Il Signore Dimenticato
12 dicembre, 2007 - 19:00 di Comandante Nebbia
Archiviato in Leggere, Suoni & Musica
Condividi Il Signore Dimenticato. Comandante Nebbia ti ringrazia.
Ti Piace MenteCritica?
Valeriy ha dodici dita per ogni mano. Eppure a guardarlo nessuno noterebbe nulla di strano. Anche osservando con pazienza ed attenzione le sue mani consumate dal tempo e dall’incuria, non si potrebbero contare più di cinque dita secche e curve come vecchi artigli.
Eppure le altre quattordici dita esistono eccome. Lo sanno benissimo un cane ed un bambino che, una volta, hanno avuto la fortuna di ascoltarlo a bocca aperta mentre suonava una stupefacente esecuzione delle variazioni Goldberg alla tastiera di un pianoforte semidistrutto abbandonato nelle oscure cavità di magazzino di periferia.
Valeriy è un Signore Dimenticato e le sue quattordici dita in più sono leggerissime increspature sulla curvatura dello spazio. E’ per questo che nessuno le vede. E’ per questo che suona benissimo Bach anche su un pianoforte scordato.
Ora è fermo sul ciglio di un incrocio affollato della sua antica città. Le cupole dorate dei campanili delle chiese che circondano la piazza sono offuscate da una foschia sottile. Nel cielo volteggiano i gabbiani. Delusi dal poco cibo trovato sulle rive ghiacciate della Moscova, attendono che i camion della spazzatura si allontanino per ripulire fino in fondo i bidoni semi vuoti.
Automobili e persone si contendo convulsamente lo spazio. Il rumore è continuo ed ininterrotto. Non c’è un solo istante di silenzio. Nemmeno il tempo necessario ad uno schiocco di dita. Tutti sanno esattamente dove andare. Gli occhi sono rivolti in basso o perduti in una direzione sconosciuta. Valeriy osserva la scena lentamente. Gli occhi socchiusi e la fronte corrugata fanno il suo viso estraneo e vecchio.
Una giovane donna trova il tempo di distogliere la sua attenzione dalla telefonata che sta facendo e punta i suoi occhi azzurri sul corpo esile e sui vestiti stracciati del barbone. Il suo viso ha un’espressione di disprezzo che si trasforma in paura quando vede Valeriy aprire improvvisamente le braccia e tendere le dita come se fossero artigli conficcati nel tessuto stesso del tempo.
Ed è allora che la leggera stoffa che scorre trascinando le nostre vite, si increspa ed, infine, si arresta. La donna, la gente, le macchine e persino un uccello nel pieno di un ampio volteggio si immobilizzano come figurine immerse in un cubo di cristallo.

Il silenzio è assoluto. Valeriy sente sotto le sue dita la pressione crescente della stoffa che cerca di riprendere il suo corso, ma la trattiene ancora per godersi quel lungo non-attimo di pace assoluta in quel non-tempo dove solo lui e pochi altri possono entrare.
Ora può guardare le persone e le cose che lo circondano con la massima attenzione. Nel non-spazio del non-tempo, ciascuno espone la propria vita come se fosse una sottile linea scintillante che circonda il corpo. Nei punti che la compongono si può leggere ciò che è stato ed intuire ciò che sarà.
Anche gli occhi hanno una luce diversa. Liberati dalla pesante cortina del presente e scevri delle preoccupazioni del futuro, gli occhi degli adulti diventano di nuovo quelli enormi dei bambini dove ricompare la gioa, la fiducia e la speranza.
Ora la pressione è diventata fortissima, il tessuto vuole riprendere a scorrere e le dita non riescono più a trattenerlo. Valeriy, anche se è un Signore Dimenticato, sa che il suo potere non è totale. Per un ultimo non-secondo si gode il silenzio assoluto ed il gelo profondo che pervade la scena e poi lascia andare. Le sue ventiquattro dita liberano il tessuto che, dopo una brevissima esitazione, riprende a scorrere.
La donna vede il vecchio straccione richiudere le braccia e capisce che ha solo cercato di impressionarla. Allora distoglie lo sguardo e fa un giro largo per evitare di passargli vicino. Si accorge, con fastidio, che nonostante non sia così freddo, ha le ciglia e il naso ghiacciato. Valeriy si avvia verso la stazione della metropolitana. Lui ha uno splendido pianoforte e più volte gli ha detto che adora ascoltarlo mentre suona Bach.
Noi rimaniamo sulla strada di questa città straniera e remotissima. Ci chiediamo se quello a cui abbiamo assistito sia l’ennesima allucinazione di qualcuno che ha troppo bevuto nella sua vita o uno prodigio straordinario di cui eravamo completamente all’oscuro e che ci apre un nuovo universo di cui non immaginavamo l’esistenza.
E’ proprio questa la linea impercettibile che separa la disperata e rassegnata consapevolezza dal fascino magico di una realtà che nessuno può giurare di aver compreso appieno. Conviene camminare lungo questa linea e non passarla mai. A meno che non si decida di eliminare ogni incertezza e di entrare nella camera larga.
Il Signore Dimenticato è di Comandante Nebbia

Bellissimo. Mentre scrivo sto ascoltando la musica di quelle ventiquattro dita sulla tastiera e non esiste cosa piu' bella, anche se sono in una stanza polverosa, davanti ad una tastiera sporca, guardando il sole che sorge oltre la finestra dai vetri schizzati. Anche per me il tempo si e' fermato…
Laura
SEmplicemente stupendo.
Musica per le povere anime stanche…
Grazie
^_^
Grazie,
la prendo per una manifestazione di simpatia personale di cui vi sono molto riconoscente.
Laura, sei ufficialmente e pubblicamente invitata a cena. Scegli il posto.
Normalmente dove vive il comandante Nebbia? Perche' per scegliere un posto e' fondamentale saperlo…
Laura
Il Comandante Nebbia ha una serie di rifugi in tutto il paese. Un paio anche nella tua città.
Ti imbarazza se vengo col passamontagna? Sai, la mia faccia è un segreto perfino per me
Posso mangiare con la cannuccia. In questi casi prendo un frullato.
"Sapere esattamente dove andare" è come "camminare lungo una linea e non passarla mai" toglie il fiato, annulla la libertà, con il tempo diventa prigionia..
Meglio il non-spazio del non-tempo dove gli occhi hanno una luce diversa, fosse anche quella dell'incertezza..accompagnata dalla musica di Bach..
Complimenti!
Luna