Il Sogno, l’Utopia, la Verità
24 ottobre, 2007 - 20:00 di Daniela Tuscano
Archiviato in Bacio della Buonanotte, Border Zone, Democrazia e Diritti
Condividi Il Sogno, l’Utopia, la Verità. ti ringrazia.
Ti Piace MenteCritica?
Si chiamava Luz Santamonica e ha attraversato le nostre vite con la potenza rapinosa della cometa. Come quelle comete, che lambiscono una sola volta i firmamenti umani, e paiono lì, fisse e dense nella calotta del cielo, uno sbaffo a olio tra le impalpabilità siderali, Luz aveva portato la sua luce sonora nelle nostre contrade.

Amici, sì. Un vocabolo divenuto oggi quasi irritante, a causa della sciatteria con cui lo si utilizza. Amico può esser tutto. Per Luz era di più. Non è stato solo andarsene con dignità e amore. Ha significato un ritorno a quel sogno di bambina. Un sogno di bontà. Un sogno di comunione, dove lei, vestita in abiti chiari, con la gioia e la saporosità d’un tulipano orientale, godeva finalmente dell’intatta stupefazione dei colori elementari. Ed era felice, e ringraziava, e aveva un senso per il suo semplice esistere. Gioiosa della sua totale, inebriante inutilità.
Com’era bello non dover spiegare nulla, vero, Luz?
Ma com’è stato strano, illogico, inaspettato, doverlo riscoprire nell’ultimo viaggio. Dove ha conosciuto, lei ferma su un letto, l’intera umanità di cui, fino ad allora, aveva incrociato soltanto i corpi. Erano nomi con una storia, oppure occhi, anch’essi indispensabile per la loro pura essenza. Erano i volontari della , erano medici volonterosi. Ma erano, soprattutto, Alberto, Sylvia, Maria Teresa, Pasquale, Michelangelo, Tommaso e tanti altri. In ultima e pudica fila voglio mettermici anch’io. Non per miei particolari meriti. Ma perché ho ricevuto. Mai come in quel giorno di settembre, dopo essermi aperta con lei, avevo incontrato empatia. In un refolo di minuti, uno sbatter di ciglia. Occhi negli occhi. Luz non aveva smesso di immedesimarsi negli altri. Di essere gli altri. Non era una monade, Luz.
Amici, sì. Amico può non significar nulla. E questo nulla, sbattuto in faccia a un uomo come Alberto, è peggio di uno sfregio: è una bestemmia, perché solo grazie alla sua tenacia, possente ed eterea insieme, Luz è stata presa, così, virilmente, e sollevata, da un principe sconosciuto, da un affetto che nessun codice e alcuna chiesa sanzioneranno mai, dall’abnegazione sconsacrata di chi ha saputo parlare coi medici, talora imporsi ad essi, senza essere né il marito, né il fratello, né un qualsiasi lontano parente. Ma un amico, appunto. Un amico e basta. “Solo” un amico, come si dice correntemente. Per la legge italiana, un nessuno.
Grazie a questi nessuno, a silenti e discrete maternità del cuore, Luz non è stata sola nel suo ultimo viaggio terreno. E già, malgrado i segni della malattia, appariva trasfigurata, il giorno che tornava nei luoghi natii, per completare il percorso nella nostra dimensione. Continuava a brillare di luce e di libertà, era già ormai purezza e aria, e i tratti del suo viso avevano preso a somigliare in modo sorprendente ad .
Perché anch’essa ha sognato l’utopia. L’utopia della pace, della forza, dell’allegria. Della solidarietà e dell’amore disinteressato; della carità, come si soleva dire. E l’utopia non esiste, per il semplice motivo che non è altrove; gli umani la cercano in modo sbagliato. E’ semplicemente lì, non a un passo da noi, ma in noi, nelle nostre viscere e nei nostri cuori.
Il Sogno, l’Utopia, la Verità è di

È bello non dover spiegare nulla.
Complimenti
Bellissimo, come sempre. Mi sembra quasi di aver conosciuto luz…
Luz ci ha lasciato il 26 settembre a Manila, presenti le cugine Mayen e Ester e sua sorella Emma.
Alcuni di noi hanno seguito personalmente luz da maggio, quando è stata ricoverata al Fatebenefratelli di Milano, fino alla sua partenza per Manila il 15 settembre. Il tempo e’ volato.
L’avevamo appena conosciuta in un incontro casuale nel nostro locale in via Accademia in un giorno di primavera di quest’anno e da poco cominciava a frequentarci.
Ricordiamo tutti il suo sguardo attento e sveglio, la sua pacatezza nell’ascoltare chi le parlava, il suo viso sereno.
Un giorno di aprile ci siamo seduti ad una gelateria vicino a casa sua a parlare di progetti per il futuro. Lei sognava di fare qualcosa di utile per i suoi connazionali qui in Italia e per quelli nelle Filippine e siamo arrivati a definire come progetto semplice e fruibile un sito web in italiano, inglese e filippino con contenuti umanisti. E’ rimasto un sogno nel cassetto.
Durante la sua malattia non passava giorno in cui non annotasse sul suo quaderno i medicinali che le somministravano, il suo stato di salute, gli indirizzi email e i telefoni delle persone che venivano a trovarla in ospedale o a casa, il tutto sempre con precisione e costanza.
Quando comprese la gravità del suo male il suo sogno divenne tornare dalla sua sua famiglia nelle Filippine e questo le diede la forza per arrivare fino al suo obiettivo nonostante i medici le sconsigliassero di fare un viaggio nella situazione in cui era. Anzi, con noi parlava gia’ di quando sarebbe tornata qui in Italia dopo quel viaggio. Pretese e ottenne una dichiarazione dal Fatebenefratelli per il consolato italiano a Manila per riuscire a tornare qui senza problemi burocratici.
Non sappiamo quando lei stessa fosse convinta di tornare, ma sicuramente noi non abbiamo voluto toglierle questa speranza.
Alberto