Il Sonno della Ragione Genera Mostri (e il Potere li usa per Dividerci)
5 marzo, 2009 - 9:00 di Alice
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Forse sembrerà che il significato dell’acquaforte di Goya sia qui forzato;
eppure se fossimo ben desti ci accorgeremmo che molti dei mostri che temiamo sono necessari al concetto di potere e di consenso.
Di fronte a quel fenomeno che più ci spaventa, il terrorismo, ma potrei citarne decine, invece di assopirci sull’onda dell’emotività collettiva, potremmo considerare che il potere costituito ha necessità di un universo antagonista come legittimazione del proprio essere e come strumento di controllo sociale; la nostra paura è deliberatamente creata e necessaria alla standardizzazione di comportamenti e al consolidamento di forme di potere.
E questa non è certo una novità.
Legati da questo filo conduttore, sparsi nei secoli i mostri si sprecano: sulla soglia dell’epoca moderna il fenomeno della caccia alle streghe è illuminante, ed altrettanto lo è la paura per altre streghe perseguitate da McCarthy negli anni ’50 del ’900; ma potremmo arretrare fino alla Grecia antica, fondamenta della nostra identità culturale e politica e risalire ancora senza soluzione di continuità allo spaventoso terrorismo islamico dei nostri giorni.

Credo nessuno possa realmente credere all’esistenza delle streghe, eppure la lettera “Summis desiderantibus affectibus” di Innocenzo IV nel tardo ’400 sanziona la credenza alla realtà stregonesca e la sua equiparazione all’eresia. Questo atto trasforma l’immaginario minaccioso in realtà di fatto: le streghe iniziano ad esistere perché i predicatori ne predicano, gli inquisitori le cercano, la chiesa ne scrive nei suoi documenti ufficiali.
Frammenti di pratiche folkloriche e di medicina popolare vengono portati a sistema religioso antagonistico mediante operazioni portate avanti dalla cultura elitaria dei vertici della chiesa; un universo antagonistico da aggiungere a quello ebraico e mussulmano. La minaccia stregonesca fu costruita, così, pezzo dopo pezzo dagli stessi uomini di chiesa.
Infatti, superata la grave crisi che la cattolicità romana aveva affrontato da XIV a XV secolo, la chiesa sente il bisogno di confermare la propria egemonia religiosa creando un nemico interno, una sorta di terribile tumore, che in realtà, non era in grado di portare alcuna minaccia, poiché individuato e rappresentato da fasce marginali sul piano sociale, geografico e culturale.
Ma il fenomeno non è solo clericale: nel ’400 la nuova organizzazione politica e la nuova strutturazione sociale, implica e sollecita un controllo serrato dei valori e dei comportamenti collettivi e privati, da parte dei detentori del potere pubblico: in ciò c’è una netta convergenza tra esigenze del potere civile e dell’ideologia religiosa.
Per imporre una rigida disciplina religiosa e sociale, per controllare anima, corpo di sudditi e fedeli, diventa funzionale proporre la minacciosa e legittimante esistenza di sette ereticali e di sette stregonesche connotate da trasgressioni licenziose, orgiastiche e demoniache: non è che un mezzo di controllo sociale.
La minaccia stregonesca fu per questo costruita passo dopo passo dagli stessi uomini di chiesa durante i processi di consolidamento e di stabilizzazione del potere ecclesiastico e civile del XV secolo.
Altre streghe sono state cercate in altri tempi dal senatore McCarthy nel momento in cui, Europa annichilita dalla guerra, Terzo mondo non ancora sorto come terzo polo, due imperi si dividono le aree di influenza nel corso della Guerra Fredda.
Nell’America degli anni ’50, l’universo antagonista comunista è la base del processo di egemonia mondiale dell’”impero” USA.

Gli USA, privi di una radice etnica omogenea, privi tradizioni unitarie e dal carattere spiccatamente multietnico, trovano un compenso a questa oggettiva debolezza in una costruzione nazional-statale dalle tinte ideologiche accentuatissime, a sfondo univesaleggiante. Il carattere ideologico fra le due superpotenze divenne scontro di civiltà: il bene contro il male.
In tutti gli imperi infatti l’effettiva unità politica consiste massimamente nella disposizione ideologica unitaria delle rispettive società, talché le stesse strutture statali sono percepite come il prodotto e custodi di tale disposizione. Non a caso nella tradizione storica statunitense quanto in quella sovietica non trova posto una qualsiasi opposizione ideologica all’assetto socio-politico esistente.
Fin da subito dopo l’era di McCarthy, i timori di rinnovate forme di persecuzione maccartista si sono rinnovati. Ad esempio, nel 2003, sorse l’intolleranza contro gli appartenenti all’industria cinematografica e televisiva, tra le altre, che si opposero alla Guerra in Iraq. Molti sono stati accusati di essere “antiamericani” o “non patriottici” per aver preso pubblicamente posizione su questioni di coscienza, o per aver semplicemente espresso punti di vista opposti a quelli del governo. Alcuni, furono denunciati perdendo l’impiego.
Eppure, l’idea stessa di Europa, si forma in contrapposizione a ciò che non è Europa ed a cui viene data, neanche a dirlo, un’accezione negativa.
La prima differenziazione è ad opera del pensiero greco che ha bisogno di definire la propria identità in contrapposizione alle civiltà asiatiche. Una Europa, geograficamente molto ridotta, che rappresenta lo spirito di libertà contro il dispotismo dell’Asia; cosi il termine barbarus si colora di significato spregiativo.
Qualcosa di molto analogo succede nel medioevo quando lo scontro si sposta da greco/barbaro a cristiano/pagano. La res publica christiana diventa il concetto in cui si inquadrano tutti i valori.

Il processo di separazione occidente/oriente durante il basso impero romano valga su tutti. Politicamente è manifestato dalle rivalità tra gli imperatori di una e dell’altra parte. A questa si aggiunge quella religiosa : Gregorio magno lamenta le tendenze eretiche della parte parte, definita e percepita come irrequieta dogmaticamente instabile e malsicura; l’occidente ha il suo pilone d’appoggio culturalmente e moralmente nella tradizione di Roma.
Si fa strada cosi il tipo orientale coi foschi colori di doppiezza e furberia (l’Ulisse e Diomede danteschi): i greci hanno l’animo dei traditori mentre l’occidentale diventa cavaliere coraggioso e leale, tutto onore e cortesia.
Che il potere crei il proprio universo antagonista sulle categorie di “bene/male” e ponga tutti i comportamenti che potrebbero essere in grado di minarne stabilità o prosperità, anche se leciti o legali, nella categoria “male” non è scoperta dei nostri giorni, ma saperlo riconoscere può fare la differenza.
Chi teme il terrorismo islamico o uno dei tanti mostri che ci spaventano guardando il tg, e in nome di questa paura accetta o giustifica azioni moralmente, politicamente ed economicamente discutibili, si inizi a considerare al pari di quei sempliciotti spaventati da streghe dal cappello a punta svolazzanti su villaggi medievali e rifletta su questo: in Italia dal 2001 non c’è stato neanche un decesso a causa del terrorismo. Ce ne sono invece ogni giorno 2.500 per incidenti sul lavoro. Di chi bisogna aver paura?
Il Sonno della Ragione Genera Mostri (e il Potere li usa per Dividerci) è di

come che il 90% degli stupri in Italia è commesso da Italiani (fonti dell’Istat commissionate dall’attuale governo) ma si mostra solo lo spauracchio dell’extracomunitario=stupratore. E per risolvere il problema riempiono le strade di 30.000 militari che magari non trombano da 6 mesi o ronde di leghisti…
Adesso sì ho paura di mandare la mia ragazza in giro da sola…anzi la paura l’ho pure io di girare con una maglietta di che guevara.
Ciò che chiami ragione si potrebbe vantaggiosamente chiamare mentalità critica: la ragione fu invocata per primo come faro dei nostri comportamenti da Cartesio, ma nulla è più irragionevole della ragione cartesiana. Questa precisazione è necessaria, perchè, mentre condivido la maggior parte delle cose che dici, devo registrare che anche tu finisci col delimitare accuratamente la ragione dalla non ragione. Insomma, i mostri, il sonno della ragione, sarebbero per te delle patologie, delle devianze negli uomini, altrimenti identificabili come esseri razionali, appunto dotati di questa famosa ragione.
Scusami, ma questa è una filosofia vecchia di almeno due secoli, l’uomo non è un essere razionale, e la sua emozionalità ne determina i comportamenti per la quasi totalità dei suoi atti. Nell’uomo, c’è sempre questa lotta in cui quasi sempre la ragione soccombe: avere una mentalità critica significa sempre misurarsi con la realtà, come certo fai anche tu quando citi numeri alla fine del tuo post.
Il punto fondamentale per me è se questa lotta può essere vinta attraverso lo spontaneo confronto tra differenti individui e all’interno di ciascun individuo, o se invece occorre un processo programmato, altrimenti detto educazione. L’educazione serve, o possiamo lasciare i nostri figli tutti soli davanti alla TV a farsi plasmare il cervello dai vari spot, reality, ficxtion, e chi più ne ha più ne metta…?
Credere nell’educazione significa quindi convenire col fatto che l’umanità ha una storia alle spalle che c’ha portato dalle caverne ai satelliti, e che solo un processo in qualche misura controllato, e non il libero dispiegarsi del mercato, può garantire di non disperdere questo patrimonio di cultura.
Ma questo ha a sua volta mille altre implicazioni…e insomma c’ho scritto un libro su questo…leggetelo!
Il concetto di bene/male, a non essere condizionati da pregiudizi etici, può essere declassato in, amico/nemico, a favore/contro.
Per chi non sia condizionato da pregiudizi ideologici, gli amici e i nemici non sono fissi e immutabili, così come il danaro non é la cacca del diavolo e il potere non é una prerogativa dei cattivi, ma uno strumento per fare le cose.
Le quali certamente possono essere a favore o contro, a seconda della posizione di chi le guarda.
Dunque in una dialettica politica orientata al metodo sperimentale sarà normale che il cittadino si dia da fare perché la sua parte conquisti il potere e realizzi le cose che gli renderanno più gradevole la vita.
La politica infine è questo: l’attività di raccolta e conservazione del consenso, che in un regime democratico coincide col potere.
Al contrario, il potere in sé, verosimilmente il potere degli altri, concepito come male, mi sembra uno dei tanti mostri determinati dal sonno della ragione che si vorrebbero esorcizzare.
Purtroppo la classica tecnica del “capro espiatorio” è una delle armi preferite da qualsiasi autorità per consolidare il proprio potere. Si crea il nemico perfetto a cui scaricare le colpe di tutto il male possibile; si convince la popolazione; si procede con interventi moralmente discutibili, che però non vengono contestati in quanto la gente si sente protetta da questo minaccioso spauracchio.
E nessuno si accorge dei secondi fini. Le streghe, gli armeni durante la Prima Guerra Mondiale, gli ebrei, i comunisti di McCarthy ecc.ecc.
Quando poi tutti mirano a convincere la gente che X=nemico supremo, nemmeno la logica tiene. Di recente discutevamo in classe proprio del problema violenze sessuali, e qualcuno ha fatto presente della statistica Istat secondo la quale solo il 6% di queste siano compiute da stranieri.
Il commento più immediato di alcune persone non è stato qualcosa del tipo “diamo la certezza della pena, inaspriamo le regole, ecc.” per rendere meno sostanzioso quel 94%. No, è stato “Be’ intanto cacciamoli tutti così quel 6% si elimina ed è già un inizio”. Vi confesso che sono rimasta 30 secondi ammutolita.
Per rispondere a qualcuno sopra, anche io con le ronde in giro mi sento mooolto meno sicura di prima! Mah…
Concordo in molti dei tuoi punti di vista, ma vorrei proporti una riflessione anche sul fatto che la democrazia è come si dice il minore dei mali conosciuti.
Ricordando il titolo dell’articolo mi sembra quanto meno ingiusto bollare come uguali tutte le operazioni fatte dalle colture dominanti;
in particolare quando citi l’antica Grecia che vedeva nei regni asiatici una cultura inferiore tirannica e mistica da loro superata e quindi da combattere certo per affermare il suo modo di vedere, ma in questo caso giustamente proprio per impedire un ritorno a periodi di sonno della ragione.
E questo è tanto più vero se consideri che nel tentativo di resistere i greci stessi hanno giustamente combattuto internamente contro quelli che erano i loro
santoni che si opponevano ad uno scontro diretto con il nemico il cui stile di vita era a loro favorevole , episodio meravigliosamente rappresentato nel fumetto e poi film 300.
In pratica è vero che il potere cerca di autoconservarsi, ma a volte questo è buono se l’alternativa è peggiore del potere istaurato.