Il “Sincero Dolore” del Militante Leghista

Attenzione, su Mentecritica scrivono diversi autori. "Il “Sincero Dolore” del Militante Leghista" è stato scritto da Bruno Carchedi

Giovedì sera, il giorno delle dimissioni di Bossi da segretario del suo partito, mi sono visto la puntata serale di Piazza Pulita di Riccardo Formigli, dedicata in gran parte allo scandalo che ha investito in pieno la famiglia Bossi e il Cerchio magico, il gruppo di pretoriani raccolti intorno al Capo a sua difesa, e anche a suo controllo. In studio alcuni addetti ai lavori, fra cui Enrico Mentana. Il quale, dopo aver visto un servizio redazionale sui militanti della Lega, ha centrato il suo intervento sul “sincero dolore” dei fedeli di Bossi, quale a suo dire traspariva dai loro volti. Ora, devo dire che quei volti più che addolorati mi sembravano stravolti, da pugile suonato, incapaci di capire alcunché, volti da Trota tanto per intenderci. Ma su questo non pretendo di essere obiettivo. Probabilmente sul mio giudizio ha avuto la meglio il mio ostinatissimo antileghismo.

Tornando alla trasmissione, gli altri partecipanti al dibattito hanno seguito la falsariga di Mentana che ha poi ripreso lo stesso ragionamento anche negli interventi successivi.
Ora, io che sono inguaribilmente ingenuo o, se preferite, data la mia età, un po’ sprovveduto, mi sarei aspettato un approccio diverso. Mi sarei aspettato che si parlasse della Lega come l’abbiamo vista con disgusto in tutti questi anni. Della sua xenofobia contro gli immigrati – regolari e non, con permesso di soggiorno e non, profughi e non; tutto fa brodo – e del suo criminoso uso delle tematiche della sicurezza (gli immigrati che portano delinquenza e malattie), il tutto al fine di accalappiare i voti della parte più arretrata della popolazione. E mi sarei aspettato che si parlasse della secessione, cavallo di battaglia per attirare il consenso di quegli italiani che hanno il cuore dalla parte del portafoglio (le tasse del Nord che mantengono Roma ladrona). E mi sarei aspettato che si parlasse dell’antimeridionalismo della Lega, che per anni ha insultato impunemente tutta la popolazione meridionale (i terroni indolenti e mangiapane a tradimento). E mi sarei aspettato che si parlasse anche delle buffonate, benevolmente ribattezzate folclore dai media: i ministeri a Monza, il giro della Padania, il rito dell’ampolla con annesse corna vichinghe e spadoni di latta. E mi sarei aspettato che … Beh, basta. Credo di essermi spiegato a sufficienza.

E invece no. Tutto il dibattito si è sviluppato non sulla Lega reale ma su una Lega immaginaria, secondo cui ad un vertice leghista “romano” largamente maneggione e magari anche corrotto si contrapporrebbe una base onesta e buona, fatta di militanti dediti alla causa e di amministratori locali capaci e disinteressati. Ma è davvero così? Proprio non mi risulta.

Tutte le volte che i buoni militanti leghisti hanno partecipato in combutta con fascisti agli assalti contro gli accampamenti rom, io il sincero dolore l’ho visto sulle facce di coloro che senza alcun motivo venivano insultati e picchiati. E, solo per fare qualche esempio, tutte le volte che i buoni sindaci leghisti, capacissimi nell’inventarsi cavilli burocratici, impedivano alle famiglie degli immigrati di mandare i figli alle mense degli asili, o le escludevano dai bonus garantiti invece a tutte le altre famiglie o stroncavano le piccolissime attività di sopravvivenza degli immigrati come la vendita di cibi etnici o di servizi telefonici verso l’estero, io non ho visto alcun sincero dolore sul volto dei buoni padani, ma solo compiacimento o nel migliore dei casi il girarsi dall’altra parte, il far finta di niente.

In tutta questa vicenda la mitica base sta dando il peggio di se stessa, e non è una novità. Parlo di quelli che Bossi è il capo e basta, e che se Bossi dice una cosa è così e basta. Al di là di ogni ragionevole dubbio, al di là di ogni tentativo sia pur minimo di sviluppare uno straccio di ragionamento autonomo. E la conferma, l’ennesima, l’abbiamo avuta durante la stessa trasmissione di Formigli dove in un servizio successivo si vedeva una folla di pericolosi fanatici che, al grido di “Bossi Bossi!” urlato al massimo dei decibel e ripetuto centinaia di volte, circondava il santuario di via Bellerio.

Quello era il vero volto del militante leghista. Per cui vi prego di non darmi del cinico se di fronte al “sincero dolore” non mi sono commosso ma mi sono messo a ridere.

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Mi chiamo Bruno Carchedi. Sono nato ad Alessandria, città piemontese un po’ ligure. Mi sono laureato in ingegneria e ho sempre lavorato in grandi aziende dell’informatica. Mi sono buttato a capofitto nelle grandi lotte operaie e democratiche degli anni '70. Ho sempre fatto il sindacalista di base. In quanto sindacalista non ho mai fatto carriera in azienda. In quanto di base non ho mai fatto carriera nel sindacato. Il risultato è che adesso ho una pensione di sopravvivenza, anche se mi ritengo abbastanza un privilegiato. Cosa farei se potessi tornare indietro? Esattamente quello che ho già fatto. Ho due grandi passioni. Il buon vino (degustato in modiche quantità) anche se costa parecchio e la musica, che invece è alla portata delle mie tasche. Mi piacciono le danze etniche e popolari, e la musica classica (tutta). Ah, dimenticavo. Credevo che la Lega Nord fosse la più grande disgrazia capitata dopo il fascismo ... ma poi è arrivato Monti.

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Pubblicato in 000, Cronache Italiane, Democrazia e Diritti, Il Bello della Politica
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