Il Sol dell’Avvenire 6


In genere, quando si tratta di opinioni, le si illustra agli altri perché si pensa di avere ragione. Io, da molto tempo a questa parte, ogni volta che scrivo o parlo in pubblico lo faccio nella speranza che qualcuno mi dimostri, con un buon ragionamento, che ho torto.
Questo soprattutto perché sono io il primo a provare disagio per le conclusioni a cui mi portano i miei ragionamenti e cerco chi mi faccia vedere la parte mezza piena del bicchiere visto che, per una serie di motivi contingenti oltre che per attitudine, io vedo sempre quella mezza vuota.

Negli ultimi giorni mi ha colpito molto la vicenda dell’assassinio del signor Soumayla Sacko, immigrato, bracciante, sindacalista e, se proprio serve aggiungerlo, di colore.
Voglio sorvolare sull’abuso della parole “eroe” e “martirio” fatto da stampa, commentatori e giornaloni. La lotta alla discriminazione razziale diventa più dura quando i sedicenti antirazzisti infarciscono i loro articoli di considerazioni roboanti, attingono a piene mani a terminologia impropria e giungono a conclusioni sommarie prima che le indagini abbiano chiarito i fatti. Nell’impeto di creare archetipi leggendari, si finisce con lo scrivere articoli ridicoli che non fanno bene alla causa che meriterebbe dedizione meno picaresca.

L’aspetto veramente interessante della questione è che gli immigrati e la stampa sottolineano, come se fosse una cosa veramente scandalosa, che queste persone sono “sottopagate” e “sfruttate”.
Non capisco dove sia la sorpresa. L’Italia non è un paese che attrae immigrazione di alta professionalità. I massimamente competenti, più che trasferirsi in questo paese tendono ad abbandonarlo. Sul lavoro che non richiede formazione, quello puro delle braccia, la selezione non avviene sulla melanina del pigmento, ma sulla resilienza fisica, sulla quantità di energia dissipabile per unità di tempo e, soprattutto, sul costo.
L’ideale per chi coltiva pomodori è avere a disposizione gente che lavori molto, che si faccia pagare poco e che, soprattutto, abbia ancora meno possibilità di lamentarsi.
Certi lavori gli italiani non li hanno voluto più fare non solo perché essere braccianti agricoli non era esattamente il tipico sogno infantile, ma anche perché le paghe erano sempre più basse e le condizioni sempre peggiori. Anche e soprattutto per l’asta al ribasso messa in opera con gli abusi sugli immigrati.

Accettare di essere malamente sfruttati è stato il ticket che ha aperto le porte di questo paese a molte persone. Ora è lecito che, una volta arrivati, essi aspirino a trattamenti migliori. Il problema è che il mondo è un serbatoio praticamente infinito di gente disposta a farsi trattare ancora peggio e a farsi pagare ancora di meno. Prima o poi conosceremo la categoria dei “lavori che gli immigrati non vogliono più fare”. Questo giustificherà implicitamente l’arrivo di gente sempre più disperata perché nessuno di quelli che leggono e riempiono i social di indignazione è disposto a pagare dieci euro un chilo di pomodori. Incapaci di giudicare la qualità e disinteressati a difendere la dignità umana con sacrifici personali e non solo con i post su facebook, quelli che comprano on line su Alibaba i colori a cera per i figli facendoli arrivare dalla Cina per risparmiare due euro saranno i padri fondatori del mondo futuro dove brillerà la versione a led del Sol dell’Avvenire.


6 commenti su “Il Sol dell’Avvenire

  • fma

    È probabile che Malthus, quando sosteneva che la povertà nasce dallo squilibrio tra crescita della popolazione e sviluppo delle risorse, avesse un po’ di ragione; malgrado oggi le sue teorie siano considerate semplicistiche.
    Secondo Malthus la popolazione di un sistema economico chiuso tende a raddoppiandosi ogni 25 anni, secondo una progressione geometrica, mentre le risorse alimentari crescerebbero in progressione aritmetica. Dunque, secondo Malthus, nessun sistema economico è in grado di fornire risorse alimentari sufficienti per una crescita esponenziale della popolazione, la quale in questo modo non potrà che andare incontro a un destino di morte attraverso carestie, pestilenze, guerre.
    In molti paesi i fatti hanno smentito Malthus, che non aveva considerato gli effetti dello sviluppo tecnologico sulla produzione delle risorse alimentari; mentre in altri paesi, che non hanno conosciuto lo sviluppo tecnologico, sembrano dargli ragione.
    Il fenomeno immigrazione ha moltissime implicazioni e può essere considerato da moltissimi punti di vista, ma forse per affrontarlo bisognerebbe partire da un dato di fatto: l’immigrazione di massa è la conseguenza di un eccesso di popolazione rispetto alle risorse disponibili.

  • Emilio

    Tutto perfetto, cioè con modestia riesco a comprendere ed essere in accordo con quanto scritto e anche quanto detto da Fma. In particolare si può notare come le grandi idee generose verso le masse siano nate in epoche nelle quali lo sviluppo demografico era modesto e si poteva additare all’egoismo umano la mancata spartizione dell’abbondanza. Fosse di terre se non di prodotti. Ovviamente le menti lungimiranti vedevano più in là e Malthus fu uno di questi. Aggiungo che mentre non saremmo disposti a pagare di più per remunerare di più braccianti immigrati e bikers locali, siamo prontissimi a sganciare denari per il pomodoro bio, continuando dopo rassicurati a bere e a respirare la monnezza che ci circonda.

  • fma

    Se si accetta la tesi che l’immigrazione di massa è la conseguenza di un eccesso di popolazione rispetto alle risorse disponibili nei paesi di partenza, la prima domanda che viene è se sia un bene oppure un male per i i paesi di arrivo. E qui entriamo nel campo delle opinioni.
    Parlo del nostro paese.
    C’è chi sostiene che l’accoglienza è un’opera eticamente doverosa, punto. C’è chi ci vede, oltre a un’opera buona, anche dei vantaggi concreti, per gli italiani:
    • L’afflusso dei migranti compensa il decremento demografico del paese.
    • I migranti fanno i lavori che gli italiani non vogliono più fare
    • I migranti pagano le pensioni degli italiani, nel senso che lavorano e versano i contributi per i quali, al momento, non percepiscono alcunché
    • I migranti costituiscono una riserva di manodopera della quale la nostra industria non potrebbe fare a meno
    Quelli contro ribattono:
    • Qualcuno dimostri che il decremento demografico sarebbe un male per un paese già densamente popolato come il nostro
    • I migranti, oltre ai lavori che nessuno vuole più fare, fanno anche quelli che gli italiani farebbero volentieri e forse, se non ci fossero i migranti, il nostro tasso di disoccupazione sarebbe più basso.
    • I migranti pagheranno pure i contributi, quelli che lavorano, ma un giorno riceveranno pure la pensione, forse, dunque non è un regalo ma un prestito. In compenso godono fin da subito di tutti gli altri istituti del nostro welfare, scuola e sanità innanzitutto, per i quali, vista la modestia degli introiti e le loro famiglie assai numerose, altrimenti che aiuto demografico sarebbe, contribuiscono probabilmente in modo irrisorio. Poi ci sono tutti quelli che non lavorano, che non versano alcunché nelle casse comuni e mangiano lo stesso.
    • I migranti saranno pure una riserva di manodopera, che andrebbe bene se si potesse scegliere: tu che sai fare il tornitore sì, perché ne ho bisogno; tu che sai solo raccogliere pomidoro no, perché ce n’ho già fin troppi. Ma, non potendo scegliere, si tratta di un’operazione in pura perdita.

    • fma

      A parte i fortunati per i quali la scelta è stata fatta una volta per tutte dall’Autorità Superiore: nuntio vobis gaudium magnum, habemus migrantium! per tutti gli altri c’è la necessità di scegliere in quale campo schierarsi, se con quelli che vedono il bicchiere mezzo pieno o con quelli che ce lo vedono mezzo vuoto.

  • Antonello Puggioni

    Democrazia rappresentativa: geniale sistema di governo utilizzato da una esigua minoranza , tramite l’apposizione di una semplice X su una scheda, per metterlo nel culo alla stragrande maggioranza della gente, sopratutto alla povera gente, col suo consenso”.
    Si differenzia dalla Dittatura in quanto, in quest’ultima, non si perde tempo nell’apporre la X. (cit.)

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