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Il Santo Padre e Sua Santità



Non molto tempo fa il Dalai Lama, massima autorità spirituale dei Buddisti, venne in Italia per una visita ufficiale. Probabilmente il Dalai Lama avrebbe avuto molte cose da dire, non solo dal punto di vista religioso, ma soprattutto dal punto di vista politico.

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Tenzin Gyatso, premio Nobel per la Pace, avrebbe potuto ad esempio raccontare la storia del popolo tibetano, da decenni oppresso dalla dittatura cinese, avrebbe potuto spiegarci per quale motivo dal lontano 1959 egli è costretto a vivere in esilio dal suo paese natale, avrebbe potuto spiegarci perché Bush, non molto tempo fa, ha deciso di conferirgli la medaglia d’oro del congresso, scatenando le ire della Cina, ed infine avrebbe anche potuto spiegare agli italiani le radici e la filosofia di questa religione orientale talmente particolare ed affascinante.

Il Dalai Lama

Eppure durante i suoi tre giorni di visita, dal 7 al 9 dicembre, il capo spirituale dei buddhisti è stato bellamente ignorato da tutte le maggiori autorità del nostro paese: Il Papa si è negato, Bertinotti e Prodi dovevano pensare alla tenuta del governo, la Moratti era preoccupata per le esportazioni in Cina delle aziende milanesi, insomma, in parole povere il Dalai Lama non se l’è filato proprio nessuno.

Un fatto spiacevole, una censura silenziosa che nasconde una discutibile accondiscendenza nei confronti di un paese, la Cina, che da noi viene citata solamente in modo strumentale per giustificare la scarsa competitività internazionale delle nostre imprese (colpa dei cinesi!), ma di cui raramente vengono ricordate le numerose violazioni dei diritti umani, gli omicidi, le rivolte represse nel sangue.
Eppure giornali e telegiornali non hanno gridato allo scandalo, e se lo hanno fatto nessuno se n’è accorto, nessuno s’è adontato per il pessimo trattamento riservato al capo spirituale dei Buddhisti, nonché Premio Nobel per la Pace, e lo stesso Tenzin Gyatso, come sua tradizionale abitudine, se ne è andato senza protestare e senza lamentarsi, anche perché ormai è abituato a certi trattamenti, giacché, anche fuori dalla sempre “molto equidistante” Italia, sono pochi gli Stati che hanno il coraggio di mettere in discussione i rapporti diplomatici con la Cina.

Pochi giorni fa, a detta di alcuni, un altro capo spirituale è stato vittima della censura.

Il Papa, in seguito alle vibranti proteste di alcuni docenti e studenti, ha deciso di non accettare l’invito del rettore dell’Università “La Sapienza” di Roma e di non fare il suo discorso per l’apertura dell’anno accademico.
Su Mentecritica ne abbiamo parlato ampliamente, ospitando scritti che evidenziavano opinioni contrastanti e diverse fra loro. Io il mio punto di vista su questo spiacevole episodio l’ho espresso in questo commento, ma non posso fare a meno di notare, con malinconico sarcasmo, il delirio mediatico che questo fatto ha scatenato.

Benedetto XVI, Ratzinger

I politici hanno fatto a gara per esprimere il loro “rammarico” al Santo Padre, alcuni di loro non hanno potuto fare a meno di sottolineare la “deriva laicista” (!?) che si starebbe rischiando in Italia, tutti i quotidiani nazionali hanno dedicato allo spiacevole evento le prime pagine (mentre all’estero questo terribile evento censorio è stato totalmente ignorato dalla stampa), i TG nazionali ci hanno ammorbato con questa “notizia” per giorni interi, presentandoci la solita sfilza di dichiarazioni microfonate dei politici, con la piacevole aggiunta del TG1 di Riotta, che ha pensato di chiedere anche il punto di vista di Benigni e Jovanotti.

Alla fine tutti hanno potuto leggere ciò che il Papa avrebbe detto alla Sapienza, perché il suo discorso è stato pubblicato da tutti i quotidiani, mentre la visita del Dalai Lama, avvenuta appena il mese scorso, è passata nel dimenticatoio; molti italiani probabilmente non sanno nemmeno che il Dalai Lama è passato dall’Italia, alcuni di loro probabilmente non sanno nemmeno chi sia il Dalai Lama e sicuramente tutti noi abbiamo perso l’occasione di ascoltare la voce di un uomo costretto da anni all’esilio.

Abbiamo assistito, a distanza di un mese, a due spiacevoli episodi di censura. Ma anche nei casi di censura, è triste rilevarlo, esistono cittadini di serie A e cittadini di serie B.

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Comments

19 Risposte a “Il Santo Padre e Sua Santità”
  1. Uyulala scrive:

    Bellissimo post, che sottoscrivo parola per parola. Mi sono profondamente vergognata dell’ipocrisia e della vigliaccheria della nostra classe dirigente di allora (del papa no: non potevo aspettarmi un atteggiamento diverso) così come mi sono profondamente indignata del can-can suscitato da una protesta LEGITTIMA E MOTIVATA.

    Sono molto seccata contro S. Caterina da Siena: accidenti a lei e alla sua smania di far rientrare il papa da Avignone a Roma!

  2. Annalisa scrive:

    Una riflessione seria e triste. Specialmente quando si conclude che anche nella censura ci sono casi di serie A e casi di serie B.
    Grazie e complimenti.

  3. ak scrive:

    Non sono un esperto di religioni orientali ma mi sembra che il buddhismo non sia una religione, ma una filosofia. E questa è la prima inesattezza che trovo nel post. Poi mi sembra che non si possa mettere sullo stesso piano la visita di un capo carismatico di una filosofia orientale tutto sommato poco conosciuta in Italia con il Papa che vive tra di noi, è la guida della maggior parte degli italiani, e di altri miliardi nel mondo, è professore di filosofia (quindi competente in una Università), ed ha insegnato per anni in una simile. Se poi
    l’università di cui stiamo parlando è anche stata fondata dalla Chiesa Cattolica. Mi pare che le affinità diventino davvero tante. Cosa che non sarebbe col Dalai Lama. Terzo appunto che vorrei farti, è che hai taciuto che comunque a Milano il Dalai Lama ha avuto il suo bagno di folla. Era venuto per questo e questo ha avuto. Non mi sembra male. Pensi che se il Papa andasse in Tibet sarebbe diverso? Ultimo appunto… ad Assisi, nel 2002, il Papa Giovanni Paolo II ha invitato ed accolto una rappresentanza buddhista. Non hanno pregato insieme perchè questo è ancora impossibile, ma comunque hanno vissuto uno dei più alti momenti di dialogo interreligioso mai concepito prima e concordemente invocato la pace. E questo grazie alla Chiesa Cattolica. Detto questo posso darti atto che però si poteva fare anche di meglio…

  4. Peppe Dantini scrive:

    Condivido a 100%
    E non posso fare a meno di notare l’ipocrisia di chi oggi, da una finestra affacciata su piazza S. Pietro, ha detto: “vi incoraggio tutti, cari universitari, ad essere sempre rispettosi delle opinioni altrui e a ricercare, con spirito libero e responsabile, la verità e il bene”.
    Rispetto non riconosciuto al Dalai Lama.
    Chiagne e fotti, chiagne e fotti, chiagne e fotti…

  5. Peppe Dantini scrive:

    @ak
    Pensi che se il Papa andasse in Tibet sarebbe diverso?
    Non so come sarebbe se il papa andasse in Tibet. So invece come tratta il papa con i cinesi (che con il Tibet hanno molto a che fare).
    E’ giusto di pochi mesi fa che il papa ha nominato vescovi in Cina soggetti graditi al regime; o forse sarebbe meglio dire che ha accettato le nomine del governo?
    Si, lo so, sono cattivo…

    Assisi 2002? Un altro papa, appunto.

  6. Fully scrive:

    Condivido lo sconcerto dell’autore di fronte a due episodi che reputo di analoga negazione all’ascolto.
    Che poi si voglia stilare una classifica (serie A e B) personalmente lo ritengo superfluo.

  7. ak scrive:

    eh, eh, non sei cattivo, è vero che il Papa ha accettato dei vescovi governativi cinesi, ma la storia che tu citi non è proprio così… vorresti leggere quì prima?
    http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/136681

  8. Peppe Dantini scrive:

    Ho letto ak. E ti ringrazio della segnalazione, molto interessante.
    Mi sembra però che questo confermi quello che ho detto. La sostanza è che Roma e Pechino a volte riescano a trovare un accordo e a volte no; accordo che poi significa che uno dei due nomina il vescovo a suo piacere e l’altro lo riconosce.
    Io non critico i vescovi cinesi che si trovano sicuramente in una situazione drammatica; molti sono dei veri e propri eroi. Non critico neanche quelli che accettano di sottoporsi al governo cinese, perchè capisco che non tutti possono essere eroi.
    Ho però due domande.
    Questi compromessi al ribasso (perchè di questo si tratta per Roma) sono accettabili dal punto di vista della fede e della dottrino? La domanda è chiaramente retorica; sai meglio di me quante volte nella Bibbia (e non solo) ci siano richiami alla coerenza e alla chiarezza delle proprie posizioni.
    L’altra domanda è meno retorica: sono utili per la comunità cattolica cinese? A questa sinceramente non so rispondere. Penso che vedere la mia guida spirituale che fa compromessi con il mio carnefice non mi farebbe molto piacere, ma dirlo da qui è fin troppo facile. Bisognerebbe chiederlo agli interessati.

  9. Doxaliber scrive:

    Io penso che la differenza sostanziale sia anche un’altra. Il Papa ha deciso autonomamente di non andare alla Sapienza, sarebbe potuto andare nonostante le proteste ed affrontare fischi e contestazioni. Il Dalai Lama questa possibilità non l’ha avuta.

  10. ak scrive:

    Lo so, lo so il Dalai Lama non l’ha avuta, speriamo che in futuro ce l’abbia e che non saltino fuori 60 professori cattolici che si oppongono…

    Rispondo con piacere a PD. Ho visto che hai percepito cosa stà soffrendo la Chiesa Cattolica Cinese (anche se noi possiamo percepire solo “un niente” della reale situazione…), ma posso dirti che i cattolici in Cina quando il governo ha cominciato a nominare da se i Vescovi erano lo 0,1% oggi dopo questa persecuzione forsennata (che continua!!!), sono l’1%. Si hai letto bene! 1% (dieci volte di più) In Cina sono numeri da capogiro… (dai quindici ai venti milioni di cinesi sono Cristiani) Come è stato possibile questo? Chiediamocelo! Il governo ha dovuto mollare sulle nomine perchè la cosa gli sta sfuggendo di mano. I credenti Cristiani cominciano a contare in Cina e non è detto che in un futuro non molto lontano grossi cambiamenti anche sul fronte della libertà possano arrivare sempre col sangue dei cristiani s’intende… sangue che da noi è stato pure versato ma anche dimenticato…

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