi dati, rapporti istat, lavori delle commissioni, rete antiviolenza, relazioni della commissione europea, ecc. ecc. che fanno vedere il problema nella sua interezza.

                Un altro piccolo esempio: numero di rappresentanti parlamentari donne.
                Come può un paese civile in cui la metà della popolazione è donna non avere rappresenti di quel sesso in parlamento o in numero assolutamente irrisorio?
                Abili a lavorare sottopagate, abili a pagare le tasse ma non a deciderne gli impieghi.

                Potrei parlarti della Spagna e di come come una legge semplicissima ha invertito coraggiosamente la tendenza, la legge si chiama “6115 Legge costituzionale 3/2007, del 22 marzo, per la effettiva parità tra gli uomini e le donne”
                Se non riesci a trovarla ti invio la copia che ne ho io.

                • Non commettere l’errore di pensare che non sia informato dei fatti…conosco i dati e non mi sembra di avere fatto salti di gioia…inoltre, vista la sempre più scarsa rappresentatività che i nostri organi costituzionali hanno nei confronti del paese reale, io mi appello al fatto che il popolo è consistentemente più avanti e più evoluto dei politicanti che “elegge”. Nelle aule del parlamento sono fossilizzati a vecchi schemi che prima o poi dovranno crollare, presi in diatribe che sono sempre più distanti dalla vita vera…lo scollamento è enorme!!

                  • Monica scrive:

                    Spero di non commetterlo.
                    Ma il paese che vediamo è diverso. Non ho idea del tuo punto di vista ma dal mio non vedo un paese più avanti ed evoluto dei politicanti che elegge, tutt’altro.
                    Il paese che vedo io è l’esatta immagine dei politicanti al governo; lo scollamento per me è rappresentato da una sempre più sparuta minoranza che tale è anche in parlamento.. ahimè

  4. carlo scrive:

    non concordo con l’articolo del giornale, ma sfortunatamente la guardia aveva ragione…….

    • Il Gobb scrive:

      In senso strettamente tecnico, sì, ha pensato di applicare la legge… e infatti non critico il suo operato, non lo bollo come razzista, non posso fare processi alle intenzioni.
      Il problema è a monte, nelal legislazione stessa.

    • Iniquo scrive:

      Non aveva ragione neanche in senso tecnico, perchè un paramento religioso non è una maschera e la libertà religiosa è un principio fondamentale della nostra costituzione. Esattamente come le suore non si coprono il capo per nascondere i capelli bianchi questa donna non aveva il volto coperto per non farsi riconoscere.

      Già che ci sono affronto brevemente il discorso sui diritti della persona.
      E` un diritto della persona coprirsi completamente se lo desidera in base ad una credenza religiosa, come lo è rifiutare cure che potrebbero salvarle la vita o privarsi di tutti i diritti per poter esercitare quello di libertà religiosa. L’importante è che siano decisioni prese in piena autonomia, cosa che va presunta altrimenti sarebbe troppo facile negarle con un pretesto qualsiasi.
      L’ultimo caso è quello delle suore di clausura, ma mi pare che nessuno gridi allo scempio dei diritti della donna. Non avviene perchè ci siamo abituati, fan parte dell’immaginario collettivo e tutti sanno che esistono da secoli.
      Ecco quindi un altro fraintendimento quando si parla di culture e tradizioni: in democrazia tutte le culture e tutte le tradizioni hanno cittadinanza, a patto che ne rispettino i principi fondamentali. Quindi parlare di gente che non si adatta alla nostra cultura è ragionare da sudditi di una teocrazia (le tradizioni sono spesso impregnate di religione) o di un regime confessionale. Senza contare che spesso sono proprio gli autoctoni a non volersi adattare alle tradizioni, dovremmo quindi chiamarli “nemici della Patria”?
      Cerchiamo di rispettare le nostre leggi, prima fra tutte la Costituzione.

      • Carlo Fronteddu scrive:

        @Iniquo
        Quoto quello che dici ma è quell’articolo di legge che è da modificare.
        La guardia (la cui buona fede è presunta) non ha fatto altro che applicarla, forse dando un interpretazione errata, ma non ha colpe.

        P.S. Carino Boid :smile:

        • Iniquo scrive:

          Sì in effetti non è che si potesse pretendere dalla guardia una preparazione giuridica superiore a quella che spesso hanno gli stessi giuristi. Per questo non gli ho attribuito colpe ma solo torto: non poteva conoscere la portata del principio di libertà religiosa e quindi si è limitato ad applicare una legge secondo un’interpretazione che contrasta con esso.
          Secondo me non si dovrebbe neanche modificare quella legge, ma semplicemente farne una sulla libertà religiosa visto che ci portiamo dietro quella del 1929…

  5. Max scrive:

    Ottimo articolo, l’unica cosa che non condivido:

    “è Però la colpa, a mio avviso, non è della guardia, né della signora, ma di un governo (e più in generale uno Stato) ”

    Il governo e lo stato che ci ritroviamo si può dire che è espressione della media degli italiani.

    Naturalmente è uno degli argomenti più complicati da affrontare. Poi io sono influenza da essere un ateo con la A molto maiuscola. Per cui già non condivido il maestro di religione…
    Questo però non mi impedisce di capire quali sono le esigenze degli altri che siano cristiani o mussulmani e cercare di comportarmi nel modo migliore (bisogna sempre sforzarsi di immedesimarsi nell’altra parte).
    La domanda che mi pongo sempre ma negli altri paesi come ci si comporta ? Ad esempio in Germania come affrontano il problema ?

    • lucaspazio scrive:

      Nella laicissima Francia il velo é vietato come altri macro simboli religiosi (come ad esempio croci in classe, kippá, grandi croci al collo…)

      http://fr.wikipedia.org/wiki/Voile_islamique_dans_les_%C3%A9coles_en_France

      Comunque anche paesi a maggioranza mussulmana come indonesia, turchia e tunisia… hanno lo stesso problema e l’hanno risolto vietandolo nei luoghi amministrativi

      • Iniquo scrive:

        Purtroppo quel che ha fatto la Francia non ha nulla a che vedere con la laicità.
        Laicità è equidistanza dello Stato rispetto alle varie confessioni, non indifferenza o peggio ancora ostilità. Non si creano danni o squilibri se si permette a chiunque di portare simboli religiosi, ma sicuramente si creano sacche di malcontento che possono sfociare nell’odio (per la Repubblica) od in fraintendimenti riguardo la democrazia.
        In tal caso la disobbedienza civile sarebbe ammirabile ed auspicabile.

  6. Se vogliamo dirla tutta, pure io sono ATEO e trovo urticante qualsiasi imposizione di natura religiosa…considero questo tipo di condizionamenti primitivi e irrazionali…barbari…vincoli fortissimi alla crescita ed allo sviluppo dell’umanità intera!!

    • tritumbani scrive:

      quoto in pieno
      ed in più detesto il relativismo etico e culturale

    • Francesca scrive:

      lo credo anch’io.
      anche qui nelle Chiese bisogna entrarci con le spalle coperte.
      Anche se non ho mai capito il perchè, se voglio entrare in una Chiesa me le devo coprire.
      Ma questo era un Museo e la legge la discrezionalità di interpretazione…

  7. prefe scrive:

    ciao
    bellissimo articolo, fate bene a smascherare gli artifici retorici che utilizza questo vergognoso giornale, si basa tutto su quello.
    io seguo quotidianamente le vicende de il giornale e libero e per quanto posso cerco di scriverne.
    L’avevo notato questo articolo del giornale, ne parlai poco approfonditamente qui.
    E’ importantissimo studiare i giornali di berlusconi (passatemi il “di”), sono indice del degrado culturale del nostro paese, ma anche del disegno berlusconiano di creare degli “intellettuali di destra” che tutto sono tranne che intellettuali.
    qui i miei post su “il giornale” e qui quelli su “libero”.
    E’ antipatico pubblicizzarsi, ma per una volta che trovo qualcuno che come me ha lo stomaco di leggere questa fuffa!

  8. mAssi scrive:

    In realtà nemmeno l’Hijab è previsto dal Corano, che si limita a ordinare “che abbassino gli sguardi, che custodiscano le loro vergogne e non mostrino troppo le loro parti belle, eccetto quel che di fuori appare, e coprano i seni d’un velo” 24:31. Tutti le varianti di veli hanno fondamento nei detti del profeta, il cui valore giuridico è pari a quello del Corano, se riconosciuti come autentici.
    Il problema è che il giudizio di autenticità può variare molto a seconda del giurista che interpreta i testi e che il più delle volte esprime un parere per niente disinteressato e soprattutto fortemente influenzato dalla tradizione della sua area. Detto questo, bisogna ricordare che i veli più integrali (burqa e niqab) sono anche un segno che rimanda ad una considerazione del rapporto tra uomo e donna non conciliabile con la nostra costituzione, ed è questa visione da cambiare, non i suoi segni. La strada da percorrere è, secondo me, una decisa campagna educativa sui pari diritti-doveri tra uomo e donna. Quando questo principio sarà solido e certo anche nelle minoranze islamiche qualunque tipo di velo sarà solo un problema superficiale.

    • Il Gobb scrive:

      Grazie delle precisazioni utilissime e della tua opinione, ovviamente… è una delle strade da seguire, di certo. Ma penso ci voglia anche un po’ di interesse da parte del legislatore ^^

    • Max scrive:

      Quoto.

      Il problema è la legislatura e l’affrontare le questioni all’italiana è sempre piena crepe e fessure. E’ una questione di rigore nel mantenere sempre un metro e una misura e se c’è un regolamento o una legge la si rispetta e basta. Ma purtroppo se invece diventa tutto sfilacciato a quel punto si creano i problemi e lo sfruttare da destra e sinistra la cosa.

  9. Il piccolo diavolo scrive:

    Condivido in pieno l’articolo.
    Però, ho un dubbio e un’osservazione.

    Dubbio: mi domando come ci saremmo schierati se la solerte guardia non avesse applicato la legge in nome della non discriminazione e la signora fosse stata un’attentatrice!

    Osservazione: IL GIORNALE potrà piacere o meno, ma definirlo vergognoso mi sembra esagerato. Credo che vi lavorino, con indipendenza di pensiero, giornalisti di grande spessore, come Stefano Lorenzetto tanto per citarne uno.

    • Il Gobb scrive:

      Boh, forse essendo un professionista nel campo della comunicazione le loro tattiche e strategie comunicative mi sono così lampanti da impazzirci… non è solo uan questioen di “piacere o meno”, per me, ma di rilevare una organica e costante azione di deformazione del fatto con interpretazioni funzionali a una parte politica.
      Che poi questo sia perfettamente legittimo nessuno lo discute, ma lo trovo bieco e i lettori andrebbero avvisati ^________^

      • Il piccolo diavolo scrive:

        Boh…forse dipende dal modo che si decide di avere per approcciarsi alla lettura. Ti dirò…ogni tanto compro IL GIORNALE e, pur avendo avuto dei preconcetti all’inizio, in alcuni tratti l’ho trovato abbastanza equilibrato.
        Infine, lasciami passare questa affermazione, i lettori non sono stupidi…non ciè bisogno di avvisarli.

        • Il piccolo diavolo scrive:

          pardon …non c’è…
          ( errore di battitura )

        • Francesca scrive:

          i lettori non sono stupidi…non ciè bisogno di avvisarli.

          Non generalizzerei così tanto.
          E comunque non è questione di “stupidità”, ma di manipolazione che è un’altra cosa.
          Siamo tutti manipolati dall’informazione, anche chi non si ritiene stupido a mio avviso.

          • Il piccolo diavolo scrive:

            Suvvia, ma davvero i giornali riescono a manipolare? Io confido nel buon senso delle persone e nella capacità di avere una libera ed indipendente opinione circa un fatto, da quale editore il giornale provenga.

            • Il Gobb scrive:

              Non è una opinione, è un fatto comprovato da innumerevoli ricerche che i media possano influenzare il comprotamento delle persone. La discussione è sul come di preciso e, soprattutto, sul quanto.
              Senza avere adeguate competenze comunicative, come insegna la semiotica, non è possibile comprendere appieno un testo, e basta anche solo essere lettori disattenti per perdere di vista il metatesto.
              La stessa frase detta qui o, poniamo, in Thailandia, potrebbe avere significati del tutto diversi.
              Detta con un colpo di tosse, in Mali magari è offensiva, mentre accompagnata da certi gesti con le mani indica tutt’altro.

              Le modalità di espressione stesse (contesto della fruizione del testo, scelta del linguaggio e del registro, posizionamento nella pagina, titolo, eventuali foto… il discorso è ancora più complesso nel caso di radio e TV) veicolano significati e senso che possono cambiare anche radicalmente il messaggio.

              Quindi il buon senso non basta: funziona solo informarsi da innumerevoli fonti e confrontarle fra loro, cosa che pochini fanno ^_____^

              • Il piccolo diavolo scrive:

                Non scendo nel merito del tema così come lo proponi perchè non sono esperta come te e finirei per non saper argomentare, ma resto convinta del fatto che in linea generale i lettori non siano così facilmente manipolabili. Anzi, credo che siano critici anche verso i giornali che rispecchiano le loro medesime idee politiche. Concordo poi con te che avere più fonti e confrontarle fra loro aiuta ad avere una visione più larga di uno stesso argomento.

            • Francesca scrive:

              E’ una domanda retorica o scherzi?
              Il buon senso comune e la capacità di avere un’opinione indipendente sono morti da un pezzo in questo paese grazie anche a giornali come questo.
              Tengo a precisare che non è l’unico comunque.

              Mi sa che hai una grande opinione delle persone, forse sopravvalutandole, almeno un pochino.

              • Il piccolo diavolo scrive:

                Mi sembra un discorso rassegnato il tuo.
                E questo mi spiace.

                • Francesca scrive:

                  Rassegnata non credo sia l’aggettivo che più mi rappresenti.
                  Devo dire che ultimamente sono pessimista, forse troppo realista.
                  Spero comunque di sbagliarmi e che gli italiani mi facciano ricredere.

                  • Il piccolo diavolo scrive:

                    Pensaci un pò…siamo qui su MC e siamo in tanti ad esprimere diversi pensieri, a dialogare, a pensarla come volgiamo nel rispetto reciproco…che dici, non è un gran bel segno? Siamo italiani che ti fanno un pò ricredere? :)

                    • Francesca scrive:

                      Ma infatti, da quando ho trovato questo “luogo” ho ripreso un pò di fiducia negli italiani come esseri umani.
                      Ma basta guardarsi e ascoltare i discorsi in giro, al bar, a fare la spesa, nei posti del tram tram quotidiano e mi accorgo che la situazione non è così consolante.
                      Grazie comunque, sei stata molto carina.

                    • Il piccolo diavolo scrive:

                      ..grazie a te per lo scambio…

    • Il Gobb scrive:

      Rispondo anche al dubbio: personalmente mi sarei schierato nello stesso identico modo.
      Se hai letto bene l’articolo non ritengo che la legge attuale sia più utile alla mutata situazione sociale in Italia. Va riscritta in modo laico.

      • Il piccolo diavolo scrive:

        Apprezzo la tua sincerità e non ho motivo di dubitare del contrario.
        Il mio dubbio era, non a caso, formulato al plurale perchè nutro forti perplessità che altri l’avrebbero pensata come te se ci fossero state conseguenze.

    • No, caro piccolo diavolo…il Giornale è davvero un quotidiano vergognoso.

      • Il piccolo diavolo scrive:

        Che ti devo dire…!
        Resto convinta che non lo sia del tutto.

        • e questo mi turba…
          il giornale è sempre schierato…ad oltranza…pilota e maneggia palesemente le informazioni dando loro l’aspetto più funzionale ad avvalorare tesi e proclami dei padroni a cui fa capo…spesso ha iniziato e portato avanti campagne assurde basate sul nulla al solo scopo di creare casi eclatanti o diffamanti…e molto altro ancora.
          In sostanza, si tratta di un giornale spazzatura, che ha perso la propria dignità…o meglio, l’ha svenduta.

          • Il piccolo diavolo scrive:

            non turbarti!
            Parlo per espeienza personale, e di questo devi fidarti se ti va, che a IL GIORNALE lavorano giornalisti di grande intelligenza, curiosità e fermezza, che svolgono il loro lavoro senza lasciarsi condizionare dal loro editore. Chi legge qualcosa che scrivo sa che non sono neppure lontamente orientata politicamente a destra ma ciò nonostante ho trovato molte cose buone su IL GIORNALE.
            Resta il mio, seppur impopolare, pensiero.

            • Francesca scrive:

              Io non metto in dubbio l’intelligenza e la capacità dei giornalisti che lavorano lì.
              Io dico solo che il quotidiano è completamente allineato alla linea di partito che rappresenta e per questo non può essere obiettivo nel racconto dei fatti, che non dovrebbero essere trattate come opinioni.
              Ma in Italia questo è un problema enorme e questo giornale non è l’unico ad avere questo atteggiamento.
              Forse è solo un pò peggio degli altri.

            • Iniquo scrive:

              Si può benissimo essere intelligenti e capaci ed operare in cattiva fede mistificando.
              Basta guardare come hanno gestito le varie “emergenze” e come massacravano l’ostacolo di turno del loro padrone, spesso mentendo spudoratamente.

    • Francesca scrive:

      Io non ho mai letto Il Giornale quindi non so se sia vergognoso.
      Questo articolo però lo è, e di parecchio.

      • Leggo Il Giornale solo quando voglio “vedere” a che punto arriva la disinformazione.
        Come quando, invece di tapparsi il naso, si annusa la puzza.
        Pero’ leggerlo fa bene. E’ istruttivo. :mrgreen:

        • Francesca scrive:

          non so perchè ma non ne sono convinta… :mrgreen:
          Ciao Chiara!

        • davide scrive:

          Distinta Chiara,

          “Leggo Il Giornale solo quando voglio “vedere” a che punto arriva la disinformazione.”

          Non mi sembra che il resto della stampa sia poi tanto migliore.

          Non dimenticarti mai quello che ci disse l’amico Baudelaire999 sull’informazione in Italia.

          Ciao

    • Iniquo scrive:

      La tua domanda retorica nasconde un malcelato pregiudizio: islamica=terrorista suicida.
      Allora fermiamo chiunque non indossi abiti attillati, perchè una cintura esplosiva si nasconde bene anche sotto un cappotto.
      Il terrorismo si sconfigge in primo luogo non cambiando come chi terrorizza vorrebbe: siamo una democrazia (va beh, più o meno), cerchiamo di restare tale.

      • Il piccolo diavolo scrive:

        Stai parlando con me?
        Non per altro, ma credo che il concetto “malcelato pregiudizio: islamica= terrorista suicida ” non mi possa essere attribuito.
        Forse ti sei confuso un pochino!

        • Iniquo scrive:

          In tal caso ho capito male e mi scuso.
          Quindi il tuo intento era quello di voler chiedere se ci saremmo ugualmente schierati a difendere i diritti di una persona che si è macchiata di un terribile crimine? Ottima domanda, è la prova del nove della genuinità di una democrazia. Anche gli Stati Uniti stanno cominciando a “guarire” dal”autoritarismo acuto che hanno avuto dopo il 2001.
          Ah, la mia risposta è sì.
          Scusa ancora per il fraintendimento.

          • Il piccolo diavolo scrive:

            ” Dubbio: mi domando come ci saremmo schierati se la solerte guardia non avesse applicato la legge in nome della non discriminazione e la signora fosse stata un’attentatrice! ”

            …questo è ciò che ho detto.

  10. Hanno anche fatto notare come ciò sia accaduto proprio a venezia dove proprio per motivi culturali e tradizionali si va in giro mascherati una volta l’anno e in quell’occasione la legge è applicata in modo giusto e poichè non c’è alcuna possibilità che il fatto sia strumentale ad un reato nessuno si sogna di fermarti (in questo caso il codice culturale, tutto italiano, è condiviso, nel caso della musulmana evidentemente ancora no)

  11. Francesca scrive:

    Premetto che non condivido la fede in tutte le religioni che metto sullo stesso livello, non c’è una religione che si esprime più civilmente rispetto ad un’altra, secondo il mio pensiero.

    Anch’io ho pensato subito anche alla questione “transessuale”…

    Il concetto sta nel rivedere la legge che è vecchia, fatta quando l’immigrazione nel ns.Paese non esisteva o comunque non a questi livelli.

    La penso esattamente come Il Gobb.

    • Iniquo scrive:

      La fede è un rapporto intimistico con il sovrannaturale, la religione è un modo di organizzare i fedeli e di gestire il potere.
      Anche un ateo compie un atto di fede, cioè si spinge oltre la certezza affermando l’inesistenza di dio.
      Insisto sull’importanza di non confondere i termini fede e religione, non è per pedanteria ma per rispetto del significato di ciò che stiamo discutendo.

      • Francesca scrive:

        Infatti io ho detto che non condivido la fede nelle religioni.
        Non la fede e basta.
        E’ una distinzione che ho ben chiara in mente.

      • Il Gobb scrive:

        Io invece non sono ateo, anche se uso la parola per facilitare la comunicazione con gli altri… sono un agnostico adamantino e integrale, dalal posizione un po’ insolita, e mi ripugna qualsiasi tipo di slancio fideistico, anche la pura e semplice speranza senza fondamento. Lo so, sono cinico ^______^

  12. ilBuonPeppe scrive:

    Del Giornale (un ossimoro perfetto!) e dei suoi giornalisti (se così si possono chiamare) non voglio neanche parlare: ne otterrei solo insulti.
    Resta il fatto che la guardia del museo non ha fatto altro che applicare (spero con educazione) la legge.
    Ma come ho detto anche in altre parti, non si può affrontare questi argomenti finchè non si risolve il difetto di origine: l’uguaglianza di tutte le religioni di fronte allo stato. Senza questo, qualsiasi intervento è solo un rattoppo su un vestito vecchio.

  13. Angelika scrive:

    Concordo con te con il fatto che il giornale ha tratto dall’avvenimento della guardia, l’esca per fomentare razzismo e odio, però la mia idea è questa: quando si visita semplicemente o addirittura si risiede in un paese diverso dal proprio, per una questione di rispetto verso le altrui tradizioni io modificherei le mie o perlomeno le adatterei al luogo in cui sto vivendo. Ecco perchè, quando mi son trovata a visitare un paese musulmano, per quanto non condivida i loro veti nei confronti dell’abbigliamento femminile (e della donna in sè), mi sono attrezzata per non creare allarme, senza darmene troppa pena. Lo stesso mi aspetto che facciano gli altri nel paese in cui io vivo. Io immagino sempre le terre altrui come case in cui approdo per diversi motivi; non è per me una questione di razzismo, non si tratta di manifestare il proprio dissenso per le usanze altrui anche se ai nostri occhi alcune possono sembrare barbare e medioevali (e viceversa, magari). Per me è una questione di rispetto: così come non mi stravaccherei e comporterei male in casa d’altri, così non potrei tollerare che in casa mia certe abitudini che non condivido vengano portate avanti. So che il mio discorso è facile che scivoli nel conformismo e nel semplicistico, ma io la penso così. Ci vuole certamente una politica di integrazione molto più avanzata di quella che abbiamo oggi, ma da questo governo ho forti dubbi che le derive non possano essere che razziste. Sta a noi, allora, educare i figli, i nipoti, noi stessi ad accogliere gli altri, ma anche a far rispettare le nostre leggi senza falsi buonismi. Io la vedo così!

    • missblue scrive:

      Sono daccordo anche io, Angelika.

      A mio avviso, la strumentalizzazione denuciata da Il Gobb sull’articolo de Il Giornale, ha molti motivi per essere ritenuta vera. Tuttavia, come forse diceva anche Lara, questo non ci deve dividere nei soliti due gruppi: a favore o contrari.
      Sono sincera: a me le persone “coperte” da capo a piedi mettono una certa inquietudine. Sarà che non fa parte della mia cultura, e/o sarà che vorrei che la “chiarezza” oltre che un fatto di personalità, fosse anche un fatto di costume (nel vero senso!).

      Credo, inoltre, che in un certo qual modo noi opinione pubblica, con i nostri schieramenti intransigenti e le prese di posizione estremiste, siamo proprio i primi ad alimentare queste strumentalizzazioni comunicative, perchè ci autoproclamiamo come bersaglio.

  14. Pietro scrive:

    Prendo spunto dall’articolo del Giornale riguardante un fatto deprecabile ma pur sempre entro i limiti della tollerabilità per evidenziare un fatto, questo sì a mio avviso molto grave, che è quello accaduto in questi giorni Treviso, dove l’intolleranza e l’odio razziale la fa da padrone, arrivando a vietare di poter esercitare liberamente il proprio credo religoso, cercando di influenzare ed intimidire quei pochi che ancora hanno il coraggio delle proprie idee e non si nascondono nella massa di ipocriiti e falsi e moralisti, riporto l’articolo della Tribuna di Treviso e lascio a ciascuno trarre le opportune considerazioni:

    Gentilini lancia il boicottaggio
    della parrocchia di don Paolo Zago
    «Ai cittadini del quartiere dico: cambiate chiesa». E’ un boicottaggio quello lanciato dal vicesindaco Giancarlo Gentilini ai danni di don Paolo Zago, parroco di San Liberale. Le ragioni? Il prete ha «osato» invitare l’amministrazione a dare una moschea ai musulmani ricalcando le parole che sarebbero state usate qualche ora dopo dalla stessa diocesi di Treviso, contro cui il vicesindaco non risparmia strali. E torna a caricare a testa bassa i musulmani di via Puglie minacciando fatidiche «ordinanze d’irruzione» se riproveranno la preghiera nascosta di domenica.
    Forse non ha digerito il fatto che poche ore prima, nonostante le sue minacce, i musulmani si fossero inginocchiati a pregare dentro la stanza nascosta dell’ex market di via Puglie. O forse non ha digerito l’invito netto della Chiesa di Treviso che dopo aver assistito all’ennesimo braccio di ferro tra islamici e amministrazione ha chiesto a quest’ultima di deporre le armi e trovare una soluzione, un luogo di preghiera per i musulmani. Fatto sta che ha inaugurato una nuova settimana di lavoro dando fuoco alle polveri e puntando tutti tranne il vescovo, risparmiato pare più per carica che per pensiero. L’invito alla solidarietà arrivava anche da lui, ma Gentilini ha preferito attaccare don Zago e don Vallotto. Durissimo contro il parroco di San Liberale. «I cittadini del quartiere non ne vogliono sapere dei musulmani – grida Gentilini – e lui, schierandosi con loro, si mette contro i suoi parrocchiani. A loro quindi dico di cambiare chiesa. Quando don Zago avrà la sua vuota potrà farla diventare una moschea e darla ai musulmani». Stesso trattamento per don Vallotto, che sabato pomeriggio aveva riferito del suo colloquio con il vescovo e pubblicato l’invito ai politici a «trovare una soluzione dando un luogo di culto agli islamici». «Don Vallotto predica bene, allora vada a dare tutti i locali della sua parrocchia ai musulmani se crede». La posizione di Gentilini è intransigente. Le ragioni? «I musulmani sono un pericolo latente». Chiama in causa l’11 settembre e punta il dito contro luoghi (via Puglie) che possono essere usati per accogliere «cellule dormienti del terrorismo» quindi minaccia «ordinanza di irruzione immediata» se i musulmani di seconda generazione proveranno ad entrare nell’ex supermercato per fare qualcosa di diverso dalla sua destinazione d’uso: commercio. «Non accetterò – annuncia – che si nascondano dietro una saracinesca per pregare», quindi ribadisce che farà pattugliare la zona anche di
    notte e che porterà il caso all’attenzione del prossimo comitato d’ordine e sicurezza in prefettura. «Mercoledì parlerà di via Puglie con i responsabili dell’ordine pubblico – dice infatti Gentilini – voglio che la questione venga definitivamente risolta». Resta da capire ora come e se la Chiesa di Treviso e i suoi fedeli incasseranno l’attacco diretto del vicesindaco e ancor più il suo invito a boicottare la chiesa di don Paolo Zago, a San Liberale. Il fatto che l’invito del parroco del quartiere non fosse solo personale, ma rispecchiasse la linea della diocesi pesa, e non poco.
    (09 settembre 2008)
    P.S. Vi invito a non cadere nel tranello del facile humor sulla figura di Gentilini, egli in realtà da sfogo ed interpreta quelli che purtroppo sono i sentimenti di un’ampia fetta di elettori, su questo bisognerebbe fare una accurata ed approfondita analisi.

    • Il Gobb scrive:

      Ma il diritto costituzionale alla libera riunione che fine ha fatto?

    • Iniquo scrive:

      Gentilini dovrebbe inserirsi meglio nella nostra società rispettandone le leggi e non istigando alla commissione degli stessi reati di cui si macchia.
      Pessimo esempio di integrazione questo relitto del fascismo.
      Visto che la maggioranza della popolazione di Treviso lo vota da un decennio o forse più il mio ragionamento si estende anche a loro.

      • Pietro scrive:

        A questo volevo arrivare, dato che in quella provincia ci vivo, posso dire che Gentilini esprime concetti che sono assai comuni fra la popolazione, forse retaggio di un recente passato fatto di miserie e privazioni, ora che la gran parte stà parecchio bene, non si curano di chi stà peggio di loro e anzichè contribuire all’integrazione elevano muri di diffidenza e di acredine sempre più alti, dimentichi che molti dei nostri padri per mancanza di lavoro proprio all’estero sono riusciti a costruirsi un futuro più dignitoso ed a garantirlo a quei figli che ora urlano e schiamazzano contro ogni foresto incontrano, a questo per onestà bisogna riconoscere ha contribuito non poco un lassismo in fatto di persecuzione dei molti che purtroppo delinquono, una maggiore controllo su chi entra e vuol rimanere senza permesso di soggiorno e senza un lavoro regolare sarebbe certamente opportuno.

        • Francesca scrive:

          Certamente. ma anche rispettare tutti come persone, a maggior ragione se l’immigrato lavora e paga le tasse come tutti gli altri.

  15. Il Gobb scrive:

    Questo ultimo commento mi fa contento, perché coglie un aspetto che volevo trasmettere, con forza: le posizioni “sono a casa nostra devono fare come diciamo noi” e “vanno rispettate le diffrenze culturali a prescindere dalle nostre leggi” sono entrambe, a mio giudizio, ridicole.
    C’è bisogno di adattabilità e, come Peppe ha fatto notare, un cambiamento dei principi alla base della legislazione in materia. Al di là delle impostazioni personali o pregiudiziali.
    Pia illusione…

  16. Il Gobb scrive:

    Ups! Mi riferivo a quello di missblue più sopra ^___^

    • missblue scrive:

      Non ho capito quale dei tuoi commenti fosse rivolto a me..

      • Il Gobb scrive:

        Ehehe, posting contemporaneo, la piaga di ogni forum/blog che esista! :D

        Questo:
        Questo ultimo commento mi fa contento, perché coglie un aspetto che volevo trasmettere, con forza: le posizioni “sono a casa nostra devono fare come diciamo noi” e “vanno rispettate le diffrenze culturali a prescindere dalle nostre leggi” sono entrambe, a mio giudizio, ridicole.
        C’è bisogno di adattabilità e, come Peppe ha fatto notare, un cambiamento dei principi alla base della legislazione in materia. Al di là delle impostazioni personali o pregiudiziali.
        Pia illusione…

        Era riferito a questo:
        Sono daccordo anche io, Angelika.

        A mio avviso, la strumentalizzazione denuciata da Il Gobb sull’articolo de Il Giornale, ha molti motivi per essere ritenuta vera. Tuttavia, come forse diceva anche Lara, questo non ci deve dividere nei soliti due gruppi: a favore o contrari.
        Sono sincera: a me le persone “coperte” da capo a piedi mettono una certa inquietudine. Sarà che non fa parte della mia cultura, e/o sarà che vorrei che la “chiarezza” oltre che un fatto di personalità, fosse anche un fatto di costume (nel vero senso!).

        Credo, inoltre, che in un certo qual modo noi opinione pubblica, con i nostri schieramenti intransigenti e le prese di posizione estremiste, siamo proprio i primi ad alimentare queste strumentalizzazioni comunicative, perchè ci autoproclamiamo come bersaglio.

  17. Carlo Fronteddu scrive:

    Ciao a tutti.
    Difficilmente un quotidiano avrebbe potuto trattare la questione più partigianamente ed in maniera untuosamente faziosa del Giornale, ma non credo che l’Unità o qualche giornale della inesistente sinistra abbiano fatto meglio nel difendere ad oltranza i “diritti” di quella donna di portare il niqab.
    Concordo con il Gobb in quanto penso che la legislazione in materia debba cambiare, così come l’atteggiamento di molti politici, che si danno a giudizi semplicioni e ad effetto, sia per ignoranza loro sia di molti di coloro che li ascoltano, affidandosi sempre più al paternalismo e allo stomaco degli elettori, molti dei quali incapaci o nolenti di affrontare un fatto e di formarsi una propria opinione.

  18. pacatoegentile scrive:

    Visto che – in barba alla legge italiana – si coprono le rane in croce altrimenti il papa piange trovo giusto che si lasci indossare il velo per motivi religiosi.

    Se il velo non deve essere indossato allora voglio la rana scoperta subito.

    e visto che viene continuamente citata, come cozza la legge n 152 del 1975 (art 5) con il carnevale o con quello che ha il raffreddore e si mette la sciarpa ? tutti dentro ?
    no eppure se deve essere applicata alla lettera per un’islamica perche’ non deve esserlo anche per gli italiani ?
    e’ sempre tutto un noi loro, molto meglio stimolare l’odio che nasce dalla paura e dall’ignoranza piuttosto che informare e lasciare alle persone di pensare da sole.

    postilla riguardo a

    Lo scopo de Il Giornale (come di ogni singolo TG nazionale, anche quelli RAI quando Silvio governa) è fomentare il consenso attorno a temi forti come, appunto, i “nemici”, non informare.

    .. non mi pare che la sinistra col suo urlare “conflitto d’interesse” sia da meno

    • enpassant58 scrive:

      Perché, il conflitto di interesse non esiste?
      In ogni caso di quale sinistra parli, del PD? Il PD il conflitto di interesse non lo considera più neppure alla lontana, eppure è lì, sempre uguale da 15 anni, un enorme macigno che pesa sulla democrazia italiana, il proprietario di un impero mediatico (di fatto, un monopolista) che fa il primo ministro!
      Per tutto il resto, sono pienamente d’accordo, viva la rana e abbasso il velo.

    • Il Gobb scrive:

      Non ho mai detto il contrario :D
      Silviuccio ha lnaciato uno stile di propaganda che ormai hanno adottato tutti, anche chi non possiede il controllo di vaste fette dei media.
      Come dice quell’orrore di Mughini, “ABORRO!” :D

  19. Il Giornale strumentalizza l’informazione cercando di indirizzare l’opinione pubblica verso l’opinione di Silvio.
    Silvio cerca di indirizzare l’opinione pubblica verso il razzismo per farle ignorare l’inflazione al 5,1% e la crescita allo 0%.
    Se non riesci ad affrontare ed a risolvere un problema un buon escamotage è inventare un nuovo problema, sperando che si dimentichi il precedente.
    Ineccepibile.

  20. Pierluigi scrive:

    Bellissimo articolo.
    Mi domando se quelli che scrivono sul Giornale ci sono o ci fanno…
    Passando a cose più serie (rispetto al Giornale) la sentenza della Cassazione non è una legge, esprime solo un principio che può essere comunque smentito da qualsiasi giudice. E in ogni caso, immagino che la citata sentenza, risalente al 1976, anni di terrorismo rosso e nero, sia stata emessa avendo a mente tali fenomeni e quindi ad oggi dovrebbe intendersi del tutto superata.
    Infine, se la ratio è quella della sicurezza, basterebbe chiedere alla donna velata di mostrare il volto ad una guardia (magari donna) all’ingresso e poi essere ammessa al Museo. A meno che non si voglia fare come in Francia, con la legge che vieta il velo nei luoghi pubblici.

  21. Gaetano G. scrive:

    Io non sono per niente d’accordo con l’autore.

    Intendiamoci, che “Il Giornale” sia fazioso e faccia propaganda lo capiscono anche alle elementari . Chi lo compra sa già cosa si aspetta, un po’ come chi guarda il TG4 lo fa per guardarsi il Berluska nel suo artefatto splendore.
    Ma non è di questo che volevo parlare ,bensì del fatto in se. C’è una legge( e meno male che c’è) che dice che è proibito girare col viso coperto . Il custode ha applicato una legge. Punto. Non ha detto “ qui cani e musulmani non possono entrare.” E quant’anche avesse pensato che fosse stata imbottita di tritolo qual è il problema? E’ un razzista ? Dev’essere licenziato?
    E non capisco perché una legge debba essere rivista per in funzione di UNA COSTUMANZA, di UN’USANZA ARCAICA che dice che le donne debbano andare in giro infagottate se no dio magari s’arrabbia e non ti fa entrare in paradiso o ti incenerisce con un fulmine .
    Le regole dovrebbero essere laiche , non vi pare ?

    Ma com’è che nessuna donna s’indigna?

    • Il Gobb scrive:

      Ecco quello che chiamo un semplicistico ragionamento etnocentrico :D

      Provocazione: un medico che si rifiuta di prescrivere la pillola del giorno dopo non lo fa in base ad una costumanza arcaica imposta dal capo della sua religione? Commette un reato, e cioè interruzione di pubblico servizio: la cosa non ti indigna?
      O non c’è da indignarsi perché in questo caso è sbagliata la legge e non bisogna adeguarvisi?

      Ho detto che la guardia è razzista?
      Io sono dell’idea che la legge sia inadeguata, e se il tuo modo di affrontare la globalizzazione è “che abbandonino i loro costumi arcaici” beh, non ho più nulla da dire ^_______^

    • Francesca scrive:

      Ma com’è che nessuna donna s’indigna?

      Di che cosa?Del velo?
      Come ho scritto sopra io metto tutte le religioni sullo stesso piano, quindi qualsiasi prevaricazione o obbligo derivata da esse credo sia una limitazione della libertà.
      Ma qui il discorso non era quello del velo…

  22. Il Gobb scrive:

    Ecco un altro motivo per cui nessuna donna si indigna.
    http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&ID_articolo=4984&ID_sezione=&sezione=

    Gran testa, Naomi Wolf, anche se a mio giudizio solo su alcune cose: su altre mi trova in COMPLETO disaccordo…

    • Francesca scrive:

      io sono daccordo con lei, almeno per quest’articolo.

    • Gaetano G. scrive:

      Ma è ovvio che ognuno possa vestire come gli pare. Ma nel complesso mondo dell’Islam indossare il velo , il chador , il burka non è sempre una libera scelta .Io so di un paio di donne musulmane occidentali ( non alcune , non molte , quantità ambigue che con dicono niente ) contente di non farlo.

  23. Gaetano G. scrive:

    Tu puoi chiamarlo come ti pare poco mi interessa .

    Francamente faccio fatica capire il senso della tua risposta e trovo un poco irritante che tu tragga conclusioni , perdonami , faziose. Forse non hai capito cìò che volevo dire. In ogni modo , ammesso che ti interessi davvero, sulla tua – provocazione – pienamente d’accordo:la cosa mi indigna e non di poco ,come ogni prevaricazione della libertà altrui.Apposta ho parlato di laicità delle leggi e di chi legifera no di anti islam. Ma non capisco che c’entri con l’argomento. E non ho detto che non debbano vestirsi come pare loro , ma che si tratta una questione di rispetto delle regole e anche di decoro se permetti , che è cosa ben diversa dal rispetto delle libertà .Non credo cha in un museo ti facciano entrare con le mutande di fuori . Ed anche di sicurezza, si. E’ successo che qualche donna velata si sia fatta saltare in aria o no?.

    Sono regole.

    Se io devo spogliarmi prima di salire su un aereo lo faccio , non mi piace ma lo faccio. E la globalizzazione non c’entra un bel niente

    • Francesca scrive:

      La globalizzazione c’entra eccome. Te lo dice il fatto che le leggi italiane sono obsolete perchè l’immigrazione (in sento totale del termine quindi cultura e modo di vivere compresi) non è presa minimamente in considerazione.

      Poi che c’entra il decoro scusa?
      Semmai sono più indecorosi i pantaloni che vanno di moda adesso che lasciano mezza chiappa di fuori col fascione delle mutande in vista, piuttosto che un velo.

      • Gaetano G. scrive:

        La globalizzazione , le leggi sull’immigrazione con il fatto del museo di Venezia non c’entrano . E’ di questo che stiamo parlando o no?

        Sono indecorosi entrambi

        • Francesca scrive:

          Indecorosi non direi, dovresti scegliere un altro aggettivo forse.
          La legge lascia al singolo l’interpretazione perchè obsoleta e non rispetta canoni che nel passato non esistevano in Italia.
          Quindi su questo la globalizzazione c’entra.
          Mi sto ripetendo…mi sa che io e te proprio non ci capiamo…

    • Il Gobb scrive:

      Le “regole” altro non sono che convenzioni sociali.
      Sì, anche le leggi.
      Che sono contigenti. Sono cioè determinate storicamente in base alle situazioni reali che un gruppo si trova ad affrontare. Quando ci si trova davanti ad un fatto nuovo che non è ancora stato normato uno Stato democratico gestito razionalmente si informa sul fatto e legifera per consentire il rispetto dei diritti costituzionali tutelando al contempo le prerogative (in questo caso la sicurezza) che ritiene irrinunciabili.

      Cosa c’è di strano?
      Globalizzazione e laicità mi sembrano due elementi CARDINE di questa discussione e del processo in oggetto, ignorarli a mio parere significa non aver riflettuto abbastanza.
      Se non li hai ignorati e la tua opinione è questa, beh, perché no ^_____^
      In questo caso posso solo dire che non condivido affatto, e pace :)

      • Gaetano G. scrive:

        Allora facciamo a capirci ,

        Il mio commento era esclusivamente sul custode cazziato e sull’atteggiamento ipocrita del suo superiore. E si, anche sulle usanze arcaiche e bigotte di quella parte fanatica dell’islam , religione che dovete capire è molto ambigua e si presta ad un sacco di interpretazioni. Ora , perché non lo si può dire ? Me lo spiegate?
        Perché non di può dire che l’Islam per molti versi presenta una cultura arretrata di secoli?
        Io credo che queste usanze o tradizioni o chiamatele come vi pare si possano e si debbano criticare così come si possano e si debbano criticare le continue ingerenza del Papa nella politica italiana .
        Sai Gobb , io credo che tu abbia scelto l’esempio sbagliato per dimostrare la faziosità de IL GIORNALE .

        Poi possiamo prendere spunto per disquisire di tutto quello che volgiamo , delle leggi che spesso sono frutto di particolare periodo storico e politico , dell’integrazione degli immigrati ,della globalizzazione etc. etc.,ma questo è un altro paio di maniche .Io resto dell’idea che il guardiano abbia fatto benissimo perché ,mi ripeto e provo a spiegarmi meglio ,ha applicato una legge laica , fatta da uno Stato che a mio parere DOVREBBE SEMPRE ESSERE LAICO QUANDO LEGIFERA. Il che vuol dire che ci sono delle priorità contingenti soprattutto agli ultimi sette anni .
        Quindi non ignoro affatto l’importanza della laicità e mi pare che sulla importanza siamo in qualche modo d’accordo o no?

        P.S. Forse sono stato un po’ brusco ma da parte mia non ritengo di aver mai litigato con te . ;-)

        • Il Gobb scrive:

          E allora a posto: dal confronto, anche duro, si esce spesso arricchiti ^___^

        • Iniquo scrive:

          Tutte le religioni presentano caratteri arcaici, non necessariamente però indossare il velo integrale significa aderire alla concezione di subalternità della donna così come non lo è farsi suora (le suore, a differenza dei preti, non hanno diritti all’interno della Chiesa cattolica).
          Il terrorismo non è una novità degli ultimi sette anni e non si può pensare d limitare un gruppo religioso solo perchè alcuni che si professano islamici hanno fatto degli attentati.
          Che poi a dirla tutta la scusa del “chissà cosa c’è sotto al velo” non regge, quelle donne non sono le uniche a portare abiti ampi od a coprirsi il volto.

        • Francesca scrive:

          Secondo me invece il Gobb ha scelto l’esempio azzeccatissimo.

          E continuo a dire che non piò escludere dal discorso la laicità/religione e la globalizzazione.
          Senza la globalizzazione forse non ci saremmo accorti che questa legge è obsoleta.

          Secondo poi tutte le religione sono retrograde ed esprimono obblighi/doveri.
          Per questo l’islam non è peggiore delle altre.

  24. Gaetano G. scrive:

    Beh ,sette anni fa quacosina direi che è cambiata .Se con un temprino sono riusciti a dirottare due aerei , a tirare giù due grattacieli e a fare quasi tre mila morti qualcosa è cambiata eccome.ed è ovvio che ora i controlli siano estremamente più severe .

    Per il resto io sto ai fatti ,quando vedrò farsi saltare in aria un prete o una suora ne riparleremo . Per il momento a fare questo sono solo gli estremisti islamici , donne velate comprese. Ciò che avanza sono opinioni.

    ( Scusate , ho sbagliato a digitare la mail)

    • Doxaliber scrive:

      Ho cancellato il commento duplicato. ;-)

      • Iniquo scrive:

        Terroristi cattolici facevano saltare i pub in Irlanda del Nord, indù bruciano moschee e chiese…
        Ogni ragionamento basato su “se lo fa uno lo possono far tutti” è fallace, quindi addurre motivazioni come quella della distruzione del WTC per limitare i correligionari di quei terroristi nasconde (neanche troppo bene) un pregiudizio e la conseguente volontà di ridurre arbitrariamente i loro diritti.

    • Francesca scrive:

      Il prete e la suora probabilmente fanno danni in altro modo ma non sono considerati dai più terroristi.
      Devo ricordarti cosa facevano i sacerdoti per evangelizzare gli indigeni da loro considerati incivili?
      Leggiti qualcosa sulla storia degli aborigeni australiani per dirne una.

      • Gaetano G. scrive:

        @Iniquo e Francesca

        Per quanto mi riguarda potete anche aggiungere i monaci buddisti e gli harikrishna se vi aggradano , per me vale lo stesso discorso . Non è una difesa del cattolicesimo che ho voluto fare .

        Non tutti gli islamici sono terroristi ma tutti gli estremisti islamici sono terroristi.Questo è un fatto , non un pregiudizio.

        Puoi si può filosofeggiare più o meno superficialmente quanto si vuole su accadimenti ( New york , Madrid ,Londra) che fortunatamente sono lontani , oggi più che mai. Non era questo il senso dei miei interventi e non ho voglia di ripetermi.

        • Iniquo scrive:

          Non tutti gli estremisti islamici sono terroristi, ma sono fondamentalisti.
          Usiamo le parole con il loro giusto significato, essere fondamentalista non comporta necessariamente l’essere terrorista.
          Se io dessi del terrorista a Binetti sarei giustamente condannato, invece la chiamo fondamentalista e ne ho ben ragione.
          Nessun filosofeggiare, solo uso corretto delle parole secondo il loro significato.

          • Francesca scrive:

            Mi hai rubato le parole di bocca.
            Estremismo = fondamentalismo è un errore che commettono in molti grazie anche ai mass media che giocano con le parole.
            Discorso vecchio, purtroppo…

            • Iniquo scrive:

              Penso che il tuo sia un lapsus, sostenevo infatti che estremismo=fondamentalismo ma diverso da (non so come si fa il simbolo “diverso da”) terrorismo.
              Poi c’è il terrorismo mediatico, ma non è di quello che stiamo parlando.

              • Francesca scrive:

                Scusa, ho scritto estremismo ma volevo scrivere terrorismo.
                Cioè che molti confondono il concetto di fondamentalismo con terrorismo.
                Sono un pò “fuori” in questi giorni, scusatemi.

          • Gaetano G. scrive:

            Va bene ,usiamo il giusto significato e soprattutto distinguiamo .Non tutti gli estremisti si fanno saltare in aria o progettano attentati? Ok ,d’accordo, così come tutti quelli che si fanno saltare in aria sono estremisti ed il martirio è l’arma ,di non tutti ,di alcuni ,di molti , di una parte ( quantità indefinibili che non dicono un accidenti ) di estremisti- fondamentalisti, che sono quindi terroristi e che secondo quei cattivoni della CIA proverrebbero dalle madrasse .
            -
            Ma distinguiamo, dicevo. Distinguiamo tra chi ANCHE TRA I MUSULMANI ritiene la propria fede un fatto privato ( e sfido a trovarne al di fuori dall’occidente ) e chi se ne va in giro travestito da Belfagor .E distinguiamo tra chi rinuncia a vestirsi così in osservanza delle regole e di chi delle regole se ne impipa perché così dice la mia religione e portare rispetto. Proviamo a mantenere lo sguardo fermo e diritto quando si osserva ,cosa impossibile in questo paese, ad esssere un po’ meno indulgenti verso , ripeto , costumanze arcaiche e a mio parere anche antiquate. Non credo che siano razzismo , ne avere pregiudizi , non per me almeno .

            Perché quello che ancora vi sfugge è che, l’accettazione dello straniero non significa valorizzarne il buono e minimizzarne il male, questa è commiserazione e la reazione a tuto ciò di chi vi legge o vi ascolta , che dell’Islam non ne sa una mazza , finisce esattamente con l’essere l’opposta : “c’avete rotto con sti c…o di arabi”

            • Iniquo scrive:

              Piccolo appunto: nella madrasse ci sono lo stesso tipo di persone che frequentano le scuole degli Ebrei ortodossi in Israele, cioè integralisti religiosi. Quindi se voglio andare a pescare criminali da manovrare è facile che vadano lì, ma non è un passaggio obbligato.

              Grosso appunto: vestirsi con il velo integrale (la tua espressione è fastidiosa come lo sarebbe la mia se definissi i preti “travestiti con la gonna”) non viola alcuna legge e se ce ne fosse una che volesse impedirlo essa contrasterebbe con l’art 19 della Costituzione.
              Poi insisti con le costumanze arcaiche, ma io ti posso tranquillamente rispondere che vedere i flagellanti cattolici scannarsi a sangue sulla pubblica viva è anche barbara e vomitevole come usanza, usare una bambina da ergere vestita da Madonna a 15 metri di altezza è criminale…

              Visto che facciamo il gioco delle cose che sfuggono, a te sfugge che la libertà religiosa comporta la possibilità alla gente di agghindarsi come meglio crede purché non contrasti con il buon costume (sempre art. 19 della Costituzione).
              E per l’ennesima volta: no, portare il burqa non è assimilabile al mascherarsi per nascondere l’identità, altrimenti non si spiega perchè d’inverno non mi fermino quando il vento gelido mi fa tirare su la sciarpa sul volto o come mai non fanno togliere alla gente quegli occhialoni da sole enormi (brutti secondo me) che coprono mezza faccia. Se aggiungi a queste annotazioni il fatto che è espressione di una credenza religiosa ed in quanto tale tutelata dalla Costituzione troverai difficile contestarne la legittimità.

              • Gaetano G. scrive:

                I.
                Piccolo appunto: nella madrasse ci sono lo stesso tipo di persone che frequentano le scuole degli Ebrei ortodossi in Israele, cioè integralisti religiosi. Quindi se voglio andare a pescare criminali da manovrare è facile che vadano lì, ma non è un passaggio obbligato.

                —-
                G.

                Che significa passaggio obbligato ? Arrivano da li i criminali o meglio i terroristi islamici , ( e usiamole però le parole con il giusto significato )
                oppure no?
                ——
                I.

                Grosso appunto: vestirsi con il velo integrale (la tua espressione è fastidiosa come lo sarebbe la mia se definissi i preti “travestiti con la gonna”) non viola alcuna legge e se ce ne fosse una che volesse impedirlo essa contrasterebbe con l’art 19 della Costituzione.

                —–
                G.

                Scusami , perché se ci fosse? Esiste questa benedetta legge che impedisce di mascherarsi in pubblico o no?
                Capisco che la mia espresiione dia fastidio ma detesto ciò che viene imposto dalle religioni. Comunque non male “travestiti con la gonna “ – c’è un fondo di verità :-)

                —–

                I.

                Poi insisti con le costumanze arcaiche, ma io ti posso tranquillamente rispondere che vedere i flagellanti cattolici scannarsi a sangue sulla pubblica viva è anche barbara e vomitevole come usanza, usare una bambina da ergere vestita da Madonna a 15 metri di altezza è criminale…

                —–

                G.

                Io non capisco perché invece tu insisti a rispondermi con il solito mantra anti – cattolicesimo quando più volte ho detto che non ho nessuna simpatia per i Papa e i suoi seguaci e per le cazzate che dice , francamente lo trovo irritante ma evidente non è discutere che ti interessa..

                —-

                I.

                Visto che facciamo il gioco delle cose che sfuggono, a te sfugge che la libertà religiosa comporta la possibilità alla gente di agghindarsi come meglio crede purché non contrasti con il buon costume (sempre art. 19 della Costituzione).

                —-

                G.

                Mi pare che facciamo il gioco di affermare le proprie tesi . Nel caso non te ne fossi accorto succede a volte che qualche donna di velo vestita si faccia esplodere , e quando lo fa causa decine di vittime perché li sotto può nascondere tutto il tritolo che vuole. Ne basta una e cambia la percezione su di loro . Lo stesso vale per chi entra in un pub irlandese pieno di crocifissi e con una borsa in mano (non lo so, sto ipotizzando ) o sulla metropolitana di Londra quando sale chiunque con uno zaino. E’ la paura, che fa parte della vita e dell’uomo e che spesso viene cavalcata per fini politici.Quindi non ci vedo niente di male neanche se il custode non l’avesse fatta entrare per paura . Credo che la sicurezza venga prma della libertà religiosa. Troppo facile dire che un articolo della costituzione dice così quindi è giusto così, mentre il mondo è cambiato e continua a cambiare .

                —-

                I.

                E per l’ennesima volta: no, portare il burqa non è assimilabile al mascherarsi per nascondere l’identità, altrimenti non si spiega perchè d’inverno non mi fermino quando il vento gelido mi fa tirare su la sciarpa sul volto o come mai non fanno togliere alla gente quegli occhialoni da sole enormi (brutti secondo me) che coprono mezza faccia. Se aggiungi a queste annotazioni il fatto che è espressione di una credenza religiosa ed in quanto tale tutelata dalla Costituzione troverai difficile contestarne la legittimità

                —-

                G.

                Questa ,consentimi ,è una forzatura.E dai su , chi indossa gli occhiali o la sciarpa sul viso non è completamente irriconoscibile , chi indossa il burqa si .

              • Gaetano.G scrive:

                scusate non vedo piu’ il commento in risposta qui , come mai?

              • Gaetano G. scrive:

                perche non appaiono i miei cmmenti?

              • Gaetano G. scrive:

                E stato cancellato un commento in risposta a questo e troppo sapere il perchè?

              • Gaetano G. scrive:

                RIPOSTO:

                I.
                Piccolo appunto: nella madrasse ci sono lo stesso tipo di persone che frequentano le scuole degli Ebrei ortodossi in Israele, cioè integralisti religiosi. Quindi se voglio andare a pescare criminali da manovrare è facile che vadano lì, ma non è un passaggio obbligato.

                G.

                Che significa passaggio obbligato ? Arrivano da li i criminali o meglio i terroristi islamici , ( e usiamole però le parole con il giusto significato ) oppure no?
                ——
                I.

                Grosso appunto: vestirsi con il velo integrale (la tua espressione è fastidiosa come lo sarebbe la mia se definissi i preti “travestiti con la gonna”) non viola alcuna legge e se ce ne fosse una che volesse impedirlo essa contrasterebbe con l’art 19 della Costituzione.

                G.

                Scusami , perché se ci fosse? Esiste questa benedetta legge che impedisce di mascherarsi in pubblico o no?
                Capisco che la mia espresiione dia fastidio ma detesto ciò che viene imposto dalle religioni. Comunque non male “travestiti con la gonna “ c’è un fondo di verità :-)

                I.
                Poi insisti con le costumanze arcaiche, ma io ti posso tranquillamente rispondere che vedere i flagellanti cattolici scannarsi a sangue sulla pubblica viva è anche barbara e vomitevole come usanza, usare una bambina da ergere vestita da Madonna a 15 metri di altezza è criminale…

                G.

                Io non capisco perché invece tu insisti a rispondermi con il solito mantra anti – cattolicesimo quando più volte ho detto che non ho nessuna simpatia per i Papa e ciò che sostiene , francamente lo trovo irritante ma evidente non è discutere che ti interessa..

                I.

                Visto che facciamo il gioco delle cose che sfuggono, a te sfugge che la libertà religiosa comporta la possibilità alla gente di agghindarsi come meglio crede purché non contrasti con il buon costume (sempre art. 19 della Costituzione).

                G.

                Mi pare che facciamo il gioco di affermare le proprie tesi . Nel caso non te ne fossi accorto succede a volte che qualche donna di velo vestita si faccia esplodere , e quando lo fa causa decine di vittime perché li sotto può nascondere tutto il tritolo che vuole. Ne basta una e cambia la percezione su di loro . Lo stesso vale per chi entra in un pub irlandese pieno di crocifissi e con una borsa in mano (non lo so , sto ipotizzando ) o sulla meropolitana di Londra quando sale qualcuno con lo zaino, E’ la paura ,che fa parte della vita e che spesso viene cavalcate per fini politici.Quindi non ci vedo niente di male se il custode avesse agito solo in funzione di essa .

                I.

                E per l’ennesima volta: no, portare il burqa non è assimilabile al mascherarsi per nascondere l’identità, altrimenti non si spiega perchè d’inverno non mi fermino quando il vento gelido mi fa tirare su la sciarpa sul volto o come mai non fanno togliere alla gente quegli occhialoni da sole enormi (brutti secondo me) che coprono mezza faccia. Se aggiungi a queste annotazioni il fatto che è espressione di una credenza religiosa ed in quanto tale tutelata dalla Costituzione troverai difficile contestarne la legittimità

                I.

                Questa ,consentimi è un pò forzatura.Dai su , chi indossa gli occhiali o la sciarpa sul viso non è completamente irriconoscibile , chi indossa il burqa si .

                • Iniquo scrive:

                  Cercherò di rispondere accuratamente.
                  I terroristi provengono da fucine di fondamentalismo, ma non tutti i fondamentalisti sono terroristi. Fare l’equazione fondamentalisti=terroristi è una mistificazione.
                  Ho usato il congiuntivo riguardo alla legge sul mascherarsi in pubblico perchè un capo d’abbigliamento con funzioni religiose non può essere equiparato ad una maschera usata al fine di occultare la propria identità. Ponendo invece che tale legge copra anche i paramenti religiosi sarebbe incostituzionale per violazione dell’art 19.
                  Ho fatto il parallelismo con occhiali enormi e sciarpe perchè sia singolarmente che insieme rendono impossibile il riconoscimento di chi li indossa.
                  Il mio non è un mantra anticattolico, è solo un fare esempi più vicini a noi per capire meglio che conviviamo da sempre con cose ataviche e brutali, però ci concentriamo con quelle semplicemente discutibili dei nuovi arrivati. Che poi io non sia d’accordo con simili manifestazioni è irrilevante, perchè la libertà religiosa ovviamente permette anche ai Cattolici di praticare i loro riti.
                  Ricordandoti incidentalmente che affermare le proprie tesi è la definizione di discussione, ti faccio notare che una cintura di tritolo si può nascondere agevolmente anche sotto una giacca chiusa e quindi agitare lo spauracchio bombarolo suicida è pretestuoso e tenta di coprire l’intolleranza nei confronti di usi e religioni diverse da quelli ai quali siamo abituati. Magari non è questo il tuo caso, però già che tu dici che lì sotto si può nascondere di tutto (vero, come sotto ogni capo comodo o capace di coprire lo spessore di un portafogli gonfio) l’ho scritto.

                  Se non mi interessasse discutere non sarei così maniacale nel precisare ogni virgola del mio pensiero pur di non essere frainteso ed anzi rischiando di essere ripetitivo.

                  • Gaetano G. scrive:

                    ok brevemente :

                    Io credo che tu stia esagerando quando affermi che il comportamento del guardiano del museo alimenti l’intolleranza nei confronti di altri costumi e religioni . Io non lo credo. E continuerò a nn crederlo almeno fino a quando qualcuno non mi proverà che abbia fatto entrare un uomo con la giacca abbottonata fino al collo in pieno Agosto , ad esempio.

                    Ribadisco che la strada per l’integrazione e l’accettazione di colui che viene percepito come diverso non passa per l ‘accettare in toto di culture e religioni diverse con tutte le loro bestialità ( qualcuno ad esempio potrebbe farti notare che è da animali permettere un matrimonio tra una bambina di otto anni e un uomo di cinquanta ) Così non si ha nessuna integrazione ma solo ghettizzazione . Il discorso vale ovviamente a parti invertite .

                    Io sono per il dialogo ” esasperato”

                    Discutere , oltre ad affermare le proprie tesi e’ anche criticare e criticarsi ed ammettere gli errori , o no ?

                    • Iniquo scrive:

                      Ho affermato che il guardiano ha sbagliato e ho pensato (ma forse non scritto) che l’abbia fatto anche influenzato dall’intolleranza dilagante.
                      Che l’alimenti però no.
                      La strada per l’integrazione è quella dettata dalle democrazie: tutte le culture e religioni hanno piena cittadinanza a patto che rispettino i principii fondamentali della stessa (che sono poi i diritti umani fondamentali ed i loro corollari). Nei musei d’agosto con la giacca ci entri, stai tranquillo; abbottonarla fino al collo non è necessario per un malintenzionato, basta tener chiuso un bottone in vita ma anche no, tanto c’è la camicia sblusata.
                      Non vedo cosa c’entri il matrimonio con la bambina, visto che non è la prima volta che affermo che una cultura ha cittadinanza nella democrazia se ne rispetta i principii fondanti. Se uno dovesse congiungersi (religiosamente, visto che civilmente sarebbe impossibile) con una minore di anni 14 sarebbe condannato per pedofilia.

        • Francesca scrive:

          Ti consiglio l’uso dell’amica wiki…
          Lo faccio sempre anch’io quando non sono sicura sui significati delle parole.

          • Gaetano G. scrive:

            Io invece ti do una dritta :d’accordo si scrive con l’apostrofo. Scusa la stronzaggine ma non ho saputo resistere
            :-( )

            • Francesca scrive:

              Touchè.
              Comunque il mio non voleva essere un appunto ma un consiglio.
              Ciao

              • davide scrive:

                Distinte Chiara e Francesca,

                in relazione a quanto detto sopra vorrei riportarvi un paio di articoli scritti da Giampaolo Pansa, vice direttore dell’Espresso e una delle menti più lucide della sinistra italiana, perchè leggendo quello che scrivete su MC ho l’impressione che la sinistra non si renda conto degli errori che sta facendo. Solo comprendendo e correggendo i suoi errori la sinistra può sperare di vincere le prossime elezioni.
                Ti riporto questi tre articoletti di Pansa perchè credo che spieghino molte cose che abbiamo detto sopra. Più volte ti ho detto che per farti capire perchè la sinistra sia quella che porta le maggiori responsabilità del declino italiano mi ci vorrebbero tante ore. Gli articoli che riporto sotto in pochi minuti possono far capire molte cose.

                Ciao e un bacio a tutte e due.

                1)
                Quel meeting ci batterà. La ruota della storia ha cominciato a girare nel senso opposto. Solo i califfi del Pd non se ne sono accorti .

                Berlusconi al Meeting di Comunione e liberazione a Rimini. Al Meeting di Comunione e Liberazione a Rimini c’ero andato molti anni fa. Era l’agosto del 1986 e dovevo discutere di informazione con Enzo Biagi, il moderatore era Robi Ronza. In seguito mi avevano invitato altre volte, ma per qualche motivo non ero riuscito a tornarci. Quest’anno ho accettato e il 27 agosto ho risposto alle domande di Alberto Savorana, il portavoce di Cl. Il tema dell’incontro recitava ‘La passione per la storia’ e lo scopo era discutere dei miei libri sulla guerra civile italiana. Il primo choc è stato di trovarmi di fronte a una platea di mille persone, venute per capire che tipo sono. E molte altre mi aspettavano fuori da quel salone strapieno, per ringraziarmi, per stringermi la mano, per incitarmi ad andare avanti. Che scoperte ho fatto quella sera e il giorno successivo, nel vagare per il Meeting? Soprattutto tre. La prima che lì c’era un popolo, ossia una folla sterminata di gente comune, però non qualunque. Spesso di condizioni modeste e a famiglie intere. E tutti avevano nel cuore il desiderio di stare insieme, ma anche di incontrare persone diverse da loro. La seconda scoperta è stata che questa gente non ti chiedeva da dove venivi, ma voleva soltanto comprendere dove stavi andando.Nessuno mi ha fatto l’analisi del mio sangue politico. Nessuno mi ha chiesto per chi avevo votato. Nessuno mi ha domandato se preferivo Berlusconi o Veltroni. Erano soltanto interessati a sapere perché avevo scritto quei libri, che cosa mi aveva mosso a fare quel passo e se intendevo proseguire lungo quella strada. Era il mio percorso umano che volevano scrutare, con lo sguardo attento dell’amicizia: il mio viaggio alla ricerca della verità e di me stesso. E ogni volta mi sono sentito ascoltato e mai giudicato. Non mi era mai successo.La terza scoperta sono stati i giovani che lavoravano al Meeting, dalla mattina sino a tarda sera. Confesso che non voglio mai occuparmi dei giovani. La mia distanza da loro è ormai troppo grande, e non solo a causa dell’età. A Rimini ne ho incontrati un esercito. Erano più di 3 mila per far girare al meglio la macchina. Tutti volontari, tutti venuti a loro spese. Luigi Amicone, il direttore del settimanale ‘Tempi’, mi ha raccontato che ne erano arrivati 14 dal lontanissimo Kazakistan, stretto fra Russia e Cina. Pagandosi il viaggio e soltanto per pulire i bagni. Nell’osservare il mondo del Meeting mi sono ricordato del vecchio motto di un presidente francese: François Mitterrand. Aveva vinto le elezioni con lo slogan: ‘Una calma forza tranquilla’. Anche i ciellini sono così. E anche per questo vinceranno. Diventando sempre più forti in un’Italia nevrotica che non crede in niente, strozzata dal relativismo, senza più passioni o aggrappata a brandelli di passioni consunte che non sono più una bandiera. Uno che l’ha capito subito è un’astuta eccellenza del Partito Democratico: Ugo Sposetti, già tesoriere dei Ds e grande esperto delle vecchie Feste dell’Unità. Quando è arrivato al Meeting, ha iniziato a girare, a guardare, ad ascoltare. E ha concluso: “Devo ammetterlo, siete più bravi di noi. Per vedere la nuova Festa dell’Unità bisogna venire da voi a Rimini”. A qualche ciellino si sarà accapponata la pelle nel sentir paragonare il Meeting alle defunte feste comuniste. Ma Sposetti ha visto giusto. Proviamo a pensare alla Festa nazionale del Pidì a Firenze. Quasi tutte le sere, per capire che roba sia, mi guardo Nessuno tv che fa le dirette dei dibattiti alla Fortezza da Basso. Se fossi Veltroni oscurerei quell’emittente. E rinuncerei a metter su la tivù del partito. Che strazio il cabaret dei sopravvissuti! Vecchie facce che danno aria ai denti per dimostrare di essere in vita. Litanie logore, spesso urlate di fronte a molte sedie vuote o ai volti annoiati di militanti più anziani di me.Mi godo lo spettacolo con un sentimento doppio. La maligna goduria di aver fatto bene ad avere cattivi pensieri sulla sorte delle sinistre italiane. E l’angoscia di vedere sparire un mondo nel quale anch’io ho creduto. Poi mi dico: forse la ruota della storia ha già cominciato a girare nel senso opposto. E i superbi califfi del Pidì e delle altre parrocchie rosse non se ne sono accorti. Ripenso al meeting di Rimini e concludo: maledetti ciellini, ci sconfiggerete. Anzi ci avete già battuti. Come diceva la favola del cavaliere che combatteva senza accorgersi di essere già morto? È il caso della sinistra di oggi. Speriamo che i vincitori ci offrano almeno l’onore delle armi.

                2)

                Dopo la festa guai in vista. Da quella del Partitone rosso del ’92 a Reggio Emilia i rompiballe doc esclusi dalle messe cantate del PD.

                Achille Occhetto al congresso del Pci (1990)Un tempo l’essere invitato alla Festa nazionale dell’Unità era un grande onore per un giornalista. Più ti consideravano uno spaccapalle, più ti invitavano. Il vecchio Pci non temeva il confronto con la stampa borghese. Anche il Pds uscito dal dramma del 1989 aveva ereditato la stessa voglia di mostrarsi liberal. E così accadde quello che vi racconterò. Era il settembre 1992 e pure gli eredi del Partitone Rosso si trovavano sotto il torchio di Mani Pulite. All’inizio di luglio, Achille Occhetto, segretario del partito, era corso a Milano per due roventi assemblee di iscritti. Gli rinfacciavano le tangenti incassate da alcuni dirigenti ambrosiani. In entrambi i casi, il povero Baffo di Ferro si difese, sgomento: “Vi giuro che non sapevo nulla di quello che accadeva qui!”. Trascorsero due mesi e andai a Reggio Emilia dove si svolgeva la Festa nazionale. Ero stato precettato per un dibattito dal tema gommoso: ‘Questione morale e partiti’. Avevo al mio fianco Antonio Bassolino, mentre il moderatore era Gad Lerner. Mi sentivo in libera uscita dal lavoro all”Espresso’. E volevo godermi un giorno di vacanza. Non avevo premeditato nulla, tanto meno contro Occhetto. Mi stava simpatico. E durante la svolta della Bolognina, quando cambiò il nome al Pci, m’ero sentito dalla sua parte. La sera dell’8 settembre 1992 ci ascoltava la solita grandissima folla. Ispirandosi al calendario, Lerner mi chiese di parlare dell’8 settembre dei partiti nel terremoto di Mani Pulite. Visto che eravamo ospiti del Pds, parlai del padrone di casa. Occhetto sosteneva di non sapere delle tangenti milanesi intascate dai suoi. Se diceva la verità, Baffo di Ferro s’era dimostrato un ingenuo al cubo. Se mentiva e sapeva tutto, era un gran bugiardo. Ma in entrambi i casi doveva dimettersi da segretario. Perché un partito come il Pds non poteva essere guidato da uno sciocco o da un mentitore.

                Mi aspettavo una tempesta di fischi, di urla, di insulti. E invece, con mia grande meraviglia, venni avvolto da una tempesta di applausi. Insomma, tutto il pubblico della Festa era d’accordo con quel provocatore di Pansa. La bolgia durò un bel po’. Gli altri partecipanti al dibattito erano rimasti spiazzati. Bassolino tentò una difesa del partito, urlando: “Ci sono anche nostre responsabilità, però non possiamo essere messi sullo stesso piano della Dc e del Psi!”. Ma la frittata era fatta. A dibattito concluso, andammo in un ristorante della Festa a mangiare l’erbazzone reggiano: sfoglia salata ripiena di spinaci. Quando ci salutammo, Bassolino mi ringhiò in un orecchio: “Così Achille impara a dar retta ai consigli di Scalfari e tuoi. Io me li ricordo gli articoli che scrivevi su ‘Repubblica’ nel novembre del 1989: vai avanti, Occhetto, avanti nel tuo azzardo!”. La mattina seguente, prima dell’alba, Piero Fassino venne svegliato da una telefonata furente di Achille: “Hai sentito che cosa ha fatto il tuo amico Pansa alla Festa dell’Unità?”. Ma Piero non sapeva nulla. Allora, con voce strozzata, Baffo di Ferro gridò: “Ha chiesto le mie dimissioni! E il pubblico si è alzato in piedi ad applaudirlo! Basta: non andrò più a Reggio Emilia a concludere la festa”. Sempre quella mattina, Walter Veltroni, direttore dell”Unità’, si era preso un giorno di vacanza con la moglie, a Venezia: voleva godersi un pezzettino del Festival del cinema. Aveva appena posato la valigia in albergo che lo chiamarono dal giornale. E gli chiesero di rientrare subito a Roma perché Occhetto minacciava sfracelli. Achille sospettava una manovra per distruggere la sua immagine. Un complotto ordito dal maledetto Massimo D’Alema, con la complicità di quel manigoldo di Pansa, finto tifoso di Baffo di Ferro. Con lentezza, le acque si calmarono. E Occhetto venne convinto a tenere il discorso di chiusura della Festa.Ve lo immaginate un giornalista che, alla Festa nazionale del PD, in corso a Firenze, chieda le dimissioni di SuperWalter perché non sa tenere insieme il nuovo partito? Io no. I Rompiballe Doc sono stati esclusi da tutte le messe cantate alla Fortezza da Basso. E se c’è da fare il viso feroce, bisogna puntare soltanto sul Caimano di governo e i suoi ministri, invitati alla Festa perché facciano i pupazzi da piattonare con lo spadone. Ma questo mi pare il riflesso di una grande insicurezza del Pidì. E del timore che, una volta finita la Festa, cominci una stagione di guai per Veltroni e C. Tempi duri all’orizzonte. Speriamo di essere sempre qui a raccontarli, con la solita schiettezza.

                3)
                Il regime di Ecce Bombo. L’allarme di Nanni Moretti sull’assenza di opinione pubblica? È il vizio della sinistra che bolla di fascismo chi non la pensa come lei.

                Dal Festival del cinema di Locarno, Nanni Moretti ha lanciato un allarme: in Italia l’opinione pubblica non esiste più. A sentir lui, lo dimostrano una serie di fatti: primo fra tutti il ritorno di Silvio Berlusconi al governo fra l’indifferenza degli italiani, che non s’indignano per i conflitti d’interesse del Caimano e per il suo strapotere nei media televisivi. L’allarme di Moretti mi fa sorridere. E mi obbliga a domandarmi dove viva il nostro celebre regista. Forse a Roma, ma rinchiuso in uno studio cinematografico con quattro amici che la pensano come lui. Oppure ha scelto di stare in qualche paese lontano, da dove l’Italia non si scorge più. Se Moretti andasse in giro per il nostro paese, si renderebbe conto subito di una verità: l’opinione pubblica non soltanto non è scomparsa, ma si è moltiplicata e parla i linguaggi più diversi. Esiste sempre quella della sinistra radicale, rimasta fuori dal Parlamento, però assai attiva e incavolata nelle sedi di almeno tre partiti e nelle piazze. C’è sempre l’opinione di centro-sinistra, anche se oggi appare la più disorientata per la sconfitta elettorale e per il caos che logora il partito di riferimento, il povero Pidì di Walter Veltroni. C’è l’opinione pubblica di centro-destra, molto forte perché i suoi leader politici sono ritornati al governo con l’eterno Berlusconi. Ma anch’essa tormentata dai messaggi contraddittori che riceve. L’ultimo riguarda l’abolizione dell’Ici. Questa tassa deve tornare, strilla la Lega. No, l’Ici l’abbiamo salutata e non ritornerà più, giurano il Pdl e An. E infine c’è l’opinione pubblica di destra. È sempre esistita, ma sino a qualche anno fa se ne restava in silenzio. Adesso parla, legge, discute, si difende e attacca, come fanno tutte le opinioni pubbliche nelle grandi democrazie. Per rendersene conto, è sufficiente partecipare a incontri pubblici che non siano le vecchie Feste dell’Unità o del Pd, come si chiamano oggi: recinti chiusi, dominati da un razzismo intellettuale sempre più stantio e sterile. Questa opinione di destra tutela anche la propria memoria storica, che non si sta affatto dissolvendo, checchè ne pensi e ne scriva
                SuperWalter. Tornando all’argomento di Moretti, il suo difetto sta nel manico. Ossia nella convinzione che l’unica opinione pubblica a contare sia quella contraria al Caimano. Anche più di un giornale e parecchi opinionisti la pensano così. Ma proprio questo è l’errore più grande. E nasce dal riflesso condizionato di una concezione autoritaria della democrazia. In nessun paese libero sarebbe possibile sostenere il principio che ha diritto di cittadinanza un solo modo di pensare. Succede così soltanto negli Stati illiberali. Ed è successo così nell’Europa del Novecento, prima nella Russia comunista, poi nell’Italia fascista e nella Germania nazista. Mi guardo bene dal dare a Moretti del cripto-fascista, ossia del fascista nascosto e in abito simulato. Innanzitutto perché non lo è e non lo è mai stato. Poi perché l’accusa di fascismo non ha più forza, visto l’abuso che se ne sta facendo. Identico all’abuso della parola regime. Per molte famose teste d’uovo delle tante sinistre, tutto ciò che non coincide con la loro visione del mondo è fascismo. Persino la presenza di un po’ di soldati nelle città dove il crimine è più diffuso diventa la prova che le Brigate Nere sono tornate, pronte a torturarci. E la gente che applaude ai militari è soltanto popolo bue, che ha portato il cervello all’ammasso per ordine delle tivù di Berlusconi. Potrà sembrare una forma di contrappasso, però tanti intellettuali antifascisti si stanno impiccando da soli all’albero fantasma del fascismo. Anche perché dimenticano la regola numero uno di chi usa l’intelletto: chiamare le cose con il nome giusto, come ha ricordato Luca Ricolfi in un importante articolo sulla ‘Stampa’ del 15 agosto. Non intendono farlo per pigrizia culturale, per vanità faziosa, per ottusità politica? Peggio per loro. Saranno sempre meno credibili. E soprattutto rischieranno di fare la fine del personaggio di un celebre film di Moretti. Ve lo rammentate ‘Ecce Bombo’, del 1978, l’esordio di Moretti nel cinema professionale? C’era una figura indimenticabile: la sessantottina smonata che ripeteva “Giro, vedo gente, faccio cose”. Ecco, cari amici che paventate un nuovo Mussolini: girate e vedete un po’ di gente, ma di quella che non vi somiglia. Vi renderete conto che il regime di Ecce Bombo è la più sgangherata fra le trappole per i vostri sacri lombi.

                • Iniquo scrive:

                  Le opinioni del più lucido opportunista del panorama giornalistico italiano (definirlo di sinistra è veramente un azzardo) non sembrano c’entrare molto con il tema discusso.
                  Volendo trovare il collegamento si può notare come Pansa rimproveri al PD di non seguire la pancia degli elettori (cosa che invece ha fatto “benissimo”) e come si faccia finta che CL sia un’associazione di menti liberali ed aperte essendo in realtà la fucina dei più reazionari esponenti del cattolicesimo.
                  Pansa sa bene che si governa con il cervello, non con la pancia e che l’elettorato va educato alla democrazia e non assecondato nei suoi più bassi istinti, però il suo target non è dello stesso avviso quindi si adegua alle leggi del marketing.

                  Sarei invece curioso di leggere l’opinione di chi ha proposto le tre perle sull’argomento dibattuto.

                  • davide scrive:

                    Caro Iniquo,

                    se vuoi sapere la mia opinione sull’argomento ti consiglio di leggere i libri di Oriana Fallaci “La forza della ragione” e “L’Apocalisse”. Comunque voi della sinistra siete proprio dei biricchini.

                    ciao e buona lettura

                    • Iniquo scrive:

                      Oriana Fallaci era una buona giornalista.
                      Con la malattia e con il trauma dell’undici settembre 2001 ha sbroccato, nel senso stretto del termine.
                      Parlava di piazzare bombe in moschee e dipingeva tutto l’Islam (estremamente eterogeneo, ben più dei vari Cristianesimi) come gruppo di terroristi abusatori di donne, ecc.. ecc..
                      La Bardot ha scritto cose meno offensive ma è stata condannata almeno due volte in Francia per istigazione all’odio religioso, la Fallaci è stata usata come baluardo di chi parla senza conoscere.

                      Se ti riconosci in quelle farneticazioni tanto da demandare alla loro autrice la totale espressione della tua opinione temo che essa non mi interessi più, mi piace discutere con gente che parla con cognizione di causa.

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