Il Silenzio tra le Parole 13


scrivere6ji.jpgA volte succede che da una spinta iniziale nascono tante nuove direzioni, e questo è quello che Assu definisce gemmazione. O in termini astronomici, forse potremmo parlare di un super red, una stella che si espande e cresce.
A volte succede che da tante spinte diverse nasce una sola cosa, e questo è quello che chiamerei in termini astronomici protostar.
L’importante, nella scrittura, è non arrivare ad un tale stato di implosione da cui consegue l’esplosione e di conseguenza il buco nero!
Le particelle sono queste:

 

The Camp of Silence
Donne d’occidente
La Corda Tesa I, II, III
Puttane e barboni

 

La premessa è questa:

in Gran Bretagna la laurea viene conseguita dopo una serie di esami scritti in ogni materia studiata in un periodo estenuante di due/tre settimane. Chiamati i “finals” (“finali”), questi esami provocano incubi anche in distinti professionisti ultrasettantenni.

La scena è questa:

studentessa 20enne cammina attraverso le strade della città di Edimburgo per affrontare il suo primo “final”. E’ vestita di rosso per “darsi una carica”. Arrivata a destinazione, si siede tra decine di altre facce tese e pallide. Questa, la prima prova, è il temutissimo “tema generale”, esame per il quale non c’è alcuna preparazione specifica possibile. Esame di cultura generale, di testa, di risorse. Al via il vigilatore gira il foglio con il titolo scelto per quest’anno:

THE SPACE BETWEEN WORDS

inspiring_words.jpg

Lo spazio tra le parole.

A sinistra una ragazza si gratta la testa. A destra una ragazza si alza ed esce dalla stanza in lacrime. In mezzo la nostra eroina guarda il soffitto sperando di trovare la risposta.

Eccolo: la sera prima tanto per rilassarsi un po’ ha letto alcune opere dello straordinario poeta gaelico Iain Crichton Smith (Iain Mac a’Ghobhainn in gaelico, 1928-98)). Poeta bilingue che ha saputo dare voce, ma mai urlo, alla sua gente. Nella sua straordinaria poesa Am Faigh a’ Ghàdhlig Bàs?/Shall Gaelic Die? (Deve morire il gaelico?) esplora la profonda violenza inflitta al popolo gaelico scozzese con la legge del 1746 che vietava qualsiasi manifestazione culturale, dall’indossare il tartan al suonare la cornamusa al, più devastante di tutti, il parlare gaelico.

Devastante.

Domanda: una lingua nasce da un esperienza comune, un’esperienza organica legata al tempo e allo spazio, oppure forma la percezione dell’individuale tanto da poterlo identificare come “di quel popolo”?
Cosa è venuta prima, l’uovo o la gallina? L’identità del suo popolo o la sua lingua?
Togliere ad un popolo la sua lingua è una violenza estrema, un’arma potentissima, come sapeva benissimo Jo Stalin. Togli qualsiasi cosa e il popolo si difende. Togli la lingua e rimane soltanto il balbettare suoni stranieri, il vuoto laddove c’era significato, un barcollare linguistico doloroso ed angosciante. Un imprigionare l’individuo dentro il recinto dell’inesprimibile. Come l’indiano americano che ho sentito parlare in un documentario: soltanto lui poteva capirsi, era l’ultimo a parlare la sua lingua. La sua comunicazione avveniva sempre in una lingua non sua. Mai veramente se stesso nella parola.

E’ quello che mi succede quando l’unica parola è scozzese, ma sono circondata da inglesi, quando l’unica parola è inglese, ma sono circondata da italiani, quando l’unica parola è italiana ma sono circondata da scozzesi. Quando parlo con i miei amici italiani e d’improvviso mi manca il lessico. Quando torno a casa e trovo che la mia lingua madre è andata in avanti senza di me, lasciandomi una lingua parzialmente obsoleta, parzialmente incompleta, di 20 anni fa. Quando mi viene in scozzese e l’unica persona con cui lo potevo parlare in maniera quotidiana è morta. Lo spazio tra le parole.

E’ quello che in un certo senso succede quando vieni stereotipato ed esci dal tuo gruppo linguistico.
Un uomo inseguito da un gruppo di bavose femmine perché “scrive come una donna”. No, scrive come un uomo che capisce l’interiorità dell’altro. Donne criticate perché troppo esplicite: no, sono esplicite e basta. Ma la donna non si deve soffermare sull’esterno, non è compito suo. La donna è interiore, emozione, sentimento, e come è stata imprigionata in un mondo di interiori, così lo è anche la sua espressione. Non mi raccontare quello che vede il tuo personaggio, donna, ma quello che sente. Lascia gli occhi agli uomini. E tu, uomo, che racconta il paesaggio interiore, sei diventato una femminuccia? Da quasi vent’anni, ogni volta che si trova davanti all’angosciante spazio tra le parole, la studentessa (poi promossa, salvata da Crichton Smith) vede davanti a se la scena in immagini con il sottotitolo in movimento “lo spazio tra le parole, lo spazio tra le parole…”

Eppure è qui che lo spazio tra le parole viene superato: l’uomo che sceglie una metafora femminile per descrivere stati interni, le donne che usano mezzi “maschili” per descrivere avvenimenti, due traduttori di madrelingua diversa che si esplorano tra di loro per fare il salto di significato per creare il ponte, per attraversare l’abisso del silenzio tra le parole.


13 commenti su “Il Silenzio tra le Parole

  • gda

    Il silenzio tra le parole lo sperimento ogni giorno, nella mia vita.

    Parlo con gli altri, per gli altri, degli altri.

    Raramente riesco a parlare di me, della persona che sono, dei miei sogni, dei desideri, delle paure, del dolore..

    Per timidezza, per pudore. Non so.

    E' come se fossi io la parola scozzese mentre gli altri parlano inglese..

    la parola inglese mentre gli altri parlano italiano.

    Ho imparato a colmare il "mio silenzio tra le parole" con la disponibilita' all'ascolto.

    So ascoltare..con il cuore..

    Ed il silenzio diventa un "dono".

    Luna

  • Laura Costantini

    Quando parli italiano tra gli italiani e ti manca il lessico, pensa che ci sono un sacco di italiani che dicono di parlare italiano, ai quali manca molto più che il lessico. Manca lo spirito stesso delle parole.

    Laura

  • Silent Enigma

    sottolineo anche le visrgole del commento di Luna. Grande riflessione, bhuidhe

  • Emanuele

    quoto silent che quota luna!

    Aggiungo solo che so ascoltare chi dico io. Mi vedi star li ad ascoltare la yespica che parla? brrr

  • mstatus

    @Gda:

    Il silenzio tra le parole lo sperimento ogni giorno, nella mia vita.

    Parlo con gli altri, per gli altri, degli altri.

    Raramente riesco a parlare di me, della persona che sono, dei miei sogni, dei desideri, delle paure, del dolore..

    Per quanto mi riguarda anteporre gli interessi degli altri ai propri dopo un po' stufa… anche perchè gli altri mica fanno lo stesso? Quando avrei bisogno di essere ascoltato c'è sempre qualche intoppo…

    Silenzi, lessico e parole? Mah! Chi non vuole ascoltarti anche se parli non ti sente lo stesso che cambia?

  • mstatus

    D'altronde qualcuno farebbe proprio bene a starsene zitto:

    Senato, la lettera firmata anche dalla senatrice Albertina Soliani esponente dell'Ulivo

    I parlamentari scrivono: "Siamo certi di interpretare il desiderio di molti"

    La protesta di Buttiglione: voglio il gelato alla buvette

    di FILIPPO CECCARELLI

    Ma che se ne stessero zitti improponibili b…..

    In questo caso le parole nei confronti di chi lavora, suda, cerca di sbarcare il lunario, cerca di andare avanti, sono di troppo lessico, non lessico, silenzi, spazi, ecc. …

    salvo che una: vergogna!

  • gda

    …non si tratta di "anteporre gli interessi degli altri ai propri.." piu' semplicemente "interessarsi" degli altri.

    tremendo Mstatus! 🙂

    Luna

  • Angelo Fabbri

    Il "silenzio tra le parole" è creato dal disinteresse di tutti per le ingiustizie, piccole e grandi, che vediamo intorno a noi… e tale è l'abitudine che pian piano, non curandoci di quelle nei confronti degli altri, non ci rendiamo conto neanche di quelle che riguardano noi stessi.

    Finché non esplodono in una rumorosa assenza della possibilità di esprimersi, e ci si trova muti, mutilati e isolati a guardare il mondo scorrere indifferente davanti a noi.

    Pensiamoci, come dice Bhuidhe, fata scozzese sbarcata in padania, prima che sia troppo tardi.

  • fully53

    Il post è bellissimo, tocca un tema, quello dell'incomunicabilità che – un tempo triste prerogativa di una elite – oggi attanaglia tutti quanti noi, nonostante viviamo nell'era dei "media" più avanzati della storia.

    Trovo che il commento di Luna sia all'altezza del post (o più esattamente: alla profondità).

    (mstatus, mi sa che hai steccato 🙂 )

  • mirandolina

    Bellissimo post!

    Sottoscrivo il commento di Luna.

    Grazie Luna per le tue parole.

    P.S.: Mstatus posso capirti sull'anteporre, ma non hai sensibilità …

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