Il valore dei numeri 15


87! Tombola!

Creatinfosfochinasi, 500! Avverte dolori retrosternali?

Grado di snellezza, λ = 167. Di certo non puoi usare la pietra.

Velocità di stallo, 150 miglia orarie! Occhio che ci siam vicini!

Numero di scarpe, 43! Poi, se le prendi più piccole, ti fanno male i piedi.

Stipendio netto, 2000 €/mese. Con moglie e due figli non vai alle Maldive

Potere calorifico inferiore della legna secca, 17MJ/kg! Fatti i tuoi conti per la scorta invernale.

Circonferenza di petto, 98 cm! Esagerata.

Spread, 260! Son solo numeri.

Possibile che, tra tutte, lo spread sia l’unica grandezza il cui valore non dice un cazzo? In teoria potrebbe pure essere, ma se è per questo neppure la velocità di stallo dice qualcosa alla giocatrice di tombola e tuttavia potrebbe dirlo a chi la sapesse  interpretare. Potrebbe pure essere che la giocatrice di tombola non capisca un cazzo di aeroplani.

Non sto ad annoiare con la creatinfosfochinasi, ma sull’inutile spread sento il dovere di dire qualcosa.

Lo spread indica la differenza di rendimento che intercorre tra i titoli di stato decennali italiani e gli omologhi tedeschi. A metà maggio un btp decennale rendeva intorno all’1,9% e il suo omologo tedesco intorno allo 0,5%. Differenza 1,4. Spread 140.

Oggi lo spread ha passato i 260 punti.

Quel btp che a maggio valeva 102,5 sul mercato, oggi vale 92,5. Tutti coloro che lo possedevano e lo possiedono ancora, siano banche, siano cittadini, sono diventati più poveri del 10%.

Quelli che credono al valore dei numeri da domani ci andranno piano ad acquistare un prodotto finanziario che ha dimostrato di poter perdere il 10% in tre mesi, mentre quelli che non credono al valore dei numeri di solito non hanno soldi per comprare titoli di stato. Dunque verosimilmente calerà la domanda di btp, mentre l’offerta rimarrà la stessa, perché il debito non diminuirà di certo. Di conseguenza il valore di mercato del btp calerà ulteriormente e gli interessi reali pagati cresceranno, con tutto vantaggio dei creditori, finché dura, e conseguente danno per le casse dello stato.

Eppure qualcuno dice che son solo numeri, con l’aria di voler dire che la politica ha ben altro da fare che curarsi dei numeri, con l’innocente sorriso di chi ignora che i numeri sono dispettosi e non si concedono a tutti ma solo a chi li sa leggere. E chi lo dice non è la giocatrice di tombola.


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15 commenti su “Il valore dei numeri

  • emilio

    Buongiorno fma, buon Ferragosto. Numeri… certo i numeri sono importanti, anzi sono tutto e un ingegnere come te lo comprende in un modo che ai più sfugge. Eppure… non tutte le rappresentazioni numeriche sono “pulite” e lo Spread non sembra una delle più innocenti. Oggi la prendo larga: il Capitalismo come tu lo hai rappresentato, cito “Costo di produzione il più basso possibile per vendere al prezzo il più alto consentito dalla presenza sul mercato dei competitors. Un processo che mette a disposizione del consumatore il bene/ servizio al prezzo più basso possibile.”, sembra inoppugnabilmente il migliore dei mo(n)di possibile, mi hai convinto. E infatti ti ho dato merito di avermi offerto un’esca irresistibile per arrivare dove volevi tu. Eppure qualche dubbio mi restava. Io sono cresciuto con gli ultimi principi tardo ottocenteschi, con i dettami di un certo positivismo alla J. Verne. Il capitalista perfetto e ammirabile era il ricco imprenditore che per amore del progresso e della scienza usa i suoi capitali (anche) per finanziare ricerche e avanzamenti tecnologici, convinto di fare così il bene collettivo, soddisfacendo la sua curiosità umana di conoscenza. Un mito che si è radicato nell’inconscio di innumerevoli di noi coetanei. E questo lega perfettamente con quello che dici tu. Ricordo ancora l’emozione di quando tu descrivesti il fervore che pervadeva la fabbrica, ai tuoi tempi all’Alfa Rome. Un fervore che travalicava il profitto, pur perseguendolo, e che univa al profitto la gioia della realizzazione tecnica. Ma permettimi quello è un capitalismo nobile, anche se pieno di pecche, in primis contro l’ambiente, ma botte piena e moglie disinibita non è possibile. Si è fatto largo un Capitalismo non nobile, un Capitalismo che si accaparra opere costruite dalla collettività per usarle come vacche da mungitura, e ovviamente con l’avvallo della politica, meglio di una politica che gli spalanca le porte. Niente ricerca, niente investimenti, niente o poca e inadeguata manutenzione… ti dice niente? Molti profitti, spesso personali , a danno di tutti. Autostrade, ferrovie, acqua… sono solo alcuni. Parlo da ingenuo. Il capitalismo poco nobile che “costruisce/investe” con strettissimi vincoli di costi/ricavi. I Romani costruivano costi/quel che costi. Lo stesso gli Egizi. Le loro opere sono ancora qua. I nostri ponti cadono, i treni deragliano. Certo sono ingenuo, i costi degli Egizi non erano veri costi, gli schiavi erano un puro costo di sostentamento. Ma quanto costa porre mano agli effetti delle catastrofi? E’ proprio impensabile riavvicinarsi ad un costruire lungimirante, che vada oltre l’arco di vita di uno speculatore? Adesso mi è chiaro: il capitalismo ha almeno due facce, una nobile autoregolantesi, una per nulla nobile solo predatoria. Forse sono addirittura due capitalismi distinti e forse uno è ora che lo si schiacci. Voglio proprio vedere cosa succederà se per i numeri del temuto spread si ometteranno gli investimenti necessari che si prospettano ineludibili per il nostro Paese.

    • fma

      “…Il capitalista perfetto e ammirabile era il ricco imprenditore che per amore del progresso e della scienza usa i suoi capitali (anche) per finanziare ricerche e avanzamenti tecnologici, convinto di fare così il bene collettivo…”
      E’ una visione romantica, che si attaglia bene al capitalista in pensione, che pure c’è.

      “…Si è fatto largo un Capitalismo non nobile, un Capitalismo che si accaparra opere costruite dalla collettività per usarle come vacche da mungitura, e ovviamente con l’avvallo della politica… ”
      E’ l’unico Capitalismo che sopravvive nei paesi dove la Politica, alta e nobile, non deve render conto attraverso i numeri a un elettorato incapace di leggerli.

      “…Forse sono addirittura due capitalismi distinti e forse uno è ora che lo si schiacci. Voglio proprio vedere cosa succederà se per i numeri del temuto spread si ometteranno gli investimenti necessari che si prospettano ineludibili per il nostro Paese.
      a) In ciascuno di noi convivono il dottor Jekyll e mister Hyde, che si separano solo nell’ora della nostra morte. Il mondo è più complicato di come si vorrebbe.
      b) Io invece temo quel che succederà se si spenderanno i soldi, prendendoli a debito, per fare quanto promesso in campagna elettorale.

  • fma

    Un “buon” capitalismo si realizza in un paese dove le attività produttive, lasciate ai privati, sono regolate dall’alto da una consapevole visione politica d’insieme.
    Una visione politica d’insieme tiene conto dei numeri, perché i numeri sono una salvaguardia per tutti, in quanto obbligano alla coerenza.
    Impediscono che ieri si dica che il ponte Morandi non crollerà mai e che oggi si dichiari di voler revocare la concessione ad Autostrade.
    Ieri si doveva capire il valore relativo dei numeri, di quelli che assicuravano che il ponte sarebbe crollato e di quelli che dicevano che sarebbe rimasto in piedi. Una cosa fuori dalla portata della giocatrice di Tombola, ignara perfino di cosa sia un processo di cedimento per fatica, men che mai di quanto sia difficile da rilevare. Invece la giocatrice ha sentenziato, in termini perentori e definitivi come è usa fare, in nome del primato della “politica” sui “numeri”, tra l’entusiasmo generale.
    Oggi, la stessa visione politica consapevole, porterebbe a capire che ogni dichiarazione ad minchiam, oltre all’entusiasmano dei supporter, produrrà pure ricadute pesanti in termini economici sulla comunità intera, anche sugli entusiasti.
    Atlantia: -26%!
    “Se non sono in grado di gestire le autostrade, lo farà lo Stato”
    Peccato che per poterlo fare servano tra i 15 e i 20 miliardi.
    Atlantia: -16%
    E poi dicono che sono gli speculatori: ma i minchioni?

    • emilio

      Salve, ti scrissi ieri ma il moderatore ha messo il commento in stand by. Sinceramente fatico a credere che con gli attuali livelli di scolarizzazione, informazione e Piero Angela, ci siano a livello governativo persone all’oscuro del processo di cedimento per fatica o almeno tecnici dell’entourage che conoscano la questione. Basta aver fatto una scuola professionale… Se è difficile monitorare questi processi di decadimento si possono prevenire con un calcolo statistico… ho notizia che si faccia così in aeronautica. O almeno si faceva così prima della deregulation anni ’80. Deregulation assunta a “Verbo” grazie al pessimo capitalismo.

      • fma

        Di sicuro ci sono quelli che sanno cos’è una sollecitazione a fatica, vorrei anche vedere il contrario. Ma non fanno di mestiere il guru e spesso, quando le variabili sono troppe e poco monitorabili, neppure loro arrivano a una conclusione univoca. Vedi il ponte.
        Il guaio tuttavia non lo provoca l’incertezza di chi conosce l’argomento, ma la sicumera della giocatrice di tombola, che pensa di poter decidere seguendo la propria ispirazione politica.

        • emilio

          Evidentemente esiste ancora una “segretaria” che blocca lo scocciatore scarmigliato che, con le mani piene di fogli e calcoli vuole farsi ricevere dal boss. Ma il popolo ignorante che vota non ha colpa. La colpa è di chi si continua a presentare alle elezioni sapendo che non farà nulla di incisivo e di chi, già votato, non persegue nelle sedi istituzionali un programma seri, imparziale e scientifico. Mi pare che le interrogazioni, motivate, fossero arrivate alle orecchie incaricate… forse mettere un “dottore” in una disciplina distante dal ministero che richieda un “dottorato” specifico dovrebbe esser sconsigliato…

          • fma

            Chi è il boss? E chi il “dottore” “dottorato”?
            Sono un semplice. L’unica cosa che ho capito è che il popolo (ignorante, malgrado Piero Angela e la scolarizzazione di massa) non ha colpa e su questo sono in totale disaccordo.
            Se il popolo vuole avere un ruolo e dunque un senso, deve prendersi anche delle responsabilità. Altrimenti che ci sta a fare?

        • emilio

          Tu dici che i politici “guru” parlano a vanvera ma riconosci che le competenze nei tecnici che fanno da staff al politico probabilmente esistono. Bene, cosa impedisce che i politici diano ascolto al tecnici preparati dei ministeri? Una “segretaria” inflessibile, cioè un sistema che difende interessi occulti e inconfessabili per evitare di fare il necessario? E se un ministro non tecnico, in quel campo, approda ad un ministero che richiede competenze specifiche, non deve essere responsabile se non ascolta i tecnici? D’altra parte da quando ero bimbo ricordo le nomine ad minchiam ai ministeri. Poi abbiamo pure dovuto sorbirci la retorica dei governi tecnici, che guarda caso di tecnico avevano solo il curriculum nel campo finanziario. Il popolo ha diritto di essere quello che è, anche ignorante. Non si acquisiscono competenze dall’oggi al domani in vista delle elezioni. E’ la fiducia che il popolo offre assieme alle sue chiappe, ma spesso gli vengono rifilati specchietti e perline e non certo solo da quando c’è il M5s… Più chiaro?

          • fma

            Domanda: ” … cosa impedisce che i politici diano ascolto al tecnici preparati dei ministeri?”
            Risposta: La loro assoluta convinzione del primato della politica su tutto il resto: son solo numeri! L’hanno ripetuto alla noia. Ho scritto un post solo per questo. Tu dov’eri? 🙂
            E con ciò ritengo d’aver risposto sia alla seconda (segretaria), che alla terza domanda (responsabilità dei ministri non tecnici)
            Sul popolo resto del mio parere: il popolo avrà pure il diritto di essere quel che gli pare, ma come contropartita dovrà prendere quel che gli rifilano. E’ il popolo che esprime i politici, in funzione di quel che è, mica vengono da Marte.

  • emilio

    “Secondo la visione di molti storici, le idee di Croce avrebbero poi influenzato pesantemente la riforma della scuola di Giovanni Gentile del 1923, che avrebbe accordato un peso eccessivo al “sapere umanistico” a scapito di quello scientifico.” citazione…
    E allora continuiamo con la storia di cui sopra e per il resto diamo le altre colpe al popolo ‘gnurant.

    • fma

      Direi che sono d’accordo con la citazione.
      Anzi, penso che a qualcuno manchino entrambi, sia il sapere umanistico che quello scientifico.
      Mentre il popolo, anziché portare a propria scusante l’ignoranza (dopo tutti i soldi che abbiamo speso per farlo studiare 🙂 ) farebbe meglio a uscire di tutela. Ma non si può certo imporglielo per decreto.